mercoledì
10 Giugno 2026

Tolkien ispirato da Ravenna per creare una città del Signore degli Anelli

In vendita per 83mila euro una mappa con annotazioni dello scrittore
Secondo il Guardian c’è un collegamento con Minas Tirith

Il ritrovamento avvenuto a Oxford di una mappa della Terra di Mezzo con annotazioni di JRR Tolkien metterebbe in mostra che la città di Ravenna potrebbe aver ispirato il celebre scrittore fantasy per creare la città immaginaria di Minas Tirith nel romanzo Il Signore degli Anelli. È il sito internet del britannico Guardian che riporta la curiosità: la mappa, ritrovata dal fondo di libri antichi Blackwell che fornisce anche l’interpretazione delle annotazioni tolkeniane in ottica ravennate, è in vendita per 60mila sterline. Il romanzo fantasy, scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949, è considerato il secondo libro più venduto al mondo con una stima di circa 150 milioni di copie.

Minas Tirith, si legge da Wikipedia, è costruita sulla Collina di guardia, o Amon Tirith in sindarin, un fazzoletto di terra affiancato dal monte Mindolluin all’estremità orientale della catena montuosa degli Ered Nimrais. La cittadella è tagliata da uno sperone roccioso a forma di chiglia di nave, che punta verso Est (in direzione di Mordor) e non divide il livello più inferiore. Questo costone di roccia è scavato da tunnel attraverso i quali si snoda la via principale della città. Al termine della Terza era della Terra di Mezzo è la capitale e la città più grande del regno di Gondor. La città fronteggia la fortezza di Minas Morgul e la terra di Mordor, ritrovandosi così a ricoprire un ruolo fondamentale nella Guerra dell’Anello. La descrizione dell’assedio da parte delle forze di Sauron e la battaglia dei Campi del Pelennor, occupano la gran parte de Il ritorno del re, il terzo volume del romanzo, e del corrispettivo cinematografico girato da Peter Jackson.

Tolkien ispirato da Ravenna per creare una città del Signore degli Anelli

In vendita per 83mila euro una mappa con annotazioni dello scrittore Secondo il Guardian c’è un collegamento con Minas Tirith

Il ritrovamento avvenuto a Oxford di una mappa della Terra di Mezzo con annotazioni di JRR Tolkien metterebbe in mostra che la città di Ravenna potrebbe aver ispirato il celebre scrittore fantasy per creare la città immaginaria di Minas Tirith nel romanzo Il Signore degli Anelli. È il sito internet del britannico Guardian che riporta la curiosità: la mappa, ritrovata dal fondo di libri antichi Blackwell che fornisce anche l’interpretazione delle annotazioni tolkeniane in ottica ravennate, è in vendita per 60mila sterline. Il romanzo fantasy, scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949, è considerato il secondo libro più venduto al mondo con una stima di circa 150 milioni di copie.

Minas Tirith, si legge da Wikipedia, è costruita sulla Collina di guardia, o Amon Tirith in sindarin, un fazzoletto di terra affiancato dal monte Mindolluin all’estremità orientale della catena montuosa degli Ered Nimrais. La cittadella è tagliata da uno sperone roccioso a forma di chiglia di nave, che punta verso Est (in direzione di Mordor) e non divide il livello più inferiore. Questo costone di roccia è scavato da tunnel attraverso i quali si snoda la via principale della città. Al termine della Terza era della Terra di Mezzo è la capitale e la città più grande del regno di Gondor. La città fronteggia la fortezza di Minas Morgul e la terra di Mordor, ritrovandosi così a ricoprire un ruolo fondamentale nella Guerra dell’Anello. La descrizione dell’assedio da parte delle forze di Sauron e la battaglia dei Campi del Pelennor, occupano la gran parte de Il ritorno del re, il terzo volume del romanzo, e del corrispettivo cinematografico girato da Peter Jackson.

Porto, i dubbi del Comune su impianto di trattamento fanghi e casse sommerse

Sindaco e vicesindaco annunciano il primo calendario di incontri
per discutere della nuova versione del Progettone per gli escavi

L’impianto definitivo per il trattamento dei fanghi e le casse di colmata sommerse per accogliere i fanghi di dragaggio entro le dighe foranee sono i punti della nuova versione del Progettone che lasciano maggiori perplessità dalle parti di Palazzo Merlato. In questo senso pare che vadano interpretate le ultime parole ufficiali del Comune nell’estenuante querelle tra enti locali e Autorità portuale cominciata dopo la riunione del comitato portuale del 21 ottobre in cui il presidente di Ap, Galliano Di Marco, ha illustrato la rimodulazione del piano per l’escavo dei fondali.

In una dichiarazione congiunta il sindaco Fabrizio Matteucci e il vicesindaco Giannantonio Mingozzi si esprimono così: «Sottolineiamo fin da ora che ci appaiono convincenti, nella nuova ipotesi progettuale, l’ipotesi di scavare a 12,50 metri fino a San Vitale, di rimodulare ma confermare gli escavi a 14,50 metri alla penisola Trattaroli e di escludere dal nuovo progetto le aree denominate Logistica 3 e 4 e S3 come aree di deposito dei fanghi. Condividiamo anche la non inclusione nel nuovo processo delle casse di colmata non più previste nell’ipotesi progettuale depositata dal Presidente di Autorità Portuale. Molti altri aspetti vanno invece approfonditi. A puro titolo esemplificativo: va studiata attentamente l’ipotesi dell’impianto di trattamento dei fanghi per risolvere in modo definitivo il problema della manutenzione dei fondali; va studiata approfonditamente la fattibilità tecnica e la sostenibilità delle casse a mare».

In buona sostanza si tratta della prima valutazione nel merito del nuovo Progettone fatta dal Comune dopo che – a seguito della lettera firmata dal sindaco con Natalino Gigante per la Camera di Commercio, Claudio Casadio per la Provincia e Gianni Bessi per la Regione – le accuse all’indirizzo del massimo dirigente di Ap erano state per i toni e i modi, rifiutando ultimatum di Di Marco con riferimento particolare alla richiesta di arrivare a un voto del comitato sul progetto entro due-tre settimane.

Il primo cittadino aveva promesso un ciclo di incontri per discutere il nuovo progetto con tutti i soggetti coinvolti: «Abbiamo incontrato il presidente del consiglio territoriale del Mare, Davide Benazzi, e la consigliera comunale Mariella Mantovani per definire il calendario di incontri. Naturalmente il tema principale del confronto con la comunità di Marina di Ravenna avrà come oggetto l’ipotesi progettuale della realizzazione delle casse a mare. D’intesa con la Regione, la Provincia e la Camera di Commercio abbiamo anche iniziato a definire il calendario dei nostri incontri con le associazioni economiche e degli operatori portuali. Ecco un primo parziale calendario: il 27 ottobre con l’Unione Utenti (Comitato autotrasporto, Agenti marittimi, Spedizionieri internazionali,Terminalisti, Armatori, Ascom) e a seguire con i sindacati; il 5 novembre con Nomisma, incaricata da Confindustria di uno studio sul porto; il 9 novembre con il tavolo delle associazioni d’impresa. Abbiamo anche iniziato a fissare i nostri incontri con i singoli componenti del comitato portuale: il 26 ottobre il comandante Giuseppe Meli (capitaneria di porto), il 27 ottobre Luca Vitiello (armatori) e Andrea Gentile (imprenditori), il 28 ottobre Veniero Rosetti (autotrasportatori). Infine, confermiamo che l’incontro con il ministro Delrio si svolgerà il 10 di novembre».

L’amministrazione comunale poi ha voluto replicare a Angela Stanghellini, rappresentante dei lavoratori di Ap nel comitato che (vedi correlati) si chiedeva perché non siano state fatte domande ala riunione del comitato e perché la volontà di approfondire il tema arrivi solo ora dopo diverse approvazione del consiglio comunale: «Mercoledì scorso il comitato ha deciso di ascoltare la relazione del presidente, fare domande ma di non aprire la discussione. Il consiglio comunale conoscerà per la prima volta la nuova ipotesi progettuale, sensibilmente diversa dalla prima, il 5 novembre, con la riunione delle commissioni consiliari. Il consiglio comunale non può dunque aver approvato più volte alcunché riferibile al nuovo progetto».

Tre giorni con la poesia di Raffaello Baldini

La città celebra il grande autore dialettale e cittadino onorario con una rassegna di recital, letture, immagini e video dal 23 al 25 ottobre

Raffaello BaldiniA dieci anni dalla scomparsa, il poeta romagnolo e le sue opere letterarie dialettali sono al centro della serie di eventi “Largo a Baldini!“ che comprendono recital, mostre, video e l’intitolazione di uno spazio cittadino.

Le iniziative prendono il via il 23 ottobre, alle 21, al  teatro Rasi con Fiumâna, spettacolo musicale con Vittorio Bonetti, Eliseo Dalla Vecchia e Rudy Gatta. Si tratta di uno sguardo sulla Romagna, la sua storia e la sua gente e del secolare rapporto fra terra e acque, di tragedie e conquiste, di natura e lavoro. Oltre ai testi di Baldini il tema sarà rievocato anche dai versi dialettali di Olindo Guerrini e Tonino Guerra. Prima dello spettacolo è inaugurata la mostra allestita nel foyer del teatro Baldini in scena, curata da  Fabio Bruschi e Piero Delucca, che attraverso le foto di scena Sandro Cristallini e Viterbo Rossi e un video di Stefano Bisulli, documentano la rappresentazione del monologo teatrale La Fondazione, che lo stesso Baldini propose in anteprima a Riccione il 4 aprile 2004.
 
Baldini Gatta CasssaniSabato 24, alle 11, il piazzale della Darsena di città sarà intitolato ufficialmente “Largo Raffaello Baldini“, alla presenza delle autorità cittadine, dell’attore Ivano Marescotti e dei famigliari di Baldini. Sempre al Rasi, alle 20.30, verrà proiettato il cortometraggio E’ divèri curato da  Silvia Bigi e tratto dall’omonima poesia di Raffaello Baldini. Protagonista il ravennate Rudy Gatta, le musiche di Luca Maria Baldini; la traduzione è di Angela Irene Rambaldi. A seguire la proiezione del videocumentario di Bisulli sulla lettura da parte del poeta de La Fondazione.

Domenica 25, alle 16.30, nei Chiostri Francescani andrà in scena La chéursa, maratona di lettura delle opere del poeta con Lorenzo Scarponi (in dialetto originale) e con Rudy Gatta, Eliseo Dalla Vecchia, Giuseppe Bellosi e i ragazzi delle scuole primarie degli Istituti comprensivi Manara Valgimigli e Guido Novello che leggeranno le versioni in dialetto ravennate. In serata, alle 21, sul palco del teatro Rasi, lo scrittore Paolo Nori sarà protagonista di Coso. Discorso su Raffaello Baldini. Un’originale carrellata di personaggi baldiniani, stralunati, nevrotici, assillati dai dubbi, percorsi da una vena di drammatica comicità.
 
Concluderà la rassegna dedicata a Raffaello Baldini, la lettura di Giuseppe Bellosi dell’opera La Fondazione, in programma venerdì 30 ottobre al Mama’s club di via San Mama.

Nelle foto: (in alto, di Sandro Cristallini) Raffaello Baldini a Riccione nel 2004 legge La Fondazione; in basso, Raffaello Baldini in municipio a Ravenna con Rudy Gatta e Alberto Cassani all’inizio degli anni 2000 quando il Comune gli conferì la cittadinanza onoraria.

Tre giorni con la poesia di Raffaello Baldini

La città celebra il grande autore dialettale e cittadino onorario con una rassegna di recital, letture, immagini e video dal 23 al 25 ottobre

Raffaello BaldiniA dieci anni dalla scomparsa, il poeta romagnolo e le sue opere letterarie dialettali sono al centro della serie di eventi “Largo a Baldini!“ che comprendono recital, mostre, video e l’intitolazione di uno spazio cittadino.

Le iniziative prendono il via il 23 ottobre, alle 21, al  teatro Rasi con Fiumâna, spettacolo musicale con Vittorio Bonetti, Eliseo Dalla Vecchia e Rudy Gatta. Si tratta di uno sguardo sulla Romagna, la sua storia e la sua gente e del secolare rapporto fra terra e acque, di tragedie e conquiste, di natura e lavoro. Oltre ai testi di Baldini il tema sarà rievocato anche dai versi dialettali di Olindo Guerrini e Tonino Guerra. Prima dello spettacolo è inaugurata la mostra allestita nel foyer del teatro Baldini in scena, curata da  Fabio Bruschi e Piero Delucca, che attraverso le foto di scena Sandro Cristallini e Viterbo Rossi e un video di Stefano Bisulli, documentano la rappresentazione del monologo teatrale La Fondazione, che lo stesso Baldini propose in anteprima a Riccione il 4 aprile 2004.
 
Baldini Gatta CasssaniSabato 24, alle 11, il piazzale della Darsena di città sarà intitolato ufficialmente “Largo Raffaello Baldini“, alla presenza delle autorità cittadine, dell’attore Ivano Marescotti e dei famigliari di Baldini. Sempre al Rasi, alle 20.30, verrà proiettato il cortometraggio E’ divèri curato da  Silvia Bigi e tratto dall’omonima poesia di Raffaello Baldini. Protagonista il ravennate Rudy Gatta, le musiche di Luca Maria Baldini; la traduzione è di Angela Irene Rambaldi. A seguire la proiezione del videocumentario di Bisulli sulla lettura da parte del poeta de La Fondazione.

Domenica 25, alle 16.30, nei Chiostri Francescani andrà in scena La chéursa, maratona di lettura delle opere del poeta con Lorenzo Scarponi (in dialetto originale) e con Rudy Gatta, Eliseo Dalla Vecchia, Giuseppe Bellosi e i ragazzi delle scuole primarie degli Istituti comprensivi Manara Valgimigli e Guido Novello che leggeranno le versioni in dialetto ravennate. In serata, alle 21, sul palco del teatro Rasi, lo scrittore Paolo Nori sarà protagonista di Coso. Discorso su Raffaello Baldini. Un’originale carrellata di personaggi baldiniani, stralunati, nevrotici, assillati dai dubbi, percorsi da una vena di drammatica comicità.
 
Concluderà la rassegna dedicata a Raffaello Baldini, la lettura di Giuseppe Bellosi dell’opera La Fondazione, in programma venerdì 30 ottobre al Mama’s club di via San Mama.

Nelle foto: (in alto, di Sandro Cristallini) Raffaello Baldini a Riccione nel 2004 legge La Fondazione; in basso, Raffaello Baldini in municipio a Ravenna con Rudy Gatta e Alberto Cassani all’inizio degli anni 2000 quando il Comune gli conferì la cittadinanza onoraria.

La coop Iter invia le prime lettere di licenziamento: 182 entro febbraio

I sindacati criticano Legacoop e i dirigenti aziendali: «Rispettino
il proprio ruolo sociale e gli ideali solidaristici alla base del movimento»

La cooperativa edile Iter di Lugo ha iniziato a inviare le prime delle 182 lettere di licenziamento ai lavoratori che da oggi al 18 febbraio vedranno terminare l’ultima proroga di cassaintegrazione straordinaria. Lo fanno dapere i sindacati Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil lamentando l’assenza di un progetto di rilancio dal mondo cooperativo: «Se prima del 18 febbraio non interverranno novità, che possano sospendere e annullare i licenziamenti, i dipendenti si ritroveranno senza lavoro, infatti la cooperativa darà seguito alla procedura di mobilità collettiva determinata dal mancato accordo sindacale del giorno 8 ottobre al ministero del Lavoro».

I sindacati non sono disposti a considerare questa come l’unica conclusione possibile della vicenda pur conoscenda le difficoltà «di quella che era una delle più importanti cooperative edili del territorio». Le organizzazioni sindacali del settore non si rassegnano e «si opporranno con tutte le proprie forze a questa conclusione, chiedendo con forza il rispetto degli impegni presi a tutti i soggetti e in particolare alla Lega delle cooperative». Le sigle sindacali richiamano il sistema cooperativo «al rispetto del proprio ruolo sociale e degli ideali solidaristici alla base del movimento stesso».

All’inizio della crisi dell’Iter, nel 2010, i dipendenti erano quasi 500: «La dirigenza e i funzionari Legacoop hanno più volte garantito un progetto di rilancio, che prevedeva aggregazioni tra le varie realtà cooperative e un piano in continuità per il riassorbimento delle maestranze in esubero. Ad oggi, a pochi mesi dalla data del termine degli ammortizzatori sociali, tutto questo è scomparso. Nessun percorso di riorganizzazione delle imprese cooperative della filiera edile, nessuna aggregazione d’impresa ne accorpamenti e/o specializzazioni».

Nei prossimi giorni dovrebbe essere convocato il tavolo di crisi nel Comune di Lugo: «In quella sede dovranno arrivare risposte adeguate che prevedano un progetto di una nuova realtà cooperativa, come presidio del sistema delle costruzioni nel territorio, che nel tempo possa prevedere il riassorbimento di parte degli esuberi insieme a un piano di ricollocazione del restante personale. A breve sarà convocata un’assemblea con tutto il personale della cooperativa Iter in cui si decideranno tutte le iniziative di presidio e lotta per evitare questa tragedia industriale e occupazionale».

La coop Iter invia le prime lettere di licenziamento: 182 entro febbraio

I sindacati criticano Legacoop e i dirigenti aziendali: «Rispettino il proprio ruolo sociale e gli ideali solidaristici alla base del movimento»

La cooperativa edile Iter di Lugo ha iniziato a inviare le prime delle 182 lettere di licenziamento ai lavoratori che da oggi al 18 febbraio vedranno terminare l’ultima proroga di cassaintegrazione straordinaria. Lo fanno dapere i sindacati Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil lamentando l’assenza di un progetto di rilancio dal mondo cooperativo: «Se prima del 18 febbraio non interverranno novità, che possano sospendere e annullare i licenziamenti, i dipendenti si ritroveranno senza lavoro, infatti la cooperativa darà seguito alla procedura di mobilità collettiva determinata dal mancato accordo sindacale del giorno 8 ottobre al ministero del Lavoro».

I sindacati non sono disposti a considerare questa come l’unica conclusione possibile della vicenda pur conoscenda le difficoltà «di quella che era una delle più importanti cooperative edili del territorio». Le organizzazioni sindacali del settore non si rassegnano e «si opporranno con tutte le proprie forze a questa conclusione, chiedendo con forza il rispetto degli impegni presi a tutti i soggetti e in particolare alla Lega delle cooperative». Le sigle sindacali richiamano il sistema cooperativo «al rispetto del proprio ruolo sociale e degli ideali solidaristici alla base del movimento stesso».

All’inizio della crisi dell’Iter, nel 2010, i dipendenti erano quasi 500: «La dirigenza e i funzionari Legacoop hanno più volte garantito un progetto di rilancio, che prevedeva aggregazioni tra le varie realtà cooperative e un piano in continuità per il riassorbimento delle maestranze in esubero. Ad oggi, a pochi mesi dalla data del termine degli ammortizzatori sociali, tutto questo è scomparso. Nessun percorso di riorganizzazione delle imprese cooperative della filiera edile, nessuna aggregazione d’impresa ne accorpamenti e/o specializzazioni».

Nei prossimi giorni dovrebbe essere convocato il tavolo di crisi nel Comune di Lugo: «In quella sede dovranno arrivare risposte adeguate che prevedano un progetto di una nuova realtà cooperativa, come presidio del sistema delle costruzioni nel territorio, che nel tempo possa prevedere il riassorbimento di parte degli esuberi insieme a un piano di ricollocazione del restante personale. A breve sarà convocata un’assemblea con tutto il personale della cooperativa Iter in cui si decideranno tutte le iniziative di presidio e lotta per evitare questa tragedia industriale e occupazionale».

«Le istituzioni hanno a cuore il porto o vogliono liberarsi del presidente Ap?»

La rappresentante dei lavoratori di Ap nel comitato portuale critica
le posizioni di sfiducia degli entli locali contro Di Marco

Davvero sta a cuore l’analisi verso l’ultima versione del progetto o invece è prevalente l’attesa per la scadenza di un presidente dell’Autorità portuale troppo indipendente? La domanda viene da Angela Stanghellini, rappresentante dei lavoratori di Ap nel comitato portuale, e va rivolta alle istituzioni locali che hanno di fatto sfiduciato il presidente Galliano Di Marco dopo l’ultima riunione del comitato in cui ha presentato la rimodulazione del Progettone per l’escavo dei fondali. In una lettera aperta inviata alla stampa (scaricabile in versione integrale dal link in fondo alla pagina), Stanghellini si dice «profondamente delusa dalle istituzioni che si sono messe di traverso rispetto alle soluzioni cercate dall’ente per l’approfondimento del canale».

Le vicende ormai sono note. Da mesi si è alla ricerca della definitiva approvazione del progetto. Nell’ultimo comitato Di Marco ha illustrato la revisione del piano chiedendo un voto entro due-tre settimane. Secondo le istituzioni locali – in particolare Comune, Provincia, Camera di Commercio e Regione che indicarono l’abruzzese alla guida di via Antico Squero nel 2012 – non è tollerabile l’imposizione di un ultimatum ed è nato quindi un forte dissenso.

«La condivisione delle idee sembra esserci solo quando specifici interessi di pochi vengono rispettati – scrive Stanghellini –. Mi preoccupa che i rappresentanti delle nostre istituzioni abbiano in spregio quelle soluzioni che dovrebbero cercare di sviluppare le potenzialità sopite del porto».

La lettera firmata congiuntamente da Fabrizio Matteucci (sindaco di Ravenna), Natalino Gigante (presidente della Camera di commercio), Claudio Casadio (presidente della Provincia), Gianni Bessi (consigliere regionale Pd) rende noto che il Comune darà vita a un ciclo di incontri con il tavolo dell’imprenditoria e con le comunità locali interessate. E Stanghellini si chiede se il Comune si muoverebbe come azionista di Sapir o come istituzione.

Bomboloni alla crema contaminati Denunciato il titolare di una pasticceria

Controlli dei Nas: dalle analisi risulterebbero «microrganismi potenzialmente patogeni e elevate concentrazioni batteriche»

Bomboloni alla crema «contaminati da microrgansmi potenzialmente patogeni e da elevate concentrazioni di cariche batteriche totali»: questo è quanto i carabinieri del Nas di Bologna attribuiscono, a seguito di analisi, a una pasticceria di Ravenna denunciando il titolare alla procura della Repubblica per commercio di sostanze alimentari nocive. Sono arrivate anche le sanzioni per carenze igienico-sanitarie e per utilizzo di ambienti non idonei e non autorizzati. In buona sostanza sarebbero state utilizzate materie prime non fresche per la preparazione dei dolci.

Il caso della pasticceria rientra nell’ambito di una serie di controlli svolti dal nucleo antisofisticazioni e sanità dell’Arma tra le strutture ricettive e di produzione e vendita di prodotti dolciari in provincia di Ravenna. In totale sequestrati 500 kg di alimenti in cattivo stato di conservazione per un valore di circa diecimila euro e contestate sanzioni amministrative per 5mila euro. Gli alimenti sequestrati provengono da un esercizio di ristorazione che li avrebbe mantenuti in cattivo stato di conservazione e senza garantire la catena del freddo. In tutto sono state una ventina le attività del settore controllate dai militari: due denunce, un paio di sanzioni amministrative e tutto in regola nelle altre. Il comando dei Nas, interpellato dopo la diffusione di una nota stampa, ha ritenuto di non comunicare i nomi dei negozi denunciati.

«Le alternative per l’escavo ci sono ma serve un interlocutore rispettato»

Confindustria ribadisce la sua posizione critica contro il presidente
di Ap e annuncia: «Stiamo completanto uno studio per il porto»

«Vogliamo partecipare in modo costruttivo al dibattito sul porto e a tal fine stiamo completando uno studio, che finora l’Autorità portuale ha ridicolizzato e osteggiato. Per valutarlo occorre un interlocutore rispettato nel porto, che eserciti buon senso, che faccia quel che dice e dica quel che fa». Non fa esplicitamente il nome di Galliano Di Marco ma il presidente di Confindustria Guido Ottolenghi lascia intendere che l’attuale presidente di Ap a suo giudizio non ha quelle doti che vorrebbe da un interlocutore con cui trattare. «Le alternative per salvare l’escavo dei fondali esistono – scrive ancora Ottolenghi –, ma forse non vanno più affidate a chi le ha sempre negate e ci ha condotto alla paralisi dopo molti anni d’inerzia». Insomma, pare un modo cortese per invitare a dare il ben servito definitivo a Di Marco. Che vedrà scadere il suo mandato il prossimo marzo.

Il numero uno degli Industriali è da mesi in aperta rottura con il dirigente pubblico e ora, con una lettera aperta, si incunea nella frattura apertasi ieri, 21 ottobre, tra Di Marco e i quattro enti locali (Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio) che a suo tempo lo nominarono alla guida di Via Antico Squero. Il comunicato unificato suona come una sfiducia verso l’ingegnere arrivato a Ravenna nel 2012. In buona sostanza ieri si è svolta la riunione del comitato portuale in cui Di Marco ha illustrato la rimodulazione del cosiddetto Progettone per l’escavo dei fondali chiedendo un voto alla delibera entro 2-3 settimane. Un ultimatum che ha innervosito le istituzioni scatenando una dura reazione pubblica.

«Oggi a Ravenna ci confrontiamo col fallimento di quella costruzione illogica, contraddittoria e sempre mutevole che pomposamente veniva chiamata Progettone – affonda Ottolenghi –. Ma le sue contraddizioni erano emerse fin dall’autunno del 2014, quando poche persone di buona volontà hanno cominciato a porre domande forse scomode. E poi la fragilità economica e giuridica degli espropri, e la loro incerta utilità, sono apparse assai chiare a gennaio 2015 quando finalmente l’Autorità Portuale ha accettato di dare una più compiuta spiegazione di quel che stava facendo. In quella occasione sono anche sorti dubbi su tematiche ambientali e procedurali, e sui vincoli della legge portuale che impedirebbe all’Autorità di essere attuatore della Piattaforma Logistica, il progetto milionario ed espropriativo che ha affossato l’escavo dei fondali. In quel momento Confindustria ebbe il coraggio di porre le domande scomode, di chiamare cittadini e associazioni ad approfondire bene la materia, perché da essa dipendeva il benessere di tutti. Chiedemmo di fermare per qualche settimana la macchina e di creare un gruppo tecnico per ragionare con lucidità sulle alternative. A quell’epoca l’appello cadde nel vuoto anche perché l’Autorità Portuale affermò che assolutamente non vi era alcuna alternativa». E se dopo un anno di distanza anche le istituzioni pubbliche mettono all’angolo Di Marco, per Ottolenghi viene facile ricorrere alla mitologia greca: «Gli antichi Greci descrivevano col mito di Cassandra la figura di colei che individua i rischi del futuro e gli strumenti per superarli, ma non è ascoltata. A ogni Cassandra si contrappone una maggioranza di persone desiderose di credere che tutto andrà bene, disposte ad essere ingannate pur di non affrontare oggi i problemi che si possono rimandare a domani».

Tutto è perduto? No secondo Ottolenghi: «Seguendo le promesse sempre più altisonanti e non credibili del Progettone, abbiamo condannato le aziende e le famiglie di Ravenna ad un declino industriale? No, perché oggi la coscienza del valore dell’unità di istituzioni e comunità portuale è riemersa e le alternative che sono sempre esistite cominciano ad essere discusse e meglio comprese, anche grazie al fattivo contributo della Capitaneria di Porto. Oggi è più chiaro che essersi sottomessi e avere umiliato qualsiasi tentativo di discussione costruttiva a inizio 2015 ci è costato caro. Come dice il nostro Sindaco, non dobbiamo ripetere lo stesso errore due volte, dobbiamo ora studiare le nuove idee e dedicare il tempo necessario ad approfondirle e ottimizzarle, dando spazio ai contributi migliori, e non bloccandoli accusando di conflitto di interessi ogni voce critica».

«Le alternative per l’escavo ci sono ma serve un interlocutore rispettato»

Confindustria ribadisce la sua posizione critica contro il presidente
di Ap e annuncia: «Stiamo completanto uno studio per il porto»

«Vogliamo partecipare in modo costruttivo al dibattito sul porto e a tal fine stiamo completando uno studio, che finora l’Autorità portuale ha ridicolizzato e osteggiato. Per valutarlo occorre un interlocutore rispettato nel porto, che eserciti buon senso, che faccia quel che dice e dica quel che fa». Non fa esplicitamente il nome di Galliano Di Marco ma il presidente di Confindustria Guido Ottolenghi lascia intendere che l’attuale presidente di Ap a suo giudizio non ha quelle doti che vorrebbe da un interlocutore con cui trattare. «Le alternative per salvare l’escavo dei fondali esistono – scrive ancora Ottolenghi –, ma forse non vanno più affidate a chi le ha sempre negate e ci ha condotto alla paralisi dopo molti anni d’inerzia». Insomma, pare un modo cortese per invitare a dare il ben servito definitivo a Di Marco. Che vedrà scadere il suo mandato il prossimo marzo.

Il numero uno degli Industriali è da mesi in aperta rottura con il dirigente pubblico e ora, con una lettera aperta, si incunea nella frattura apertasi ieri, 21 ottobre, tra Di Marco e i quattro enti locali (Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio) che a suo tempo lo nominarono alla guida di Via Antico Squero. Il comunicato unificato suona come una sfiducia verso l’ingegnere arrivato a Ravenna nel 2012. In buona sostanza ieri si è svolta la riunione del comitato portuale in cui Di Marco ha illustrato la rimodulazione del cosiddetto Progettone per l’escavo dei fondali chiedendo un voto alla delibera entro 2-3 settimane. Un ultimatum che ha innervosito le istituzioni scatenando una dura reazione pubblica.

«Oggi a Ravenna ci confrontiamo col fallimento di quella costruzione illogica, contraddittoria e sempre mutevole che pomposamente veniva chiamata Progettone – affonda Ottolenghi –. Ma le sue contraddizioni erano emerse fin dall’autunno del 2014, quando poche persone di buona volontà hanno cominciato a porre domande forse scomode. E poi la fragilità economica e giuridica degli espropri, e la loro incerta utilità, sono apparse assai chiare a gennaio 2015 quando finalmente l’Autorità Portuale ha accettato di dare una più compiuta spiegazione di quel che stava facendo. In quella occasione sono anche sorti dubbi su tematiche ambientali e procedurali, e sui vincoli della legge portuale che impedirebbe all’Autorità di essere attuatore della Piattaforma Logistica, il progetto milionario ed espropriativo che ha affossato l’escavo dei fondali. In quel momento Confindustria ebbe il coraggio di porre le domande scomode, di chiamare cittadini e associazioni ad approfondire bene la materia, perché da essa dipendeva il benessere di tutti. Chiedemmo di fermare per qualche settimana la macchina e di creare un gruppo tecnico per ragionare con lucidità sulle alternative. A quell’epoca l’appello cadde nel vuoto anche perché l’Autorità Portuale affermò che assolutamente non vi era alcuna alternativa». E se dopo un anno di distanza anche le istituzioni pubbliche mettono all’angolo Di Marco, per Ottolenghi viene facile ricorrere alla mitologia greca: «Gli antichi Greci descrivevano col mito di Cassandra la figura di colei che individua i rischi del futuro e gli strumenti per superarli, ma non è ascoltata. A ogni Cassandra si contrappone una maggioranza di persone desiderose di credere che tutto andrà bene, disposte ad essere ingannate pur di non affrontare oggi i problemi che si possono rimandare a domani».

Tutto è perduto? No secondo Ottolenghi: «Seguendo le promesse sempre più altisonanti e non credibili del Progettone, abbiamo condannato le aziende e le famiglie di Ravenna ad un declino industriale? No, perché oggi la coscienza del valore dell’unità di istituzioni e comunità portuale è riemersa e le alternative che sono sempre esistite cominciano ad essere discusse e meglio comprese, anche grazie al fattivo contributo della Capitaneria di Porto. Oggi è più chiaro che essersi sottomessi e avere umiliato qualsiasi tentativo di discussione costruttiva a inizio 2015 ci è costato caro. Come dice il nostro Sindaco, non dobbiamo ripetere lo stesso errore due volte, dobbiamo ora studiare le nuove idee e dedicare il tempo necessario ad approfondirle e ottimizzarle, dando spazio ai contributi migliori, e non bloccandoli accusando di conflitto di interessi ogni voce critica».

Volante in mano per 77 minuti al giorno Ecco l’automobilista medio ravennate

Osservatorio Unipolsai sui dati degli assicurati con scatola nera
Nel 2014 percorsi 13.636 km alla velocità media di 37,7 orari

Con il volante in mano per 77 minuti ogni giorno viaggiando a 37,7 chilometri orari. È l’automobilista medio in provincia di Ravenna nel 2014 sulla base dell’osservatorio Unipolsai sulle abitudini di guida analizzando i dati dei suoi assicurati dotati di scatola nera.

Per la fotografia più completa del ravennate vanno aggiunte alcune altre statistiche: in media ha percorso 13.636 km (poco più della media regionale di 13.568, e un migliaio in più della media nazionale 12.782) che fanno una media di 47 al giorno perché i giorni di utilizzo della vettura arrivano a 288 su 365. Il 4,6 percento della strada si percorre di notte.

L’osservatorio è stato realizzato in seguito all’analisi dei dati di circa 2,3 milioni di automobilisti assicurati Unipolsai che installano la scatola nera sulla propria autovettura. Secondo i dati di Unipolsai è Ferrara la provincia dell’Emilia Romagna in cui si percorrono più km annui, ben 15.445. Ferrara è inoltre la seconda provincia italiana, dietro solo a Rovigo, per km annui percorsi. In Emilia Romagna Ferrara è seguita da Parma (14.118 km annui) e Piacenza (13.777), mentre l’auto è meno utilizzata a Forlì-Cesena (12.928 km annui) e a Rimini (12.073). Forlì-Cesena e Modena detengono invece il record di utilizzo dell’auto per più giorni durante l’anno, rispettivamente 296 e 294 giorni. In media in Emilia Romagna l’auto viene utilizzata per 289 giorni l’anno (1 giorno in più rispetto al 2013) con una percorrenza media di 47 km (1 giorno in meno rispetto al 2013), contro una media nazionale di 288 giorni e una percorrenza media di 44 km giornalieri.

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi