mercoledì
10 Giugno 2026

Volante in mano per 77 minuti al giorno Ecco l’automobilista medio ravennate

Osservatorio Unipolsai sui dati degli assicurati con scatola nera Nel 2014 percorsi 13.636 km alla velocità media di 37,7 orari

Con il volante in mano per 77 minuti ogni giorno viaggiando a 37,7 chilometri orari. È l’automobilista medio in provincia di Ravenna nel 2014 sulla base dell’osservatorio Unipolsai sulle abitudini di guida analizzando i dati dei suoi assicurati dotati di scatola nera.

Per la fotografia più completa del ravennate vanno aggiunte alcune altre statistiche: in media ha percorso 13.636 km (poco più della media regionale di 13.568, e un migliaio in più della media nazionale 12.782) che fanno una media di 47 al giorno perché i giorni di utilizzo della vettura arrivano a 288 su 365. Il 4,6 percento della strada si percorre di notte.

L’osservatorio è stato realizzato in seguito all’analisi dei dati di circa 2,3 milioni di automobilisti assicurati Unipolsai che installano la scatola nera sulla propria autovettura. Secondo i dati di Unipolsai è Ferrara la provincia dell’Emilia Romagna in cui si percorrono più km annui, ben 15.445. Ferrara è inoltre la seconda provincia italiana, dietro solo a Rovigo, per km annui percorsi. In Emilia Romagna Ferrara è seguita da Parma (14.118 km annui) e Piacenza (13.777), mentre l’auto è meno utilizzata a Forlì-Cesena (12.928 km annui) e a Rimini (12.073). Forlì-Cesena e Modena detengono invece il record di utilizzo dell’auto per più giorni durante l’anno, rispettivamente 296 e 294 giorni. In media in Emilia Romagna l’auto viene utilizzata per 289 giorni l’anno (1 giorno in più rispetto al 2013) con una percorrenza media di 47 km (1 giorno in meno rispetto al 2013), contro una media nazionale di 288 giorni e una percorrenza media di 44 km giornalieri.

Vaporidis e la commedia all’italiana «La cosa più difficile da fare nel mondo»

L’attore all’Alighieri il 23 ottobre con uno spettacolo comico
in un evento benefico per la fondazione Lucè

Volto pop della commedia romantica italiana, Nicolas Vaporidis si è rivelato come fenomeno popolare all’età di vent’anni negli anni 2000. Consacrato da Leonardo Pieraccioni ha recitato in molti film del regista Fausto Brizzi come Notte prima degli esami e Maschi contro femmine e di Volfango De Biasi come Iago e Come tu mi vuoi. Ora calca le scene teatrali con lo spettacolo comico Finché giudice non ci separi di Augusto e Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli e sarà in scena accanto a Luca Angeletti, Augusto Fornari e Toni Fornari e Laura Rocco. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Alighieri di Ravenna il 23 ottobre alle 21. Lo spettacolo è realizzato per scopi benefici e l’incasso sarà devoluto alla Fondazione Lucè in memoria di Lucia Bagnoli.

Come è nata l’idea di una commedia sul divorzio a teatro?
«L’idea nasce da Augusto Fornari, autore dello spettacolo. Siamo alla terza collaborazione consecutiva assieme in teatro. L’ultimo lavoro ha debuttato lo scorso maggio e ora con lo stesso cast del teatro Golden di Roma, a cui si è unito Toni Fornari e Laura Rocco, abbiamo pensato a questo nuovo spettacolo che debutterà a Ravenna. L’opportunità di farlo a Ravenna è stata appunto quella di questo circostanza evento benefico».

Conosci Ravenna? Ci sei già stato?
«Non posso dire di conoscerla. Sono stato in città sempre per poco tempo e non ho avuto modo di visitarla. E anche questa volta purtroppo siamo di corsa e ripartiremo la mattina dopo lo spettacolo».

Dicono che per un attore recitare a teatro è più difficile perché è a diretto contatto col pubblico, è davvero così?
«È lo stesso sport, cambia solo il campo di gioco. È un po’ come incidere un disco o cantare in uno stadio. Voglio però sfatare un mito: il cinema non è affatto più semplice. Quando giri un film ripeti più e più volte la stessa scena e devi mantenere lo stesso patos per ore e ore. A teatro tutto questo non avviene. Dicono che a teatro se sbagli non puoi rifare. A volte non sbagli nemmeno al cinema, ma devi rifare le scene molte volte solo perché cambiano le inquadrature. La cosa diversa è il pubblico. Il pubblico a teatro è il tuo partner, senti le sue vibrazioni. Ogni serata è unica e magica. Non esistono due serate identiche. Un’atra cosa che cambia molto è che a teatro ogni sera la storia che reciti inizia e finisce. Al cinema non reciti mai la storia dall’inizio alla fine, ma la fai sempre a pezzi e senza seguire l’ordine delle scene, mentre a teatro puoi seguire con la tua interpretazione il crescendo emotivo della storia».

Cos’è per te la “commedia all’italiana”?
«La cosa più difficile da fare nel mondo, perché è la più bella. Purtroppo siamo stati abituati a vedere filmettini, ma il cinema italiano è erede di una grande tradizione di commedia fin dagli anni ’50. La commedia italiana è l’unica che riesce a raccontare tramite le risate argomenti amari. Anche se la critica non sempre se ne accorge, anche oggi ci sono grandi autori, uno di questi è Augusto Fornari. Noi italiani abbiamo la capacità di ridere della disperazione della nostra società. È difficilissimo. Emozionare è un codice che abbiamo soltanto noi. È nel Dna degli italiani».

Hai citato la critica, cosa ne pensi?
«La amo follemente».

Credi che abbia ancora un valore fare critica cinematografica, nel tempo in cui i giornali vendono sempre meno copie e dedicano al cinema pochissimo spazio?
«Credo che raccontare un film e recensirlo sia ancora importante, se non sulla carta sui portali web. Ciò che a volte manca però è il rispetto per il lavoro degli altri. Troppe volte a scrivere di cinema sono ragazzi che si improvvisano critici senza avere esperienza, e per fare scalpore tendono a distruggere i film. Dietro a un film c’è il lavoro di tanta gente, molti sul web non lo capiscono. Dietro a un film ci sono persone sensibili che leggono le critiche e che ci rimangono male. Critiche scritte da persone senza nome, che si firmano con nickname e scrivono cose cattive per fare male. Ho notato che anche questi critici senza preparazione a volte hanno molto seguito».

Sei stato influenzato da critiche negative?
«Non ti nascondo che può succedere. Non dico che non mi fanno né caldo né freddo. Le critiche pesano più dei complimenti. Ma con il tempo ho imparato a distinguere gli insulti, dovuti a frustrazioni di attori falliti e registi mancati, dai commenti di critici esperti. Esistono anche critiche costruttive».

Ti sei trovato giovanissimo ad avere un enorme successo, come hai vissuto questi anni?
«Sono ormai 15 anni che sono conosciuto. Non credo però sia stato un successo rapido e nemmeno così clamoroso. Non ho ancora fatto ciò per cui vorrei essere ricordato. Ho avuto successi incredibili e film che sono andati meno bene. Mi piace quello che faccio, amo confrontarmi con grandi attori sul palco e al cinema come Augusto Fornari che reputo un genio della commedia».

Hai detto che non hai ancora fatto ciò per cui vorresti essere ricordato. Per cosa ti piacerebbe essere ricordato?
«Quando mi chiedono qual è il film più bello che ho fatto rispondo sempre “il prossimo”. Non sono ancora soddisfatto di quello che ho fatto, ho bisogno sempre di nuovi progetti in cui lanciarmi. D’altra parte ho solo 34 anni, spero di avere tempo per provare altri ruoli. Più invecchi più hai modo di confrontarti con ruoli complessi».

Vaporidis e la commedia all’italiana «La cosa più difficile da fare nel mondo»

L’attore all’Alighieri il 23 ottobre con uno spettacolo comico in un evento benefico per la fondazione Lucè

Volto pop della commedia romantica italiana, Nicolas Vaporidis si è rivelato come fenomeno popolare all’età di vent’anni negli anni 2000. Consacrato da Leonardo Pieraccioni ha recitato in molti film del regista Fausto Brizzi come Notte prima degli esami e Maschi contro femmine e di Volfango De Biasi come Iago e Come tu mi vuoi. Ora calca le scene teatrali con lo spettacolo comico Finché giudice non ci separi di Augusto e Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli e sarà in scena accanto a Luca Angeletti, Augusto Fornari e Toni Fornari e Laura Rocco. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Alighieri di Ravenna il 23 ottobre alle 21. Lo spettacolo è realizzato per scopi benefici e l’incasso sarà devoluto alla Fondazione Lucè in memoria di Lucia Bagnoli.

Come è nata l’idea di una commedia sul divorzio a teatro?
«L’idea nasce da Augusto Fornari, autore dello spettacolo. Siamo alla terza collaborazione consecutiva assieme in teatro. L’ultimo lavoro ha debuttato lo scorso maggio e ora con lo stesso cast del teatro Golden di Roma, a cui si è unito Toni Fornari e Laura Rocco, abbiamo pensato a questo nuovo spettacolo che debutterà a Ravenna. L’opportunità di farlo a Ravenna è stata appunto quella di questo circostanza evento benefico».

Conosci Ravenna? Ci sei già stato?
«Non posso dire di conoscerla. Sono stato in città sempre per poco tempo e non ho avuto modo di visitarla. E anche questa volta purtroppo siamo di corsa e ripartiremo la mattina dopo lo spettacolo».

Dicono che per un attore recitare a teatro è più difficile perché è a diretto contatto col pubblico, è davvero così?
«È lo stesso sport, cambia solo il campo di gioco. È un po’ come incidere un disco o cantare in uno stadio. Voglio però sfatare un mito: il cinema non è affatto più semplice. Quando giri un film ripeti più e più volte la stessa scena e devi mantenere lo stesso patos per ore e ore. A teatro tutto questo non avviene. Dicono che a teatro se sbagli non puoi rifare. A volte non sbagli nemmeno al cinema, ma devi rifare le scene molte volte solo perché cambiano le inquadrature. La cosa diversa è il pubblico. Il pubblico a teatro è il tuo partner, senti le sue vibrazioni. Ogni serata è unica e magica. Non esistono due serate identiche. Un’atra cosa che cambia molto è che a teatro ogni sera la storia che reciti inizia e finisce. Al cinema non reciti mai la storia dall’inizio alla fine, ma la fai sempre a pezzi e senza seguire l’ordine delle scene, mentre a teatro puoi seguire con la tua interpretazione il crescendo emotivo della storia».

Cos’è per te la “commedia all’italiana”?
«La cosa più difficile da fare nel mondo, perché è la più bella. Purtroppo siamo stati abituati a vedere filmettini, ma il cinema italiano è erede di una grande tradizione di commedia fin dagli anni ’50. La commedia italiana è l’unica che riesce a raccontare tramite le risate argomenti amari. Anche se la critica non sempre se ne accorge, anche oggi ci sono grandi autori, uno di questi è Augusto Fornari. Noi italiani abbiamo la capacità di ridere della disperazione della nostra società. È difficilissimo. Emozionare è un codice che abbiamo soltanto noi. È nel Dna degli italiani».

Hai citato la critica, cosa ne pensi?
«La amo follemente».

Credi che abbia ancora un valore fare critica cinematografica, nel tempo in cui i giornali vendono sempre meno copie e dedicano al cinema pochissimo spazio?
«Credo che raccontare un film e recensirlo sia ancora importante, se non sulla carta sui portali web. Ciò che a volte manca però è il rispetto per il lavoro degli altri. Troppe volte a scrivere di cinema sono ragazzi che si improvvisano critici senza avere esperienza, e per fare scalpore tendono a distruggere i film. Dietro a un film c’è il lavoro di tanta gente, molti sul web non lo capiscono. Dietro a un film ci sono persone sensibili che leggono le critiche e che ci rimangono male. Critiche scritte da persone senza nome, che si firmano con nickname e scrivono cose cattive per fare male. Ho notato che anche questi critici senza preparazione a volte hanno molto seguito».

Sei stato influenzato da critiche negative?
«Non ti nascondo che può succedere. Non dico che non mi fanno né caldo né freddo. Le critiche pesano più dei complimenti. Ma con il tempo ho imparato a distinguere gli insulti, dovuti a frustrazioni di attori falliti e registi mancati, dai commenti di critici esperti. Esistono anche critiche costruttive».

Ti sei trovato giovanissimo ad avere un enorme successo, come hai vissuto questi anni?
«Sono ormai 15 anni che sono conosciuto. Non credo però sia stato un successo rapido e nemmeno così clamoroso. Non ho ancora fatto ciò per cui vorrei essere ricordato. Ho avuto successi incredibili e film che sono andati meno bene. Mi piace quello che faccio, amo confrontarmi con grandi attori sul palco e al cinema come Augusto Fornari che reputo un genio della commedia».

Hai detto che non hai ancora fatto ciò per cui vorresti essere ricordato. Per cosa ti piacerebbe essere ricordato?
«Quando mi chiedono qual è il film più bello che ho fatto rispondo sempre “il prossimo”. Non sono ancora soddisfatto di quello che ho fatto, ho bisogno sempre di nuovi progetti in cui lanciarmi. D’altra parte ho solo 34 anni, spero di avere tempo per provare altri ruoli. Più invecchi più hai modo di confrontarti con ruoli complessi».

«A Faenza vaccinazioni in calo ma copertura ancora al 95 percento»

Il sindaco Malpezzi fornisce il dato dopo l’annuncio dell’istituto superiore di sanità che segnala la media nazionale sotto la soglia limite

«Seppur vi sia stato un leggero calo, il dato relativo al 2014 parla chiaro: il distretto faentino presenta una copertura vaccinale del 95,0 percento, dato in piena linea con la soglia stabilita dal piano nazionale di prevenzione vaccinale 2012-14». Lo fa sapere il sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, comunicando che l’amministrazione comunale si è attivata per verificare il dato relativo al distretto faentino «quando l’istituto superiore di sanità ha rivelato agli italiani che la copertura vaccinale nel territorio nazionale è precipitata sotto la media di sicurezza fissata al 95 percento».

A gennaio 2016 il Comune analizzerà i dati raccolti relativi all’anno 2015 ma «ad oggi la situazione per il distretto faentino non è affatto allarmante, ma rimane prioritario continuare a diffondere la cultura della prevenzione vaccinale tra la popolazione, soprattutto tra le giovani coppie».

Negli ultimi anni – continua il primo cittadino manfredo riconfermato la scorsa primavera – anche la nostra Regione è stata interessata dal calo delle vaccinazioni, «fenomeno che ha coinvolto principalmente le ex Asl di Cesena, Forlì, Rimini, ma che ha toccato in forma minore anche i distretti di Ravenna, Lugo e Faenza».

Malpezzi fa riferimento al rispetto della libertà di scelta di ogni persona ma prega i genitori faentini di «non prendere decisioni affrettate sulle pratiche di vaccinazione, senza prima essersi ampiamente documentati e confrontati con i servizi sociosanitari del territorio, a disposizione del cittadino per qualsiasi tipo di chiarimento in materia».

Rientrato l’allarme bomba in viale Farini La valigia era chiusa a chiave ma vuota

Gli artificieri della polizia da Bologna hanno fatto esplodere la Samsonite verde incustodita accanto ai contatori del gas

Era chiusa a chiave ma completamente vuota all’interno: gli artificieri della polizia arrivati a Ravenna da Bologna hanno fatto esplodere, utilizzando il robot con cannone ad acqua ad alta pressione, la valigia Samsonite verde trovata incustodita accanto ai contatori del gas nei pressi di un ingresso secondario della Camera di commercio in viale Farini facendo scattare nella mattinata di oggi, 22 ottobre, le misure di sicurezza temendo la presenza di un ordigno esplosivo.

Gli uffici dell’ente camerale erano stati fatti evacuare dal primo momento dell’allarme e in seguito anche il liceo classico sul lato opposto del viale della stazione è stato evacuato quando i poliziotti sono entrati in azione posizionando le barriere protettive che avrebbero dovuto attutire l’onda d’urto in caso di esplosioni.

I resti della valigia sono ora a disposizione della polizia scientifica. Verranno svolti accertamenti nel tentativo di risalire all’origine del gesto. Si cercherà anche nei video delle telecamere della zona: il punto dove è stata lasciata la valigia non è inquadrato ma si andrà a cercare lungo il viale alla ricerca di immagini che possano ritrarre qualcuno che trascina una valigia.

Il ritrovamento è stato segnalato da un dipendente della Camera di commercio che è entrato in ufficio al mattino e ha poi comunicato la cosa a un conoscente che ha avvisato le forze dell’ordine. Nel viale la situazione è ora tornata alla normalità con il rientro negli edifici e il regolare transito di veicoli e pedoni.

Cicchitto, Renzi e quell’industrialotto ex Dc ora Pd

«Finalmente con Renzi il Pd ha una posizione di stampo blairiano che lo distingue dalla vecchia ditta…»

Fabrizio CicchittoOggi comincio da un apologo. Quasi trent’anni fa, mi toccò passare un afoso pomeriggio estivo a Cervia, sullo yacht a motore di un industrialotto, amico di famiglia della mia ragazza dell’epoca. Quel­l’imprenditore emiliano, bas­so e cicciottello, ramo edilizia, democristiano convinto, era il ras della corrente andreottiana della Dc del suo paesotto. Quando fummo al largo, cominciò a sputare sentenze: «Ai vucumprà maruchein ui bsugnareb dei fugh!» («Agli ambulanti provenienti dal Maghreb bisognerebbe appiccare fuoco!») «Abé, me al tas an li paghi brisa, an sén mega un cuajòn!» («Abbè, io le tasse non le pago per nulla, non sono affatto un babbeo!») E altre amenità simili.

Io, da giovine bravo comunista fedele alla linea e legalitario, pensai: «Che schifo d’uomo, non voglio averci più nulla a che fare». E così fu. Fatto sta che quell’industrialotto andreottiano, transitato poi attraverso la Margherita, adesso è diventato uno dei più alti dirigenti del Pd di quel borgo emiliano. E suo figlio, che incontro spesso a Roma, è un astro nascente del Pd nazionale. Mi chiedo, ma avrà cambiato idea nel frattempo? Penserà ancora (lui che è cattolico, tra l’altro) che i marocchini fanno schifo e che le tasse è più furbo non pagarle? Io credo di sì. Ma uno così non è di sinistra. Punto.

Perché uno così, ecco, quando c’è da votare un provvedimento a favore degli immigrati sarà contro, e magari, visto che è cattolico, sarà contrario alle unioni civili degli omosessuali, sarà ostile alle tasse ai ricchi, ecco, tutte cose di sinistra. Fatto sta che lui è nel Pd, e io no. Come mai? E chi ce l’ha voluto? Cioè, di sicuro quell’industriale così potente portava al partito tutti i voti dei cementificatori, dei muratori, dei guidatori di bulldozer suoi dipendenti e di molti industriali suoi amici. Che magari volevano qualcosa in cambio, un appaltino lì, una variante al piano regolatore là…

Ma il Pd, nel frattempo, cosa è diventato? Ecco, il tracagnotto andreottiano m’è venuto in mente quando ho letto l’intervista a Fabrizio Cicchitto, ex-socialista, ex-piduista, ex craxiano, ex-forzitaliota, ora Ncd, un ex-tutto. Dice Cicchitto: «Mi chiede di Renzi? È riuscito dove Craxi e Berlusconi non riuscirono: ha ucciso i comunisti. Per questo va costruito un nuovo centro alleato con lui». «Anche lei pensa che è una legge di stabilità che avrebbe potuto scrivere Berlusconi?», gli chiede il giornalista. E lui: «Beh, io non voglio dire che la legge di stabilità è fatta con lo stampino del Berlusconi del ’94, ma insomma… Questo governo sta facendo una serie di cose che a lui non sono riuscite. Gliele elenco: la responsabilità civile dei giudici, il jobs act con l’abolizione dell’articolo 18, la detrazione dell’Irap. E poi l’aumento del contante e l’abolizione della tassa sulla prima casa. Per non parlare delle riforme costituzionali e della legge elettorale». «Dunque, il destino anche del suo partito è l’alleanza con Renzi» gli chiede. «Finalmente con Renzi si afferma nel Pd una posizione di stampo blairiano che rappresenta il massimo della rottura rispetto alla Ditta. Adesso è l’ora di costruire un nuovo centro. Che deve allargarsi a tutte le forze politiche parlamentari che finora frantumate e divise hanno sostenuto Renzi. Visto che Renzi è una cosa e il Pd è un’altra, non credo che esistano le condizioni che queste forze entrino nel Pd, ma invece devono aggregarsi autonomamente».

Congratulazioni. Volevate le larghe intese? Adesso nascerà un nuovo Pd, un partito di Renzi con dentro Cicchitto e l’industrialotto ex-Dc. Sapete dove dovete infilarvelo?

Allarme bomba nel viale della stazione Evacuata la Camera di commercio

Una valigia sospetta accanto ai contatori del gas Viale Farini chiuso al transito. Si attende l’arrivo degli artificieri

Una valigia incustodita acccanto ai contatori del gas ha fatto scattare un allarme bomba in mattinata a Ravenna in viale Farini: il viale della stazione ferroviaria è stato chiuso al transito per ragioni di sicurezza e le autorità hanno disposto l’evacuazione della Camera di commercio che si trova proprio di fronte al punto in cui è stata lasciata la valigia. Si attende l’arrivo degli artificieri mentre si valuta se evacuare anche il vicino albergo all’angolo con piazza Mameli. Sul posto la polizia.

Porto, cambia ancora il Progettone Ma gli enti locali sfiduciano Di Marco

Il presidente di Ap illustra la nuova versione del piano per i fondali
chiedendo un voto entro 2 settimane. La risposta: «No a ultimatum»

Dragaggio dei fondali del Candiano per avere 13,5 metri di profondità dall’imboccatura fino a Largo Trattaroli e poi 12,5 fino alla darsena San Vitale con il rifacimento di tutte le banchine lungo il canale e la collocazione dei circa 3,3 milioni di metri cubi di fanghi scavati in quattro casse di colmata: due definitive sommerse entro le dighe foranee e due provvisorie tra la città e Porto Fuori nelle aree di privati, denominate Logistica 1 e Logistica 2 rifacendosi alla destinazione d’uso per loro stabilita dal piano regolatore. Così va riassunta la nuova versione del Progettone per il porto di Ravenna ribattezzata Rimodulazione dal presidente dell’Autorità portuale, Galliano Di Marco. Ma su questa ennesima puntata della telenovela si consuma il definitivo strappo tra Di Marco e le istituzioni (Comune, Provincia, Camera di Commercio, Regione) che quattro anni fa lo indicarono al ministero per la nomina: in un comunicato del 21 ottobre, arrivato nelle redazioni nella tarda serata della giornata in cui il presidente aveva illustrato il piano al comitato portuale dove siedono anche i rappresentanti dei quattro enti sopra citati, rimane poco margine per ricucire la rottura. Il mandato dell’ingegnere abruzzese scadrà il prossimo 1 marzo: la riconferma appare impossibile. Scaricabili in pdf dai link in fondo alla pagina le due note in versione integrale.

Non è nei contenuti che è arrivata la spaccatura quanto nei toni e nei metodi. Perché in effetti esprimere valutazioni sui contenuti sarebbe stato difficile per chiunque: il 21 settembre l’illustrazione della Rimodulazione con la richiesta di Di Marco di avere un voto favorevole o contrario entro 2-3 settimane. «Se come dice Di Marco – scrivono congiuntamente il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, il presidente della Provincia Claudio Casadio, il presidente della Camera di Commercio Natalino Gigante e il consigliere regionale del Pd Gianni Bessi – la struttura di Autorità portuale ha studiato in ogni minimo dettaglio l’ipotesi presentata, è chiaro che lo stesso diritto deve poter essere esercitato dalla comunità ravennate. Su un’ipotesi progettuale che, fra l’altro, ad oggi è tutt’altro che dettagliata. Due volte lo stesso errore no. Nè sono accettabili ennesimi penultimatum da qui a quindici giorni». Insomma il Progettone rimodulato potrebbe anche essere la cosa migliore del mondo per Ravenna ma non ci stanno a farsi imporre i tempi. E in particolare da Palazzo Merlato trapela grande sorpresa per una frase di Di Marco: «La Rimodulazione è una soluzione che considero addirittura migliore della precedente versione del Progettone». Per il 10 novembre è in programma un incontro con il ministro Delrio.

Raggiunto in tarda serata, il presidente Di Marco si dice «sorpreso e deluso» dalle parole del comunicato congiunto dei quattro enti locali. E aggiunge: «Durante il comitato ho dato la mia disponibilità a partecipare a qualunque incontro a partire dal 5 novembre nella commissione consigliare in Comune. E mi fa piacere che il 10 novembre ci sia un incontro con il ministro Delrio, se serve la mia presenza sono disponibile. Finora io non avevo mai contattato il ministro per non scavalcare le istituzioni locali». Sulle scadenze future mette in guardia in prospettiva di una data: «Il 27 novembre va approvato il bilancio dell’ente e dovrà essere chiaro cosa mettere alla voce investimenti». Le parole che suonano come una sfiducia a tutti gli effetti fanno pensare all’ipotesi di dimmissioni anticipate? «No, non è mia intenzione».

Ma cosa cambia con la Rimodulazione? Le differenze sostanziali rispetto al passato sono certamente la possibilità di non ricorrere a espropri di terreni per la collocazione dei fanghi e il posticipo a data da destinarsi della piattaforma logistica e del nuovo terminal container al Largo Trattaroli. E perché ora si cambia il Progettone che pareva intoccabile? In buona sostanza per l’inchiesta della procura che ha messo sotto sequestro le vecchie casse di colmata – per presunti permessi scaduti che quindi le trasformerebbero in discariche abusive con conseguenti reati ambientali – rendendole inutilizzabili. «L’intervento di Rimodulazione – si legge nella nota di Ap – si rende necessario sia a seguito delle problematiche emerse in merito all’utilizzo di alcune aree sia per l’avvio di procedimenti di indagine penale e, più in generale, per profili derivanti dalle previsioni pianificatorie vigenti».

Dei tre milioni di metri cubi da dragare due andrebbero nelle casse sommerse sul lato interno delle dighe foranee e uno a terra. L’idea sarà quella di proporre accordi per l’affitto delle aree per 5-6 anni ai proprietari dei terreni (di cui il 50 percento appartiene a Sapir) per depositare il materiale bagnato, lasciarlo asciugare e poi spanderlo innalzando il piano del livello come sarebbe previsto dal piano regolatore. Se non si troveranno accordi bonari si percorrerà la strada degli espropri, minori rispetto alle ipotesi da 40-50 milioni di euro pensati in un primo momento. Il costo totale della Rimodulazione, secondo quanto si apprende da via Antico Squero, resta invariato (220 milioni): le risorse risparmiate per i minori espropri verranno infatti destinate al rifacimento di tutte le banchine e non più solo di una parte. Allo stato attuale infatti le condizioni delle banchine non potrebbero reggere la rimozione di più di un milione di metri cubi.

Porto, cambia ancora il Progettone Ma gli enti locali sfiduciano Di Marco

Il presidente di Ap illustra la nuova versione del piano per i fondali chiedendo un voto entro 2 settimane. La risposta: «No a ultimatum»

Dragaggio dei fondali del Candiano per avere 13,5 metri di profondità dall’imboccatura fino a Largo Trattaroli e poi 12,5 fino alla darsena San Vitale con il rifacimento di tutte le banchine lungo il canale e la collocazione dei circa 3,3 milioni di metri cubi di fanghi scavati in quattro casse di colmata: due definitive sommerse entro le dighe foranee e due provvisorie tra la città e Porto Fuori nelle aree di privati, denominate Logistica 1 e Logistica 2 rifacendosi alla destinazione d’uso per loro stabilita dal piano regolatore. Così va riassunta la nuova versione del Progettone per il porto di Ravenna ribattezzata Rimodulazione dal presidente dell’Autorità portuale, Galliano Di Marco. Ma su questa ennesima puntata della telenovela si consuma il definitivo strappo tra Di Marco e le istituzioni (Comune, Provincia, Camera di Commercio, Regione) che quattro anni fa lo indicarono al ministero per la nomina: in un comunicato del 21 ottobre, arrivato nelle redazioni nella tarda serata della giornata in cui il presidente aveva illustrato il piano al comitato portuale dove siedono anche i rappresentanti dei quattro enti sopra citati, rimane poco margine per ricucire la rottura. Il mandato dell’ingegnere abruzzese scadrà il prossimo 1 marzo: la riconferma appare impossibile. Scaricabili in pdf dai link in fondo alla pagina le due note in versione integrale.

Non è nei contenuti che è arrivata la spaccatura quanto nei toni e nei metodi. Perché in effetti esprimere valutazioni sui contenuti sarebbe stato difficile per chiunque: il 21 settembre l’illustrazione della Rimodulazione con la richiesta di Di Marco di avere un voto favorevole o contrario entro 2-3 settimane. «Se come dice Di Marco – scrivono congiuntamente il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, il presidente della Provincia Claudio Casadio, il presidente della Camera di Commercio Natalino Gigante e il consigliere regionale del Pd Gianni Bessi – la struttura di Autorità portuale ha studiato in ogni minimo dettaglio l’ipotesi presentata, è chiaro che lo stesso diritto deve poter essere esercitato dalla comunità ravennate. Su un’ipotesi progettuale che, fra l’altro, ad oggi è tutt’altro che dettagliata. Due volte lo stesso errore no. Nè sono accettabili ennesimi penultimatum da qui a quindici giorni». Insomma il Progettone rimodulato potrebbe anche essere la cosa migliore del mondo per Ravenna ma non ci stanno a farsi imporre i tempi. E in particolare da Palazzo Merlato trapela grande sorpresa per una frase di Di Marco: «La Rimodulazione è una soluzione che considero addirittura migliore della precedente versione del Progettone». Per il 10 novembre è in programma un incontro con il ministro Delrio.

Raggiunto in tarda serata, il presidente Di Marco si dice «sorpreso e deluso» dalle parole del comunicato congiunto dei quattro enti locali. E aggiunge: «Durante il comitato ho dato la mia disponibilità a partecipare a qualunque incontro a partire dal 5 novembre nella commissione consigliare in Comune. E mi fa piacere che il 10 novembre ci sia un incontro con il ministro Delrio, se serve la mia presenza sono disponibile. Finora io non avevo mai contattato il ministro per non scavalcare le istituzioni locali». Sulle scadenze future mette in guardia in prospettiva di una data: «Il 27 novembre va approvato il bilancio dell’ente e dovrà essere chiaro cosa mettere alla voce investimenti». Le parole che suonano come una sfiducia a tutti gli effetti fanno pensare all’ipotesi di dimmissioni anticipate? «No, non è mia intenzione».

Ma cosa cambia con la Rimodulazione? Le differenze sostanziali rispetto al passato sono certamente la possibilità di non ricorrere a espropri di terreni per la collocazione dei fanghi e il posticipo a data da destinarsi della piattaforma logistica e del nuovo terminal container al Largo Trattaroli. E perché ora si cambia il Progettone che pareva intoccabile? In buona sostanza per l’inchiesta della procura che ha messo sotto sequestro le vecchie casse di colmata – per presunti permessi scaduti che quindi le trasformerebbero in discariche abusive con conseguenti reati ambientali – rendendole inutilizzabili. «L’intervento di Rimodulazione – si legge nella nota di Ap – si rende necessario sia a seguito delle problematiche emerse in merito all’utilizzo di alcune aree sia per l’avvio di procedimenti di indagine penale e, più in generale, per profili derivanti dalle previsioni pianificatorie vigenti».

Dei tre milioni di metri cubi da dragare due andrebbero nelle casse sommerse sul lato interno delle dighe foranee e uno a terra. L’idea sarà quella di proporre accordi per l’affitto delle aree per 5-6 anni ai proprietari dei terreni (di cui il 50 percento appartiene a Sapir) per depositare il materiale bagnato, lasciarlo asciugare e poi spanderlo innalzando il piano del livello come sarebbe previsto dal piano regolatore. Se non si troveranno accordi bonari si percorrerà la strada degli espropri, minori rispetto alle ipotesi da 40-50 milioni di euro pensati in un primo momento. Il costo totale della Rimodulazione, secondo quanto si apprende da via Antico Squero, resta invariato (220 milioni): le risorse risparmiate per i minori espropri verranno infatti destinate al rifacimento di tutte le banchine e non più solo di una parte. Allo stato attuale infatti le condizioni delle banchine non potrebbero reggere la rimozione di più di un milione di metri cubi.

Lo shopping futuro tra online e offline

Elena Marinoni e le tendenze emergenti. Seminario del Cif (comitato imprenditoria femminile) alla Camera di commercio il 22 ottobre con la docente di Sociologia dei consumi

Trend watcher o forecaster per iCoolhunt e docente di Sociologia dei costumi per l’Istituto Marangoni, Elena Marinoni sarà a Ravenna per un seminario alla Camera di commercio il 22 ottobre in cui, ci dice, «cercheremo di delineare alcune delle principali tendenze dei consumi, magari situazioni oggi di nicchia ma destinate a crescere e a diventare realtà importanti, come la sostenibilità».

Cosa si intende per sostenibilità?
«La sostenibilità va intesa a 360 gradi, non riguarda solo l’ambiente, ma anche la corporate social responsability nella sua accezione più ampia. L’aspetto etico del prodotto si lega a una scelta di vita sempre più diffusa che ci porta a consumare volontariamente meno ma in modo migliore. Oggi c’è un’attenzione agli aspetti valoriali a cui marchi e aziende devono fare attenzione».

Dall’altra parte però c’è la crescita dell’online che rischia di mettere in crisi intere filiere di vendita, pensiamo ai libri, ma ormai è vero per molti altri beni…
«Certo, l’online cresce del 200 percento l’anno, anche perché le nostre identità sono sempre più digitali. Contemporaneamente, tuttavia, anche come reazione all’ipertecnologizzazione, stanno tornando le botteghe di prossimità dove a fare la differenza sono il rapporto uno a uno, la relazione, la possibilità di fare cose diverse dall’acquistare, come magari imparare. Il futuro sarà in un’integrazione tra offline e online».

A proposito di online, quanto è importante la comunicazione sui social?
«Lo è se si hanno contenuti e valori da esprimere, altrimenti può diventare un boomerang ed è meglio rivolgersi a canali più tradizionali. Comunicare non ci esime dal mettere un reale valore in ciò che facciamo e vendiamo».

Gli ipermercati continueranno a crescere o sono destinati a divenire “archeologie commerciali”?
«Vero è che negli Stati Uniti i grandi mall fuori dalle grandi città sono in grossa difficoltà e in alcuni casi sono stati abbandonati diventando luoghi di degrado. Credo che per queste strutture il futuro stia non tanto nella capacità di ampliare l’offerta ma piuttosto quella di offrire un pacchetto che includa anche sempre più esperienze ludiche e di intrattenimento».

C’è chi, anche nelle istituzioni, vede nei negozi la strada per salvare la vitalità dei centri storici…
«È sicuramente vero che il negozio può essere anche un luogo di socializzazione, ma pensare ai nostri centri storici come centri commerciali all’aperto mi sembra riduttivo e per certi versi avvilente. Credo che le istituzioni dovrebbero essere sempre più capaci di fare marketing investendo sulla cultura e sulla bellezza dei centri permettendo così peraltro a chi ha un negozio di beneficiare di flussi di persone e visitatori e di qualificare l’offerta».

È tornato in auge il tema degli orari di apertura dei negozi…
«Mi sembra sinceramente superato dai tempi. Credo sarà inevitabile tendere dell’estensione degli orari perché ci stiamo abituando ad avere sempre più possibilità meno vincolate. Basta pensare alla nuova app che collega pubblicità e acquisto: questo tipo di tecnologia potrebbe cambiare rapporto tra consumatori e aziende. Con quali tempi inciderà nel nostro quotidiano non possiamo dirlo ma di certo quello è il futuro».

Rissa e coltellata in discoteca Denunciati due ventenni

Individuati gli autori dell’aggressione che ha perforato un polmone a un 30enne al Planet Kart. Il giovane è stato operato e sta bene

A conclusione di un’indagine durata poco meno di due settimane è arrivata una denuncia per rissa e lesioni personali aggravate a carico di due albanesi di 23 e 27 anni, nullafacenti con precedenti: secondo i carabinieri loro sono gli autori dell’aggressione ai danni di un 30enne di Lavezzola avvenuta alla discoteca Planet Kart di Conselice nella notte dell’11 ottobre. La vittima è stata colpita con una coltellata al costato che gli ha perforato il polmone: dopo un’operazione chirurgica è stato dimesso e sta bene.

Secondo quanto raccontato dal 30enne tutto sarebbe scattato quando il giovane aiutato la barista impedendo il furto di una bottiglia dal bancone del locale. I due avrebbero reagito aggredendolo e poi colpendolo con una lama.

Il sindaco di Conselice, Paola Pula, esprime la più sincera gratitudine per il lavoro svolto dalle forze dell’ordine per avere rapidamente identificato e deferito all’autorità giudiziaria i due responsabili: «Esprimo gratitudine e soddisfazione alle forze dell’ordine e in particolare alla stazione dei carabinieri di Conselice, guidata dal maresciallo Massimiliano Campagnoli. Svolgere l’attività di indagine a seguito di accadimenti o per prevenire attività illegali è una prerogativa per presidiare al meglio il territorio facendo leva sulla professionalità dei nostri carabinieri e sulla collaborazione di cittadini e di imprese».

Il Comune affida il bagno Marinabay a una società in guerra con tre Comuni

Esclusa la cordata Zangaglia-Monaco ora la concessione nelle mani
della Symposion di Bergamo con contenziosi in Liguria e Toscana

La pagina Facebook è ancora aperta con tremila fan e le foto di gente che sorride con la camicia sbottonata sul pettorale, i top aderenti sul seno, l’abbronzatura di fine estate e il drink in mano. Erano i tempi d’oro. Era sabato 31 agosto del 2013. Ci fu da aspettare un paio di settimane e al Marinabay arrivarono i carabinieri a mettere i sigilli: tutto sotto sequestro preventivo per occupazione abusiva di suolo demaniale come conseguenza di dieci anni di mancati pagamenti di canoni per un debito totale della Marinabay srl di Reggio Emilia di 300mila euro verso lo Stato. I sigilli sono poi stati rimossi ma la concessione è stata revocata e da allora non ha più riaperto. Gli eventi degli ultimi giorni lasciano il dubbio concreto che anche nell’estate 2016 il più grande stabilimento balneare dei nove lidi ravennati (in totale 14mila metri quadrati tra spiaggia e strutture) resterà abbandonato alla malora dentro un recinto piantato per evitare l’intrusione di vandali e senzatetto per ragioni di sicurezza dopo un principio di incendio.

È sulla spiaggia con lettini e ombrelloni ma ufficialmente non è uno stabilimento balneare bensì un pubblico esercizio. Questo è l’inquadramento normativo della concessione ventennale messa a gara dal Comune di Ravenna, lo stesso inquadramento che definiva il Marinabay fino al 2013 quando è stato operativo. Una distinzione apparentemente solo formale ma che nei fatti si traduce in una maggiore libertà di orari (per questo poteva fare serate fino alle 3 di notte) ma anche nella possibilità di apertura tutto l’anno. La storia alle spalle del Marinabay parte dalla fine degli anni ‘50 quando nasce il Bagno Nello fondato da Nello Panzavolta (il fratello Urbano aprì l’omonimo Bagno Urbano). Negli anni ‘80 la compagine societaria viene rilevata da Vladimiro Trombini, nel 1997 entrano tra i soci Alessandro Papetti e Stefania Sintini attraverso la società Summer: la novità avviene in parallelo all’acquisizione dell’adiacente Bagno Lido e la fusione dei due stabilimenti, incentivata dal piano dell’arenile dell’epoca, concede una premialità in termini di metri quadri di superficie utilizzabile e nasce l’enorme struttura del Nello Beach. Tra i soci entrano Oliviero Garlini e Maura Cattaneo. Nel 2007 Trombini cede le sue quote alla Summer di Papetti-Sintini e Garlini-Cattaneo cedono le loro alla Viesse di Enrico Visconti e alla Sogno Verde di Giuliano Debbi. Che l’anno successivo acquista anche le quote della Summer facendo nascere la società Marinabay con sede a Reggio Emilia. Debbi, originario di Sassuolo, figura tra le persone indagate nell’ambito della vasta inchiesta Aemilia sulle presunte infiltrazioni ndraghetiste nella nostra regione. Le indagini hanno fatto emergere alcune ipotesi di estorsione nel nostro territorio: ci sarebbe stato il tentativo di prendere il controllo del Marinabay.

Eppure sembrava che il rilancio fosse partito e la prossima stagione balneare fosse quella in cui avremmo visto le novità. A sconvolgere il futuro del Marinabay è stato l’annuncio dato dal Comune di Ravenna l’8 ottobre con una nota ufficiale: «La costituenda associazione temporanea di imprese (Ati) è decaduta dall’aggiudicazione provvisoria e l’amministrazione procederà allo scorrimento della graduatoria e all’aggiudicazione della concessione demaniale al secondo classificato, previa verifica circa il possesso dei requisiti prescritti dal bando». Cinque mesi fa una commissione di gara a Palazzo Merlato aveva assegnato a una cordata di imprenditori ravennati la concessione per poter avviare l’attività del bagno: la sfida per la difficile rinascita sarebbe spettata a Alessandro Zangaglia, fondatore del Santa Fè e titolare della società Bbk che gestisce l’omonimo locale a Punta Marina, e Carlantonio Monaco, titolare della società Il Piccolo Mondo che gestisce il bagno White Beach a Marina. La valutazione della domanda, composta da un’offerta economica e da un progetto di restyling firmato dall’architetto Fabrizio Fontana, aveva ottenuto 84,2 punti su 100 contro i 68,3 della società Symposion di Bergamo, l’unica altra concorrente. Ora la classifica si ribalta perché a proposito della società di Monaco è emerso un mancato versamento di contributi Inail da 986,35 euro che equivale a un parere negativo per il Durc, il documento unico di regolarità contributiva rilasciato dalla Cassa edile competente per zona, necessario per l’inizio lavori di un cantiere in Italia.

La società Il Piccolo Mondo (ufficialmente registrata in Camera di Commercio con la ragione sociale “Il Piccolo Mondo di”) venne costituita a novembre 2011 dai ravennati Angela Chiara Focaccia e Palmiro Gaudenzi avviando un commercio al dettaglio di oggetti d’arte di culto e di decorazione, chincaglieria e bigiotteria. A febbraio 2014 tutte le quote passarono al 46enne Carlantonio Monaco, noto come Carlo e originario di Conselice, che oggi è titolare al 100 percento e amministratore unico. Alla fine di giugno aveva cinque dipendenti e un capitale sociale di 10mila euro. I diretti interessati non smentiscono la circostanza del mancato versamento Inail. Ma ritengono di aver sanato le mancanze in tempo utile per essere considerati in regola nella procedura di gara: «Un’omissione nel pagamento attribuibile a un errore di uno studio commerciale, prontamente regolarizzata non appena avuta la contezza, ben prima dell’assegnazione alle società della concessione demaniale». Ecco perché annunciano un ricorso al tribunale amministrativo regionale (Tar). E a chi nutre dubbi sulla buona fede fanno notare una circostanza: «Il solo versamento del deposito cauzionale per accedere alla gara è stato di oltre dieci volte superiore alla somma versata in ritardo. Tanto sembra sufficiente a far intendere che si sia trattato di mero infortunio e non di premeditazione nel versare in ritardo una cifra così modesta».

Adesso in pole position per dare un volto nuovo al Marinabay c’è, come detto, la Symposion di Bergamo. Nella mattinata del 13 ottobre è avvenuto un incontro tra l’amministrazione comunale e alcuni rappresentanti della società: entro una trentina di giorni dovrebbero essere completate le verifiche per arrivare all’aggiudicazione definitiva (attualmente si tratta infatti di una aggiudicazione provvisoria) ma va ricordato che con la cordata Monaco-Zangaglia il Comune ha impiegato cinque mesi e su tutto incombe la possibilità di una sospensiva concessa dal Tar per valutare nel merito il ricorso che potenzialmente potrebbe chiudersi con un nuovo ribaltone delle graduatorie a rimettere Ravenna davanti a Bergamo.

Il 90 percento della Symposion (capitale sociale di 10mila euro, fino a tre mesi fa 38 addetti) è di proprietà della 44enne bergamasca Maria Cristina Bolognini: è amministratore unico ma non siamo riusciti a contattarla pur telefonando diverse volte agli uffici, l’abbiamo trovata sempre in riunione o fuori per appuntamenti. L’altro 10 percento è dell’avvocato Vincenzo Cugno Garrano che ci informa di non seguire più le pratiche della società avendo lasciato tutto nelle mani del collega di studio Giacomo Radici con cui però non abbiamo potuto parlare. Siamo riusciti a parlare con il ragionere Michele Monteleone, responsabile commerciale: «Il Comune di Ravenna ha escluso la prima classificata e ha contattato noi per capire se siamo ancora interessati (in caso contrario verrebbe rifatta una nuova gara, ndr). Da quando il bando si è chiuso sono passati cinque mesi, un tempo lungo nella gestione di una società che ha progetti in molte parti d’Italia. Credo sia normale che prima di confermare o smentire il nostro interesse per la concessione in gara a Ravenna ci serva un po’ di tempo per riprendere in mano quello che avevamo progettato e fare delle valutazioni interne per capire se ha ancora senso investire in questa iniziativa. Daremo una risposta al Comune a breve. E al momento è inutile fornire dettagli sul tipo di progetto visto che si tratta di una aggiudicazione provvisoria».

Il passato recente della Symposion, fondata nel 2009, è costellato da alcune avventure simili a quella del Marinabay ma concluse anzitempo con contenziosi in corso tra la società e altre amministrazioni pubbliche locali che, a differenza della posizione tenuta da Piazza del Popolo, si sono rese disponibili a fornire spiegazioni e cifre dei singoli bandi.

Esattamente un anno fa il Comune di Forte dei Marmi revocò l’affidamento del servizio di somministrazione alimenti e bevande annesso alla spiaggia attrezzata di ponente «invitando la Symposion al pagamento dell’intero canone della stagione 2014». Con un sopralluogo della polizia municipale il 23 settembre era stata accertata la chiusura del servizio di somministrazione già a partire dal 17 settembre in violazione del regolamento degli arenili, che prevede il periodo minimo di apertura degli stabilimenti fino al 20 settembre, e dell’ordinanza di prolungamento della stagione balneare fino al 2 novembre. «Inoltre la società non si è presentata all’invito trasmesso dall’ufficio gare e contratti per stipulare il contratto».

È sempre di un anno fa il contenzioso con la società Porto Venere Servizi portuali e turistici (Srl controllata al 51 dal Comune di Porto Venere in provincia di La Spezia). La Symposion aveva vinto il bando triennale 2014-16 con un’offerta da 245mila euro per la gestione della spiaggia comunale e del bagno Arenella: a settembre 2014, dopo quattro mesi di operatività, la concessionaria ha deciso di rescindere il contratto avviando una causa per il recupero di circa 80mila euro che ritengono di dover avere.

Risalgono invece al 2013 le problematiche con il Comune di Celle Ligure. Tra le cinquemila anime della località in provincia di Savona la Symposion sbarcò con un’offerta sontuosa che sbaragliò la concorrenza nella gara per la gestione 2013-16 di quella che viene chiamata spiaggia libera attrezzata: due tratti di litorale con chioschi e ombrelloni e due porzioni a disposizione di chiunque. Proponendo 37mila euro annui la Symposion si aggiudica il servizio a ridosso della stagione estiva così pur in assenza di alcuni documenti la società di Bergamo avvia l’attività. Secondo quanto si apprende dal Comune quei documenti non sarebbero mai arrivati, il contratto non è stato mai firmato, dei 37mila euro del primo anno sono stati pagati solamente 5mila dopo ripetuti solleciti e non sono mancate manifestazioni del personale ingaggiato che lamentava ritardi nei pagamenti. A fine estate il Comune allontana la Symposion avviando una causa per il recupero crediti a cui aggiungere un richiesta danni di circa 10mila euro perché se ne sarebbero andati senza ricoverare le attrezzature causandone di fatto il danneggiamento con le prime ondate di maltempo. Non solo: il Comune fece segnalazione all’Anac, l’autorità nazionale anti corruzione al cui archivio possono accedere tutte le pubbliche amministrazioni per poi decidere se tenere in considerazione o meno le informazioni inserite in precedenza.

La Symposion, ancora per bocca di Monteleone, ha dato massima disponibilità per illustrare i contorni di queste vicende: «Le amministrazioni ritengono di avere le loro ragioni, noi riteniamo di avere le nostre, ci sarà una magistratura che dovrà decidere». Preferendo evitare spiegazioni via telefono, la società ha rinviato ogni chiarimento a un incontro futuro in cui intende mostrare a R&D i documenti e le pratiche a sostegno delle proprie posizioni nelle diatribe legali con i tre Comuni.

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