lunedì
15 Giugno 2026

Street art, annullato uno dei murales per le proteste di un residente

«Niente scarabocchi». Ma il condominio aveva detto sì all’opera 10×7 Intanto completato il lavoro di Tellas. Inaugurazione il 13 settembre

Saranno tre e non quattro, come inizialmente annunciato dagli organizzatori, i nuovi enormi murales realizzati su edifici urbani a Ravenna nella zona di via Trieste da artisti di calibro internazionale nell’ambito della seconda edizione del festival di street art Subsidenze in corso in questi giorni. Non verrà realizzata l’opera prevista su un condominio tra via Lanciani e via Postumia: gli organizzatori, in accordo con il collettivo Dissenso Cognitivo che avrebbe dipinto quella parete (10 metri per 6,75), hanno preferito rinunciare di fronte alle vibranti lamentele sollevate da un anziano residente quando al mattino sono arrivati sul posto gli artisti. Non voleva «scarabocchi» sul muro, è stato l’argomento con cui si è opposto. A metà agosto l’assemblea condominiale si era espressa con parere favorevole, un permesso sufficiente per procedere con l’intervento così come accade per tutti gli altri murales già realizzati o in corso di realizzazione, ma la linea adottata è stata un’altra: «Non imponiamo l’arte ma vogliamo che sia accettata volentieri da tutti», è il commento sintetico dall’associazione culturale Indastria che cura l’evento in collaborazione con il Comune di Ravenna.

Intanto prosegue il lavoro degli altri tre artisti giunti in città per il festival. Il primo ad aver completato l’opera è stato il cagliaritano Tellas (l’anno scorso inserito dall’Huffington Post tra i 25 street artist più geniali al mondo) su un muro di dimensione tra via Lanciani e via Umago con le stesse dimensioni di quello annullato (l’opera finita è nella foto in alto). In fase conclusiva il muro del tiro a segno all’incrocio con via Pag, affidato alla pittrice e illustratrice romana (nota anche per le sue pubblicità per Feltrinelli e la Scala di Milano) Camilla Falsini e quello del condominio praticamente di fronte alla sede storica della Cmc, affidato al celebre Gola Hundun, artista cesenate noto anche semplicemente come Gola, trapiantato ormai da oltre dieci anni a Barcellona e da poco al lavoro anche in Kazakhstan.

Per completare la mappa delle nuove opere in città con la secona edizione del festival si devono aggiungere i due muri dei mesi scorsi, come anteprime. Ad aprile l’artista tedesco Jim Avignon ha dipinto una parete muraria in via Gulli ripreso dalle telecamere di Sky Arte (foto sotto, il documentario realizzato per l’occasione verrà proiettato in anteprima domenica 13 settembre alle 21 al centro sociale La Quercia di piazza Medaglie d’oro); a luglio, invece, Pixelpancho, artista torinese conosciuto in tutto il mondo (tra i 25 dell’Huffington di cui sopra), ha realizzato in via Trieste “The Last Kiss”, un’opera di notevoli dimensioni già recensita sui maggiori portali di Urban Art (foto sopra).

La seconda edizione del festival di street art prevede anche altri momenti dedicati alla street art. Giovedì 10 settembre inaugura una mostra alla galleria Mirada di via Mazzini, in centro a Ravenna. Si tratta della personale di Camilla Falsini (al lavoro anche sul muro del Tiro a Segno di via Pag) dal titolo “Nemici immaginari”; resterà aperta fino al 27 settembre dal venerdì alla domenica dalle 15 alle 19 e il mercoledì dalle 10 alle 13. Fino al 2 ottobre resterà invece allestita la mostra collettiva con i lavori dei protagonisti di Subsidenze (Tellas, Gola, Jim Avignon, PixelPancho, Dissenso Cognitivo e la stessa Falsini) allo spazio Bonobolabo di via Centofanti 79. Il programma prosegue sabato 12 con i giovani artisti della regione (selezionati tramite bando pubblico) che inizieranno il proprio lavoro collettivo sul muro dell’ex ippodromo di via Marani. Domenica, invece, cala il sipario sul festival con la pedalata tra i murales appena realizzati con ritrovo alle 16 in piazza Caduti sul Lavoro (ingresso ex ippodromo). A seguire, alle 18.30 al centro sociale La Quercia di piazza Medaglie d’oro dibattito con David Diavù Vecchiato, curatore dei progetti RiFatto e MURo con Sky Arte e alle 20 l’inaugurazione della mostra temporanea RiFatto de Il Fatto Quotidiano presso l’area delle architravi della piazza, a cui seguirà un buffet-aperitivo.

Favorisce i vecchi e i ricchi Ecco quant’è di sinistra Renzi

Ha annunciato che abolirà le tasse sulla casa. Ma si tratta di un trasferimento di risorse…

Matteo RenziSì sì. Tutti parlano della notizia del giorno. Cioè l’eterno dibattito sul famoso articolo 2 delle riforma del Senato. Il Primo Ministro Matteo Renzi è stato esplicito: correzioni e modifiche si possono fare ma l’articolo 2, quello che esclude l’elezione diretta dei nuovi senatori, non si tocca. Si rivolge soprattutto alla minoranza Pd di Speranza e Bersani, cioè quelli che adesso gridano allo scandalo e sostengono che il Senato non eleggibile è una minaccia alla democrazia. Peccato che i minoranti del Pd quella riforma alla Camera l’hanno votata proprio così com’è, con il senato ineleggibile. Bah, miracoli della coerenza politica.

In realtà, della riforma del Senato non importa un fico a nessuno, tra gli elettori. Ai quali invece interessa molto l’altra proposta mirabolante del TurboPremier Renzi che in pompa magna a “Porta a Porta“ (e dove sennò?) ha annunciato che toglierà l’Imu e la Tasi sulla prima casa. Tutti contenti, che l’elettore è contento se gli togli le tasse.
Peccato che, come ha fatto notare il bravo Federico Fubini sul “Corriere della Sera“, non proprio tutti dovrebbero gioire. Basta guardare i numeri. Ogni volta che un governo cancella una tassa, c’è chi ci perde e chi ci guadagna. C’è chi beneficia dell’abolizione, perché il prelievo pesava molto su di lei o lui, e chi meno. E c’è chi ci perde, se prima non era soggetto a quel prelievo ma ora viene chiamato (indirettamente) a compensare con la fiscalità generale la quota di spesa pubblica che quella tassa defunta copriva.

Matteo nostro ha spiegato che l’addio alla «tassa annuale sui servizi indivisibili» sulle prime case e all’«imposta municipale unica» sulle residenze principali «di pregio» riguarda tutti o quasi: l’81% degli italiani. Secondo l’Istat nel 2013 viveva nella casa di proprietà 72,1% delle famiglie. Quindi il restante 27,8% delle famiglie, poco meno di un terzo dei cittadini italiani, resterà fuori dall’operazione Tasi e Imu, perché non le pagava, però dovrà coprire con le proprie tasse 3,5 miliardi di «compensazioni» spedite dal governo ai Comuni rimasti senza il loro gettito dagli immobili.

Chi ci guadagna? L’Istat dice che il 76% delle famiglie con capofamiglia dai 55 anni in su vive in casa di proprietà, dunque ci guadagna, mentre solo il 24% dei più anziani resta fuori. La situazione invece è rovesciata nelle famiglie con capofamiglia fino ai 34 anni di età: nei giovani solo il 44,7% vive in case “sue” e paga Tasi o Imu, tutti gli altri invece no e dovranno compensare con le loro tasse l’ammanco dei comuni. «Uno squilibrio simile si replica se si guarda ai livelli di istruzione o allo status professionale. Paga Imu o Tasi il 76,6% dei capifamiglia laureati, ma solo il 58,5% dei diplomati delle scuole medie. Versa la tassa sugli immobili l’85,3% dei dirigenti, ma solo il 47,5% degli operai. Più in generale, sono proprietari della casa in cui vivono e dunque ci guadagneranno ben nove italiani su dieci nel club composto dal 20% della popolazione che guadagna di più. Se si guarda invece al 20% della popolazione che guadagna meno, fra loro solo il 34% vive in casa di proprietà ed è candidato allo sgravio; gli altri due terzi fra i meno abbienti sono solo candidati a pagare per quello sgravio con il loro contributo alla fiscalità generale.

Nei termini più crudi l’abolizione di Tasi e Imu è dunque un trasferimento di risorse dai ricchi ai poveri, dai giovani agli anziani, dai meno istruiti ai più istruiti, e dagli immigrati agli italiani». Bravo Renzi, una bella riforma di sinistra.

Per scendere dal tetto della ditta ha ottenuto 18mila euro e un lavoro

La protesta di un camionista 55enne dopo il licenziamento ritenuto ingiusto. Oltre venti ore di trattative condotte tramite un negoziatore

È salito sul tetto dell’azienda che lo aveva licenziato meno di un mese prima indossando l’ex divisa e minacciando di buttarsi da una decina di metri se non avesse riavuto il posto, dopo una ventina di ore di trattative con un negoziatore è sceso intascando circa 18mila euro dall’ex datore di lavoro, un periodo di prova in una nuova impresa e il rischio blando di una denuncia per procurato allarme e interruzione di servizio. La zona artigianale Bassette l’8 settembre è stata il teatro del braccio di ferro tra una multinazionale olandese del settore della logistica che a Ravenna ha la sua unica sede italiana aperta nel 2008 e un 55enne camionista albanese con moglie e due figli in Italia da oltre quindici anni.

I termini dell’accordo fra le parti, trapelati nelle ore seguendi alla firma, sono il risultato di una estenuante trattativa mediata da un negoziatore dei carabinieri arrivato appositamente da Bologna avvalendosi sul posto del supporto della Cgil che aveva impugnato il licenziamento, della Cna che assiste l’azienda, dell’avvocato che tutela il lavoratore nel ricorso legale, del sindaco Fabrizio Matteucci e dei familiari dell’uomo. La conclusione è arrivata poco dopo la mezzanotte tra l’8 e il 9 settembre quando l’autista ha accettato l’ultima proposta ricevuta nel tardo pomeriggio direttamente dalla bocca del mediatore salito in cima al magazzino come già accaduto due volte nel corso della giornata, portato su dai vigili del fuoco con l’autoscala. Come fosse salito il lavoratore non è ancora chiaro: gli ex colleghi l’avevano trovato seduto sul cornicione all’apertura dei cancelli alle 7.40. Non essendoci accessi interni al tetto l’ipotesi è che sia stato aiutato da qualcuno per salire esternamente nottetempo. In uno zainetto un minimo equipaggiamento: un cappellino, una felpa, una bottiglia d’acqua, un ombrello.

Il momento più teso della giornata è stato proprio in occasione della terza visita sul tetto da parte del negoziatore. Il 55enne si è alterato sporgendosi con una gamba all’esterno del cornicione. Poco dopo si è deciso di sistemare il cuscino d’aria ai piedi del magazzino. Il punto di svolta nel testa a testa con i militari incaricati di mediare è arrivato in tarda serata quando figlia e moglie sono state allontanate dal cortile della ditta e in particolare la più giovane ha manifestato segni di cedimento per la grande tensione accumulata. La circostanza potrebbe aver avuto un suo peso nel smuovere gli intenti dell’operaio. Sarà la procura, informata sui fatti, a valutare se procedere con una denuncia a suo carico.

A scatenare il gesto, come detto, il licenziamento. Secondo il lavoratore arrivato ingiustamente. Secondo l’azienda inevitabile sanzione disciplinare per comportamenti sul luogo di lavoro. La vicenda era iniziata con una contestazione formale da parte della ditta: l’uomo aveva risposto tramite la Cgil, a cui è iscritto da un anno, ricevendo poi la comunicazione del licenziamento. Secondo quanto trapelato vi sarebbe stato anche uno scontro acceso con il direttore del personale sfociato in un litigio pesante. La normativa sul lavoro per le aziende con meno di quindici dipendenti, come questo caso, non prevede il reintegro in caso di sentenza per ingiusto licenziamento ma un risarcimento massimo di sei mensilità a cui sommare eventuali rimborsi se dimostrabili mancati guadagni in passato.

I sindacati contro Eni: «A rischio il sistema legato alla perforazione»

Tra attività congelate, nuovi cassaintegrati e rischio delocalizzazioni
In arrivo assemblee dei lavoratori per organizzare la protesta

L’intero sistema delle aziende legate al polo produttivo Eni di Marina di Ravenna sta soffrendo pesantemente le conseguenze dell’attuale crisi petrolifera internazionale e le scelte strategiche di Eni, comprese quelle che interessano l’area ravennate dove la produzione è totalmente di gas naturale, che non ha subito certo gli stessi ribassi del petrolio. Lo dichiarano in una nota congiunta in tre sindacati.

L’impianto Adriatic 1, di proprietà di Nabors Drilling International, il “fast move” di piccole dimensioni installato direttamente a bordo delle piattaforme, che operava ininterrottamente a Ravenna da diversi anni, e strategico per il mantenimento produttivo del polo ravennate di Eni, è stato inspiegabilmente “congelato” fino a fine anno . Le aziende contrattiste, direttamente collegate alle operazioni di drilling, già dagli inizi dell’anno hanno fatto richiesta di ammortizzatori sociali, avviato procedure di mobilità e iniziato il dirottamento di lavoratori sul mercato internazionale, in quanto i contratti siglati per il 2015 (fortemente al ribasso rispetto ai precedenti) non consentivano l’impiego di tutte le maestranze; la scelta di Eni di congelare le ultime attività sta avendo – secondo i sindacati – ripercussioni allarmanti per la tenuta occupazionale del polo ravennate e per i riflessi negativi che potrebbero ricadere anche sulla sicurezza.

I funzionari sindacali di categoria Alessandro Mongiusti di Filctem Cgil, Daniele Grotti di Femca cisl e Roberto Palmarini di Uiltec Uil sottolineano che il rischio di delocalizzazione di intere linee di business da parte delle multinazionali è sempre più evidente.

Martedi 8 settembre Schlumberger italiana S.p.A, che a Ravenna occupa oltre un centinaio di lavoratori di alta professionalità, ha convocato i delegati aziendali e le strutture provinciali per comunicare le decisioni del management, che a fronte dei risultati di bilancio negativi nel 2015 estenderà la cassa integrazione straordinaria, già avviata a inizio anno per un comparto operativo di circa 12 persone, anche ai reparti amministrativi, di staff e di manutenzione. Probabilmente alcune attività di preparazione tecnica strumentale verranno dirottate verso le basi di Aberdeen in Scozia e Stavanger in Norvegia. I sindacati hanno espresso tutta la contrarietà alle operazioni dichiarate e riuniranno nei prossimi giorni i lavoratori in assemblea dove verranno valutate insieme le azioni da adottare in contrasto alle decisioni manageriali

Anche Halliburton, altro colosso nel sistema oil&gas internazionale, ha avviato nei giorni scorsi una procedura di mobilità conseguente alla dismissione di una linea di business che occupa 16 lavoratori .

Il crollo del prezzo del greggio, sceso dai 150 dollari nel 2008 agli attuali 45 dollari, sta generando in tutto il mondo una reazione a catena lungo tutta la filiera. «Le compagnie petrolifere stanno reagendo tagliando gli investimenti e sospendendo i progetti di sviluppo – accusano i sindacati – mentre le services company multinazionali stanno riorganizzandosi a livello mondiale a colpi di licenziamenti e acquisizioni di società concorrenti, come nel caso di Halliburton che ha acquisito il gruppo Baker Hughes per 35 miliardi di dollari e che ha successivamente dichiarato tagli di personale nell’ordine di migliaia di lavoratori». Quest’ultima operazione è ancora al vaglio dell’antitrust statunitense e si realizzerà presumibilmente a fine anno per cui effetti, ad oggi, in Italia non si sono concretizzati.

«Ovviamente questa instabilità internazionale, ma soprattutto le decisioni del management di Eni, rischiano di sgretolare tutto il sistema legato alla perforazione, mettendo in difficoltà anche altre aziende italiane quali Enel e Stogit». Le organizzazioni sindacali sottolineano che Eni «è per circa il 30% dello Stato e altre aziende coinvolte di totale proprietà di cassa depositi prestiti, e continuano a sostenere con forza che quest’azienda non può esimersi dalle responsabilità di costituire un motore di traino per i settori più strategici e qualificanti dell’industria italiana nel solo nome del profitto».

Anche a Ravenna in marcia «scalzi» per l’accoglienza dei migranti

Venerdì un corteo in centro storico con le bandiere della pace

Anche a Ravenna si terrà la “Marcia delle donne e degli uomini scalzi”. L’appuntamento, che si svolgerà contemporaneamente in tutta Italia, è per venerdì 11 settembre e vuole essere un forte momento di mobilitazione e sensibilizzazione sul tema dei migranti e dell’accoglienza.

A Ravenna la partenza dei manifestanti, accomunati dalla bandiera della pace, è prevista da porta Adriana alle 18, poi il corteo si snoderà per le vie del centro storico fino ad arrivare in piazza del Popolo.

«È arrivato il momento di decidere da che parte stare – dicono gli organizzatori -. Scenderemo in piazza per chiedere con forza i primi quattro necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali: certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature; accoglienza degna e rispettosa per tutti; chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti; creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino».

«Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie – scrive , al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie. Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace. Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti. Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze».

Hanno dato la loro adesione alla marcia che si terrà a Ravenna: Amnesty International Ravenna, Arci Ravenna, Cgil Ravenna, Cisl Romagna, Uil Ravenna, Anolf Ravenna, Auser Ravenna, Comitato in difesa della Costituzione di Ravenna, associazione Italia Cuba, Avvocato di strada Ravenna, associazione A.S.Ra., Global Solidarietà, Terra mia, Città Meticcia, Comitato rompere il silenzio, Life, Rete civica contro il razzismo e la xenofobia, Lampedusa siamo noi, il Sud siamo noi, Casa delle culture Ravenna, Terzo mondo, Persone in movimento, Partito Democratico Ravenna, Sel Ravenna, Rifondazione Comunista provincia Ravenna, Ravenna in Comune.

Anche a Ravenna in marcia «scalzi» per l’accoglienza dei migranti

Venerdì un corteo in centro storico con le bandiere della pace

Anche a Ravenna si terrà la “Marcia delle donne e degli uomini scalzi”. L’appuntamento, che si svolgerà contemporaneamente in tutta Italia, è per venerdì 11 settembre e vuole essere un forte momento di mobilitazione e sensibilizzazione sul tema dei migranti e dell’accoglienza.

A Ravenna la partenza dei manifestanti, accomunati dalla bandiera della pace, è prevista da porta Adriana alle 18, poi il corteo si snoderà per le vie del centro storico fino ad arrivare in piazza del Popolo.

«È arrivato il momento di decidere da che parte stare – dicono gli organizzatori -. Scenderemo in piazza per chiedere con forza i primi quattro necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali: certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature; accoglienza degna e rispettosa per tutti; chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti; creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino».

«Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie – scrive , al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie. Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace. Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti. Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze».

Hanno dato la loro adesione alla marcia che si terrà a Ravenna: Amnesty International Ravenna, Arci Ravenna, Cgil Ravenna, Cisl Romagna, Uil Ravenna, Anolf Ravenna, Auser Ravenna, Comitato in difesa della Costituzione di Ravenna, associazione Italia Cuba, Avvocato di strada Ravenna, associazione A.S.Ra., Global Solidarietà, Terra mia, Città Meticcia, Comitato rompere il silenzio, Life, Rete civica contro il razzismo e la xenofobia, Lampedusa siamo noi, il Sud siamo noi, Casa delle culture Ravenna, Terzo mondo, Persone in movimento, Partito Democratico Ravenna, Sel Ravenna, Rifondazione Comunista provincia Ravenna, Ravenna in Comune.

L’autista che protestava sul tetto contro il licenziamento è sceso nella notte

Lo ha annunciato su Facebook il sindaco Fabrizio Matteucci

È sceso poco dopo mezzanotte, dopo essere stato praticamente 24 ore sul tetto dell’azienda che lo ha licenziato un mese e mezzo fa, minacciando di buttarsi. Lo ha annunciato sulla sua pagina Facebook il sindaco Fabrizio Matteucci, che ha seguito la vicenda sul posto.

L’uomo, un autista albanese di 55 anni, per scendere chiedeva un risarcimento alla sua vecchia ditta – la società olandese Lubbers, con una sede a Ravenna in zona Bassette e con cui era già aperto un contenzioso – e un nuovo lavoro.

Sul posto per tutta la giornata uomini del 118, vigili del fuoco e carabinieri. Un negoziatore dell’Arma, giunto appositamente da Bologna, aveva tentato per tre volte di ottenere un accordo con l’uomo e di convincerlo a scendere, senza risultati.

L’autista che protestava sul tetto contro il licenziamento è sceso nella notte

Lo ha annunciato su Facebook il sindaco Fabrizio Matteucci

È sceso poco dopo mezzanotte, dopo essere stato praticamente 24 ore sul tetto dell’azienda che lo ha licenziato un mese e mezzo fa, minacciando di buttarsi. Lo ha annunciato sulla sua pagina Facebook il sindaco Fabrizio Matteucci, che ha seguito la vicenda sul posto.

L’uomo, un autista albanese di 55 anni, per scendere chiedeva un risarcimento alla sua vecchia ditta – la società olandese Lubbers, con una sede a Ravenna in zona Bassette e con cui era già aperto un contenzioso – e un nuovo lavoro.

Sul posto per tutta la giornata uomini del 118, vigili del fuoco e carabinieri. Un negoziatore dell’Arma, giunto appositamente da Bologna, aveva tentato per tre volte di ottenere un accordo con l’uomo e di convincerlo a scendere, senza risultati.

No alla terza offerta del negoziatore L’operaio licenziato resta sul tetto FOTO

Venti ore in cima alla sede della Lubbers: un autista di 55 anni rivuole il posto. L’azienda offre soldi. Posizionato il cuscino d’aria a terra

Per lasciare il tetto della Lubbers, in via Zanardelli a Ravenna, vuole riavere il suo posto di lavoro come autista per la ditta olandese di logistica che in Italia ha l’unica sede nella zona artigianale Bassette dal 2008: dalla notte tra il 7 e l’8 settembe un 55enne albanese tiene sotto scacco l’azienda e la macchina dei soccorsi minacciando di gettarsi nel vuoto da un altezza di una decina di metri se non otterrà quanto richiesto. Sono ormai più di venti le ore passate in cima al magazzino durante le quali per tre volte un negoziatore arrivato da Bologna è salito con l’autoscala dei pompieri per condurre le trattative per conto dell’azienda ricevendo un secco rifiuto. Dopo il fallimento del terzo tentativo, verso le 19 di martedì si è deciso di posizionare il cuscino d’aria ai piedi del cornicione. Al calare del buio l’uomo era ancora seduto all’angolo dell’edificio.

La macchina dei soccorsi lascia trapelare pochissimi dettagli sulla vicenda e sulle trattative condotte per arrivare alla soluzione. Secondo quanto si apprende tutto ruoterebbe attorno ad alcuni dissidi che vanno avanti da tempo tra l’azienda e il lavoratore, in particolare sembrerebbe attorno alle ore lavorate e ai riposi. Dissidi che avrebbero portato anche ad alcuni scontri più accesi con conseguenti provvedimenti disciplinari poi sfociati nel licenziamento arrivato alla fine di luglio.

La richiesta principale del lavoratore sarebbe la riconquista del posto di lavoro: una professione che amava e dalla quale riusciva ad avere un’entrata economica sufficiente per il tenore di vita della famiglia. L’azienda non intende cedere su questo punto e avrebbe rilanciato con un risarcimento di alcune mensilità, tentando di chiudere una trattativa che possa evitare anche eventuali strascichi in tribunale davanti al giudici del lavoro.

Non è ancora chiaro come l’uomo (sposato con due figli) sia salito lassù. Ad accorgersi della sua presenza sono stati i primi dipendenti arrivati in sede verso le 7.40 e il 55enne era già lassù: il magazzino non ha accessi interni al tetto e nemmeno il magazzino adiacente. L’ipotesi è che possa essere stato aiutato da un amico nottetempo (non ci sono telecamere di videosorveglianza all’esterno).

Sul posto nel corso della spasmodica giornata si sono susseguite varie autorità e rappresentanti delle anime in campo, oltre ovviamente al personale medico del 118 in caso di emergenza, i carabinieri e i vigili del fuoco. I militari hanno chiesto la presenza dei sindacalisti Cgil che avevano preso in carico la vicenda dell’uomo, l’avvocato che segue il lavoratore, la moglie e la figlia, i rappresentanti della Cna che seguono l’azienda per le pratiche burocratiche. Sul posto anche il sindaco Fabrizio Matteucci.

Qualche attimo di tensione in serata verso le 21.30 quando i carabinieri hanno deciso di allontanare ogni presenza nei pressi dello stabilimento tenendo a distanza anche la moglie che ha reagito dimenandosi e urlando per superare il cordone dei militari.

[AGGIORNAMENTO] L’autista è sceso dal tetto poco dopo mezzanotte, vedi articoli correlati.

Aggredita da due pitbull in strada mentre porta a spasso il cagnolino

Ferite a gambe e braccia per una 50enne: i cani sarebbero usciti dall’abitazione attraverso un foro nella recinzione

Per difendere il suo cagnolino dall’attacco di due pitbull, fuggiti da un’abitazione, è stata aggredita a sua volta riportando ferite alle braccia e una gamba cadendo a terra: attimi di paura per una donna 50enne nel pomeriggio di ieri, 7 settembre, in via Testi Rasponi a Ravenna. La donna era a spasso con il suo animale di piccola taglia quando sono sbucati le bestie di grande dimensione, forse riusciti a scappare dalla recinzione attraverso un foro. Le urla della donna e un’auto di passaggio, come riporta il Resto del Carlino, hanno attirato i vicini e i proprietari dei pitbull che sono intervenuti per fermarli. La donna è stata trasportata al pronto soccorso ma le ferite non sarebbero particolarmente gravi e i carabinieri intervenuti sul posto hanno ascoltato testimoni.

Sfonda il finestrino e urina sui sedili della Bmw di don Ugo a San Rocco

Un ex ospite del dormitorio gestito dal parroco ha tentanto di dare fuoco al poggiatesta. Il prete forse non presenterà querela

Dopo aver sfondato un finestrino laterale dell’auto, utilizzando un pezzo di pietra staccato dal marciapiede, ha urinato nell’abitacolo cercando di dare fuoco al sedile con una sigaretta riuscendo solo a danneggiare un poggiatesta: la Bmw di don Ugo Salvatori, parroco al quartiere San Rocco di Ravenna, è finita nel mirino di un ex ospite del dormitorio che lo stesso prete gestisce da tempo accogliendo persone bisognose.

L’uomo in questione avrebbe trascorso nella struttura un periodo agli arresti domiciliari. L’attacco è avvenuto verso le 19 del 7 settembre proprio nei pressi della chiesa in centro città: un passante ha visto la scena e ha chiamato il 112 che poco dopo è riuscito a individuare il vandalo che si era allontanato in bicicletta cambiandosi maglia. Secondo quanto si legge su Il Resto del Carlino che riporta la notizia, il prete sembrerebbe intenzionato a non presentare querela. Non sono noti i motivi del gesto.

Ancora sul tetto contro il licenziamento: «Voglio un lavoro e un risarcimento»

Continua la protesta dell’ex autista di una ditta delle Bassette
Sul posto anche il sindaco. Al lavoro un negoziatore di Bologna

Pare sia sul tetto di quel capannone di via Zanardelli da ormai 15 ore. Di certo da più di 10. Secondo alcune ricostruzioni, infatti, pare che il cinquantenne albanese che sta manifestando in maniera eclatante contro il suo licenziamento sia salito sul tetto poco dopo la mezzanotte. E comunque ben prima le luci dell’alba di oggi, martedì 8 settembre.

Due i tentativi per cercare di convincerlo a scendere, entrambi andati a vuoto, da parte di un negoziatore (al centro con la maglia chiara nella foto qui sotto), un carabiniere giunto appositamente da Bologna e salito sul tetto per discutere con l’uomo tramite l’autoscala dei vigili del fuoco.

L’uomo – che a moglie e figlia, anche loro sul posto, ha gridato di non riuscire più a dormire da un mese e mezzo, da quando cioè è stato licenziato – avrebbe alzato troppo le pretese, chiedendo un risarcimento danni di svariate migliaia di euro all’azienda e anche un lavoro nuovo.

Si tratta di un autista che lavorava per la sede ravennate delle Bassette della Lubbers, società olandese attiva nel campo del trasporto e della logistica. Con la sua vecchia azienda avrebbe già aperto un contenzioso con tanto di avvocato al lavoro, anche lui presente sul posto, dopo una serie di divergenze che avrebbero portato anche a un richiamo disciplinare. L’uomo, invece, lamenta dei mancati pagamenti, stando almeno da quanto trapela in queste concitate ore.

Sul posto dalla tarda mattinata c’è anche il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, che preferisce non commentare per non interferire nel lavoro del negoziatore. L’uomo sul tetto pare essere in ottime condizioni e ora indossa un cappellino per proteggersi dal sole.

 

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