lunedì
15 Giugno 2026

A Porto Fuori, per la prima volta in Italia, la Coppa d’Europa e Africa di cablewake

In arrivo atleti da 21 paesi per questa disciplina che mischia sci nautico e snowboard. E a Ravenna spazio anche per i disabili

Ravenna diventa capitale del cablewake europeo: dal 15 al 20 settembre i rider più forti del mondo si danno appuntamento al nuovo impianto di Porto Fuori (ne avevamo parlato un anno fa, vedi articoli correlati), per la diciassettesima edizione dei Campionati di Europa e Africa. Si tratta di una disciplina nata nell’ambito del wakeboard, sport che unisce lo sci nautico allo snowboard, con gli atleti (i rider, appunto) che devono compiere salti e acrobazie.

Il cablewake si pratica da molti anni in tutto il mondo, in Europa le nazioni guida sono state Germania, Gran Bretagna e Francia. Nel nostro paese è giunto nel 2000, quando a Milano la Federazione Sci Nautico, con la collaborazione della Provincia, ha valorizzato un’area intorno al piano d’acqua dell’Idroscalo (pochi chilometri dal centro della città) installando un impianto formato da 5 piloni, che sta riscuotendo un grande successo. Quello di Porto Fuori (nella foto in alto) è un moderno impianto a 6 piloni, che vanta 9 ostacoli Unit.

I Campionati di Europa e Africa che apriranno i battenti il 15 settembre costituiscono la prima edizione italiana della prestigiosa gara internazionale, segnalata nel regolamento con 5 stelle e che mette in palio 800 punti (solo il campionato mondiale ne assegna di più, 1000). La grande novità è che per la prima volta in assoluto gareggerà anche la categoria “seduti” aperta ai diversamente abili.

I rider compiono evoluzioni, i trick, avvalendosi di ostacoli o strutture in acqua, a cui la giuria assegna un punteggio che è la sintesi di tre qualità: altezza, esecuzione (la tecnica), intensità (ampiezza).

Gli atleti convocati dai tecnici nazionali Alberto Della Beffa e Ludovico Vanoli che si batteranno per difendere i colori azzurri sono i milanesi Riccardo De Tollis e Maurizio Marassi (oltre allo stesso Della Beffa che parteciperà anche come ridere); i veronesi Mattia Mazzola, Gianluigi Vecchini e Elisa Costanzo; l’anconeitano Leonardo Gatti; gli abruzzesi Carlo Orlando e Damiano Solbiati; il bolognese Flavio Pederzani; Claudia Pagnini da Misano Adriatico e, a fare gli onori di casa, il ravennate Noah Gessi.

I Paesi rappresentati sono 21: Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Russia, Slovacchia, Sudafrica, Svezia, Ucraina e Ungheria, oltre all’Italia.

Lo spettacolo sarà di altissimo livello: tra gli iscritti ci sono infatti il campione e la campionessa del mondo Lior Sofer (Israele) e Julia Rick (Germania).

Programma completo, start list e risultati a questo link.

A Porto Fuori, per la prima volta in Italia, la Coppa d’Europa e Africa di cablewake

In arrivo atleti da 21 paesi per questa disciplina che mischia sci nautico e snowboard. E a Ravenna spazio anche per i disabili

Ravenna diventa capitale del cablewake europeo: dal 15 al 20 settembre i rider più forti del mondo si danno appuntamento al nuovo impianto di Porto Fuori (ne avevamo parlato un anno fa, vedi articoli correlati), per la diciassettesima edizione dei Campionati di Europa e Africa. Si tratta di una disciplina nata nell’ambito del wakeboard, sport che unisce lo sci nautico allo snowboard, con gli atleti (i rider, appunto) che devono compiere salti e acrobazie.

Il cablewake si pratica da molti anni in tutto il mondo, in Europa le nazioni guida sono state Germania, Gran Bretagna e Francia. Nel nostro paese è giunto nel 2000, quando a Milano la Federazione Sci Nautico, con la collaborazione della Provincia, ha valorizzato un’area intorno al piano d’acqua dell’Idroscalo (pochi chilometri dal centro della città) installando un impianto formato da 5 piloni, che sta riscuotendo un grande successo. Quello di Porto Fuori (nella foto in alto) è un moderno impianto a 6 piloni, che vanta 9 ostacoli Unit.

I Campionati di Europa e Africa che apriranno i battenti il 15 settembre costituiscono la prima edizione italiana della prestigiosa gara internazionale, segnalata nel regolamento con 5 stelle e che mette in palio 800 punti (solo il campionato mondiale ne assegna di più, 1000). La grande novità è che per la prima volta in assoluto gareggerà anche la categoria “seduti” aperta ai diversamente abili.

I rider compiono evoluzioni, i trick, avvalendosi di ostacoli o strutture in acqua, a cui la giuria assegna un punteggio che è la sintesi di tre qualità: altezza, esecuzione (la tecnica), intensità (ampiezza).

Gli atleti convocati dai tecnici nazionali Alberto Della Beffa e Ludovico Vanoli che si batteranno per difendere i colori azzurri sono i milanesi Riccardo De Tollis e Maurizio Marassi (oltre allo stesso Della Beffa che parteciperà anche come ridere); i veronesi Mattia Mazzola, Gianluigi Vecchini e Elisa Costanzo; l’anconeitano Leonardo Gatti; gli abruzzesi Carlo Orlando e Damiano Solbiati; il bolognese Flavio Pederzani; Claudia Pagnini da Misano Adriatico e, a fare gli onori di casa, il ravennate Noah Gessi.

I Paesi rappresentati sono 21: Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Russia, Slovacchia, Sudafrica, Svezia, Ucraina e Ungheria, oltre all’Italia.

Lo spettacolo sarà di altissimo livello: tra gli iscritti ci sono infatti il campione e la campionessa del mondo Lior Sofer (Israele) e Julia Rick (Germania).

Programma completo, start list e risultati a questo link.

A 40 anni non ha mai preso la patente ma guidava un’auto senza assicurazione

Già 230 le multe dall’inizio dell’anno per veicoli senza tagliando

Un ravennate di 40 anni è stato denunciato per guida senza patente. Agli agenti della municipale che l’hanno fermato in via Romea, a Ravenna, ha candidamente ammesso di non averla mai conseguita. E come se non bastasse stava guidando un’auto senza assicurazione.

Sempre in questi giorni sono stati individuati dai vigili altri quattro veicoli privi dell’assicurazione obbligatoria, risultata scaduta da un minimo di quasi due anni (dicembre 2013) ad alcuni mesi. Si tratta di due ciclomotori e di due auto, i cui conducenti – tutti uomini, due stranieri e tra i 41 e gli 82 anni – si sono visti sequestrare il mezzo, oltre che consegnare una multa da circa 850 euro.

Salgono così a circa 230, in media quasi una al giorno, dall’inizio dell’anno, le violazioni di questo tipo riscontrate dalla Municipale, una decina delle quali relative a documenti assicurativi falsi, con un incremento rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti (140 nel 2014 e 113 nel 2013).

Ancisi contro il sindaco: «Si scusi lui, non ho dato della vacca alla Morigi»

Il leader di LpRa: «Chi pronuncia bufale è un bufalo o una bufala
Pensare al suo sinonimo in senso figurato è da depravati»

«Chi pronuncia bufale è un bufalo o una bufala». Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale, spiega così la sua uscita dell’altro giorno che ha fatto infuriare il sindaco. Matteucci, infatti, aveva preso pubblicamente le difese di Valentina Morigi, assessore della sua giunta che, dopo aver definito quelle di Ancisi sugli orti comunali come delle bufale, si è vista rispondere dal decano dell’opposizione ravennate un «Bufala sarà lei». Che secondo il sindaco è stato come darle della «vacca», usando la parola scelta da Matteucci in un tweet.

«Se bufala figurativamente vuol dire affermazione di falso – spiega Ancisi in una nuova nota –, al “tu sei un bugiardo” dell’assessora ho replicato con “bugia sei tu”. Tanto è bastato al sindaco che non risponde di niente a nessuno per tradurre “bufala” in “vacca”: bovini che in senso letterale sono sinonimi così come la tigre e il leopardo tra i felini e che in senso figurato lo sono solo per i depravati. Di qui tutto il marciume sparso nell’etere. Sennonché, non avendo detto “vacca” e non potendosi intendere che lo abbia neppure pensato, il diffamato sono io. Si vergogni il diffamatore e chi lo ha assorbito, applaudito e rilanciato bovinamente. Mi bastano le scuse».

Nel corso della sua replica, Ancisi ha anche tirato in ballo il sindaco di Lugo Davide Ranalli, che su Facebook l’aveva preso di mira scherzando sulla sua età (Ancisi ha 75 anni). «Ho letto sui quotidiani on line che Alvaro Ancisi, giovane consigliere comunale di Ravenna, ha definito l’assessore Valentina Morigi “bufala”. Sono convinto che questo scivolone di stile sia solo il frutto di inesperienza data dalla giovane militanza politica di Ancisi. E sono altrettanto certo che il giovane Ancisi si scuserà con l’assessore Morigi», erano state le parole di Ranalli. Che Ancisi naturalmente attacca: «lo spreco di finissimo acume è del personaggio in cerca d’autore, che non ho mai avuto il dispiacere di incontrare, mandato dal Pd nel Comune di Lugo a farsi commiserare da tutti, compagni compresi».

La polemica è nata dal caso delle tessere per gli orti comunali, i dettagli tra gli articoli correlati qui sopra.

Pd, la voce critica: «Il partito abbia il coraggio di fare le primarie»  

Casadio (Sapir): «La candidatura di Liverani è una operazione tutta
politica per restare a sinistra. Mi sarei candidato, ma sono indagato»

Matteo Casadio, ex assessore, oggi presidente Sapir, è uno dei cinquantenni di cui si è fatto il nome in questi mesi per un’eventuale candidatura a sindaco. Viene dalla Margherita ed è stato forse il primo dirigente del Pd in città a schierarsi con Matteo Renzi quando qui la posizione era tutt’altro che condivisa e i bersaniani regnavano incontrastati o quasi (prima di cambiare, in molti casi, idea).

Gli parliamo all’indomani delle dichiarazioni del segretario De Pascale che di fatto sembra escludere le primarie e indica in Enrico Liverani un candidato forte e credibile per le amministrative del 2016 a Ravenna (vedi articoli correlati).

Lei era nella rosa dei nomi dei candidati e non ha mai nascosto di essere disposto a correre nelle primarie. Cosa ne pensa delle dichiarazioni di De Pascale?
«Io purtroppo sono indagato (in quanto presidente Sapir nell’indagine che riguarda il presunto mancato rinnovo delle autorizzazioni per i materiali conservati nelle casse di colmata, ndr) e ho rispetto per il lavoro della magistratura, per le istituzioni e anche per il Pd: una mia candidatura sarebbe stata fuori luogo. Le primarie comunque le ho sempre date per scontate e sono rimasto un po’ spiazzato dalle affermazioni di Michele».
Pensa sia un errore non farle?
«Penso che il nome di Liverani rappresenti un’operazione tutta politica. Prima ancora di una giusta scommessa su una svolta generazionale traspare, infatti, l’esigenza prioritaria di “tenere” a sinistra, un’esigenza che non condivido, ma che comprendo perché siamo a Ravenna ».
In realtà De Pascale ha detto che le primarie sono uno strumento necessario qualora vi siano due o più proposte. Ma non sembra che questo sia il caso a Ravenna…
«A questo punto… quando il partito scende in campo in maniera così forte… A ogni modo la forma non cambia la sostanza e io non biasimo Michele, in un certo senso ha deciso di rompere un’impasse che si era creata e si è assunto una grande responsabilità. Poteva dire “facciamo le primarie”, invece ha detto “questo è il candidato del partito e le primarie secondo me non servono”. Tutti quanti, con i nostri tatticismi e i nostri silenzi, abbiamo contribuito colpevolmente a creare incertezza e impasse e ad arrivare a questa situazione».
Condivide almeno la scelta di Liverani?
«Io Liverani non lo conosco, ma mi pare una persona seria e un buon amministratore. Se qualcuno pensa sia il miglior candidato sindaco che abbiamo, allora sarebbe stato sicuramente anche un ottimo candidato da lanciare senza paura alle primarie. Questa candidatura che, invece, sembra pensata contro le primarie, piuttosto che aprirgli delle porte ho paura che gliene chiuderà e sarà un male per il Pd. Però le mie sono opinioni e, in quanto tali, del tutto discutibili. E poi c’è tempo per rifarsi».
Le primarie però avrebbero comportato divisioni e lacerazioni nel partito. Perfino Renzi sembra aver dato indicazioni dall’alto in senso contrario…
«Non credo e comunque un partito maturo deve saperle affrontare. Penso che a Ravenna, poi, non si tratti solo di sostituire il sindaco Matteucci. In realtà si chiude un’era, le sfide per noi sono delicate e un grande partito come il Pd non deve avere paura di confrontarsi. Non è sufficiente preoccuparsi di tenere a sinistra e rifugiarsi in una sorta di patto all’interno di un gruppo dirigente, magari avallato da un po’ di mondi collaterali. Per costruire una prospettiva di cambiamento occorre aprire il confronto più che si può, anche oltre i tradizionali mondi di riferimento e anche oltre le tradizionali alleanze che in questi anni abbiamo costruito dentro e fuori la politica. Questa è una città piena di risorse che devono ancora essere ascoltate e valorizzate e per un partito come il Pd si poteva avere più coraggio».
Il Pd sta però puntando molto su Immagina Ravenna per aprire il dibattito e coinvolgere la cittadinanza.
«Il percorso partecipativo è una modalità sicuramente utile, anche se un po’ vecchia perché finisce col riguardare quelli che ci sono già e ripropone la realtà di un partito all’interno del quale, come è normale che sia, ci sono diverse sensibilità e visioni che si confrontano. Così, in particolare su alcuni temi, per fare una sintesi che vada bene a tutti, il rischio è di dover dire tutto e il suo contrario. Sono preoccupato del fatto che Liverani, come candidato del partito, voglia interpretare questo approccio, quello della mediazione a tutti i costi».
Quindi, par di capire, lei dice di chimare i cittadini a scegliere sulle diverse possibili ricette per raggiungere l’obiettivo condiviso…
«Dico di creare con le primarie le condizioni per legittimare leadership autorevoli dalle quali si capisca con chiarezza dove vuole andare il Pd, proprio perché non è più il tempo delle mediazioni su tutto e ad ogni costo, e poi far decidere agli elettori chi è il candidato migliore. L’obiettivo delle primarie, che non può essere quello di un processo partecipativo interno, sarebbe quello di “stressare” con coraggio, senza paura, alcuni temi sui quali nel Pd c’è dibattito e forse anche diversità di vedute, per cercare opinioni e proposte nuove, intese e alleanze diverse da quelle del passato e anche se c’è da correre qualche rischio….»
Lei parla di nuove alleanze anche politiche, il rischio è quello di una perdita di identità a sinistra mentre peraltro si sta formando una nuova forza alternativa a caccia di scontenti del Pd…
«Con Renzi, anche se a qualcuno non piace, siamo diventati finalmente un partito post-ideologico, nel pieno di una crisi che ha rivoluzionato il mondo e dentro un territorio sofferente con evidenti criticità strutturali. Sarebbe un’anomalia e un’illusione se nel Pd ravennate ci fosse il pensiero unico su come uscire dalle secche. Ripeto, non conosco Liverani, ma mi piacerebbe capire che idea ha del porto, delle strategie per il suo sviluppo e dei contrasti che lo attraversano, così come gli chiederei dell’E55 che secondo me non è più ormai un progetto strategico per tanti motivi e mi piacerebbe capire cosa ne pensa della recente riforma della pubblica amministrazione del Governo Renzi che io condivido in toto, ma so anche che la sua efficacia dipenderà molto dalla volontà politica a livello locale di attuarla… e poi c’è il ruolo della Sapir, i temi economici, il modello di concertazione e quel troppo di consociativismo che rischia a volte di frenare la spinta, i rapporti faticosi con la Regione e con Roma, le necessità logiche vere di area vasta in molti campi, l’innovazione nelle politiche turistiche… Su questi temi non possiamo tentennare e fare solo affermazioni di principio».
Ma secondo lei, dal momento che nessun passaggio ufficiale è stato ancora fatto, qualcuno nel Pd potrebbe ancora chiedere le primarie?
«Potrebbe chiederle Liverani, sarebbe un bel segnale. Ovviamente bisognerebbe poi che spuntassero fuori altre candidature autorevoli perché l’obiettivo dovrà essere quello non tanto di trovare, per forza, un’alternativa al candidato del gruppo dirigente per “vendicarsi” della forzatura di De Pascale e costruire la solita polemica contro il gruppo dirigente che, invece, ha fatto il suo mestiere».
Anche perché oggi il gruppo è cambiato e ne fanno parte anche renziani della prima ora, come Roberto Fagnani.
«Oggi possiamo dire che Renzi è oltre la vecchia geografia della politica, ha innovato più nei contenuti che nel metodo della politica stessa, la “rottamazione” è ormai un ricordo e la questione generazionale è importante ma non è la priorità. L’unica cosa veramente renziana sarebbe se anche nel Pd di Ravenna si aprisse una competizione sulle cose concrete da fare per una città che sta cambiando più di quello che immaginiamo. Non si tratta, quindi, di una questione interna o di voler legittimare un candidato non di sinistra».
Ma quindi, di chi sarà la principale responsabilità se non si terranno queste primarie? Perché non si fa lei promotore di un’iniziativa in questo senso?
«Se ci fossero state le condizioni io le primarie le avrei chieste per candidarmi. Penso che se non ci saranno altri possibili candidati in grado di aggregare nel partito consensi importanti per alzare il livello del confronto e della discussione sui temi caldi del nostro futuro e ottenere le primarie sarà un’occasione persa e sarebbe anche un segnale di grande stanchezza di tutto il partito immediatamente percepito dai cittadini che a Roma vedono un Pd dinamico, contendibile, dialettico che sta comunque guidando la stagione delle riforme anche con forti contrasti, ma senza paura, e a Ravenna percepirebbero troppo immobilismo e poco coraggio e logiche interne ancora prevalenti e che si portano dietro il rischio dell’appiattimento».

Un muro tra anziani e immigrati

Ingressi separati per La Quercia e Casa delle culture L’operatrice: «Ha un aspetto simbolico, noi siamo per l’integrazione»

È tinteggiato di fresco con un bianco candido: è il muro costruito in agosto nell’atrio di una palazzina di proprietà del Comune di Ravenna in piazza Medaglie d’oro per separare gli ingressi alla Casa delle culture e al centro sociale La Quercia. Il luogo di riferimento per oltre cinquanta associazioni di immigrati sta al primo piano mentre il piano terra è ritrovo di anziani e pensionati tra una briscola e una cena. Avevano un unico accesso in comune ma non sarà più così: venti giorni di lavori costati circa 22-23mila euro hanno permesso l’innalzamento di un muro nell’atrio che racchiude la tromba delle scale e la realizzazione di una nuova entrata laterale che porterà esclusivamente al piano superiore mentre l’entrata per il centro anziani sarà dal retro dell’edificio. E il portone principale che affaccia sulla piazza? Resterà chiuso: catene e lucchetti alle inferriate per sottrarre il piccolo porticato a chi, stando alle lamentele degli anziani, ciondola senza scopi nella piazzetta e lo aveva eletto a spazio dove urinare o gestire affari non sempre legali con tanto di richieste di interventi alle forze dell’ordine.

Clima da apartheid? Fine dei tentativi di convivenza e integrazione tra anziani e immigrati? Da La Quercia, attraverso il presidente da sei anni Casimiro Calistri, assicurano che è tutt’altro: «Con i lavori, che abbiamo pagato noi grazie alle disponibilità del nostro bilancio, avremo una migliore organizzazione degli spazi. L’atrio non sarà più un luogo di passaggio poco sfruttato ma diventerà una sala che useremo per proiezioni e eventi. E ora che ognuno ha il suo ingresso saranno più chiare anche le responsabilità su aperture e chiusure». Perché le due realtà hanno orari diversi e la porta era continuamente aperta: «Non c’era controllo, è capitato che restasse aperta anche di notte senza capire chi l’avesse dimenticata, ma è anche successo di trovare persone nell’atrio che non dovevano stare lì…».

Non fa polemiche Antonella Rosetti, responsabile della Casa delle Culture, e sulla scelta dell’intervento rimanda tutto all’indirizzo politico impresso dagli assessorati competenti. Ma nelle vesti di operatrice sul campo non si sottrae a una riflessione e non si limita a considerarla un’opera edilizia: «Un muro è una separazione e noi lavoriamo per l’apertura, la contaminazione e il meticciamento. Il nostro approccio non cambierà ma un muro ha anche un significato simbolico e dobbiamo interrogarci su quanto l’aspetto simbolico di un muro costruisca la realtà o l’immaginario collettivo». Se sarà una battuta d’arresto in quel lavoro di «meticciamento» è presto per dirlo: «Noi continueremo a lavorare per l’integrazione ma non possiamo ancora sapere come verrà percepita la cosa».

Ma la convivenza com’è stata finora? Calistri e Rosetti sono concordi nel non vedere particolari disagi. «Qualche anziano che fatica a tollerare gli stranieri può esserci stato – dice il primo – ma sono casi isolati che personalmente ho sempre ammonito. Durante l’estate ad esempio le associazioni utilizzano il nostro gazebo in giardino per le lezioni agli stranieri e potranno utilizzare la nuova sala quando ne avranno bisogno». Raggiungibile solo passando dall’esterno? Calistri annuisce. In effetti un bisogno di spazi c’è, lamenta la mediatrice culturale: «Luoghi di aggregazione dove confrontarsi. Ma la modifica del muro non ha ridotto i nostri spazi, è un problema che c’era e permane».

Se la convivenza tra anziani e stranieri viaggia sul binario della cordialità, non si può dire altrettanto quando si parla di chi si muove in piazza se si è deciso di ingabbiare il porticato e retrocedere sul retro. Una sconfitta? «In un certo senso sì, bisogna ammetterlo – riconosce Calistri –. Abbiamo provato la strada del dialogo ma non sembra che dall’altra parte ci sia interesse ad ascoltare. Ci sono stati episodi poco piacevoli e abbiamo preso una decisione diversa. Le forze dell’ordine sono informate di chi frequenta la piazza e ogni tanto passano per i controlli».

Calcio, la decima serie D del Ravenna Da otto anni imbattuto all’esordio

Alle 15 contro il Legnagno al Benelli: l’ultimo esordio casalingo fu nel 2003 (0-0 con la Carrarese in C2). Abbonati a quota 200

Per la decima volta, nei suoi 102 anni di storia, il calcio a Ravenna si presenta al via in un campionato di serie D, il primo gradino sotto le tre categorie (A, B, Lega Pro) del professionismo: alle 15 del 6 settembre fischio d’inizio allo stadio Benelli contro il Legnago, uno dei sette avversari inediti nel cammino calcistico del Ravenna. E dopo undici esordi consecutivi di campionato in trasferta, il Ravenna torna ad avere il piacere di debuttare davanti al pubblico amico. L’ultima “prima” al Benelli risale al 31 agosto 2003, campionato di C2: finì 0-0 con la Carrarese. Infine la tradizione vuole i giallorossi imbattuti all’esordio da otto anni (4 vittorie e 4 pareggi il bilancio).

L’ultimo aggiornamento sul fronte abbonamenti parla di 206 tessere (101 nel settore tribuna laterale parterre, 32 in tribuna centrale numerata e 73 in curva), quota che migliora il tetto delle 186 tessere della passata stagione. La società giallorossa fa sapere che visti i tempi ristretti tra la diffusione del calendario e l’inizio del campionato, per questa prima giornata non sarà possibile consegnare materialmente le tessere agli abbonati, i quali potranno entrare nel settore per il quale hanno sottoscritto l’abbonamento, semplicemente presentando la ricevuta dell’abbonamento, evitando, quindi, le file al botteghino.

Sul fronte tecnico si preannuncia un campionato molto competitivo: un girone di venti squadre in cui dodici sono dell’Emilia Romagna e tra cui certamente spicca il blasone del Parma, che si ripresenta ai nastri di partenza con una nuova compagine societaria dopo il fallimento della società che dal 1990 militava in serie A (con l’eccezione della stagione 2008/09). E visto che si è parlato di abbonamenti, il confronto con gli emiliani restituisce la dimensione della differenza: novemila tessere in due settimane. Sky trasmetterà tutte le partite del Parma in diretta: per il Ravenna l’appuntamento al Tardini è alla 17esima giornata il 6 dicembre: l’ultima sfida tra giallorossi e gialloblu risale al 1975/76.

Tornando al resto del girone sono sette gli avversari inediti (Altovicentino, che però gioca a Valdagno dove i giallorossi si sono cimentati per tre stagioni, tra fine anni 80 e primi anni 90; Arzignanochiampo, Legnago, Delta Rovigo, Lentigione, Fortis Juventus e Romagna Centro); quattro i rivali che erano insieme al Ravenna nell’ultimo torneo di D disputato dai giallorossi nel 2011/12 (Forlì, Mezzolara, Virtus Castelfranco e Villafranca), due compagini che tornano ad incrociare la strada dei giallorossi dopo le recenti sfide (Sammaurese e Ribelle), altre tre che ritrovano i bizantini dopo qualche anno di assenza (Bellaria, Imolese e San Marino), per finire con le squadre che da più tempo non affrontano il club bizantino (Clodiense e Correggese, con le quali esiste un solo precedente).

Calcio, la decima serie D del Ravenna Da otto anni imbattuto all’esordio

Alle 15 contro il Legnagno al Benelli: l’ultimo esordio casalingo fu nel 2003 (0-0 con la Carrarese in C2). Abbonati a quota 200

Per la decima volta, nei suoi 102 anni di storia, il calcio a Ravenna si presenta al via in un campionato di serie D, il primo gradino sotto le tre categorie (A, B, Lega Pro) del professionismo: alle 15 del 6 settembre fischio d’inizio allo stadio Benelli contro il Legnago, uno dei sette avversari inediti nel cammino calcistico del Ravenna. E dopo undici esordi consecutivi di campionato in trasferta, il Ravenna torna ad avere il piacere di debuttare davanti al pubblico amico. L’ultima “prima” al Benelli risale al 31 agosto 2003, campionato di C2: finì 0-0 con la Carrarese. Infine la tradizione vuole i giallorossi imbattuti all’esordio da otto anni (4 vittorie e 4 pareggi il bilancio).

L’ultimo aggiornamento sul fronte abbonamenti parla di 206 tessere (101 nel settore tribuna laterale parterre, 32 in tribuna centrale numerata e 73 in curva), quota che migliora il tetto delle 186 tessere della passata stagione. La società giallorossa fa sapere che visti i tempi ristretti tra la diffusione del calendario e l’inizio del campionato, per questa prima giornata non sarà possibile consegnare materialmente le tessere agli abbonati, i quali potranno entrare nel settore per il quale hanno sottoscritto l’abbonamento, semplicemente presentando la ricevuta dell’abbonamento, evitando, quindi, le file al botteghino.

Sul fronte tecnico si preannuncia un campionato molto competitivo: un girone di venti squadre in cui dodici sono dell’Emilia Romagna e tra cui certamente spicca il blasone del Parma, che si ripresenta ai nastri di partenza con una nuova compagine societaria dopo il fallimento della società che dal 1990 militava in serie A (con l’eccezione della stagione 2008/09). E visto che si è parlato di abbonamenti, il confronto con gli emiliani restituisce la dimensione della differenza: novemila tessere in due settimane. Sky trasmetterà tutte le partite del Parma in diretta: per il Ravenna l’appuntamento al Tardini è alla 17esima giornata il 6 dicembre: l’ultima sfida tra giallorossi e gialloblu risale al 1975/76.

Tornando al resto del girone sono sette gli avversari inediti (Altovicentino, che però gioca a Valdagno dove i giallorossi si sono cimentati per tre stagioni, tra fine anni 80 e primi anni 90; Arzignanochiampo, Legnago, Delta Rovigo, Lentigione, Fortis Juventus e Romagna Centro); quattro i rivali che erano insieme al Ravenna nell’ultimo torneo di D disputato dai giallorossi nel 2011/12 (Forlì, Mezzolara, Virtus Castelfranco e Villafranca), due compagini che tornano ad incrociare la strada dei giallorossi dopo le recenti sfide (Sammaurese e Ribelle), altre tre che ritrovano i bizantini dopo qualche anno di assenza (Bellaria, Imolese e San Marino), per finire con le squadre che da più tempo non affrontano il club bizantino (Clodiense e Correggese, con le quali esiste un solo precedente).

Ravenna celebra il centenario del partigiano Arrigo Boldrini

Il sindaco Matteuci: «Grazie comandate Bulow». In programma la commemorazione a Roma e un convegno storico al teatro Alighieri

Arrigo Boldrini«Cento anni fa nasceva Arrigo Boldrini. Oggi Ravenna città partigiana della costituzione e del tricolore rende omaggio al comandante Bulow – scrive in una nota – il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci. Boldrini era nato infatti a Ravenna il 6 settembre 1915. Nel 1943 aderì al Pci clandestino e divenne uno dei protagonisti della resistenza in Romagna, con il ruolo strategico di responsabile militare del Cnl a Ravenna e collaborando con le forze alleate per la liberazione della città e della Romagna dai nazifascisti. Per questo nel 1945 fu decorato dal comandate generale dell’Ottava Armata britannica con la medaglia d’oro al valor militare (nella foto sotto). Presidente fin dalla fondazione dell’Anpi, fu membro nel primissimo dopoguerra della Consulta Nazionale e dell’Assemblea Costituente. Prima deputato poi senatore, Boldrini ebbe un ruolo come parlamentare e dirigente nazionale del Pci (poi del Pds e dei Ds) a partire dal 1945, per quasi mezzo secolo, fino al ritiro dalla vita politica nel 2004. È morto nella sua città il 22 gennaio del 2008.

Comandante Bulow decoratoMatteucci ha sottolineato che «Bulow è una parte preziosa della nostra storia e in occasione del centenario della nascita gli sarà tributato un omaggio speciale. Il 15 settembre – annuncia il sindaco – sarò alla Camera dei Deputati dove Arrigo Boldrini sarà commemorato  alla presenza delle più importanti cariche istituzionali dello Stato. Il 9 ottobre lo ricorderemo nella sua città, con un convegno all’Alighieri promosso dal Comune e dall’Istituto storico della Resistenza che vedrà illustri storici in veste di relatori».

«Arrigo Boldrini è stato uno dei figli migliori di Ravenna e del nostro Paese;  
uno dei principali protagonisti della Resistenza, un padre della nostra – continua la dichiarazione del  Costituzione. Senza il sacrificio e l’impegno di uomini come lui, l’Italia non sarebbe un paese democratico. Per me, che ho avuto la fortuna e il privilegio di conoscerlo e di essergli amico, è stato un esempio prezioso di coerenza, impegno civile e politico. Dalla sua bellissima amicizia con Benigno Zaccagnini viene un prezioso insegnamento: si deve avere il coraggio di superare le proprie ideologie per trovare un terreno comune di ideali e di impegno che abbiano come obiettivo il bene della comunità».

Per la cronaca va ricordato che Borldrini, sia in vita che dopo la scomparsa, è stato al centro di controversie e aspre polemiche politiche rispetto a un suo presunto coinvolgimento in episodi criminosi avvenuti subito dopo la fine della guerra, come la strage di Codevigo. Esplicitamente accusato dallo storico di destra ravennate Gianfranco Stella quale responsabile degli eccidi (e più recentemente anche dal “revisionismo“ dei pamphlet di Giampaolo Pansa), Boldrini si è sempre dichiarato estraneo a quelle vicende ed è sempre stato scagionato anche in sede giudiziaria. Qualche anno fa, alcuni esponenti del centrodestra ravennate hanno portato avanti l’istanza di rimuovere il busto celebrativo del comandante Bulow, collocato dopo la sua morte in Municipio, ritenendolo un simbolo di parte.

Ravenna celebra il centenario del partigiano Arrigo Boldrini

Il sindaco Matteuci: «Grazie comandate Bulow». In programma la commemorazione a Roma e un convegno storico al teatro Alighieri

Arrigo Boldrini«Cento anni fa nasceva Arrigo Boldrini. Oggi Ravenna città partigiana della costituzione e del tricolore rende omaggio al comandante Bulow – scrive in una nota – il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci. Boldrini era nato infatti a Ravenna il 6 settembre 1915. Nel 1943 aderì al Pci clandestino e divenne uno dei protagonisti della resistenza in Romagna, con il ruolo strategico di responsabile militare del Cnl a Ravenna e collaborando con le forze alleate per la liberazione della città e della Romagna dai nazifascisti. Per questo nel 1945 fu decorato dal comandate generale dell’Ottava Armata britannica con la medaglia d’oro al valor militare (nella foto sotto). Presidente fin dalla fondazione dell’Anpi, fu membro nel primissimo dopoguerra della Consulta Nazionale e dell’Assemblea Costituente. Prima deputato poi senatore, Boldrini ebbe un ruolo come parlamentare e dirigente nazionale del Pci (poi del Pds e dei Ds) a partire dal 1945, per quasi mezzo secolo, fino al ritiro dalla vita politica nel 2004. È morto nella sua città il 22 gennaio del 2008.

Comandante Bulow decoratoMatteucci ha sottolineato che «Bulow è una parte preziosa della nostra storia e in occasione del centenario della nascita gli sarà tributato un omaggio speciale. Il 15 settembre – annuncia il sindaco – sarò alla Camera dei Deputati dove Arrigo Boldrini sarà commemorato  alla presenza delle più importanti cariche istituzionali dello Stato. Il 9 ottobre lo ricorderemo nella sua città, con un convegno all’Alighieri promosso dal Comune e dall’Istituto storico della Resistenza che vedrà illustri storici in veste di relatori».

«Arrigo Boldrini è stato uno dei figli migliori di Ravenna e del nostro Paese;  
uno dei principali protagonisti della Resistenza, un padre della nostra – continua la dichiarazione del  Costituzione. Senza il sacrificio e l’impegno di uomini come lui, l’Italia non sarebbe un paese democratico. Per me, che ho avuto la fortuna e il privilegio di conoscerlo e di essergli amico, è stato un esempio prezioso di coerenza, impegno civile e politico. Dalla sua bellissima amicizia con Benigno Zaccagnini viene un prezioso insegnamento: si deve avere il coraggio di superare le proprie ideologie per trovare un terreno comune di ideali e di impegno che abbiano come obiettivo il bene della comunità».

Per la cronaca va ricordato che Borldrini, sia in vita che dopo la scomparsa, è stato al centro di controversie e aspre polemiche politiche rispetto a un suo presunto coinvolgimento in episodi criminosi avvenuti subito dopo la fine della guerra, come la strage di Codevigo. Esplicitamente accusato dallo storico di destra ravennate Gianfranco Stella quale responsabile degli eccidi (e più recentemente anche dal “revisionismo“ dei pamphlet di Giampaolo Pansa), Boldrini si è sempre dichiarato estraneo a quelle vicende ed è sempre stato scagionato anche in sede giudiziaria. Qualche anno fa, alcuni esponenti del centrodestra ravennate hanno portato avanti l’istanza di rimuovere il busto celebrativo del comandante Bulow, collocato dopo la sua morte in Municipio, ritenendolo un simbolo di parte.

Troppo vento, paracadutista disperso per ore

Si tratta di un 37enne di Milano, ritrovato al parco Primo Maggio

Un paracadutista disperso dopo un lancio eseguito con alcuni compagni sull’aeroporto civile della Spreta, a Ravenna, attorno alle 18.30, è stato ritrovato dai soccorritori verso le 21.

Al momento del lancio un’improvvisa raffica di vento ha spinto i parà oltre la zone utile di atterraggio. L’allarme è stato lanciato quando i compagni sono stati via via recuperati.

Il disperso, un 37enne di Milano, è stato poi rintracciato (foto in alto di Fabrizio Zani) all’interno del parco “Primo Maggio”. Le sue condizioni sono buone. (Ansa.it)

Il ladro ha la maglia dell’Inter e i carabinieri lo riconoscono

Furto in lavanderia: nelle telecamere si vede la divisa e i militari trovano il bottino a casa di un 31enne noto per il tifo nerazzurro

Il tifo per l’Inter è stato il tallone d’Achille che gli ha portato una denuncia per furto e ricettazione. La maglietta nerazzurra con il 23 di Andrea Ranocchia, visibile sulle spalle di uno dei due uomini inquadrati dalle telecamere di videosorveglianza in strada a Faenza nei pressi di una lavanderia nella notte in cui è finita nel mirino dei ladri, è stata infatti un dettaglio prezioso che ha indirizzato le indagini verso l’individuazione dei colpevoli: denunciati un 31enne marocchino, tifoso della squadra milanese, e un 28enne romeno.

La mattina del 4 settembre la proprietaria del negozio si è accorta del furto: mancavano pochi spiccioli di fondo cassa, un aspirapolvere e un ventilatore. I carabinieri hanno subito acquisito i filmati delle telecamere comunali a circuito chiuso individuando due uomini aggirarsi in bicicletta tra via Mazzini e via Cavour verso le 3.30: uno dei due, poi risultato essere il romeno, si è arrampicato per entrare dalla finestra vasista sopra la porta allontanadosi poi con la refurtiva caricata sulla bici per raggiungere il complice. Il dettaglio determinante, come detto, è stata quella maglietta da calciatore sulle spalle dell’altro. Ai militari era nota la fede sportiva del marocchino con numerosi precedenti e sono andati dritti a casa sua dove hanno trovato gli apparecchi mancanti dalla lavanderia. Ma anche alcuni mazzi di chiavi, forse provento di altri furti, e una cassettina di sicurezza per vesamenti in cassa continua riconosciuta dal proprietario di un negozio di via Lapi svaligiato nella nottedel 28 agosto portando via computer, utensili e soldi per un valore di duemila euro. E anche in quel caso i ladri erano entrati da una finestra vasista.

Il 28enne, senza fissa dimora, è stato rintracciato poche ore dopo per le strade di Faenza. Ha una lunga lista di precedenti per reati contro il patrimonio: dalla violazione di domicilio al furto fino alla ricettazione, commessi soprattutto nel Bolognese dove a maggio i carabinieri trovarono il suo nascondiglio con i bottini di decine di furti commessi a San Giorgio di Piano in bar, gelaterie, lavanderie, parrucchieri, enoteche. Basti pensare che solo a Faenza dall’inizio dell’estate è stato denunciato già tre volte.

Ma nemmeno il 31enne era incensurato. Dal mese di marzo si trovava sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza che impone di restare in casa nelle ore notture e il divieto di frequentare pregiudicati.

Ora le indagini dei carabinieri proseguono per verificare se la coppia di ladri possa essere responsabile di altri furti in attività commerciali faentine compiuti negli ultimi tempi e accomunati da dettagli simili.

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