martedì
16 Giugno 2026

I giardini invadono il centro storico per la tre giorni più verde di Ravenna

Dal 4 al 6 settembre oltre 50 espositori e percorsi a tema
per operatori e appassionati

La terza edizione di Giardini&Terrazzi – in programma dal 4 al 6 di settembre – coinvolge le piazze e i luoghi (tra cui anche palazzo Rasponi in piazza Kennedy) del centro storico di Ravenna in una kermesse che coniuga mercato, e cultura del verde amatoriale e professionale.

Sette le aree e i percorsi dimostrativi allestiti dal Consorzio Fia, organizzatore della manifestazione che coinvolge architetti, paesaggisti, florovivaisti e commercianti e che vuole offrire una panoramica di quanto di più attuale e attraente possa servire per allestire un piccolo o grande spazio verde.

Oltre 800 sono le varietà di piante e fiori esposti; circa 300 gli arredi e i complementi per l’abitare; più di 3mila gli articoli e le referenze selezionate da commercianti e artigiani. A questa edizione è annunciata la presenza di oltre cinquanta espositori e sono state coinvolte anche associazioni locali e realtà scolastiche e formative del territorio in eventi di vario tipo.

Inoltre i ristoratori del centro hanno dato vita a una sinergia con gli organizzatori della manifestazione, proponendo un circuito gastronomico legato al tema dell’evento, che nell’anno dell’Expo riflette anche sul cibo.

Info e programma dettagliato della tre giorni ravennate a questo link.

I giardini invadono il centro storico per la tre giorni più verde di Ravenna

Dal 4 al 6 settembre oltre 50 espositori e percorsi a tema per operatori e appassionati

La terza edizione di Giardini&Terrazzi – in programma dal 4 al 6 di settembre – coinvolge le piazze e i luoghi (tra cui anche palazzo Rasponi in piazza Kennedy) del centro storico di Ravenna in una kermesse che coniuga mercato, e cultura del verde amatoriale e professionale.

Sette le aree e i percorsi dimostrativi allestiti dal Consorzio Fia, organizzatore della manifestazione che coinvolge architetti, paesaggisti, florovivaisti e commercianti e che vuole offrire una panoramica di quanto di più attuale e attraente possa servire per allestire un piccolo o grande spazio verde.

Oltre 800 sono le varietà di piante e fiori esposti; circa 300 gli arredi e i complementi per l’abitare; più di 3mila gli articoli e le referenze selezionate da commercianti e artigiani. A questa edizione è annunciata la presenza di oltre cinquanta espositori e sono state coinvolte anche associazioni locali e realtà scolastiche e formative del territorio in eventi di vario tipo.

Inoltre i ristoratori del centro hanno dato vita a una sinergia con gli organizzatori della manifestazione, proponendo un circuito gastronomico legato al tema dell’evento, che nell’anno dell’Expo riflette anche sul cibo.

Info e programma dettagliato della tre giorni ravennate a questo link.

Quelli che scappano dalla guerra? Noi dovremmo andarli a prendere

immigrati«Se e quando arriveranno dei clandestini dalle mie parti metterò il filo spinato carico di energia elettrica intorno al perimetro del territorio del mio Comune per non farli entrare. Esattamente come si fa con i cinghiali, filo spinato con l’energia elettrica». Frase di grande profondità metafisica pronunciata da Gianluca Buonanno, europarlamentare Lega Nord.

Già, il problema sono gli immigrati, i clandestini. In Francia un sondaggio rileva che il 60 per cento dei cittadini non vuole altri stranieri. Perciò il governo Hollande (socialista) fa chiudere le frontiere e mette gendarmi a vigilarle. In Gran Bretagna una parte consistente della popolazione non vuole altri stranieri. Il governo Cameron (conservatore) in nome della sicurezza della nazione fa la faccia feroce a Calais contro i neri e annuncia respingimenti “economici” per polacchi, spagnoli, italiani.

In Italia la maggioranza della cosiddetta gente è per il No Stranieri. E Renzi cammina in equilibrio su una fune: deve tener conto di questo umore ma sa che nessun governo potrà mai fermare l’immigrazione. Perciò cerca di non innervosire, anzi di ammansire, l’opinione pubblica perché la gente potrebbe prenderla a male, e magari domani votare per Salvini. Ma Renzi sbaglia: dovrebbe fregarsene della minaccia Salvini. Non accogliere chi fugge da una guerra è insieme infame e suicida. Infame barricarsi sperando che gli altri muoiano, possibilmente in silenzio, lontano dai nostri occhi. Suicida perché la barricata non reggerà e quando cadrà i sopravvissuti sapranno chi ringraziare. Noi, e tutti gli  stati d’Europa, quelli che scappano dalla guerra dovremmo andarli a prendere. Per impedire che riempiano le tasche degli scafisti di mare (africani) e di terra (europei), per impedire che affoghino, che muoiano asfissiati, che diventino carne da macello.

Questo dovrebbe fare un governo. Ma se dici o fai questo, allora la gente vota Salvini. Ma chi rifiuta di accogliere coloro che fuggono da una guerra nella sostanza li vuole morti. Chi vuole chiudere le frontiere abbia almeno il coraggio e la dignità di dirlo: li voglio morti. Invece dicono che li vogliono “respingere”. Già. Ma dove? Nei paesi che non li accolgono? Oppure in mare?  Quanta ipocrisia da politicante. È vero, gli immigrati delinquono e commettono reati come e più degli italiani. La gente non tollera la micro criminalità diffusa – il pedaggio al posteggio, la richiesta pressante di elemosina, l’indecenza, la molestia, il piccolo spaccio…

Giusto, è intollerabile. Ma l’immigrato in Italia trova un consesso sociale dove l’infrazione delle regole è comportamento di massa. E se un albergatore che ospita rifugiati viene tacciato di “tradimento della comunità” (o della razza?), quando la figlia di una coppia di anziani coniugi massacrati per rapina probabilmente da un ivoriano dà la colpa del suo lutto incommensurabile e di quel feroce delitto alla politica e agli “stranieri”, quando appaiono, anzi riappaiono i vagoni piombati, il filo spinato, e le urla contro “quelli”, bestie, incivili, negri, allora bisogna agire. Rimpatriamo chi deve essere rimpatriato, mettiamo in galera chi delinque ma liberiamo dai centri di detenzione chi sbarca o arriva senza aver commesso alcun reato. E se voterete Salvini sono affari vostri.

Perché, come dice la poesia di Aldo Nove: «Se sono un coglione è colpa degli immigrati/ Se le banche mi dissanguano è colpa degli immigrati/ Se non riesco a dare un senso alla mia vita è colpa loro/ Se non ho mai letto un libro è colpa degli immigrati/ Se ho paura anche della mia ombra è colpa loro/ Fatemi l’unico favore possibile/ Toglietemi l’altro/ Mandate via il diverso/ perché la vita/ È un incubo/ E sia chiaro/ la colpa/ È degli extracomunitari».

Quelli che scappano dalla guerra? Noi dovremmo andarli a prendere

immigrati«Se e quando arriveranno dei clandestini dalle mie parti metterò il filo spinato carico di energia elettrica intorno al perimetro del territorio del mio Comune per non farli entrare. Esattamente come si fa con i cinghiali, filo spinato con l’energia elettrica». Frase di grande profondità metafisica pronunciata da Gianluca Buonanno, europarlamentare Lega Nord.

Già, il problema sono gli immigrati, i clandestini. In Francia un sondaggio rileva che il 60 per cento dei cittadini non vuole altri stranieri. Perciò il governo Hollande (socialista) fa chiudere le frontiere e mette gendarmi a vigilarle. In Gran Bretagna una parte consistente della popolazione non vuole altri stranieri. Il governo Cameron (conservatore) in nome della sicurezza della nazione fa la faccia feroce a Calais contro i neri e annuncia respingimenti “economici” per polacchi, spagnoli, italiani.

In Italia la maggioranza della cosiddetta gente è per il No Stranieri. E Renzi cammina in equilibrio su una fune: deve tener conto di questo umore ma sa che nessun governo potrà mai fermare l’immigrazione. Perciò cerca di non innervosire, anzi di ammansire, l’opinione pubblica perché la gente potrebbe prenderla a male, e magari domani votare per Salvini. Ma Renzi sbaglia: dovrebbe fregarsene della minaccia Salvini. Non accogliere chi fugge da una guerra è insieme infame e suicida. Infame barricarsi sperando che gli altri muoiano, possibilmente in silenzio, lontano dai nostri occhi. Suicida perché la barricata non reggerà e quando cadrà i sopravvissuti sapranno chi ringraziare. Noi, e tutti gli  stati d’Europa, quelli che scappano dalla guerra dovremmo andarli a prendere. Per impedire che riempiano le tasche degli scafisti di mare (africani) e di terra (europei), per impedire che affoghino, che muoiano asfissiati, che diventino carne da macello.

Questo dovrebbe fare un governo. Ma se dici o fai questo, allora la gente vota Salvini. Ma chi rifiuta di accogliere coloro che fuggono da una guerra nella sostanza li vuole morti. Chi vuole chiudere le frontiere abbia almeno il coraggio e la dignità di dirlo: li voglio morti. Invece dicono che li vogliono “respingere”. Già. Ma dove? Nei paesi che non li accolgono? Oppure in mare?  Quanta ipocrisia da politicante. È vero, gli immigrati delinquono e commettono reati come e più degli italiani. La gente non tollera la micro criminalità diffusa – il pedaggio al posteggio, la richiesta pressante di elemosina, l’indecenza, la molestia, il piccolo spaccio…

Giusto, è intollerabile. Ma l’immigrato in Italia trova un consesso sociale dove l’infrazione delle regole è comportamento di massa. E se un albergatore che ospita rifugiati viene tacciato di “tradimento della comunità” (o della razza?), quando la figlia di una coppia di anziani coniugi massacrati per rapina probabilmente da un ivoriano dà la colpa del suo lutto incommensurabile e di quel feroce delitto alla politica e agli “stranieri”, quando appaiono, anzi riappaiono i vagoni piombati, il filo spinato, e le urla contro “quelli”, bestie, incivili, negri, allora bisogna agire. Rimpatriamo chi deve essere rimpatriato, mettiamo in galera chi delinque ma liberiamo dai centri di detenzione chi sbarca o arriva senza aver commesso alcun reato. E se voterete Salvini sono affari vostri.

Perché, come dice la poesia di Aldo Nove: «Se sono un coglione è colpa degli immigrati/ Se le banche mi dissanguano è colpa degli immigrati/ Se non riesco a dare un senso alla mia vita è colpa loro/ Se non ho mai letto un libro è colpa degli immigrati/ Se ho paura anche della mia ombra è colpa loro/ Fatemi l’unico favore possibile/ Toglietemi l’altro/ Mandate via il diverso/ perché la vita/ È un incubo/ E sia chiaro/ la colpa/ È degli extracomunitari».

Ubriaco si scaglia contro la moglie da cui si sta separando, poi prende a calci e pugni i carabinieri

Arrestato un agricoltore faentino incensurato

Da qualche giorno avevano interrotto la convivenza e stavano valutando di separarsi. Ma il marito non deve averla presa bene e quando ha visto la moglie di sera fuori casa, completamente ubriaco ha tentato di aggredirla.

La donna si è rifugiata in auto e ha chiamato i carabinieri che, giunti sul posto, sono stati anche loro aggrediti con spintoni e poi calci e pugni dall’uomo, finito poi in manette.

Si tratta di un agricoltore italiano, di Reda, di 55 anni, incensurato. La mattina dopo, quella di ieri (mercoledì 2 settembre), si è scusato con i due carabinieri colpiti (che hanno riportato prognosi per 3 e 12 giorni) ma di fronte al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere, patteggiando poi una pena, sospesa, di sei mesi. Il 55enne è quindi tornato in libertà.

Inchiesta terreni Cmc, la maggioranza chiude le porte del consiglio comunale

E il Pd vota contro la richiesta di Fds di costituirsi parte civile
Il sindaco: «Il Poc della logistica votato anche dall’opposizione»

La maggioranza decide di chiudere momentaneamente le porte del consiglio comunale a Ravenna e in seduta segreta rimangono in aula quattordici consiglieri su trenta, con tredici del Pd a votare contro l’ordine del giorno di Diego Rubboli della Federazione della sinistra, ex alleata dei democratici. Rubboli proponeva la costituzione di parte civile e la richiesta danni nell’eventuale procedimento penale che dovesse svilupparsi dall’inchiesta con dipendenti pubblici indagati per il cambio di destinazione d’uso di alcuni terreni della Cmc a Porto Fuori con presunti favori alla coop. «Speculazione politica», è l’accusa piddina rivolta alla Federazione della sinistra, recentemente uscita dalla maggioranza.

Si riassume così la riunione dell’assise di Palazzo Merlato convocata il 2 settembre in seduta straordinaria proprio per discutere dell’indagine che ipotizza vari reati, dal falso all’abuso d’ufficio per citare i più gravi, che avrebbero garantito un «vantaggio patrimoniale ingiustificato» al colosso dell’edilizia ritrovatosi con decine di ettari passati da agricoli a produttivi.

In discussione, oltre all’odg di Rubboli depositato in apertura della riunione, c’erano un question time presentato da Forza Italia e un ordine del giorno firmato da tutta l’opposizione in coro con cui si chiedevano sostanzialmente le stesse cose: trasferire ad altri incarichi i due dipendenti indagati per fatti risalenti tra il 2010 e il 2012 e attualmente nell’organico di Palazzo Merlato e valutare la possibilità che il sindaco costituisca il Comune come parte civile.

Va ricordato che allo stato attuale si è di fronte solo a un avviso di fine indagini, il cosiddetto 415bis che viene notificato alle persone sottoposte a indagini: nella maggior parte dei casi a questo atto consegue la richiesta di rinvio a giudizio. L’ipotesi tratteggiata dal pubblico ministero è di un consiglio comunale e una giunta provinciale che avrebbero approvato provvedimenti irregolari perché tratti in inganno dai sei dirigenti pubblici che confezionarono la documentazione preventiva (gli altri cinque indagati sono un ex manager di Cmc, uno di Consar e tre progettisti).

«Penso che la politica non debba interferire con le indagini», è la frase pronunciata dal primo cittadino Fabrizio Matteucci e che meglio di ogni altra racchiude il suo intervento in apertura con la lettura di una lunga informativa soprattutto concentrata sugli orientamenti di fondo che all’epoca portarono l’amministrazione comunale a muoversi in direzione di un ampliamento dell’area portuale di Ravenna. Il sindaco ci ha tenuto a precisare che «avendo avuto la conoscenza giornalistica dei fatti, ho ritenuto, ai fini della massima trasparenza della mia azione e considerando che le contestazioni riguardano comunque atti adottati dal Comune di Ravenna, di richiedere informazioni preventive e sommarie alla Procura della repubblica, il 17 agosto». E ha poi sottolineato che «l’unico dirigente in servizio, ha tempestivamente avvisato il servizio risorse umane dell’informazione di fine indagini ricevuto sin dall’atto della notifica secondo i doveri di correttezza nei confronti del datore di lavoro».

La discussione pubblica si è concentrata solo su temi generali per non incorrere nel rischio, presentato dalla presidente Livia Molducci riprendendo le osservazioni del segretario generale, di infrangere i limiti della privacy per le persone interessate. Per affrontare aspetti più specifici la maggioranza dei consiglieri presenti ha invece votato per procedere in seduta segreta. L’opposizione ha votato contro. Alvaro Ancisi, decano dell’opposizione e capogruppo di Lista per Ravenna, ha voluto ricordare che proprio la chiusura delle indagini sgombra il campo dai dubbi sulla privacy e tutta la minoranza è stata concorde nel sostenere che in discussione non fosse il merito dell’operato dei dirigenti bensì come intenda comportarsi l’amministrazione qualora si arrivasse allo scenario di un rinvio a giudizio e perché non disporre il trasferimento di dirigenti ad altri incarichi per un garantismo ulteriore in attesa dei prossimi passi della magistratura. Quando la maggioranza ha deciso per la riunione a porte chiuse, Forza Italia ha ritirato il suo question time e l’opposizione è uscita dall’aula. A rimanere è stato solo Rubboli.

Nel corso del suo intervento il sindaco ha messo in fila alcuni numeri per meglio descrivere il Poc della logistica oggetto dell’indagine e approvato dal consiglio comunale il 31 maggio del 2012 con un voto favorevole anche dell’opposizione: «L’ambito produttivo-portuale-logistico è stato ampliato di 91 ettari, passando da 1325 a 1416 ettari, pari ad un adeguamento del 6,8 percento di queste aree nel loro insieme.
 Quell’adeguamento di 91 ettari corrisponde allo 0,14 percento del totale del territorio comunale e allo 0,21 percento dello spazio rurale individuato dal Psc (43.300 ettari). I 1416 ettari corrispondono a circa il 2,17 percento del totale del territorio comunale che è di 65.222 ettari.
 Senza l’ampliamento di 91 ettari, l’ambito produttivo-portuale-logistico corrisponderebbe al 2,03 percento del territorio comunale».
 Un ampliamento che all’epoca veniva sostenuto da previsioni di futuro sviluppo dei traffici con necessità di nuovi spazi alle spalle delle banchine. Ma ci fu altro dietro? La magistratura è al lavoro.

Inchiesta terreni Cmc, la maggioranza chiude le porte del consiglio comunale

E il Pd vota contro la richiesta di Fds di costituirsi parte civile
Il sindaco: «Il Poc della logistica votato anche dall’opposizione»

La maggioranza decide di chiudere momentaneamente le porte del consiglio comunale a Ravenna e in seduta segreta rimangono in aula quattordici consiglieri su trenta, con tredici del Pd a votare contro l’ordine del giorno di Diego Rubboli della Federazione della sinistra, ex alleata dei democratici. Rubboli proponeva la costituzione di parte civile e la richiesta danni nell’eventuale procedimento penale che dovesse svilupparsi dall’inchiesta con dipendenti pubblici indagati per il cambio di destinazione d’uso di alcuni terreni della Cmc a Porto Fuori con presunti favori alla coop. «Speculazione politica», è l’accusa piddina rivolta alla Federazione della sinistra, recentemente uscita dalla maggioranza.

Si riassume così la riunione dell’assise di Palazzo Merlato convocata il 2 settembre in seduta straordinaria proprio per discutere dell’indagine che ipotizza vari reati, dal falso all’abuso d’ufficio per citare i più gravi, che avrebbero garantito un «vantaggio patrimoniale ingiustificato» al colosso dell’edilizia ritrovatosi con decine di ettari passati da agricoli a produttivi.

In discussione, oltre all’odg di Rubboli depositato in apertura della riunione, c’erano un question time presentato da Forza Italia e un ordine del giorno firmato da tutta l’opposizione in coro con cui si chiedevano sostanzialmente le stesse cose: trasferire ad altri incarichi i due dipendenti indagati per fatti risalenti tra il 2010 e il 2012 e attualmente nell’organico di Palazzo Merlato e valutare la possibilità che il sindaco costituisca il Comune come parte civile.

Va ricordato che allo stato attuale si è di fronte solo a un avviso di fine indagini, il cosiddetto 415bis che viene notificato alle persone sottoposte a indagini: nella maggior parte dei casi a questo atto consegue la richiesta di rinvio a giudizio. L’ipotesi tratteggiata dal pubblico ministero è di un consiglio comunale e una giunta provinciale che avrebbero approvato provvedimenti irregolari perché tratti in inganno dai sei dirigenti pubblici che confezionarono la documentazione preventiva (gli altri cinque indagati sono un ex manager di Cmc, uno di Consar e tre progettisti).

«Penso che la politica non debba interferire con le indagini», è la frase pronunciata dal primo cittadino Fabrizio Matteucci e che meglio di ogni altra racchiude il suo intervento in apertura con la lettura di una lunga informativa soprattutto concentrata sugli orientamenti di fondo che all’epoca portarono l’amministrazione comunale a muoversi in direzione di un ampliamento dell’area portuale di Ravenna. Il sindaco ci ha tenuto a precisare che «avendo avuto la conoscenza giornalistica dei fatti, ho ritenuto, ai fini della massima trasparenza della mia azione e considerando che le contestazioni riguardano comunque atti adottati dal Comune di Ravenna, di richiedere informazioni preventive e sommarie alla Procura della repubblica, il 17 agosto». E ha poi sottolineato che «l’unico dirigente in servizio, ha tempestivamente avvisato il servizio risorse umane dell’informazione di fine indagini ricevuto sin dall’atto della notifica secondo i doveri di correttezza nei confronti del datore di lavoro».

La discussione pubblica si è concentrata solo su temi generali per non incorrere nel rischio, presentato dalla presidente Livia Molducci riprendendo le osservazioni del segretario generale, di infrangere i limiti della privacy per le persone interessate. Per affrontare aspetti più specifici la maggioranza dei consiglieri presenti ha invece votato per procedere in seduta segreta. L’opposizione ha votato contro. Alvaro Ancisi, decano dell’opposizione e capogruppo di Lista per Ravenna, ha voluto ricordare che proprio la chiusura delle indagini sgombra il campo dai dubbi sulla privacy e tutta la minoranza è stata concorde nel sostenere che in discussione non fosse il merito dell’operato dei dirigenti bensì come intenda comportarsi l’amministrazione qualora si arrivasse allo scenario di un rinvio a giudizio e perché non disporre il trasferimento di dirigenti ad altri incarichi per un garantismo ulteriore in attesa dei prossimi passi della magistratura. Quando la maggioranza ha deciso per la riunione a porte chiuse, Forza Italia ha ritirato il suo question time e l’opposizione è uscita dall’aula. A rimanere è stato solo Rubboli.

Nel corso del suo intervento il sindaco ha messo in fila alcuni numeri per meglio descrivere il Poc della logistica oggetto dell’indagine e approvato dal consiglio comunale il 31 maggio del 2012 con un voto favorevole anche dell’opposizione: «L’ambito produttivo-portuale-logistico è stato ampliato di 91 ettari, passando da 1325 a 1416 ettari, pari ad un adeguamento del 6,8 percento di queste aree nel loro insieme.
 Quell’adeguamento di 91 ettari corrisponde allo 0,14 percento del totale del territorio comunale e allo 0,21 percento dello spazio rurale individuato dal Psc (43.300 ettari). I 1416 ettari corrispondono a circa il 2,17 percento del totale del territorio comunale che è di 65.222 ettari.
 Senza l’ampliamento di 91 ettari, l’ambito produttivo-portuale-logistico corrisponderebbe al 2,03 percento del territorio comunale».
 Un ampliamento che all’epoca veniva sostenuto da previsioni di futuro sviluppo dei traffici con necessità di nuovi spazi alle spalle delle banchine. Ma ci fu altro dietro? La magistratura è al lavoro.

Inchiesta terreni Cmc, la maggioranza chiude le porte del consiglio comunale

E il Pd vota contro la richiesta di Fds di costituirsi parte civile Il sindaco: «Il Poc della logistica votato anche dall’opposizione»

La maggioranza decide di chiudere momentaneamente le porte del consiglio comunale a Ravenna e in seduta segreta rimangono in aula quattordici consiglieri su trenta, con tredici del Pd a votare contro l’ordine del giorno di Diego Rubboli della Federazione della sinistra, ex alleata dei democratici. Rubboli proponeva la costituzione di parte civile e la richiesta danni nell’eventuale procedimento penale che dovesse svilupparsi dall’inchiesta con dipendenti pubblici indagati per il cambio di destinazione d’uso di alcuni terreni della Cmc a Porto Fuori con presunti favori alla coop. «Speculazione politica», è l’accusa piddina rivolta alla Federazione della sinistra, recentemente uscita dalla maggioranza.

Si riassume così la riunione dell’assise di Palazzo Merlato convocata il 2 settembre in seduta straordinaria proprio per discutere dell’indagine che ipotizza vari reati, dal falso all’abuso d’ufficio per citare i più gravi, che avrebbero garantito un «vantaggio patrimoniale ingiustificato» al colosso dell’edilizia ritrovatosi con decine di ettari passati da agricoli a produttivi.

In discussione, oltre all’odg di Rubboli depositato in apertura della riunione, c’erano un question time presentato da Forza Italia e un ordine del giorno firmato da tutta l’opposizione in coro con cui si chiedevano sostanzialmente le stesse cose: trasferire ad altri incarichi i due dipendenti indagati per fatti risalenti tra il 2010 e il 2012 e attualmente nell’organico di Palazzo Merlato e valutare la possibilità che il sindaco costituisca il Comune come parte civile.

Va ricordato che allo stato attuale si è di fronte solo a un avviso di fine indagini, il cosiddetto 415bis che viene notificato alle persone sottoposte a indagini: nella maggior parte dei casi a questo atto consegue la richiesta di rinvio a giudizio. L’ipotesi tratteggiata dal pubblico ministero è di un consiglio comunale e una giunta provinciale che avrebbero approvato provvedimenti irregolari perché tratti in inganno dai sei dirigenti pubblici che confezionarono la documentazione preventiva (gli altri cinque indagati sono un ex manager di Cmc, uno di Consar e tre progettisti).

«Penso che la politica non debba interferire con le indagini», è la frase pronunciata dal primo cittadino Fabrizio Matteucci e che meglio di ogni altra racchiude il suo intervento in apertura con la lettura di una lunga informativa soprattutto concentrata sugli orientamenti di fondo che all’epoca portarono l’amministrazione comunale a muoversi in direzione di un ampliamento dell’area portuale di Ravenna. Il sindaco ci ha tenuto a precisare che «avendo avuto la conoscenza giornalistica dei fatti, ho ritenuto, ai fini della massima trasparenza della mia azione e considerando che le contestazioni riguardano comunque atti adottati dal Comune di Ravenna, di richiedere informazioni preventive e sommarie alla Procura della repubblica, il 17 agosto». E ha poi sottolineato che «l’unico dirigente in servizio, ha tempestivamente avvisato il servizio risorse umane dell’informazione di fine indagini ricevuto sin dall’atto della notifica secondo i doveri di correttezza nei confronti del datore di lavoro».

La discussione pubblica si è concentrata solo su temi generali per non incorrere nel rischio, presentato dalla presidente Livia Molducci riprendendo le osservazioni del segretario generale, di infrangere i limiti della privacy per le persone interessate. Per affrontare aspetti più specifici la maggioranza dei consiglieri presenti ha invece votato per procedere in seduta segreta. L’opposizione ha votato contro. Alvaro Ancisi, decano dell’opposizione e capogruppo di Lista per Ravenna, ha voluto ricordare che proprio la chiusura delle indagini sgombra il campo dai dubbi sulla privacy e tutta la minoranza è stata concorde nel sostenere che in discussione non fosse il merito dell’operato dei dirigenti bensì come intenda comportarsi l’amministrazione qualora si arrivasse allo scenario di un rinvio a giudizio e perché non disporre il trasferimento di dirigenti ad altri incarichi per un garantismo ulteriore in attesa dei prossimi passi della magistratura. Quando la maggioranza ha deciso per la riunione a porte chiuse, Forza Italia ha ritirato il suo question time e l’opposizione è uscita dall’aula. A rimanere è stato solo Rubboli.

Nel corso del suo intervento il sindaco ha messo in fila alcuni numeri per meglio descrivere il Poc della logistica oggetto dell’indagine e approvato dal consiglio comunale il 31 maggio del 2012 con un voto favorevole anche dell’opposizione: «L’ambito produttivo-portuale-logistico è stato ampliato di 91 ettari, passando da 1325 a 1416 ettari, pari ad un adeguamento del 6,8 percento di queste aree nel loro insieme.
 Quell’adeguamento di 91 ettari corrisponde allo 0,14 percento del totale del territorio comunale e allo 0,21 percento dello spazio rurale individuato dal Psc (43.300 ettari). I 1416 ettari corrispondono a circa il 2,17 percento del totale del territorio comunale che è di 65.222 ettari.
 Senza l’ampliamento di 91 ettari, l’ambito produttivo-portuale-logistico corrisponderebbe al 2,03 percento del territorio comunale».
 Un ampliamento che all’epoca veniva sostenuto da previsioni di futuro sviluppo dei traffici con necessità di nuovi spazi alle spalle delle banchine. Ma ci fu altro dietro? La magistratura è al lavoro.

«Emotività e problemi di lingua hanno fuorviato il giocatore davanti ai vigili»

La Manetti Basket commenta la vicenda del ritiro della patente all’americano Deloach che ha rifiutato un test con etilometro

«Problematiche di natura procedurale e linguistica hanno forse fuorviato il giocatore, spingendolo ad un comportamento nel quale non si riconosce, ma dettato da incomprensioni ed emotività, al cospetto di un pubblico ufficiale». Così la Manetti Basket prova a chiarire i contorni della vicenda che nei giorni scorsi hanno visto il ritiro della patente a Michael Deloach, 29enne americano recentemente acquistato per la prossima stagione di A2, perché all’alba di alcuni giorni fa a un posto di controllo della polizia municipale si rifiutò di soffiare nell’etilometro.

La società giallorossa comunica di avere già ampiamente chiarito gli accadimenti con lo stesso Deloach e con le pubbliche istituzioni coinvolte nell’episodio. Fermo restando la stima e la considerazione per l’operato della polizia municipale di Ravenna, che ha agito nel pieno rispetto delle norme di legge in vigore, «si precisa che Michael Deloach si scusa profondamente con il club, i tifosi e la comunità di Ravenna per l’accaduto, assicurando al tempo stesso la massima professionalità, in campo e fuori». La società precisa inoltre che non saranno rilasciati ulteriori commenti sulla vicenda.

Nuova rotonda tra Adriatica e 71bis Otto mesi di deviazioni per il traffico

Si comincia il 3 settembre: verrà eliminato il semaforo e creato un collegamento con via dei Cosmonauti. Lavori del Comune

Per consentire al Comune di Cervia l’esecuzione dei lavori di costruzione dello svincolo e delle opere di collegamento tra la strada statale 16 Adriatica, la strada comunale via dei Cosmonauti e la ex statale 71bis, sarà provvisoriamente interdetta la circolazione sulla strada statale Adriatica nel tratto interessato e il traffico sarà deviato sulle bretelle provvisorie e sulla rotatoria realizzate nell’ambito dei lavori, con indicazioni sul posto, secondo il piano condiviso con la prefettura di Ravenna e gli enti interessati. Le limitazioni saranno in vigore a partire dalle 6 di giovedì 3 settembre fino al 10 maggio 2016.

Lo spaccio è un business padre-figlio Arrestati 52enne e 22enne incensurati

Nella casa del genitore la catena per la produzione di marijuana, dalla coltivazione al confezionamento e la lista di clienti e pusher

Padre e figlio in affari insieme con un business da migliaia di euro grazie a una catena completa di spaccio, dalla coltivazione al confezionamento di marijuana: un 52enne operaio e un 22enne, entrambi incensurati, sono stati arrestati dai carabinieri nel pomeriggio dell’1 settembre ad Alfonsine e ora si trovano ai domiciliari. Nella casa del genitore è stata rinvenuta una vera e propria piantagione e tutto il necessario per produrre e vendere lo stupefacente. È emerso dalla perquisizione che anche il figlio dell’uomo, che però abita altrove, si occupava della parte della coltivazione. È stata rinvenuta una lista di clienti abituali, sia di consumatori diretti sia di pusher intermediari: accanto ai nominativi le cifre delle cessioni.

La situazione era monitorata da tempo i carabinieri della stazione di Alfonsine stavano raccogliendo ogni elemento utile prima di procedere ad una perquisizione domiciliare di iniziativa; la particolarità del caso è stata legata al fatto che i due arrestati, fino a ieri, non avevano alcun precedente.

Sono stati sequestrati decine di sacchetti da congelatore, una busta della spesa tipo da supermercato e diversi contenitori, tutti pieni di marijuana, già pronta e da confezionare nuovamente per le cessioni al dettaglio. Oltre ai vari strumenti del mestiere, come bilancini di precisione e materiali per il confezionamento, sono stati rinvenuti narghilè, grinders trita erba, cannule per aspirazione e tutto il kit necessario anche al consumo. Sono state sequestrate diverse piante già essiccate ed altre ancora non pronte alla raccolta, ma curate proprio per quello scopo.

In arrivo altri quattro grandi murales a Ravenna con il festival Subsidenze

Da lunedì al lavoro artisti di caratura internazionale. La mappa

Dal 6 al 13 settembre torna Subsidenze, il festival di Street Art della città di Ravenna, organizzato dall’associazione culturale Indastria, in collaborazione con l’assessorato alle Politiche Giovanili del Comune.

Giunto alla seconda edizione l’evento prevede l’intervento di street artist di fama internazionale che daranno nuova vita a quattro muri di grandi dimensioni nella zona di via Trieste. Almeno due molto visibili ai ravennati, abituati a percorrere quella strada soprattutto per andare verso il mare. Si tratta del muro del tiro a segno all’incrocio con via Pag (vedi foto in alto), affidato alla pittrice e illustratrice romana (nota anche per le sue pubblicità per Feltrinelli e la Scala di Milano) Camilla Falsini e quello del condominio su via Trieste praticamente di fronte alla sede storica della Cmc (vedi foto in basso), affidato al celebre Gola Hundun, artista cesenate noto anche semplicemente come Gola, trapiantato ormai da oltre dieci anni a Barcellona e da poco al lavoro anche in Kazakhstan.

Gli altri due muri sono quello all’incrocio tra via Lanciani e via Umago, di cui si occuperà il cagliaritano Tellas (l’anno scorso inserito dall’Huffington Post tra i 25 street artist più geniali al mondo) e a pochi metri di distanza, tra via Lanciani e via Postumia, che vedrà al lavoro il colletivo ravennate Dissenso Cognitivo.

Gli artisti inizieranno i murales alle 9.30 circa di lunedì 7 settembre e sarà possibile vederli all’opera per un’intera settimana.

A questi quattro muri si devono aggiungere i due che il festival ha regalato alla città nei mesi scorsi, come anteprime (vedi articoli correlati). Ad aprile l’artista tedesco Jim Avignon ha dipinto una parete muraria in via Gulli ripreso dalle telecamere di Sky Arte (il documentario realizzato per l’occasione verrà proiettato in anteprima domenica 13 settembre alle 21 al centro sociale La Quercia di piazza Medaglie d’oro); a luglio, invece, Pixelpancho, artista torinese conosciuto in tutto il mondo (tra i 25 dell’Huffington di cui sopra), ha realizzato in via Trieste “The Last Kiss”, un’opera di notevoli dimensioni già recensita sui maggiori portali di Urban Art.

Inoltre, come la scorsa edizione, anche quest’anno uno spazio importante del festival sarà riservato ai giovani artisti che abitano, studiano o lavorano in Emilia-Romagna. Una trentina di essi, tra i 18 e i 35 anni, ha infatti risposto al bando pubblicato appositamente dal Comune che scadeva il 31 agosto: i 16 selezionati, provenienti da tutta la regione, saranno chiamati a realizzare nel corso del festival un intervento di arte urbana sul muro dell’ex Ippodromo di via Marani.

Il festival partirà ufficialmente già domenica 6 settembre con l’inaugurazione della mostra collettiva “Subsidenze 2015” allo spazio Bonobolabo di via Centofanti, a cura di Marco Miccoli, con opere di tutti i protagonisti di questa edizione: Tellas, Gola, Jim Avignon, Pixelpancho, Camilla Falsini e Dissenso Cognitivo. La mostra resterà aperta nelle giornate di mercoledì, giovedì, venerdì e sabato dalle 16 alle 19.30 fino al 2 ottobre.

Giovedì 10 inaugurerà invece l’altra mostra in programma nell’ambito del festival, alla galleria Mirada di via Mazzini, una personale di Camilla Falsini, aperta nelle giornate di mercoledì dalle 10 alle 13 e dal venerdì alla domenica dalle 15 alle 19 fino al 27 settembre.

Domenica 13 la conclusione del festival con alle 16 il ritrovo in Piazza Caduti sul Lavoro per la biciclettata tra i murales appena realizzati; alle 18.30 un dibattito al centro sociale la Quercia con David Diavù Vecchiato (curatore del progetto RiFatto e MURo con SkyArte); alle 20 l’inaugurazione della mostra temporanea di RiFatto de Il Fatto Quotidiano in Piazza Medaglie d’Oro (a seguire buffet/aperitivo) e alle 21 la proiezione in anteprima nazionale del documentario su Jim Avignon sempre al centro sociale la Quercia.

«Questo festival – ha dichiarato l’assessora alle Politiche giovanili Valentina Morigi durante la presentazione in municipio – rappresenta il coronamento di oltre 15 anni di lavoro di un’amministrazione comunale che ha sempre creduto nella street art come forma d’arte in grado di stimolare la creatività dei giovani ed essere elemento di riqualificazione urbana. E un’altra grande scommessa vinta è stata quella di riuscire a valorizzare, oltre ai grandi artisti che abbiamo avuto e avremo come ospiti, i nostri giovani talenti».

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