venerdì
19 Giugno 2026

A Marina di Ravenna arriva il folk dei Sacri Cuori

Mercoledì 29 luglio la band porterà al Peter Pan
l’atmosfera polverosa del deserto americano

Il programma di Spiagge Soul continua al Bagno Peter Pan di Marina di Ravenna, dove mercoledì 29 luglio, alle 21.30, fa tappa una delle band più originali del panorama musicale italiano, i Sacri Cuori.
Li hanno definiti felliniani, western, “maestri di stile”, retrò e futuristi. Un prodotto nostrano da esportazione che negli anni ha collezionato collaborazioni o diviso il palco con artisti come Vinicio Capossela, Calexico, Marc Ribot ed Evan Lurie, unendo tradizioni all’apparenza lontane, come quelle della Romagna e dell’America polverosa dei deserti, tra folk, blues e psichedelia. Con un occhio alle grandi colonne sonore italiane di Nino Rota e Trovajoli.

Sacri CuoriIl gruppo, creato e guidato dal chitarrista e compositore Antonio Gramentieri, nel tempo si è stabilizzato attorno al batterista e percussionista Diego Sapignoli e al basso di Francesco Giampaoli. Una formazione strabiliante, che da qualche anno collabora con la cantante australiana Carla Lippis e ha appena lanciato il suo ultimo album, Delone. La band calca i palcoscenici internazionali più di quelli di casa propria, venendo scelta inoltre come backin’ band, dal vivo e in studio, da molti personaggi di spicco del cantautorato internazionale: Hugo Race, Dan Stuart (Green on Red), Richard Buckner, Robyn Hitchcock, Woody Jackson e molti altri.

Liriche e note nelle serate estive con “O Musiva Musa“

Dall’1 al 20 agosto autori e musicisti
si esibiranno accanto a Santa Maria Maggiore

Nel calendario culturale dell’estate ravennate non poteva mancare uno spazio dedicato alla poesia. La rassegna “O Musiva Musa” 2015, che celebra la dodicesima edizione dedicandola alla memoria di Gino Pellegrini, prende il via sabato 1 agosto, sul palcoscenico allestito accanto al sagrato di Santa Maria Maggiore di Ravenna (via Galla Placidia), per concludersi il 20 agosto. Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 21.

Franco CostantiniIl direttore artistico e creatore dell’evento, Franco Costantini, anche per l’edizione 2015 ha scelto di presentare i lavoro di artisti dalla grande sensibilità poetica: Gregor Ferretti, Roberto Mercadini, Gabriella Montanari e Lorenzo Cecchinelli. Inoltre il programma prevede serate dedicate al blues, alle liriche di Guido Gozzano – con in scena due interpreti di eccezione, Edoardo Siravo e Gabriella Casali – e ai “colori della poesia”, con protagonista lo stesso Costantini affiancato da Giovanna Maioli. Un ruolo di primo piano negli spettacoli spetta, come di consueto, ai musicisti: dal pianista Leonardo Rivola ai virtuosi della chitarra Raimondo Raimondi e Nicola Dotti, ai percussionisti Maurizio Asero e Stefano Calvano.

Si inizia appunto sabato 1 agosto con “Blues Burdel – La poesia del canto popolare: dalla foce dei Fiumi Uniti… al delta del Mississippi!”, con Catia Gori (e’ suprân), Marisa Naldi (e’ cuntrêlt), Alessandro Maltoni (e’ tenór), Francesco Maltoni (e’ bas), Giuseppe Zanca (e’ mèstar).

Giovedì 6 agosto sarà la volta di “Alfabeto della terra e altri canti”: Gregor Ferretti, poeta e cantautore, presenta la sua ultima raccolta di versi; introduce Luciano Benini Sforza. Al pianoforte, Leonardo Rivola. In appendice: gli audio-libri poetici di Paolo Pingani e Giovanni Strocchi; con Paola Ravaglia, Franco Costantini e Nicola Dotti alla chitarra.
 
Seguirà, sabato 8 agosto, “Madrigali per surfisti estatici”, con Roberto Mercadini (il “poeta parlante”) e Raimondo Raimondi (chitarra), e la partecipazione di Stefano Calvano (percussioni).
 
Gabriella CasaliNella serata di giovedì 13 agosto, dal titolo “È dolce il pugnale dei versi…”, saranno presentate le raccolte di Gabriella Montanari (“Abbecedario di una ex buona a nulla”) e Lorenzo Cecchinelli (“Omoesìa”). Con Cinzia Damassa, Franco Costantini, Maurizio Asero (percussioni); introduce Ornella Fiorentini.
 
Sabato 15 agosto Edoardo Siravo e Gabriella Casali interpretano Guido Gozzano nello spettacolo “Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto…”, con Raimondo Raimondi (corde) e Maurizio Asero (percussioni).
 
Infine giovedì 20 agosto la rassegna si concluderà con i testi scelti da Galilea Maioli per “Tutti i colori della poesia”, con Maria Giovanna Maioli e Franco Costantini. Al violino, Stefano Martini.

Dall’Inghilterra arrivò il palloncino viola in ricordo di papà, ora i figli a Ravenna

Volo di 1.600 km: a Borgo Montone un agricoltore trovò il biglietto, il comitato cittadino ha raccolto la solidarietà di tanti per l’ospitalità

Il bigliettino con il ricordo di papà Simon ha volato per 1.600 km appeso a un palloncino viola, da Bordon (Inghilterra) a Borgo Montone dove l’ha trovato un agricoltore al lavoro nei campi ancora ghiacciati di gennaio scorso e a in questi giorni di fine luglio la vedova di Simon Cook e i due figli Oscar e Beth stanno trascorrendo una settimana a Ravenna ospiti di una rete di solidarietà cresciuta attorno all’iniziativa messa in moto dal comitato cittadino della piccola frazione alle porte della città. In tempi di tweet, post su Facebook, messaggi su Whatsapp, invece un Like è partito all’antica e con il cuore della solidarietà e dell’ospitalità romagnola, dal volo di un palloncino che dall’Inghilterra giunge a Ravenna con un messaggio.

Dalle pagine del nostro sito per primi raccontammo la storia che fece il giro del mondo (vedi tra i correlati). Il 13 gennaio scorso l’agricoltore Cristian Grassi al lavoro nella propria azienda Mater Naturae ritrova i resti del palloncino viola con appesa una cartolina plastificata che contiene un messaggio commovente. Era un messaggio in ricordo di Simon Cook, lanciato assieme a tanti altri palloncini dai bimbi della Bordon Garrison Pre-school & Creche, un asilo inglese sulle coste dell’Inghilterra nella cittadina di Bordon (Hampshire). I palloncini erano stati lanciati il 18 novembre 2014, per ricordare il papà scomparso dopo una lunga malattia, dai due figli Beth e Oscar.

È nata allora l’idea, con l’impegno del presidente del comitato cittadino Ottaviano Rossi, per promuovere l’ospitalità a Ravenna della famiglia. Hanno aderito, partecipato e collaborato l’Hotel Diana di Ravenna, il Bagno Perla di Punta Marina, Mirabilandia, il ristorante La Campaza di Fosso Ghiaia, lo Zoo Safari, Easyasta Milano, la Casa delle Farfalle di Cervia e la Confesercenti. I due bambini (insieme alla mamma e alla maestra Lucy) visiteranno i monumenti Unesco, andranno al mare, a Mirabilandia, allo zoo, al parco cicogne della Campaza, incontreranno le realtà del territorio passando il tempo tra braciolate, pranzi e cene. Oggi e domani ad esempio la famiglia inglese è al bagno Perla di Punta Marina. Il 30 luglio partenza dall’aeroporto di Bologna con un volo per Londra Gatwick.

Nati due cuccioli di giraffa: un concorso per i nomi

I parti in cattività sono un segnale delle buone condizioni di vita degli animali

Per decidere i loro nomi la dirigenza dello zoo sta pensando a un concorso tra il pubblico più affezionato: nei giorni scorsi al Safari di Ravenna sono nati due cuccioli di giraffa negli spazi del parco faunistico a ridosso di Mirabilandia, lungo la statale Adriatica. I cuccioli, entrambi maschi, stanno bene: sono nati da madri diverse di 11 e 13 anni. Grande la soddisfazione per la direzione del parco: due parti in cattività sarebbero segnali di ottime condizioni di vita degli animali ospitati. I piccoli resteranno a Ravenna, destinati a essere una delle attrazioni più ammirate.

Ecco il momento della nascita:
https://www.facebook.com/safariravenna/videos/713099942128458/

giraffini

giraffino

«Il Pd ha collaborato con gli alleati solo fino a quando ne ha avuto bisogno»

Il consigliere comunale Fds dopo l’uscita dalla maggioranza
si concentra sul 16esimo seggio ottenuto un anno dopo il voto

L’assetto del consiglio comunale di Ravenna uscito dalle urne nel 2011 costringeva il gruppo Pd (15 seggi) a cercare il sostegno di almeno altri due voti tra i quattro consiglieri alleati (Fds, Sel, Pri, Idv) per arrivare alla maggioranza su 32 poi la vittoria in un ricorso al Consiglio di Stato ha dato un seggio in più ai democratici (a discapito di Forza Italia, vedi tra i correlati) e con il voto aggiuntivo del sindaco (da considerare il 33esimo membro) il partito è diventato autosufficiente e tanti saluti alle logiche di coalizione. In buona sostanza è questa la principale accusa che Diego Rubboli, consigliere comunale della Federazione della sinistra, rivolge ai dem all’indomani del caso politico che ha scosso Palazzo Merlato a meno di un anno dal volto: la scorsa settimana infatti Sel e Fds si sono sfilati dalla coalizione di centrosinistra che sostiene il sindaco Matteucci (va precisato che la tenuta della giunta non è in discussione visto che le assessore dei due partiti di sinistra sono state confermate dal primo cittadino e il trittico Pd-Pri-Idv può vantare oggi 19 seggi in quanto nel frattempo l’Edera è salita a due con il cambio di casacca di Ravaioli in uscita dalla Lega Nord).

La progressiva autosufficienza del Pd, sostiene Rubboli, ha portato «ad una emarginazione dei consiglieri dei partiti alleati più critici, col risultato di sempre minor numero di riunioni collettive (salvo qualche lodevole caso) e sempre più abboccamenti personali. Per cui è iniziata una deriva che ha condotto a provvedimenti, a mio avviso, sempre più incongrui con gli obiettivi di programma».

Insomma ce n’è abbastanza «per smentire categoricamente le affermazioni del Pd e del sindaco quando giustificano la nostra uscita solo con motivazioni nazionali che pure esistono e sono di una gravità eccezionale». Ma è sui temi locali che Rubboli si concentra e mette in fila alcune delle questioni che hanno portato i due partiti ad annunciare l’uscita dalla maggiornza perché ormai sentendosi all’opposizione: «Il voto contrario al Piano Generale del Traffico Urbano, al Parcheggio sopraelevato di via Guidarello, un favore alla Curia ed un orrore in zona di pregio architettonico, a diverse varianti urbanistiche ed alcuni odg , al POC dell’Arenile, ai Bilanci 2014 e 2015 della Holding (stabiliscono la vendita di azioni Hera), ed inoltre il voto di astensione al Bilancio Consuntivo 2014 e al Bilancio Previsionale 2015, un voto più che altro contingente ed interlocutorio per evitare di attribuire alla sola persona dell’assessore Morigi responsabilità non sue» (scaricabile in allegato dal link in fondo alla pagina la lettera integrale firmata da Rubboli).

La telecamera dei vigili scopre l’auto rubata: fallisce il tentativo di fuga 

La collaborazione dei carabinieri ha permesso di bloccare il veicolo individuato su strada grazie al Targa System 

Alla pattuglia della polizia municipale della Bassa Romagna è bastato puntare una telecamera contro la Ford Fiesta che viaggiava sulla statale San Vitale tra Lugo e Bagnacavallo per sapere che era stata rubata quattro giorni prima a Imola e lo sapeva anche il conducente che non si è fermato all’alt ed è fuggito: qualche chilometro dopo la fuga è finita anche grazie alla collaborazione dei carabinieri del nucleo radiomobile di Lugo. Quello intercettato il 25 luglio scorso è uno dei 42 veicoli che la Municipale ha permesso di rintracciare sulle strade del territorio ricorrendo all’utilizzo del Targa System, nuovo strumento in dotazione alle pattuglie che informa gli agenti sulla revisione, l’assicurazione e eventuali denunce di furto di auto in transito senza bisogno di fermarle (non va confuso con i velox che misurano la velocità).

L’auto rubata è stata fermata a Villa San Martino in direzione di Imola. A bordo due albanesi: il conducente, un 20enne, noto per fatti analoghi commessi di recente nel territorio era privo di patente di guida per cui è stato denunciato alla procura della Repubblica di Ravenna per ricettazione del veicolo e guida senza patente. Il passeggero, clandestino, è stato deferito per lo stato di clandestinità e avviato all’ufficio stranieri di Ravenna per la procedura di espulsione. Il veicolo è stato restituito al proprietario.

Dall’entrata in servizio del Targa system, nel mese di luglio, ben 42 sono i veicoli sospesi dalla circolazione per non aver sottoposto il veicolo alla prescritta revisione periodica; cinque sono stati invece i veicoli (tra cui anche un BMW X5) pizzicati a circolare senza l’assicurazione: per i relativi conducenti è scattato il sequestro del veicolo e la sanzione di 848 euro.

«Chiede di essere sbattezzata e il parroco la umilia e denigra»

La denuncia dell’Uaar per la risposta di un prete che si rivolge alla richiedente dalle pagine del giornalino parrocchiale

Una ragazza chiede di essere cancellata dal registro dei battesimi e la risposta del parroco è la pubblicazione della lettera sul giornalino parrocchiale, oscurando i riferimenti che possano rendere riconoscibile la richiedente, dimostrando la volontà di volerla umiliare e denigrare pubblicamente. La denuncia arriva dalla Uaar (unione atei agnostici razionalisti) e punta il dito contro il parroco di San Bernardino, nel Lughese.

«La richiesta di apostasia, normalmente definito “sbattezzo”, prevede che il richiedente possa vedere annotata sul registro dei battesimi della parrocchia, la dicitura che non intende più fare parte della comunità cristiano cattolica – spiega Claudio Pagnani, referente Uaar a Ravenna –. Richiesta legittima e prevista anche dall’Autorità Garante per la Privacy che con un suo pronunciamento del 13/9/1999 accolse il ricorso di un cittadino con l’appoggio della Uaar. Tale pronunciamento costrinse anche la Cei (Conferenza Episcopale Italiana) in data 20/10/1999 ad emettere un Decreto Generale sull’argomento. Infine una sentenza del Tribunale di Padova del 29/5/2000 ,confermò il ricorso stesso e la stessa Cei nel novembre del 2002 riunita in assemblea plenaria, ha dovuto confermare la legittimità delle richieste della Uaar».

Il parroco invece di ottemperare alla richiesta della ragazza, ha pubblicato sul giornalino della parrocchia una sua risposta «in cui dimostra tutta la sua arroganza e supponenza». Chiama la ragazza Giusy, nome di fantasia, e a lei si rivolge dalle pagine della rivista invitandola a non perdere tempo con i suoi amici atei e di dedicarlo alla caritas, che viceversa aiuta i poveri. Infine le propone la disponibilità di un altro sacerdote, il quale attraverso le preghiere ed eventualmente esorcismi, vorrebbe aiutarla a capire quale sia il dono che ha ricevuto da Dio con il battesimo. «Tralascio ogni commento circa la risposta a Giusy e segnalo che la lettera si vede benissimo trattasi di raccomandata A/R, quindi non risulta vero che avendo omesso di inserire copia del suo documento il parroco non era in grado di trovare un suo recapito e pertanto obbligato a rispondere pubblicamente».

La Uaar invita il sacerdote ad ottemperare alla richiesta come previsto dall’art. 145 del Dlgs 196/2003 onde evitare eventuali diffide all’Autorità Garante per la Privacy e invita Giusy a contattare la Uaar via email a ravenna@uaar.it «nel caso lo ritenesse necessario, per sostenere e tutelare i suoi diritti».

Spiagge Soul ricorda il re del blues: una serata nel segno di BB King

Martedì 28 luglio al Bagno Kuta di Punta Marina
una jam session con grandi musicisti italiani

Sara ZaccarelliIl festival Spiagge Soul riserva un omaggio, doveroso, a un gigante che ci ha lasciati da poco: la serata di martedì 28 luglio è interamente dedicata a B.B. King, per ricordare con la forza della sua musica un mito indiscusso del blues. Alle 21.30 al Bagno Kuta di Punta Marina si esibiranno alcuni dei più grandi musicisti italiani del genere, in una travolgente jam session.

Un appuntamento fisso, quello di “Una sera con…”, incentrato ogni anno su una figura diversa: un modo per non dimenticare le radici della musica afro-americana e gli artisti che hanno dato lustro a questo genere. Anche questa edizione può contare su una line up di musicisti imponente per il tributo al re del blues. Sul palco infatti ci saranno il grande batterista Vince Vallicelli, Pippo Guarnera alle tastiere, Rita Girelli al basso e Alessandro Scala al sassofono, oltre al direttore artistico del festival Francesco Plazzi alla chitarra. A questa super-formazione si aggiungono poi due voci potenti e inconfondibili, di sicuro impatto, come quella di Sara Zaccarelli, reduce dal concerto al Singita, e Will Weldon Roberson, un grande musicista e un fedele amico di Spiagge Soul, che contribuiranno sicuramente a rendere unica la serata.
Tutte le informazioni dettagliate su www.spiaggesoul.it.

Il ministro Franceschini inaugura l’Antico Porto di Classe martedì 28 luglio

Tutti i cittadini sono invitati alla cerimonia, che si svolgerà alle 19
Fino al 14 agosto l’area degli scavi ospiterà incontri e conferenze

Antico porto di ClasseL’attesa apertura della prima stazione del Parco Archeologico di Classe, quella relativa all’Antico Porto, è prevista per domani, martedì 28 luglio, alle ore 19. Alla cerimonia di inaugurazione parteciperà il Ministro dei Beni, delle Attività culturali e del Turismo Dario Franceschini, la cui presenza sottolinea l’eccezionale rilievo di questo grande intervento volto a valorizzare il patrimonio culturale del nostro Paese. Rinascerà, infatti, l’antico porto fondato da Augusto, fiorente all’epoca dell’Impero, di Teodorico e del dominio bizantino, quando Ravenna e Classe raggiunsero il loro apogeo politico ed economico.

Con questo nuovo grande progetto, realizzato d’intesa con il Comune di Ravenna, l’Amministrazione Provinciale, la Soprintendenza Archeologia dell’Emilia Romagna, l’Università di Bologna, la Fondazione Flaminia e grazie al sostegno determinante della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e di Arcus spa, società del MiBACT, continua la missione di RavennAntica di fare rivivere il patrimonio di una capitale del mondo antico, nel quadro di un impegno più ampio di tutta la comunità locale per recuperare, mettere in valore e rendere fruibile al pubblico il grande patrimonio archeologico della Ravenna romana e bizantina e più in generale del territorio.

In occasione dell’apertura è in programma, sempre il 28 luglio, “Sulle orme di Sant’Apollinare”, bike trekking dalla statua di Sant’Apollinare fino alla chiesa a lui dedicata, con tappe curiose e gustose. L’evento, che rientra nella rassegna estiva L’Antico Porto al chiaro di Luna, è promosso da Scuola Superiore di Studi sulla Città e il Territorio-Università di Bologna, Fondazione RavennAntica e Trail Romagna.
Il percorso di visita, con partenza da Piazza del Popolo alle ore 17.30, si snoderà dalla Chiesa di Santa Eufemia, sede della Domus dei Tappeti di Pietra, alla Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, alla Basilica di San Severo, alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe per giungere, infine, all’Antico Porto di Classe.
Un grande finale attende i partecipanti: la pedalata si concluderà infatti con una visita speciale durante l’inaugurazione. Per info: Trail Romagna 338 5097841. Adesioni via mail a: info@trailromagna.eu

Antico porto di ClasseLa rassegna L’Antico Porto al chiaro di Luna prosegue fino al 14 agosto con aperture serali arricchite da un variegato programma di visite guidate, conversazioni, degustazioni, musica e laboratori ludico-didattici per famiglie con bambini.
Il calendario degli incontri prevede: “Archeostorie” con Cinzia Dal Maso, Francesco Ripanti e gli archeoblogger d’Italia (mercoledì 29 luglio); “Socrate, per esempio” e “Didone, per esempio”, presentazione dei libri con l’autrice Mariangela Galatea Vaglio (giovedì 30 luglio); “Classe: nascita, vita e scomparsa di una grande città portuale dell’antichità” con Andrea Augenti (giovedì 6 agosto); “Uomini e merci: Classe al centro degli scambi nel Mediterraneo tra Tarda Antichità e Medioevo” con Enrico Cirelli (martedì 11 agosto); “Genti di mare a Ravenna e Classe, nel cuore cosmopolita del Mediterraneo” con Valentina Manzelli (giovedì 13 agosto). Tutte le conversazioni sono incluse nel prezzo del biglietto di ingresso.

Si segnala, venerdì 31 luglio, alle ore 19, la conversazione “Il vino nell’antichità: da Dioniso alla messa cristiana” con Giuseppe Lepore, che prevede anche un archeo-aperitivo e degustazione di vini storici in collaborazione con la Fondazione Ravenna Capitale.
Su prenotazione: tariffa: € 10 comprensivi di ingresso al sito.

Martedì 4 agosto, alle ore 21.30, si terrà invece il concerto di Gregor Ferretti “La divisione aritmetica”, in collaborazione con il Comune di Ravenna. Biglietto: € 5 comprensivi di ingresso al sito.

Gli appuntamenti per i più piccoli comprendono: “Luce e lucerne in epoca antica”, laboratorio per costruire una lucerna romana (mercoledì 5 agosto, ore 18.30); “Sotto le stelle di San Lorenzo”, caccia al tesoro con torce (lunedì 10 agosto, ore 21); “Il mestiere dell’archeologo”, laboratorio di archeo-gioco alla scoperta dei tesori del passato (mercoledì 12 agosto, alle ore 18.30).
Tutti gli eventi, su prenotazione, sono rivolti a bambini da 6 a 12 anni. Tariffe: € 5 a bambino; € 4 ridotto soci Amici di RavennAntica; € 7 per due bambini, fratelli o amici; € 6 ridotto soci Amici di RavennAntica.

Nel corso della rassegna L’Antico Porto al chiaro di Luna sono in programma anche una serie di visite guidate per scoprire l’affascinante storia di uno degli scali più prestigiosi del mondo romano e bizantino e alcuni aperitivi a cura di Hotel-Ristorante Classensis.

Il programma dettagliato si può consultare nel sito www.anticoportoravenna.it oppure www.parcoarcheologicodiclasse.it.

Epilogo dell’Eresia: ma Majakovskij era felice?

“A piena voce“ (8) da Milano

Eresia a MilanoPer l’allegria
il pianeta nostro
è poco attrezzato.
Bisogna
strappare
la gioia
ai giorni futuri.
V. M.

Il sabato mattina è l’ultimo momento per riflettere assieme, prima delle prove e dell’ultima replica di Eresia. Si decide di riunirsi verso le 11, per discutere di un nodo problematico, emerso durante questi giorni e ancora non risolto. Majakovskij era felice? Felicità è una parola importante per questi ragazzi, è scritta a caratteri cubitali sui loro cartellini gialli, rimbalza da cinque giorni sulle loro bocche. Si definiscono “eretici” della felicità, e dunque bisogna capire perché, il padre di tutti loro, Vladimir Majakovskij, si sia sparato all’età di 37 anni.

Ma non si tratta affatto di ricercare ragioni storiche, ricostruire criticamente la biografia del poeta, scavare a fondo nei pettegolezzi che, nonostante i suoi ammonimenti, si sono sprecati per giustificare il suo gesto. No, si riflette insieme per capire il perché del fallimento della felicità contro il quotidiano. Domande difficili e impegnative, che a tutta prima riempiono di silenzio il tendone delle riunioni.

Poi Carletto rompe il ghiaccio: qualche lacrima, un grande applauso e comincia il fiume degli interventi. Chi semplicemente ringrazia tutti, chi balbetta qualche parola confusa, chi attacca direttamente il problema con decisione. I più commoventi sono gli interventi dei ragazzi di Lamezia Terme e di San Felice sul Panaro, consci più di tutti gli altri di quel che abbandonano e di ciò che li aspetta al ritorno. Luoghi dalla storia difficile, dove la non-scuola ha rappresentato per loro molto più di un semplice momento ricreativo: un’àncora di salvezza, una pratica terapeutica, una bolla di felicità, appunto, in un mare di terribile quotidiano.

Ed è grazie a loro che si riesce, alla fine, a trovare una risposta alla domanda di partenza: la felicità è possibile solo come impegno, scelta – l’etimo nascosto di eresia. «La felicità non si compra, non vi cadrà dal cielo; nessuno, là in alto, ve la farà trovare davanti già pronta. Dovete lottare, dovete scegliere la felicità, soprattutto quando attorno a voi non vedete altro che difficoltà e muri”, conclude Marco Martinelli.

Sarà un po’ per questi discorsi mattutini, sarà per gli abbracci che già cominciano a non poter contarsi più, sarà per il numeroso pubblico al Castello, che via via, in questi giorni, è andato aumentando; c’è qualcosa di sospeso a mezz’aria, e lo avverte stasera chi ha potuto seguire, giorno per giorno, la trasformazione dello spettacolo.

I ragazzi urlano i versi per l’ultima volta, con le lacrime agli occhi. Marco chiama il pubblico ad entrare nel coro, invita tutti i presenti a partecipare, e la gente accorre. Le magliette gialle si diluiscono in un mare multicolore, creando un coro pubblico, ancora più potente. Signore milanesi e giovani inglesi ripetono i versi come meglio possono, si guardano in faccia e ridono come bambini.

Poi l’ordine: si parte all’assalto del Duomo. I non-scuolini si ricompattano, si arrampicano sui ciglioni dei fossati, all’avanguardia della grande parata. Compare una bandiera verde, segnata da una grande spirale patafisica: la bandiera dei palotini di Jarry, forse. Attraversano piazza Castello, ne lambiscono la grande fontana, i turisti scattano foto e battono le mani, senza avere la minima idea di quello che sta succedendo. Qualcuno si tappa le orecchie quando, al megafono, i corifei continuano a sgolarsi e a lanciare i loro gridi di battaglia.

 

Martinelli Eresia a MilanoI fantasmi di una rivoluzione dello spirito, che non ha niente di quel grigiore ripetitivo tipico degli assembramenti politicizzati, niente di quello spirito di fazione che aleggia tra i barricaderi e i professionisti delle piazze. Si urla contro il mondo della monotonia, della noia, del cinismo, non contro qualcuno; si urla alla gente, ad altri compagni di carne come tutti; si urla per svegliarli, per spronarli a quella assurda rivoluzione della felicità di cui sono i portavoce e per mostrare come sia possibile ottenerla, subito e semplicemente, ascoltando le parole di un poeta.

Si scende per via Dante, le forchette dei turisti nei ristorantini di lusso si abbassano, si alzano telefoni e macchine fotografiche. I camerieri in bianco guardano divertiti, si prendono finalmente una pausa. Qualche donna di mezz’età non sa se spaventarsi o ridere quando parte il verso di accusa e un ragazzino di dieci anni le urla in faccia: «Beato chi ha potuto almeno una volta, chiudendo gli occhi, dimenticarvi tutti, inutili come un raffreddore, sobri come l’acqua minerale».

Marco è alla testa del corteo, i corifei appena dietro di lui, e poi il grande coro, che si è arricchito di nuovi ospiti, nuovi marcianti, saremo in trecento, forse di più. Ci si lascia alle spalle l’ellisse di piazza Cordusio, con le sue banche, le grandi assicurazioni, i giovani in giacca e cravatta che sbuffano, appena usciti da lavoro, e rimangono bloccati nel traffico a causa del grande serpentone giallo.

Si imbocca la medievale via dei Mercanti. I ritrattisti ambulanti al fianco della strada ridono, posano la matita, e i turisti in posa rimangono immobili, imbarazzati, seguono con gli occhi la parata. Si sorpassano i grandi archi del Palazzo della Ragione, la scrofa mediolanata, e si arriva finalmente al Duomo. Qui ci si ferma, al cuore della città, mentre il coro dei non-scuolini diviene il centro della piazza e degli obiettivi dei telefoni; e per un attimo, la grande città lombarda si ferma ad ascoltare, sceglie la felicità.

Epilogo dell’Eresia: ma Majakovskij era felice?

“A piena voce“ (8) da Milano

Eresia a MilanoPer l’allegria
il pianeta nostro
è poco attrezzato.
Bisogna
strappare
la gioia
ai giorni futuri.
V. M.

Il sabato mattina è l’ultimo momento per riflettere assieme, prima delle prove e dell’ultima replica di Eresia. Si decide di riunirsi verso le 11, per discutere di un nodo problematico, emerso durante questi giorni e ancora non risolto. Majakovskij era felice? Felicità è una parola importante per questi ragazzi, è scritta a caratteri cubitali sui loro cartellini gialli, rimbalza da cinque giorni sulle loro bocche. Si definiscono “eretici” della felicità, e dunque bisogna capire perché, il padre di tutti loro, Vladimir Majakovskij, si sia sparato all’età di 37 anni.

Ma non si tratta affatto di ricercare ragioni storiche, ricostruire criticamente la biografia del poeta, scavare a fondo nei pettegolezzi che, nonostante i suoi ammonimenti, si sono sprecati per giustificare il suo gesto. No, si riflette insieme per capire il perché del fallimento della felicità contro il quotidiano. Domande difficili e impegnative, che a tutta prima riempiono di silenzio il tendone delle riunioni.

Poi Carletto rompe il ghiaccio: qualche lacrima, un grande applauso e comincia il fiume degli interventi. Chi semplicemente ringrazia tutti, chi balbetta qualche parola confusa, chi attacca direttamente il problema con decisione. I più commoventi sono gli interventi dei ragazzi di Lamezia Terme e di San Felice sul Panaro, consci più di tutti gli altri di quel che abbandonano e di ciò che li aspetta al ritorno. Luoghi dalla storia difficile, dove la non-scuola ha rappresentato per loro molto più di un semplice momento ricreativo: un’àncora di salvezza, una pratica terapeutica, una bolla di felicità, appunto, in un mare di terribile quotidiano.

Ed è grazie a loro che si riesce, alla fine, a trovare una risposta alla domanda di partenza: la felicità è possibile solo come impegno, scelta – l’etimo nascosto di eresia. «La felicità non si compra, non vi cadrà dal cielo; nessuno, là in alto, ve la farà trovare davanti già pronta. Dovete lottare, dovete scegliere la felicità, soprattutto quando attorno a voi non vedete altro che difficoltà e muri”, conclude Marco Martinelli.

Sarà un po’ per questi discorsi mattutini, sarà per gli abbracci che già cominciano a non poter contarsi più, sarà per il numeroso pubblico al Castello, che via via, in questi giorni, è andato aumentando; c’è qualcosa di sospeso a mezz’aria, e lo avverte stasera chi ha potuto seguire, giorno per giorno, la trasformazione dello spettacolo.

I ragazzi urlano i versi per l’ultima volta, con le lacrime agli occhi. Marco chiama il pubblico ad entrare nel coro, invita tutti i presenti a partecipare, e la gente accorre. Le magliette gialle si diluiscono in un mare multicolore, creando un coro pubblico, ancora più potente. Signore milanesi e giovani inglesi ripetono i versi come meglio possono, si guardano in faccia e ridono come bambini.

Poi l’ordine: si parte all’assalto del Duomo. I non-scuolini si ricompattano, si arrampicano sui ciglioni dei fossati, all’avanguardia della grande parata. Compare una bandiera verde, segnata da una grande spirale patafisica: la bandiera dei palotini di Jarry, forse. Attraversano piazza Castello, ne lambiscono la grande fontana, i turisti scattano foto e battono le mani, senza avere la minima idea di quello che sta succedendo. Qualcuno si tappa le orecchie quando, al megafono, i corifei continuano a sgolarsi e a lanciare i loro gridi di battaglia.

 

Martinelli Eresia a MilanoI fantasmi di una rivoluzione dello spirito, che non ha niente di quel grigiore ripetitivo tipico degli assembramenti politicizzati, niente di quello spirito di fazione che aleggia tra i barricaderi e i professionisti delle piazze. Si urla contro il mondo della monotonia, della noia, del cinismo, non contro qualcuno; si urla alla gente, ad altri compagni di carne come tutti; si urla per svegliarli, per spronarli a quella assurda rivoluzione della felicità di cui sono i portavoce e per mostrare come sia possibile ottenerla, subito e semplicemente, ascoltando le parole di un poeta.

Si scende per via Dante, le forchette dei turisti nei ristorantini di lusso si abbassano, si alzano telefoni e macchine fotografiche. I camerieri in bianco guardano divertiti, si prendono finalmente una pausa. Qualche donna di mezz’età non sa se spaventarsi o ridere quando parte il verso di accusa e un ragazzino di dieci anni le urla in faccia: «Beato chi ha potuto almeno una volta, chiudendo gli occhi, dimenticarvi tutti, inutili come un raffreddore, sobri come l’acqua minerale».

Marco è alla testa del corteo, i corifei appena dietro di lui, e poi il grande coro, che si è arricchito di nuovi ospiti, nuovi marcianti, saremo in trecento, forse di più. Ci si lascia alle spalle l’ellisse di piazza Cordusio, con le sue banche, le grandi assicurazioni, i giovani in giacca e cravatta che sbuffano, appena usciti da lavoro, e rimangono bloccati nel traffico a causa del grande serpentone giallo.

Si imbocca la medievale via dei Mercanti. I ritrattisti ambulanti al fianco della strada ridono, posano la matita, e i turisti in posa rimangono immobili, imbarazzati, seguono con gli occhi la parata. Si sorpassano i grandi archi del Palazzo della Ragione, la scrofa mediolanata, e si arriva finalmente al Duomo. Qui ci si ferma, al cuore della città, mentre il coro dei non-scuolini diviene il centro della piazza e degli obiettivi dei telefoni; e per un attimo, la grande città lombarda si ferma ad ascoltare, sceglie la felicità.

Sedicenne annegato nel Lamone Sognava di fare il calciatore

In Italia da quattro anni con il padre, si era trasferito ad Alfonsine in una casa più grande per accogliere anche madre e sorella

Viveva da quattro anni nel Ravennate dove era arrivato con il padre, lasciando la madre e una sorella in Nigeria e un fratello aveva raggiunto la Francia dopo un mese in Romagna: è una famiglia distrutta dal dolore quella di Emmanuel Omoigui Edosa, sedicenne annegato nelle acque del Lamone nel pomeriggio di ieri, 26 luglio, nei pressi di Mezzano (vedi tra i correlati).

Proprio la frazione sulla statale Reale era il punto di riferimento per Emmanuel: con il padre da un mese si era trasferito ad Alfonsine, in una casa più grande che avrebbe potuto ospitare il resto della famiglia intenzionata a partire dall’Africa, ma dal suo arrivo in zona aveva vissuto a poca distanza da Mezzano. Lì giocava a calcio cullando il sogno di poter diventare un calciatore e lì partecipava come volontario alla festa della birra e ad altre iniziative della località. Era piuttosto conosciuto in paese, apprezzato per la sua disponibilità. Si era iscritto alla Callegari per poi seguire un corso di formazione professionale a Piangipane e aveva svolto un paio di stage come falegname.

Quando ieri è uscito di casa per andare al fiume, nel solito punto sull’argine dove era abituato trovarsi con gli amici, il padre gli aveva chiesto di non andare e quando i carabinieri hanno dovuto portargli la drammatica notizia non ha saputo darsi pace.

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