domenica
21 Giugno 2026

Beppe Rossi riconfermato presidente dello storico Circolo Ravennate e dei Forestieri

Antonio Patuelli acclamato Presidente d’Onore a vita

Beppe Rossi RavennaIn occasione della recente assemblea dei soci dello storico Circolo Ravennate e dei Forestieri – l’associazione civica fondata nel 1860 da Gioacchino Rasponi – che ha sede nell’antico palazzo di via Corradi Ricci, ha eletto le cariche sociali per il prossimo biennio riconfermando presidente Beppe Rossi, che da diverso tempo è animatore delle attività sociali e culturali ai vertici del sodalizio. L’assemblea ha anche acclamato Antonio Patuelli, (presidente dell’Abi e della ravennate Cassa di Risparmio) Presidente Onorario a vita. Fra gli altri eletti alla direzione dell’associazione: Stelvio De Stefani quale Presidente Emerito Anziano; Werther Bertoni, Mario Boccaccini e Pietro Roncuzzi nel ruolo di Vice
Presidenti; Domenico Muti, Roberto Scaini e Carlo Serafini in quello di Consiglieri. Ermanno Cicognani è stato eletto Segretario Generale e Carlo Mingozzi nelle funzioni di Tesoriere. Il Collegio Sindacale è composto da Guido Camprini (Presidente), Alberto Gamberini, Gianni Ghirardini, Mauro Mazzesi, Carlo Simoncelli. 

Beppe Rossi riconfermato presidente dello storico Circolo Ravennate e dei Forestieri

Antonio Patuelli acclamato Presidente d’Onore a vita

Beppe Rossi RavennaIn occasione della recente assemblea dei soci dello storico Circolo Ravennate e dei Forestieri – l’associazione civica fondata nel 1860 da Gioacchino Rasponi – che ha sede nell’antico palazzo di via Corradi Ricci, ha eletto le cariche sociali per il prossimo biennio riconfermando presidente Beppe Rossi, che da diverso tempo è animatore delle attività sociali e culturali ai vertici del sodalizio. L’assemblea ha anche acclamato Antonio Patuelli, (presidente dell’Abi e della ravennate Cassa di Risparmio) Presidente Onorario a vita. Fra gli altri eletti alla direzione dell’associazione: Stelvio De Stefani quale Presidente Emerito Anziano; Werther Bertoni, Mario Boccaccini e Pietro Roncuzzi nel ruolo di Vice
Presidenti; Domenico Muti, Roberto Scaini e Carlo Serafini in quello di Consiglieri. Ermanno Cicognani è stato eletto Segretario Generale e Carlo Mingozzi nelle funzioni di Tesoriere. Il Collegio Sindacale è composto da Guido Camprini (Presidente), Alberto Gamberini, Gianni Ghirardini, Mauro Mazzesi, Carlo Simoncelli. 

Ottanta foto alla Classense: trenta imprese raccontano la loro storia e i cambiamenti del territorio per i 70 anni di Confindustria 

Esposti documenti storici e scatti dagli archivi anche di Reclam Edizioni e Comunicazione. 

La fotografia come portavoce della storia e dei valori sociali: Confindustria a Ravenna si racconta così. II 24 giugno alla biblioteca Classense – nell’ambito del primo festival dedicato dall’associazione di categoria all’industria e ai valori d’impresa – è stata inaugurata la mostra fotografica che rende protagoniste trenta delle imprese associate. Gli scatti vengono dagli archivi di foto e documenti di Reclam Edizioni e Comunicazione, Alma Petroli, Centro Iperbarico, Cosmi, Gama Castelli, Itway, Sapir, Rosetti Marino, Setramar, Tavar, Vinavil, Ferrari, Rana Diving, Agenzia Image, Publimedia Italia, Tcr, Gruppo Ormeggiatori, Versalis, Corpo Piloti, Tozzi, La Petrolifera Italo Rumena, Matitegiovanotte, Micoperi, Mac Port, Cabot Italiana, Polynt, Enel Produzione, Molino Spadoni, Tuttifrutti, Sigma4.

All’apertura dell’esposizione, visitabile fino al 29 giugno, ha preso la parola Giuseppe Rossi, vicepresidente di Confindustria. Ha aperto il sipario partendo con grande entusiasmo da un documento che risale al 1955: l’atto di compravendita firmato dal sindaco di allora, Celso Cicognani (anche direttore dell’associazione Industriali), e dal Presidente di Eni, Enrico Mattei, nel quale il Comune cede il terreno su cui sorgerà lo stabilimento Anic, segnando la città di un epocale cambiamento.

«Negli anni ’50 Ravenna viveva di un’economia prettamente agricola – ha affermato il sindaco in carica Fabrizio Matteucci presente all’inaugurazione –. L’Anic rappresenta una svolta e la città inizia a ospitare un’attività economica anche industriale. Oggi abbiamo una sezione economica più ampia, come si può notare anche dai svariati settori delle aziende associate a Confindustria. Vanno ad esempio da quello chimico a quello del turismo e in questa maniera possediamo un po’ di tutto. Potremmo definirlo come il mosaico della nostra economia, che ci fa crescere più lentamente, ma ci rende più forti davanti alla crisi».

È stato poi il direttore degli Industriali Marco Chimenti a prendere la parola: «Il Festival scaturisce dalla constatazione che c’è bisogno di recuperare verso la società civile il pieno valore sociale dell’impresa. È un’opportunità per le aziende di raccontarsi, in modo che la distanza si accorci». Uno spazio insomma che si fa meno esteso utilizzando la fotografia, l’atto fulmineo che cattura un istante immortalandolo per sempre, per narrare in breve l’evoluzione di trenta aziende.

La mostra è una delle iniziative con cui Confindustria ha scelto di festeggiare il 70esimo anniversario dalla sua fondazione lasciando la parola a chi lavora all’interno delle imprese. Le stesse persone che crederanno nel progresso nei momenti migliori e combatteranno insieme per affrontare quelli di crisi sono forse le medesime raffigurate in alcune fotografie. Ma troviamo anche immagini di luoghi aziendali: foto come quelle soprastanti la targa Setramar ci raccontano la quotidianità di chi frequenta quest’azienda come lavoratore.

Ottanta foto alla Classense: trenta imprese raccontano la loro storia e i cambiamenti del territorio per i 70 anni di Confindustria 

Esposti documenti storici e scatti dagli archivi anche di Reclam Edizioni e Comunicazione. 

La fotografia come portavoce della storia e dei valori sociali: Confindustria a Ravenna si racconta così. II 24 giugno alla biblioteca Classense – nell’ambito del primo festival dedicato dall’associazione di categoria all’industria e ai valori d’impresa – è stata inaugurata la mostra fotografica che rende protagoniste trenta delle imprese associate. Gli scatti vengono dagli archivi di foto e documenti di Reclam Edizioni e Comunicazione, Alma Petroli, Centro Iperbarico, Cosmi, Gama Castelli, Itway, Sapir, Rosetti Marino, Setramar, Tavar, Vinavil, Ferrari, Rana Diving, Agenzia Image, Publimedia Italia, Tcr, Gruppo Ormeggiatori, Versalis, Corpo Piloti, Tozzi, La Petrolifera Italo Rumena, Matitegiovanotte, Micoperi, Mac Port, Cabot Italiana, Polynt, Enel Produzione, Molino Spadoni, Tuttifrutti, Sigma4.

All’apertura dell’esposizione, visitabile fino al 29 giugno, ha preso la parola Giuseppe Rossi, vicepresidente di Confindustria. Ha aperto il sipario partendo con grande entusiasmo da un documento che risale al 1955: l’atto di compravendita firmato dal sindaco di allora, Celso Cicognani (anche direttore dell’associazione Industriali), e dal Presidente di Eni, Enrico Mattei, nel quale il Comune cede il terreno su cui sorgerà lo stabilimento Anic, segnando la città di un epocale cambiamento.

«Negli anni ’50 Ravenna viveva di un’economia prettamente agricola – ha affermato il sindaco in carica Fabrizio Matteucci presente all’inaugurazione –. L’Anic rappresenta una svolta e la città inizia a ospitare un’attività economica anche industriale. Oggi abbiamo una sezione economica più ampia, come si può notare anche dai svariati settori delle aziende associate a Confindustria. Vanno ad esempio da quello chimico a quello del turismo e in questa maniera possediamo un po’ di tutto. Potremmo definirlo come il mosaico della nostra economia, che ci fa crescere più lentamente, ma ci rende più forti davanti alla crisi».

È stato poi il direttore degli Industriali Marco Chimenti a prendere la parola: «Il Festival scaturisce dalla constatazione che c’è bisogno di recuperare verso la società civile il pieno valore sociale dell’impresa. È un’opportunità per le aziende di raccontarsi, in modo che la distanza si accorci». Uno spazio insomma che si fa meno esteso utilizzando la fotografia, l’atto fulmineo che cattura un istante immortalandolo per sempre, per narrare in breve l’evoluzione di trenta aziende.

La mostra è una delle iniziative con cui Confindustria ha scelto di festeggiare il 70esimo anniversario dalla sua fondazione lasciando la parola a chi lavora all’interno delle imprese. Le stesse persone che crederanno nel progresso nei momenti migliori e combatteranno insieme per affrontare quelli di crisi sono forse le medesime raffigurate in alcune fotografie. Ma troviamo anche immagini di luoghi aziendali: foto come quelle soprastanti la targa Setramar ci raccontano la quotidianità di chi frequenta quest’azienda come lavoratore.

Muratore e infermiere incensurati coltivavano marijuana in casa: arrestati

Sorpresi a farsi uno spinello in un parco di Brisighella: nelle loro
abitazioni vere e proprie serre. Sequestrati due chili di prodotto

Un muratore 35enne di Forlì e un infermiere modenese di 31 anni arrestati dai carabinieri dopo essere stati sorpresi in un parco di Brisighella a farsi uno spinello e a scambiarsi alcuni semi di marijuna.

I due, incensurati, sono finiti nei guai in seguito alle successive perquisizioni domiciliari. Il forlivese aveva infatti in casa tre piante in crescita all’interno di una serra costruita artigianalmente con pannelli di polistirolo e completa di ventilatore, umidificatore, luce ultravioletta e timer per l’accensione dei vari dispositivi, oltre a 15 grammi di marijuana nascosti dietro alla macchinetta del caffè. A casa del modenese i carabinieri hanno invece trovato un vero e proprio laboratorio per la coltivazione domestica, con armadi in legno trasformati in serre, contenenti cinque piante di marijuana. Gli armadi erano attrezzati con ventilatori, aspiratori, lampade a led, igrometri e timer. Altre piante erano state appesa a essicare sopra uno stendino per i panni. Alla fine della perquisizione in casa del modenese il numero di piantine sequestrate è salito a undici, mentre il peso totale del prodotto già pronto all’uso trovato dai carabinieri tra le due abitaioni è stato di quasi due chili, di cui 500 grammi di marijuana pronta per essere fumata, in parte chiusa ermeticamente in contenitori di vetro.

I due sono stati arrestato per “Coltivazione e detenzione illegale di sostanze stupefacenti” e portati in carcere a Ravenna. Davanti al Gip Rossella Materia si sono difesi dicendo che si trattava di coltivazione destinata a uso personale ma la loro versione non ha convinto l’autorità giudiziaria.

Dopo la convalida, il forlivese è stato scarcerato mentre per il modenese sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Ora i carabinieri stanno cercando di capire come mai i due si erano incontrati a Brisighella, paese con cui apparentemente non avevano alcun contatto.

Ecco le foto della ruota panoramica di Marina di Ravenna

Aperta l’attrazione dell’estate 2015 alla taverna Bukowski

È stata inaugurata nell’area della taverna Bukowski di viale delle Nazioni la ruota panoramica di Marina di Ravenna. Alta 40 metri, è provvista di venti cabine per un totale di 126 passeggeri. Sarà anche possibile cenare nella cabina vip.

La ruota sarà in funzione tutti i giorni dalle prime ore del mattino a tarda notte, fino al 18 agosto. La particolarità di questa attrazione è data dalla sua eccezionale illuminazione mediante 20000 punti luci a pixel accesi a intermittenza a ritmo di musica.

Qui sotto la gallery dall’inaugurazione di Fabrizio Zani.

Ecco le foto della ruota panoramica di Marina di Ravenna

Aperta l’attrazione dell’estate 2015 alla taverna Bukowski

È stata inaugurata nell’area della taverna Bukowski di viale delle Nazioni la ruota panoramica di Marina di Ravenna. Alta 40 metri, è provvista di venti cabine per un totale di 126 passeggeri. Sarà anche possibile cenare nella cabina vip.

La ruota sarà in funzione tutti i giorni dalle prime ore del mattino a tarda notte, fino al 18 agosto. La particolarità di questa attrazione è data dalla sua eccezionale illuminazione mediante 20000 punti luci a pixel accesi a intermittenza a ritmo di musica.

Qui sotto la gallery dall’inaugurazione di Fabrizio Zani.

Entro fine anno l’anello ciclopedonale di 800 metri dentro il Parco Baronio

Il percorso renderà l’area verde visitabile. Vari interventi a favore di bici e pedoni in altri punti della città: costo 638mila euro

Entro la fine del 2015, fa sapere il Comune di Ravenna, verranno realizzati un anello ciclopedonale all’interno del Parco Baronio e i collegamenti con viale Pertini, via Fiume Montone Abbandonato e via Meucci. Si tratta di uno degli interventi (appaltati alla ditta Cear di Ravenna) in programma nell’arco del prossimo semestre nell’ambito del piano di azione ambientale per incentivare e mettere in sicurezza i percorsi ciclabili.

Per il Parco Baronio si tratta della realizzazione del cosiddetto anello centrale lungo circa 800 metri e dei suoi collegamenti alla rotonda Olanda (quella tra via Fiume Abbandonato e via Pertini) e poi fino al Cmp (il Centro di Medicina e Prevenzione di via Fiume Abbandonato). Un percorso con tanto di illuminazione che verrà realizzato con un materiale colorato (rossastro) e che sarà quindi l’unica attrazione (laghetto – a cui non si potrà però accedere – a parte) del parco. Niente panchine, niente sentieri attrezzati, niente giochi per bambini, niente servizi, nient’altro, in attesa di tempi migliori. Il progetto che dovrebbe trasformare l’area nel più grande parco pubblico della città (17 ettari, contro i 12 del parco Teodorico, tanto per intenderci) era già previsto dal piano regolatore del 1983 e tra i cento progetti che il sindaco Fabrizio Matteucci ha presentato in occasione dell’ultima campagna elettorale del 2011 (in cui si era impegnato a realizzarlo «nella prima parte della legislatura»). I primi lavori sono partiti l’estate del 2013 e quello stralcio è terminato l’anno scorso dopo aver spostato e riorganizzato gli orti presenti nell’area, aver realizzato il laghetto e le dune e aver piantato i circa 4mila esemplari di alberi e piante che dovranno costituire il bosco esterno dell’area verde. Un investimento di quasi 800mila euro del tutto finanziati da Hera come compensazione ambientale a fronte dell’espansione – già prevista – della discarica sulla Romea. Per completare il parco sarebbero necessari altri due milioni di euro che secondo il progetto originale servirebbero anche per un cavalcavia ciclopedonale di collegamento al giardino Carlo Urbani (quello di via della Lirica) e un suggestivo ponticello sul lago. Entro la fine dell’anno il parco però diventerà visitabile e attraversabile.

Ecco gli altri interventi in programma (spesa totale 638mila euro incluso l’anello del Parco Baronio) per la fine dell’anno. Un nuovo percorso ciclabile di circa 400 metri in via Cavina allo scopo di collegare la scuola media Don Minzoni che ha sede in via Cicognani con la pista ciclabile esistente su via Faentina. Fra via Circonvallazione al Molino e via Nigrisoli nel tratto compreso tra via Augusta e via Nullo Baldini una pista ciclabile in adiacenza al marciapiede e segnalata in modo orizzontale, mantenendo gli spazi per la sosta a lato del percorso. In via Nullo Baldini un doppio cordolo largo circa mezzo metro per separare la carreggiata ciclabile così da renderla a norma. Un nuovo percorso ciclabile sarà realizzato per collegare via Bellucci a via Aquileia: la pista ciclabile sarà monodirezionale adiacente al marciapiede lato civici pari di via Aquileia e provvista di un attraversamento pedonale in corrispondenza dell’ingresso della Scuola Media Montanari. Lungo la pista ciclabile di via Faentina e via Maggiore saranno realizzati alcuni interventi puntuali per migliorare la sicurezza e quindi la fruibilità del percorso attraverso l’installazione di paletti e dissuasori di sosta lungo alcuni tratti di aiuole spartitraffico al fine di evitare la sosta non ammessa. La segnaletica verticale in uscita dai parcheggi delle attività e degli esercizi commerciali adiacenti la pista stessa sarà potenziata.

«Con questi nuovi interventi – afferma l’assessore ai lavori pubblici e mobilità Enrico Liverani – rafforziamo la rete delle piste ciclabili che già con i suoi 127 chilometri fa di Ravenna la quarta fra le città italiane più dotate di percorsi per le due ruote, secondo fonti Euromobility. In particolare, estendiamo la sicurezza dei ciclisti nei pressi delle scuole, nel centro storico e nelle strade ad alta densità di traffico come via Faentina».

I venditori abusivi al mare hanno le vedette per evitare i carabinieri

Denunciati due 48enni per favoreggiamento: uno stava in strada e telefonava all’altro in spiaggia che faceva allontanare tutti

Uno stava in strada e alla vista delle divise avvisava con il telefono l’altro in spiaggia che si occupava di far allontanare i venditori abusivi prima dei controlli. I carabinieri hanno scoperto e denunciato per favoreggiamento due senegalesi di 48 anni: erano le vedette dei venditori sulla sabbia.

L’operazione è stata condotta dai carabinieri di Milano Marittima. Il primo era stato sorpreso mentre, appostato in spiaggia, dopo aver ricevuto l’avviso telefonico dell’arrivo dei carabinieri, con ampi gesti e grida aveva dato l’allarme ai venditori muniti di merce contraffatta (fatto previsto come delitto dalla legge penale), consentendo loro di scappare ed eludere così le indagini e i sequestri. Il secondo, invece, investito del compito di affacciarsi a controllare se i carabinieri se ne fossero andati, veniva poco dopo prontamente scoperto.

Semyon Bychkov: da Brahms a Debussy, passando per Ravel

L’acclamato direttore d’orchestra per la prima volta a Ravenna, il 26 giugno al Pala de André  

Semyon Bychkov salirà sul podio della Münchner Philharmoniker, celebre orchestra tedesca dalla storia ultracentenaria, venerdì 26 giugno al Pala de André (ore 21). Il programma prevede due capolavori per certi versi antitetici: la Terza sinfonia in fa maggiore op.90, con cui Johannes Brahms si emancipa definitivamente dall’ingombrante modello beethoveniano, e la stupefacente tavolozza timbrica de La mer, tre schizzi sinfonici dedicati a Jacques Durand che Claude Debussy compone tra il 1903 e il 1905, durante un soggiorno sulle coste inglesi della Manica. In mezzo, la giocosa serenità del Concerto per pianoforte e orchestra in sol maggiore di Ravel, intriso dei più diversi influssi, dal jazz ai temi baschi, affidato alla poetica e alla prodigiosa tecnica pianistica di Jean-Yves Thibaudet, sicuramente tra i più titolati interpreti raveliani dei nostri tempi.

Semyon Bychkov ritrattoL’innata musicalità di Semyon Bychkov, il cui gesto è capace di svelare l’insospettabile anche nelle pagine più celebri, si fonde in modo perfetto con il rigore della pedagogia russa e questo gli consente di dirigere un repertorio che abbraccia quattro secoli. Il maestro russo ha più volte interpretato le Sinfonie di Brahms e non a caso ha scelto di aprire il programma con la Terza, che conquista per la sua forza e le sue sottigliezze armoniche. Pur essendo meno complicata ed elaborata nel suo sviluppo rispetto alle altre sinfonie di Brahms, è ricca di idee poetiche e di grande varietà di colori. Si tratta di una creazione musicale intrisa di tragico fatalismo, di pathos e di eroismo, sublimati nelle categorie della musica assoluta: crogiuolo in cui si fondono, in continuo ed equilibrato ma inquieto divenire, le esigenze espressive più diverse, ciascuna incarnata via via da diversi profili tematici, e soprattutto dalle diverse connotazioni ritmiche, armoniche e timbriche ad essi conferite.
Il celebre tema del terzo movimento è stato ripreso nel film Aimez vous Brahms? di Anatole Litvak, ma è stato spesso utilizzato anche nella musica pop, ad esempio nelle canzoni Baby alone in Babylone di Serge Gainsbourg e Love of My Life, contenuta nell’album Supernatural di Carlos Santana.
Il genere del concerto per pianoforte e orchestra, che affonda le radici nel tardo Settecento, è sempre rimasto vivo arrivando fino a noi. Una longevità dovuta alla capacità di rinnovarsi, nelle forme e nei contenuti, di questo perenne dialogo fra solista e insieme strumentale. Il Concerto in sol maggiore di Maurice Ravel, scritto fra il 1929 e il 1931, rappresenta appunto una straordinaria innovazione: le forme addirittura settecentesche, che il compositore evoca e rispetta, valgono qui come riferimenti a strutture limpide e razionali in cui calare non soltanto contenuti moderni, ma anche tratti eversivi ed energia cinetica. La musica è leggera, briosa e scorrevole, composta “nello spirito di Mozart e di Saint-Saéns”, come lo stesso autore dichiara in un’intervista.
Il Concerto è strutturato in tre movimenti: “Allegramente”, ricco di idee tematiche; “Adagio assai”, una dolce melodia al pianoforte con pochi interventi degli archi e dei legni; “Presto”, un brillante finale ricco di virtuosismi. Così il primo movimento si apre, a sorpresa, con uno schiocco di frusta ed è caratterizzato da cadenze jazzistiche; il secondo crea un’atmosfera incantata e serena, e al pianoforte è affidato un ampio elemento cantabile, una lunga placida melodia sulla quale, delicatamente, si inserisce il flauto. Infine il “Presto”, breve e incisivo, è caratterizzato dalla scrittura percussiva del pianoforte, dal glissare del trombone, dalle fanfare di corni e trombe, che creano di nuovo spunti di carattere jazzistico nella frenetica evoluzione del finale.

Munchner Philarmoniker“Forse non sapete che avrei dovuto intraprendere la bella carriera del marinaio – scrive in una lettera Debussy – e che solo per caso ho cambiato strada. Ciononostante, ho mantenuto una passione sincera per il mare”. Nei tre pannelli sinfonici de La mer il tema del mare assume un significato diverso dal naturalismo ottocentesco. Debussy non intende raffigurare la natura nella sua realtà oggettiva, con l’occhio dell’artista ansioso di descrivere il fenomeno che l’ha impressionato: la sua musica cerca piuttosto di esprimere il processo intimo della percezione, cogliendo le infinite vibrazioni dell’essere di fronte a un’esperienza.
Il superamento del poema sinfonico è dichiarato dall’autore già con il sottotitolo, “Tre schizzi sinfonici”, divisi nelle parti “Dall’alba a mezzogiorno sul mare”, “Gioco di onde”, “Dialogo del vento e del mare”. La mer potrebbe essere considerata come un esempio di impressionismo musicale, in cui la partitura suggerisce un accadimento in maniera appunto soggettiva, ne dà l’impressione e non la descrizione oggettiva, giocando anche su un uso estremamente accorto dell’orchestra e sul passaggio dallo sfumato coloristico a passi con timbri dissociati.

Musiche tradizionali, voci e suggestioni di culture nomadi

Il canto a tenore sardo incontra quello armonico della Mongolia il 26 giugno alla Classense

Voci Nomadi è il nuovo appuntamento della sezione “Canti Nomadi” di Ravenna Festival: venerdì 26 giugno alle 21.30, nella suggestiva cornice del Chiostro della Biblioteca Classense, si esibiranno insieme il Cuncordu e Tenore de Orosei e i cantori mongoli Tsogtgerel Tserendavaa e Garzoring Nergui. Lo spettacolo richiama l’antichissima tradizione dei griot e dei cantastorie, poeti e depositari dell’identità dei popoli, che attorno ai fuochi, accesi per rischiarare le notti del deserto e le caverne a piedi della grandi montagne, accompagnavano i loro versi con i movimenti del corpo e la musica.

Voci Nomadi esibizioneLe origini delle polifonie del tenore e del canto difonico khoomij si trovano nelle terre scabre dove la natura è ancora sacra e pastorale: fra le aspre montagne della Sardegna, animate da liturgie e feste paesane al confine fra sacro e profano, e nelle steppe della Mongolia, che si stendono tra le montagne dell’Altaj e il misterioso deserto del Gobi. In Voci Nomadi l’intreccio delle voci del gruppo di Orosei e dei due artisti mongoli svela i valori e le affinità di questi due popoli, testimoni di un passato in cui l’uomo sapeva vivere in simbiosi con la natura. Questo meraviglioso incontro si è realizzato per la prima volta nell’ambito del Festival delle Musiche Sacre di Fès, in Marocco, e si è replicato al festival Les Orientales in Francia.
Il canto a “tenore” è un canto unico nel proprio genere, di cui si possono trovare forme simili soltanto in Africa o, appunto, in Mongolia, e per questa sua particolarità è stato dichiarato patrimonio intangibile dell’umanità dall’Unesco. A intonare il canto c’è una voce, “Sa voche”, che utilizza poesie improvvisate o di poeti colti, in sardo, e di seguito intervengono, con sillabe nonsense, le due voci gutturali (contra e bassu) e una voce naturale a completare lʼaccordo (mesuvoche). Il canto a “Cuncordu” (in sardo “cuncordos” significa dʼaccordo, accordati, intonati) nasce durante la colonizzazione spagnola in Sardegna, e trova forma nelle confraternite di Santa Croce, del Rosario e delle Anime, nate ad Orosei tra il 1600 ed il 1700. È un canto a quattro voci maschili, in lingua sarda o latina, che accompagna i vari momenti dell’anno liturgico, ma che trova il massimo della sua espressione durante i riti della Settimana Santa.
Il canto armonico khoomij è diffuso in varie zone dell’Asia centrale, in particolare dei Monti Altaj. In Mongolia oggi è praticato da diversi gruppi etnici: Khalkh, Tuva, Altaj  Uriankhai, Zakhchin e Bayad. Khoomij (letteralmente “faringe”) è un termine generico per indicare la tecnica vocale in cui si sovrappongono intenzionalmente diversi suoni vocali prodotti dalla stessa persona: una sequenza di armonici che si genera sopra un suono fondamentale più basso, detto “bordone”. Tradizionalmente appannaggio degli uomini, da un paio di generazioni questa tecnica è praticata anche dalle donne. In Mongolia se ne distinguono parecchie varianti, riconducibili a due stili principali: kargiraa (khoomij profondo) e isgerex khoomij (khoomij flautato).

Voci Nomadi interpretiI protagonisti dello spettacolo Voci Nomadi sono artisti che rappresentano in maniera particolarmente ricca ed espressiva il patrimonio musicale della loro terra, e riescono a fondere i suoni di luoghi lontani mettendone in risalto le corrispondenze.
Il Cuncordu e Tenore de Orosei, tra i migliori interpreti nel vasto panorama delle musiche vocali sarde, abbraccia entrambe le forme della tradizione vocale di Orosei: il loro repertorio, eseguito con eccezionale bravura, spazia dal canto sacro delle confraternite religiose al canto a tenore a tema profano.
Questa combinazione fa del Cuncordu e Tenore de Orosei i custodi fedeli dell’eredità musicale ricevuta dai cantori anziani. Il gruppo esegue i Gotzos (canti della Passione di Cristo), i balli tradizionali, le serenate d’amore e tutto il repertorio canoro del loro paese, l’unico in Sardegna ad aver conservato le due modalità di canto senza interruzioni nel tempo. Con la stessa passione sono disposti all’indagine e all’incontro con altre espressioni musicali: al Konzerthaus di Berlino, con le voci Bulgare “Angelitè” e il RIAS Kammerchor , con gli amici della piccola Repubblica di Tuva, gli Hu Hun Hurtu, o altre sperimentazioni con diversi musicisti quali Enzo Favata, Luigi Lai, Totore Chessa , i Tenores de Bitti, Nguyen Le, Mola Sylla, Luciano Biondin, Paolo Fresu, Ernst Reijseger (con cui hanno partecipato alla registrazione della colonna sonora di due film di Werner Herzog: “The Wild Blue Yonder” e “White Diamond”) e, in ultimo appunto il progetto “Voci Nomadi” con i cantanti mongoli Ganzoring e Tsogtgerel. La formazione attuale è composta da Massimo Roych (Voche del Cuncordu, trunfa, pipiolos, benas), Mario Siotto (Bassu, trunfa), Gian Nicola Appeddu (contra), Piero Pala (Voche, Mesuvoche), Tonino Carta (Voche del Tenore).
Tsogtgerel Tserendavaa e Garzoring Nergui rappresentano due tradizioni distinte del canto difonico khoomij della Mongolia. Se Tsogtgerel ha saputo assimilare la tradizione delle steppe dei Monti Altaj, fondendolo con il modello dell’Accademia di Ulaanbaatar in un potente canto difonico dall’ampio registro armonico, l’autodidatta Garzoring combina in una sintesi perfetta gli stili mongoli e tuva. Insieme eseguono canti di lode magtaal, in cui si combinano canto di gola e canto armonico, accompagnandosi ai liuti tovshuur e alla viella morin khuur.

Annunciati 238 esuberi alla Cisa di Faenza Lavoratori e sindacati in piazza il 4 luglio

La multinazionale proprietaria vuole trasferire l’attività all’estero
Nella più grande fabbrica manfreda lavorano oltre 500 persone

Al tavolo convocato mercoledì al ministero dello Sviluppo Economico la direzione della Cisa Allegion – gruppo nato da una costola della multinazionale americana Ingersoll Rand che acquistò la Cisa una decina di anni fa – ha annunciato 258 esuberi in seguito alla decisione di trasferire buona parte della produzione all’estero. Di questi, 238 riguardano la sede storica della Cisa di Faenza. Azienda metalmeccanica punto di riferimento nel mercato dei sistemi di chiusura e controllo degli accessi, la Cisa è la più grande fabbrica della città manfreda con 524 dipendenti, di cui circa 300 donne. Tra i 238 esuberi di Faenza, 34 riguardano anche gli impiegati, mentre il resto sono operai (diretti, indiretti e 6 a domicilio, ossia a cottimo).

L’azienda – dopo aver ricordato che negli ultimi anni dei 13 stabilimenti tra Europa e Medio Oriente ne sono rimasti attivi solo 6, di cui due in Italia (oltre a Faenza anche Monsampolo del Tronto, in provincia di Ascoli, dove gli esuberi sono 20 a fronte di 236 dipendenti) – ha dichiarato di voler mantenere il proprio quartier generale nella sede di Faenza, che vorrebbe farla diventare un polo di eccellenza dei sistemi di sicurezza elettronici, trasferendo invece le lavorazioni meccaniche all’estero. La presidente di Allegion, Veiga Moretti, ha dichiarato di essere pronta a collaborare con i sindacati, che però non ci stanno, chiedendo un vero piano industriale con dettagli su investimenti e risorse (a questo proposito è già stato fissato un nuovo incontro, il 16 luglio, al ministero). Anche il segretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini, è intervenuto in queste ore, auspicando «molta determinazione e unità dei lavoratori e della comunità», perché «non sarebbe la prima volta che queste forze fanno cambiare idea a una multinazionale».

Dalla Regione, intanto, arrivano le parole dell’assessore alle Attività produttive Palma Costi: «Condividiamo la preoccupazione del sindacato e delle istituzioni locali per il grave impatto occupazionale e la necessità di salvaguardare una importante realtà produttiva. Poiché il nostro obiettivo principale rimane la salvaguardia dell’occupazione, la Regione può mettere in campo in questa crisi interventi di formazione e riqualificazione professionale, visto che l’azienda ha dichiarato di voler rivedere il proprio modello produttivo spostandosi verso prodotti di maggior valore aggiunto. Possibili anche interventi legati ai bandi Por Fesr per la ricerca industriale e l’innovazione per nuovi prodotti su cui l’azienda intende impegnarsi».

Intanto, sindacati e lavoratori stanno programmano una manifestazione in piazza per il 4 luglio, che trova già l’adesione del parlamentare ravennate di Sel, Giovanni Paglia, che ha depositato anche un’interrogazione urgente all’attenzione della ministra dello Sviluppo Economico, Federica Guidi. «Si tratta – ha commentato Paglia, che ha invitato a Faenza il 4 luglio anche lo stesso Landini – l’ennesima dimostrazione di come per certa impresa irresponsabile la ricerca del profitto sia da preferire alla tutela dei posti di lavoro».

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