domenica
21 Giugno 2026

Come si ri-costruisce una coreografia?

Il progetto RIC.CI in scena il 26 giugno all’Alighieri

Upper East SideIl progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography) – che porta in scena storiche coreografie con giovani interpreti – è nuovamente protagonista al Ravenna Festival 2015, con il riallestimento di e-ink, una coreografia di Michele Di Stefano, Leone d’Argento alla Biennale Danza 2014. Forte del successo che il duetto ottenne nel 1999 con la compagnia Mk, viene portato in scena dai giovani ballerini di Aterballetto, venerdì 26 giugno alle 21, nella cornice del Teatro Alighieri. La coreografia apre un trittico tutto italiano, di cui fanno parte anche Upper-East-Side, sempre di Di Stefano, e Tempesta/The Spirits di Cristina Rizzo.
Ideatrice, nonché direttrice artistica del progetto, è la critica di danza Marinella Guatterini. L’abbiamo intervistata.

Quando è nata l’idea?
«Avevo in testa l’idea già dal 2010 ma si è concretizzata solo l’anno dopo, grazie a questa immensa macchina di produttori e organizzatori che si sono resi disponibili. Avevo già elaborato un “Progetto neoclassico” per il teatro della mia città di origine, il Ponchielli di Cremona, per sottolineare una rivoluzione del balletto e del linguaggio accademico. Ho voluto esprimere un mio pensiero su questo avvicinamento del contemporaneo al linguaggio del balletto, della danse d’école. Anche il progetto RIC.CI nasce come  una mia osservazione critica su quanto stava accadendo a livello internazionale. Vedevo che al di qua e al di là dell’oceano i coreografi contemporanei riportavano alla luce i loro repertori passati, quelli dell’inizio della loro carriera, e questo mi è sembrato interessante».

e-inkNon a caso il progetto ha per sottotitolo eloquente “Mettiamo in moto la memoria”…
«Sì. La sua principale finalità è riconoscere il passato prezioso, creativamente originale, spesso profetico della nostra coreografia contemporanea. Il valore della memoria non poteva essere perso. In riferimento all’Italia, mi domandavo: “Perché dimentica il proprio passato?”. Eppure viviamo in città straripanti di passato. Prima di allora nessuno aveva pensato a questa valorizzazione. Avrei potuto limitarmi a scrivere un libro, ma ho preferito vedere se si creavano le condizioni affinché alcune coreografie topiche degli anni Ottanta e Novanta potessero essere ricostruite, ovviamente dallo stesso coreografo, ma portate in scena da giovani interpreti, come un ideale passaggio del testimone».

Qual è il bilancio di questi cinque anni di progetto?
«Decisamente positivo grazie anche a continue sorprese. Negli anni ’80 e ’90 c’era un fermento particolare di ricerca che coinvolgeva tutte le arti, dal teatro alle arti visive, dalla danza all’arte contemporanea. e-ink è l’ultimo in ordine di tempo, dopo che negli anni abbiamo riallestito: Duetto di Virgilio Sieni e Alessandro Certini, una produzione del 1989 per il non più esistente gruppo Parco Butterfly, affidata alla compagnia Fattoria Vittadini; Calore di Enzo Cosimi, creazione del 1982, dell’allora compagnia del coreografo, denominata Occhèsc, affidata alla compagnia Enzo Cosimi; La Boule de neige di Fabrizio Monteverde del 1985, una produzione della non più esistente compagnia Baltica, affidata al Balletto di Toscana Junior; Terramara di Antonella Bertoni e Michele Abbondanza del 1991, affidata alla compagnia Abbondanza/Bertoni; Pupilla di Valeria Magli risalente al 1983, portata in scena dalla DanceHaus Company. Per meglio svelare al pubblico il processo di ricostruzione, offriamo una documentazione precisa che, oltre alla riproduzione completa degli spettacoli, comprende interviste, libri e ‘capsule del tempo’, ossia documentari».

Quali sono state le sorprese?
«Le produzioni hanno avuto un insperato successo. Per esempio Calore è in giro da tre anni anche all’estero, Terramara da due. La critica è sempre stata entusiasta. La fatica di mettere insieme otto diverse ‘teste’ e organizzatori dal Nord al Sud, alla fine ha ripagato. Per e-ink credo ci siano tutte le condizioni perché possa fare altrettanto bene».

TempestaQuali sono i punti di forza di e-ink?
«È un duetto straordinario, anche nella versione di Aterballetto, una grande compagnia che ha accettato di prendere parte al progetto. Rivela una grande freschezza, una varietà e un corpo coreografico su cui vale la pena riflettere. Un lavoro breve, di appena dodici minuti, ma di notevole intensità e di grande pulizia coreografica. Il lavoro che Di Stefano creò nel 1999 per la sua compagnia Mk, acquista oggi con i danzatori di Aterballetto, Damiano Artale e Philippe Kratz, un’altra dimensione per la loro più elevata alfabetizzazione. Un lavoro d’esordio che ha avuto al suo apparire una grande fortuna di pubblico e critica, con oltre 70 repliche in Italia e all’estero».

Quale sarà la prossima “ricostruzione“ coreografica?
«È già pronto Uccidiamo il chiaro di luna, lavoro coreografico di Silvana Barbarini sul futurismo molto bello e con tanti interpreti».

Quei 300 milioni in attesa sul Candiano

La rimozione del dosso all’ingresso, il Progettone, i terminal
container e crociere, la piallassa Piombone: cantieri fermi

Mettendo insieme quelli più realistici con quelli più illusori viene fuori un totale di qualche centinaia di milioni di euro: tanto valgono potenzialmente i cantieri attorno al porto di Ravenna. Potenzialmente non è eccesso di cautela: al momento, tanto per capirci, non c’è nemmeno una ruspa al lavoro. Tutto fermo. E non è facile prevedere il destino delle nuove opere a servizio dello scalo. Di alcune se ne parla da anni e per anni se ne continuerà a parlare.

Il primo intervento in calendario è la rimozione del dosso sabbioso formatosi sul fondale all’imboccatura dell’avamporto a causa delle violente mareggiate di febbraio. Una collinetta da 200mila metri cubi che il 10 marzo scorso ha portato la capitaneria di porto all’emissione di un’ordinanza che consente entrata e uscita a navi con pescaggio massimo da 10,5 metri solo se in presenza di almeno 30 centimetri di marea. Una limitazione che sta condizionando i traffici portuali. Alcune navi sono costrette a scali preventivi in altri porti per alleggerire il carico oppure a scegliere altre rotte per evitare i disagi. Nonostante da più parti si faccia pressione per intervenire con urgenza, l’Autorità portuale ha ritenuto non vi siano gli estremi perché non è pregiudicata la pubblica incolumità e ha quindi scelto di procedere con una regolare gara (2,5 milioni di euro). Prima di settembre non si scava.

Se si citano i dragaggi si finisce per forza di cose a parlare dell’intervento più imponente mai pensato per il porto. È ormai noto anche oltre i confini dello scalo: sulle carte ufficiali si chiama Progetto Hub, sulla stampa è diventato il Progettone, per i comuni mortali non è altro che l’escavo di circa 4,6 milioni di metri cubi di materiale dai fondali del canale per avere 14 metri di profondità a servizio di navi con pescaggio maggiore. Un’opera faraonica che secondo le stime richiederà un paio di anni di lavoro e 220 milioni di euro compreso anche l’espoprio di oltre duecento ettari per collocare i fanghi dragati. Il 2015 doveva essere l’anno del via. Ma varie vicende stanno bloccando tutto. Da gennaio Confindustria ha ingaggiato un braccio di ferro con l’Autorità portuale opponendosi all’ipotesi espropri e spingendo per una soluzione alternativa. Poi a Firenze è esplosa l’inchiesta sulle grandi opere che ha travolto l’ingegnere Ercole Incalza e la sua struttura tecnica al ministero competente per il Progettone. Poi è arrivata l’indagine di Ravenna sulle casse di colmata attualmente presenti e ritenute fuorilegge e il loro sequestro. La Regione insiste sulla strategicità dello scalo mentre il Governo l’ha tolto dall’elenco delle priorità. E tutto mentre si discute di una riforma delle authority in cui Ravenna finirebbe in un unico ente del nord Adriatico comandato da Venezia. Oggi Ap sta lavorando a un piano B nonostante per mesi abbia ripetuto che un piano B non poteva esistere. L’ultima parola spesa da Galliano Di Marco, presidente Ap fino alla primavera 2016, è di presentare l’alternativa entro un paio di mesi.

Per il prossimo settembre è invece attesa la consegna del progetto definitivo e esecutivo di Rfi (la società Rete ferroviaria italiana con funzioni di gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale partecipata al 100 percento da Ferrovie dello Stato) per il prolungamento del tracciato ferroviario del raccordo in destra Candiano. Il nuovo ramo costerà un milione di euro finanziato da Ap (Rfi metterà binari e traverse) garantirà l’intermodalità ferroviaria anche ai terminalisti che oggi ne sono sprovvisti e arriverà fino alla penisola Trattaroli dove è prevista la realizzazione del nuovo terminal container.

Quello del terminal container è un progetto in freezer da anni. A febbraio 2014 si rinnovò l’alleanza tra Contship e Sapir che si dissero ancora interessate all’investimento (50 milioni di euro) ma non prima di aver chiarezza sulla partita dei fondali. Quando si cominciò a parlarne si ipotizzava che il porto sarebbe arrivato a movimentare 300mila teu all’anno nell’attuale veste e poi avrebbe raddoppiato con la nuova infrastruttura. Ma a quella cifra ancora non si è mai nemmeno avvicinato: nel 2014 sono stati 222mila, 1,9 percento in meno rispetto all’anno precedente. Un anno fa l’amministratore delegato di Sapir, Roberto Rubboli, giocò a carte scoperte dicendo che la data più plausibile possa essere il 2020. E intanto Contship concentra i suoi traffici su La Spezia.

Poi bisognerà pur ricordarsi che questo porto non ha solo ambizioni commerciali ma anche velleità turistiche. A Porto Corsini dal 2011 è attivo un terminal crociere e da tempo si parla di realizzare una vera e propria stazione marittima: un anno fa Ap progettava di partire entro il 2014 con i lavori di un biennio ma ancora non è partito nulla. Si parlava anche di realizzare il terzo attracco ma anche qui c’è da fare i conti con i numeri: i 162mila passeggeri sbarcati nel 2011 sono poi andati calando fino ai 44mila del 2014 e ai 55mila attesi per il 2015.

Infine l’elenco di grandi opere per il porto che arrancano comprende anche i 27 milioni di euro stanziati da Ap per intervenire nella piallassa Piombone, quella che oggi è l’area (definita sito di importanza comunitaria, Sic, protetto dalla legislazione europea tutelato anche dalla legge regionale come zona di pre-parco del Delta del Po) immediatamente a ridosso del porto introducendo una separazione più netta tra zona portuale e zona naturale: un argine lungo 2,5 chilometri e largo sessanta metri. L’Autorità portuale ha iniziato le opere nel 2013 (direttore Claudio Miccoli, dirigente della Regione al lavoro per Ap) con l’obiettivo di completarle per la fine del 2014. Il comitato per la difesa del Piombone e la lista civica Per Ravenna non hanno risparmiato dure critiche. La procura ha aperto un’indagine

Tra due anni i musei in via Cavour

Lavori a Palazzo Guiccioli. Quelli al mercato coperto slittano

Con l’inaugurazione della piazzetta dell’Unità d’Italia nel dicembre del 2013 e l’apertura del cantiere di piazza Kennedy, si va a completare la mappa degli interventi strutturali più importanti degli ultimi decenni del centro storico di Ravenna. Il terzo è quello che coinvolge anche un soggetto privato (Coop Adriatica, che ha ottenuto la struttura in concessione per 35 anni) e che riguarda la riqualificazione del mercato coperto di piazza Costa. Il Comune ha assegnato il bando nell’ormai lontano 2010, ipotizzandone la riapertura (dopo i 14 mesi di cantiere), già nel 2012, anno che invece si ricorderà solo per la fine della telenovela della trattativa tra Coop e vecchi operatori, con la firma dell’accordo sulla loro buonuscita (nessuno di essi ha deciso infatti, come noto, di proseguire l’avventura). Il mercato ha chiuso definitivamente l’anno dopo, pochi mesi dopo l’approvazione del progetto preliminare di Coop, che ha presentato pubblicamente il suo piano nell’aprile del 2014, impegnandosi a consegnare in Comune il progetto definitivo entro l’estate stessa e auspicando l’avvio dei lavori al più tardi a inizio 2015. Il progetto definitivo invece è stato presentato solo verso la fine dell’anno scorso (tra l’altro senza più la libreria a due piani prevista inizialmente e che aveva catalizzato l’attenzione dei media) con i via libera della Conferenza dei servizi e della giunta del Comune arrivati poche settimane fa. Ora, come ci confermano al telefono i vertici della cooperativa, Coop Adriatica ha tempo fino ad agosto per consegnare il progetto esecutivo e ottenere così la concessione per l’avvio dei lavori che quindi è presumibile possano finalmente partire in settembre. Con l’obiettivo di poter assistere all’inaugurazione attorno al Natale del 2016. Come già anticipato, all’interno del mercato coperto, oltre a un piccolo supermercato Coop, saranno presenti vari punti vendita e ristoro targati in particolare Leonardo Spadoni: dal birrificio artigianale al cioccolato, dalle osterie alla mora romagnola, per un progetto da oltre 7 milioni.

A chiudere una sorta di cerchio sui cantieri del centro ecco poi Palazzo Guiccioli, storica residenza che si affaccia su via Cavour, ceduta nel 2012 dal Comune alla Fondazione della Cassa di Risparmio, per un corrispettivo di oltre 4 milioni di euro e la garanzia di una futura fruizione pubblica. Un progetto da 11 milioni di euro a carico della Fondazione, che prevede anche la realizzazione di un polo museale dedicato all’Ottocento ravennate. In particolare sono due i musei che troveranno posto dentro il palazzo: uno dedicato a Lord Byron – che qui trascorse con Teresa Gamba Guiccioli gli anni più produttivi sul piano letterario della sua breve e leggendaria vita – e l’altro al Risorgimento, con i cimeli e i documenti ora custoditi nel complesso della biblioteca Classense che saranno affiancati a contenuti multimediali innovativi. Anche qui dopo una piccola serie di ritardi, i lavori sono iniziati sul finire dell’anno scorso e al momento sono in corso in particolare quelli di restauro volti a recuperare affreschi o comunque tracce preziose nascoste tra muri e soffitti del palazzo. In settembre dovrebbero invece iniziare i lavori infrastrutturali veri e propri con l’obiettivo di inaugurare il nuovo spazio – come ci dicono al telefono da Aurea Progetti, società responsabile del cantiere – tra due anni, nell’estate del 2017. Oltre ai due musei, saranno realizzati, sfruttando anche la corte interna (nella foto qui sopra), il bookshop, un ristorante, una caffetteria e spazi per attività commerciali.

A Marina arriva una ruota panoramica da 40 metri, illuminata a ritmo di musica

Alla taverna Bukowski dal 26 giugno al 18 agosto a «prezzi popolari»  

Da venerdì prossimo, 26 giugno, entrerà in funzione a Marina di Ravenna la ruota panoramica: la più grande in Italia tra quelle itineranti, con un’altezza di 40 metri, costruita dalla ditta leader FC Fabbri Park.

All’inaugurazione, venerdì 26 alle 16, saranno presenti gli assessori al Turismo del Comune, Massimo Cameliani, e della Regione Andrea Corsini.

Situata nell’area della taverna Bukowski, in viale delle Nazioni, la ruota panoramica è provvista di venti cabine, di cui una per persone disabili, e una per vip nella quale, «nel pieno rispetto della privacy – affermano i gestori – si potrà consumare una cena romantica», per un totale di 126 passeggeri.

La ruota sarà in funzione tutti i giorni dalle prime ore del mattino a tarda notte, fino al 18 agosto. I prezzi del biglietto – assicurano gli organizzatori – saranno popolari e i bambini avranno diritto a uno sconto. La particolarità di questa attrazione è data dalla sua illuminazione mediante 20.000 punti luci a pixel accesi a intermittenza a ritmo di musica.

«Si tratta di una attrazione enorme come quella delle più note capitali mondiali – aggiungono i gestori – che renderà ancor più affascinante lo sky line di Marina di Ravenna».

A Marina arriva una ruota panoramica da 40 metri, illuminata a ritmo di musica

Alla taverna Bukowski dal 26 giugno al 18 agosto a «prezzi popolari»  

Da venerdì prossimo, 26 giugno, entrerà in funzione a Marina di Ravenna la ruota panoramica: la più grande in Italia tra quelle itineranti, con un’altezza di 40 metri, costruita dalla ditta leader FC Fabbri Park.

All’inaugurazione, venerdì 26 alle 16, saranno presenti gli assessori al Turismo del Comune, Massimo Cameliani, e della Regione Andrea Corsini.

Situata nell’area della taverna Bukowski, in viale delle Nazioni, la ruota panoramica è provvista di venti cabine, di cui una per persone disabili, e una per vip nella quale, «nel pieno rispetto della privacy – affermano i gestori – si potrà consumare una cena romantica», per un totale di 126 passeggeri.

La ruota sarà in funzione tutti i giorni dalle prime ore del mattino a tarda notte, fino al 18 agosto. I prezzi del biglietto – assicurano gli organizzatori – saranno popolari e i bambini avranno diritto a uno sconto. La particolarità di questa attrazione è data dalla sua illuminazione mediante 20.000 punti luci a pixel accesi a intermittenza a ritmo di musica.

«Si tratta di una attrazione enorme come quella delle più note capitali mondiali – aggiungono i gestori – che renderà ancor più affascinante lo sky line di Marina di Ravenna».

A Marina arriva una ruota panoramica da 40 metri, illuminata a ritmo di musica

Alla taverna Bukowski dal 26 giugno al 18 agosto a «prezzi popolari»  

Da venerdì prossimo, 26 giugno, entrerà in funzione a Marina di Ravenna la ruota panoramica: la più grande in Italia tra quelle itineranti, con un’altezza di 40 metri, costruita dalla ditta leader FC Fabbri Park.

All’inaugurazione, venerdì 26 alle 16, saranno presenti gli assessori al Turismo del Comune, Massimo Cameliani, e della Regione Andrea Corsini.

Situata nell’area della taverna Bukowski, in viale delle Nazioni, la ruota panoramica è provvista di venti cabine, di cui una per persone disabili, e una per vip nella quale, «nel pieno rispetto della privacy – affermano i gestori – si potrà consumare una cena romantica», per un totale di 126 passeggeri.

La ruota sarà in funzione tutti i giorni dalle prime ore del mattino a tarda notte, fino al 18 agosto. I prezzi del biglietto – assicurano gli organizzatori – saranno popolari e i bambini avranno diritto a uno sconto. La particolarità di questa attrazione è data dalla sua illuminazione mediante 20.000 punti luci a pixel accesi a intermittenza a ritmo di musica.

«Si tratta di una attrazione enorme come quella delle più note capitali mondiali – aggiungono i gestori – che renderà ancor più affascinante lo sky line di Marina di Ravenna».

Il Purgatorio, “soglia“ poetica fra due istanti

Il 24 giugno la prima assoluta de “Un instant entre deux instants“ di Ghislaine Avan

Il secondo appuntamento di Ravenna Festival con Ghislaine Avan è un’altra tappa all’insegna della multimedialità e della fusione tra diversi linguaggi artistici, alla scoperta delle declinazioni contemporanee di Dante e della sua opera. La danzatrice e coreografa propone, in prima assoluta, lo spettacolo “Un instant entre deux instants” (Un istante tra due istanti), nuovo episodio del grande progetto “Seuil” (soglia) avviato nel 2006. Mercoledì 24 giugno (ore 21) nel suggestivo spazio delle Artificerie Almagià l’artista francese danzerà – letteralmente su un etereo tappeto di piume – immersa nei video di Luca Brinchi (Santasangre) e Maria Elena Fusacchia e con la musica “acusmatica” di Alexandre Yterce.

Ghislaine Avan primo pianoLa Divina Commedia è un universo complesso in cui ci si può addentrare percorrendo due vie diverse: la più intuitiva, che segue Dante nella successione dei versi, del tempo e degli avvenimenti; oppure quella, più intricata, delle interpretazioni, che tenta di cogliere l’animo del poeta svelando gli strati dell’opera, le soglie tra le parole e i significati. Questa è la chiave di lettura scelta da Ghislaine Avan, che ha intitolato appunto “Seuil” (Soglia) il proprio imponente complesso coreografico ispirato al poema dantesco. Nel progetto, articolato in dieci parti, la tap dance è la forma di espressione principale. L’artista, infatti, avverte una corrispondenza fondamentale tra Dante, padre della lingua italiana, e la tap dance, che trova la propria origine nel linguaggio “dei piedi” codificato dagli schiavi neri: un’assoluta necessità di comunicazione che fa di ogni lingua una lingua viva, che si attraversa, si reinventa e si genera da essa stessa.

Ghislaine Avan danza“Un instant entre deux instants”, quarto capitolo di “Seuil” si riferisce a quell’istante sospeso tra due mondi, “tra due istanti”, che nella Commedia è rappresentato dal Purgatorio, racchiuso tra Inferno e Paradiso. Dante è stato uno dei primi ad immaginare questo mondo intermedio: abbandonando la stringente dialettica fra bene e male ha dato spazio alla complessità, alla possibilità della conversione che rende il Purgatorio il luogo della trasformazione per eccellenza. La liquidità, la dolcezza, l’attesa eterna, l’alleggerimento, la tensione, il pericolo, il paradiso terrestre sospeso tra cielo e terra, gli angeli, il rituale, l’elevazione, la metamorfosi interna, la purificazione, la gioia quasi paradisiaca, i sogni, attraversare la scrittura, ogni manifestazione dell’arte (scultura, canto, l’incontro tra poeti): sono questi i temi che attraversano l’intera pièce.
Di fronte alle sue coreografie sembra quasi che la vera arte di Ghislaine Avan sia la capacità di intrecciare la propria sensibilità con tutte le altre discipline: si percepisce una naturale inclinazione allo scambio che permea tanto la sua opera quanto la sua vita, entrambe contaminate di incontri insoliti, di collisioni esplosive, di occasioni folgoranti. La tap dance, disciplina spontanea ed immediata, affine al suo spirito da improvvisatrice, ha portato Ghislaine verso la coreografia ed ultimamente al cinema. Parallelamente ai suoi primi spettacoli, fin dalla realizzazione di Chacun en emporte une colonne (1998), che rivela per la prima volta il suo linguaggio e le sue “gravitations”, incontri improvvisati fra danzatori di tap dance ed altre discipline, dalla musica contemporanea al jazz improvvisato e ad altre forme di danza, ha intrapreso la lettura della Commedia.

Ghislaine Avan stesaL’autore delle musiche è Alexandre Yterce, regista teatrale, attore, pittore e compositore che vive a Parigi, dove propone le Dramaphonies, azioni sceniche in cui i testi si accompagnano a creazioni vocali, strumentali e composizioni di musica elettroacustica. Lo spettacolo in questione costituisce un esempio di arte acusmatica, un tipo particolare di musica elettronica creata per essere ascoltata tramite altoparlanti. Il termine “musica acusmatica”, coniato dal compositore francese Pierre Schaeffer nel suo libro “Traité des Objets Musicaux” (1966), deriva dal termine acusmatico e dall’akusmatikoi, la scuola pitagorica i cui discepoli udivano il maestro parlare dietro a un velo. Nell’arte acusmatica l’altoparlante è metafora del velo da dietro il quale la verità raggiunge gli ascoltatori.

Sequestrato pesce congelato in pescheria Ci lavorava anche uno straniero irregolare

Blitz di Forestale, Finanza e Capitaneria: denunciato il titolare che stava anche ospitando nella propria casa l’extracomunitario

Blitz di Forestale, Finanza e Capitaneria di porto in una pescheria di Ravenna che oltre alla vendita del pescato fresco e congelato, offre ai clienti anche pietanze già cotte.

Sono stati effettuati controlli in tema di tracciabilità dei prodotti ittici e relative etichettature al dettaglio e rintracciabilità degli alimenti a base di prodotti ittici conservati nelle celle frigo, oltre a verifiche sulle derrate alimentari destinate alla preparazione dei cibi cotti presenti in magazzino con specifico riferimento alle etichette e alle date di scadenza e controlli sul cibo cotto esposto alla vendita.

Sono state riscontrate diverse violazioni della normativa vigente, comunitaria e nazionale, spiegano in una nota inviata ai giornali le forze dell’ordine che hanno poi sequestro alcuni prodotti ittici congelati ed elevato diverse sanzioni amministrative.

È stata inoltre controllata la tracciabilità di alcune bottiglie di vino in vendita, anche mediante verifiche ai Consorzi legati ai marchi di qualità rinvenuti.

Infine, è stato individuato anche un lavoratore di nazionalità straniera (extracomunitario) risultato privo della documentazione necessaria a giustificarne la presenza sul territorio italiano e per questo motivo è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Ravenna il gestore della pescheria, anche per favoreggiamento della permanenza illegale dello straniero e per avergli offerto ospitalità nel proprio domicilio.

La persona di nazionalità straniera – sprovvisto del regolare permesso di soggiorno o altro documento attestante l’avvio delle procedure amministrative per la sua regolarizzazione – è stata sottoposta a rilievi dattiloscopici e, dopo i necessari contatti con l’Ufficio Immigrazione della Questura di Ravenna, è stato segnalato all’Autorità giudiziaria.

Maltempo di febbraio: oltre 3 milioni dalla Regione per il Ravennate

Finanziati 83 interventi. Gli sfollati possono richiedere un contributo entro il mese di luglio. Ecco i lavori 

Nuovi stanziamenti dalla Regione al Ravennate per lavori urgenti in seguito al maltempo del febbraio 2015. «La giunta regionale – sottolineano in una nota i consiglieri ravennati eletti in Regione, Mirco Bagnari, Gianni Bessi e Manuela Rontini – ha raddoppiato, come promesso, le risorse assegnate in un primo tempo dal Governo. Questo ulteriore stanziamento consente di effettuare molti interventi urgenti per ripristinare la sicurezza delle infrastrutture stradali, le reti fognarie e contrastare il dissesto idrogeologico».

Complessivamente nella provincia di Ravenna, dall’inizio dell’emergenza, sono stati finanziati 83 interventi per un importo di 3 milioni e 400 mila euro. Tra i più rilevanti quelli per il ripristino e la messa in sicurezza del litorale del comune di Ravenna e le opere di ripristino e consolidamento a Fosso Ghiaia. Messa in sicurezza delle strade comunali Cà Budrio e Cestina nel comune di Casola Valsenio, interventi urgenti sulla rete di scolo a Cervia, lavori di ricostruzione degli argini in sabbia a protezione dei Lidi di Dante, Adriano e Classe, opere di innalzamento dell’argine sinistro del Canale Madonna del Pino a Cervia. A Casola Valsenio si eseguiranno indagini geologiche e i primi interventi di messa in sicurezza del campo sportivo; a Faenza interventi di ripristino della scarpata di via Mercanta e via Rio Biscia e risagomatura dei fossi di raccolta delle acque. Nel capoluogo programmati lavori di somma urgenza per il ripristino dei ponticelli via Viazza e via Macoda. Previsti, tra gli altri, interventi nel territorio della Bassa Romagna, per uno stanziamento complessivo superiore ai 60 mila euro.

«Il finanziamento stanziato – assicurano i consiglieri regionali- prevede anche contributi per i nuclei familiari sfollati dalla propria abitazione in seguito al maltempo».

Nel Piano vengono infatti definiti i criteri, le modalità e i termini per la presentazione delle domande e l’erogazione dei contributi per l’autonoma sistemazione. C’è tempo fino al 31 luglio 2015 per presentare domanda al Comune nel cui territorio si trova l’abitazione sgomberata.

«Riduzione dei contributi, la biblioteca Oriani a rischio chiusura»

Il grido d’allarme del direttore: «Solo il Comune ha mantenuto
i fondi». Nel 2014 27.380 utenti. Nel personale sei addetti

«Se non ci sarà un’inversione di tendenza è a rischio il futuro della Fondazione Oriani e quindi della biblioteca Oriani stessa». Il grido di allarme di Alessandro Luparini, direttore della Fondazione e della biblioteca di storia contemporanea di via Corrado Ricci (vedi dettaglio in fondo all’articolo), è senza precedenti e non lascia molto spazio a interpretazioni. Il tutto nasce da un bilancio di previsione per il 2015 in passivo rispetto a un conto economico di poco più di 480mila euro, in costante calo negli ultimi anni.

Direttore, la biblioteca è un patrimonio della città del cui valore nessuno può aver dubbi. Come si è arrivati a una situazione così preoccupante?
«Al venir meno, già da qualche anno, di ogni contribuzione da parte della Provincia, si sono aggiunti negli ultimi mesi l’azzeramento del contributo erogato dalla Camera di Commercio e il fortissimo ridimensionamento dei contributi da parte delle fondazioni bancarie come conseguenza obbligata della stretta fiscale decisa dal Governo sulle fondazioni stesse; un provvedimento che in generale ha avuto ricadute deleterie sull’intero comparto della cultura in Italia. Fortunatamente il Comune di Ravenna, nonostante le ben note difficoltà di cassa, ha mantenuto inalterato il proprio contributo, dando prova di grande attenzione e sensibilità nei confronti di chi quotidianamente opera nel settore dei servizi culturali. Ciò, tuttavia, non basta a garantire il futuro della nostra Fondazione, che, oltre alle spese di funzionamento della Biblioteca, deve fare fronte a quelle legate alla conservazione della Casa museo Il Cardello di Casola Valsenio, la cui gestione fa parte integrante della sua mission statutaria. Nessuna spending review potrà essere senza conseguenze rispetto ai servizi oggi erogati».

Quali risparmi avete in mente di effettuare?
«Abbiamo già dimezzato il budget per l’acquisto di libri che passerà da circa 40mila a 20mila euro l’anno. E saremo forse costretti, dall’autunno, a rinunciare almeno in parte all’apertura serale delle sale dell’emeroteca, del cui funzionamento ci facciamo carico al pomeriggio e alla sera (per un costo complessivo di circa 30mila euro l’anno mentre l’apertura mattutina è gestita dal personale della Classense, ndr). Una decisione, quest’ultima, dovuta a un volume di costi non più sostenibile, non certo a una volontà di disimpegno da parte dell’Oriani, che del resto, a fine 2014, ha messo a disposizione del pubblico tre nuove sale dell’emeroteca. Ma il personale è già al minimo, è impossibile ridurlo di più».

Di quante persone parliamo?
«Sei in tutto, me compreso, che ho funzioni di direttore, ma sono un dipendente. Ci sono inoltre quattro bibliotecari e un amministrativo. Alla Fondazione fa capo inoltre il Centro per il Dialetto Romagnolo, una realtà che, dalla sua inaugurazione nel 2008, grazie all’impegno di Cristina Ghirardini, ha portato avanti attività di grandissimo rilievo nel campo della ricerca etnografica, dialettologica, etnomusicologica in Romagna, collaborando con prestigiose istituzioni italiane ed europee e la cui stessa sopravvivenza è a rischio».

Quanti utenti conta l’Oriani all’anno?
«In un anno la Biblioteca effettua circa 20mila tra prestiti esterni, prestiti interbibliotecari e consultazioni interne. L’ultimo dato registrato è di 27.380 utenti annui».

Sono numeri molto alti per una biblioteca specialistica di una città di provincia…
«Sì, perché, come sanno bene i ravennati, la biblioteca Oriani non è solo un centro di studi altamente qualificato, ma uno spazio aperto: ogni giorno, da anni, sono tantissimi gli studenti che frequentano le sale studio. Inoltre, siamo attivi nel campo della promozione alla lettura, come nel caso degli open-day legati alla campagna nazionale “Il Maggio dei Libri” e poi organizziamo svariate iniziative: presentazioni di volumi, seminari, convegni di studio, mostre, anche in collaborazione con altre istituzioni culturali e con la sede di Ravenna dell’Università di Bologna. Credo di poter dire che siamo un punto di riferimento per molti, in città».

LA FONDAZIONE: DAL CARDELLO ALLA BIBLIOTECA. L’attuale Fondazione Casa di Oriani, è nata nel 2003 come trasformazione giuridica e ideale continuazione dell’Ente Casa di Oriani. Quest’ultimo era stato istituito con regio decreto legge nell’aprile 1927 per ricordare la figura e l’opera dello scrittore Alfredo Oriani (Faenza 22 agosto 1852-Casola Valsenio 18 ottobre1909), gestire la sua casa a Casola Valsenio (il cosiddetto “Cardello”), poi trasformata in Casa-Museo, e patrocinare la creazione di una biblioteca di storia contemporanea. Sono soci fondatori della Fondazione il Comune di Ravenna, la Provincia di Ravenna, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e la Fondazione del Monte.

LA BIBLIOTECA: 200MILA VOLUMI E MOLTI FONDI SPECIALI TRA CUI QUELLO MUSSOLINI. La Biblioteca di Storia Contemporanea “Alfredo Oriani”, emanazione diretta della Fondazione Casa di Oriani, costituisce una eccellenza del panorama culturale ravennate. Nata nel 1927 come Biblioteca “Mussolini”, è oggi nel proprio ambito un istituto fra i più rinomati in Europa, specializzato in storia contemporanea e studi politici e sociali. Ad essa fanno capo, tra l’altro, la rivista di storia contemporanea «Memoria e Ricerca», giunta al ventiduesimo anno di vita, una delle maggiori testate italiane del settore, e l’annale di studi romagnoli «I Quaderni del Cardello». L’attuale patrimonio librario della Biblioteca consta di circa 200mila volumi più 1.200 periodici liberamente consultabili presso la vicina Emeroteca di Casa Farini gestita d’intesa con l’Istituzione Biblioteca Classense. Tra i molti fondi speciali, merita una menzione particolare quello della ex Biblioteca “Mussolini”, un patrimonio unico nel suo genere al quale hanno attinto tutti i principali storici del fascismo, che recentemente, dopo anni in cui era rimasto escluso dalla consultazione, è stato riordinato e messo di nuovo a disposizione della comunità scientifica italiana e internazionale.

«Riduzione dei contributi, la biblioteca Oriani a rischio chiusura»

Il grido d’allarme del direttore: «Solo il Comune ha mantenuto
i fondi». Nel 2014 27.380 utenti. Nel personale sei addetti

«Se non ci sarà un’inversione di tendenza è a rischio il futuro della Fondazione Oriani e quindi della biblioteca Oriani stessa». Il grido di allarme di Alessandro Luparini, direttore della Fondazione e della biblioteca di storia contemporanea di via Corrado Ricci (vedi dettaglio in fondo all’articolo), è senza precedenti e non lascia molto spazio a interpretazioni. Il tutto nasce da un bilancio di previsione per il 2015 in passivo rispetto a un conto economico di poco più di 480mila euro, in costante calo negli ultimi anni.

Direttore, la biblioteca è un patrimonio della città del cui valore nessuno può aver dubbi. Come si è arrivati a una situazione così preoccupante?
«Al venir meno, già da qualche anno, di ogni contribuzione da parte della Provincia, si sono aggiunti negli ultimi mesi l’azzeramento del contributo erogato dalla Camera di Commercio e il fortissimo ridimensionamento dei contributi da parte delle fondazioni bancarie come conseguenza obbligata della stretta fiscale decisa dal Governo sulle fondazioni stesse; un provvedimento che in generale ha avuto ricadute deleterie sull’intero comparto della cultura in Italia. Fortunatamente il Comune di Ravenna, nonostante le ben note difficoltà di cassa, ha mantenuto inalterato il proprio contributo, dando prova di grande attenzione e sensibilità nei confronti di chi quotidianamente opera nel settore dei servizi culturali. Ciò, tuttavia, non basta a garantire il futuro della nostra Fondazione, che, oltre alle spese di funzionamento della Biblioteca, deve fare fronte a quelle legate alla conservazione della Casa museo Il Cardello di Casola Valsenio, la cui gestione fa parte integrante della sua mission statutaria. Nessuna spending review potrà essere senza conseguenze rispetto ai servizi oggi erogati».

Quali risparmi avete in mente di effettuare?
«Abbiamo già dimezzato il budget per l’acquisto di libri che passerà da circa 40mila a 20mila euro l’anno. E saremo forse costretti, dall’autunno, a rinunciare almeno in parte all’apertura serale delle sale dell’emeroteca, del cui funzionamento ci facciamo carico al pomeriggio e alla sera (per un costo complessivo di circa 30mila euro l’anno mentre l’apertura mattutina è gestita dal personale della Classense, ndr). Una decisione, quest’ultima, dovuta a un volume di costi non più sostenibile, non certo a una volontà di disimpegno da parte dell’Oriani, che del resto, a fine 2014, ha messo a disposizione del pubblico tre nuove sale dell’emeroteca. Ma il personale è già al minimo, è impossibile ridurlo di più».

Di quante persone parliamo?
«Sei in tutto, me compreso, che ho funzioni di direttore, ma sono un dipendente. Ci sono inoltre quattro bibliotecari e un amministrativo. Alla Fondazione fa capo inoltre il Centro per il Dialetto Romagnolo, una realtà che, dalla sua inaugurazione nel 2008, grazie all’impegno di Cristina Ghirardini, ha portato avanti attività di grandissimo rilievo nel campo della ricerca etnografica, dialettologica, etnomusicologica in Romagna, collaborando con prestigiose istituzioni italiane ed europee e la cui stessa sopravvivenza è a rischio».

Quanti utenti conta l’Oriani all’anno?
«In un anno la Biblioteca effettua circa 20mila tra prestiti esterni, prestiti interbibliotecari e consultazioni interne. L’ultimo dato registrato è di 27.380 utenti annui».

Sono numeri molto alti per una biblioteca specialistica di una città di provincia…
«Sì, perché, come sanno bene i ravennati, la biblioteca Oriani non è solo un centro di studi altamente qualificato, ma uno spazio aperto: ogni giorno, da anni, sono tantissimi gli studenti che frequentano le sale studio. Inoltre, siamo attivi nel campo della promozione alla lettura, come nel caso degli open-day legati alla campagna nazionale “Il Maggio dei Libri” e poi organizziamo svariate iniziative: presentazioni di volumi, seminari, convegni di studio, mostre, anche in collaborazione con altre istituzioni culturali e con la sede di Ravenna dell’Università di Bologna. Credo di poter dire che siamo un punto di riferimento per molti, in città».

LA FONDAZIONE: DAL CARDELLO ALLA BIBLIOTECA. L’attuale Fondazione Casa di Oriani, è nata nel 2003 come trasformazione giuridica e ideale continuazione dell’Ente Casa di Oriani. Quest’ultimo era stato istituito con regio decreto legge nell’aprile 1927 per ricordare la figura e l’opera dello scrittore Alfredo Oriani (Faenza 22 agosto 1852-Casola Valsenio 18 ottobre1909), gestire la sua casa a Casola Valsenio (il cosiddetto “Cardello”), poi trasformata in Casa-Museo, e patrocinare la creazione di una biblioteca di storia contemporanea. Sono soci fondatori della Fondazione il Comune di Ravenna, la Provincia di Ravenna, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e la Fondazione del Monte.

LA BIBLIOTECA: 200MILA VOLUMI E MOLTI FONDI SPECIALI TRA CUI QUELLO MUSSOLINI. La Biblioteca di Storia Contemporanea “Alfredo Oriani”, emanazione diretta della Fondazione Casa di Oriani, costituisce una eccellenza del panorama culturale ravennate. Nata nel 1927 come Biblioteca “Mussolini”, è oggi nel proprio ambito un istituto fra i più rinomati in Europa, specializzato in storia contemporanea e studi politici e sociali. Ad essa fanno capo, tra l’altro, la rivista di storia contemporanea «Memoria e Ricerca», giunta al ventiduesimo anno di vita, una delle maggiori testate italiane del settore, e l’annale di studi romagnoli «I Quaderni del Cardello». L’attuale patrimonio librario della Biblioteca consta di circa 200mila volumi più 1.200 periodici liberamente consultabili presso la vicina Emeroteca di Casa Farini gestita d’intesa con l’Istituzione Biblioteca Classense. Tra i molti fondi speciali, merita una menzione particolare quello della ex Biblioteca “Mussolini”, un patrimonio unico nel suo genere al quale hanno attinto tutti i principali storici del fascismo, che recentemente, dopo anni in cui era rimasto escluso dalla consultazione, è stato riordinato e messo di nuovo a disposizione della comunità scientifica italiana e internazionale.

«Riduzione dei contributi, la biblioteca Oriani a rischio chiusura»

Il grido d’allarme del direttore: «Solo il Comune ha mantenuto i fondi». Nel 2014 27.380 utenti. Nel personale sei addetti

«Se non ci sarà un’inversione di tendenza è a rischio il futuro della Fondazione Oriani e quindi della biblioteca Oriani stessa». Il grido di allarme di Alessandro Luparini, direttore della Fondazione e della biblioteca di storia contemporanea di via Corrado Ricci (vedi dettaglio in fondo all’articolo), è senza precedenti e non lascia molto spazio a interpretazioni. Il tutto nasce da un bilancio di previsione per il 2015 in passivo rispetto a un conto economico di poco più di 480mila euro, in costante calo negli ultimi anni.

Direttore, la biblioteca è un patrimonio della città del cui valore nessuno può aver dubbi. Come si è arrivati a una situazione così preoccupante?
«Al venir meno, già da qualche anno, di ogni contribuzione da parte della Provincia, si sono aggiunti negli ultimi mesi l’azzeramento del contributo erogato dalla Camera di Commercio e il fortissimo ridimensionamento dei contributi da parte delle fondazioni bancarie come conseguenza obbligata della stretta fiscale decisa dal Governo sulle fondazioni stesse; un provvedimento che in generale ha avuto ricadute deleterie sull’intero comparto della cultura in Italia. Fortunatamente il Comune di Ravenna, nonostante le ben note difficoltà di cassa, ha mantenuto inalterato il proprio contributo, dando prova di grande attenzione e sensibilità nei confronti di chi quotidianamente opera nel settore dei servizi culturali. Ciò, tuttavia, non basta a garantire il futuro della nostra Fondazione, che, oltre alle spese di funzionamento della Biblioteca, deve fare fronte a quelle legate alla conservazione della Casa museo Il Cardello di Casola Valsenio, la cui gestione fa parte integrante della sua mission statutaria. Nessuna spending review potrà essere senza conseguenze rispetto ai servizi oggi erogati».

Quali risparmi avete in mente di effettuare?
«Abbiamo già dimezzato il budget per l’acquisto di libri che passerà da circa 40mila a 20mila euro l’anno. E saremo forse costretti, dall’autunno, a rinunciare almeno in parte all’apertura serale delle sale dell’emeroteca, del cui funzionamento ci facciamo carico al pomeriggio e alla sera (per un costo complessivo di circa 30mila euro l’anno mentre l’apertura mattutina è gestita dal personale della Classense, ndr). Una decisione, quest’ultima, dovuta a un volume di costi non più sostenibile, non certo a una volontà di disimpegno da parte dell’Oriani, che del resto, a fine 2014, ha messo a disposizione del pubblico tre nuove sale dell’emeroteca. Ma il personale è già al minimo, è impossibile ridurlo di più».

Di quante persone parliamo?
«Sei in tutto, me compreso, che ho funzioni di direttore, ma sono un dipendente. Ci sono inoltre quattro bibliotecari e un amministrativo. Alla Fondazione fa capo inoltre il Centro per il Dialetto Romagnolo, una realtà che, dalla sua inaugurazione nel 2008, grazie all’impegno di Cristina Ghirardini, ha portato avanti attività di grandissimo rilievo nel campo della ricerca etnografica, dialettologica, etnomusicologica in Romagna, collaborando con prestigiose istituzioni italiane ed europee e la cui stessa sopravvivenza è a rischio».

Quanti utenti conta l’Oriani all’anno?
«In un anno la Biblioteca effettua circa 20mila tra prestiti esterni, prestiti interbibliotecari e consultazioni interne. L’ultimo dato registrato è di 27.380 utenti annui».

Sono numeri molto alti per una biblioteca specialistica di una città di provincia…
«Sì, perché, come sanno bene i ravennati, la biblioteca Oriani non è solo un centro di studi altamente qualificato, ma uno spazio aperto: ogni giorno, da anni, sono tantissimi gli studenti che frequentano le sale studio. Inoltre, siamo attivi nel campo della promozione alla lettura, come nel caso degli open-day legati alla campagna nazionale “Il Maggio dei Libri” e poi organizziamo svariate iniziative: presentazioni di volumi, seminari, convegni di studio, mostre, anche in collaborazione con altre istituzioni culturali e con la sede di Ravenna dell’Università di Bologna. Credo di poter dire che siamo un punto di riferimento per molti, in città».

LA FONDAZIONE: DAL CARDELLO ALLA BIBLIOTECA. L’attuale Fondazione Casa di Oriani, è nata nel 2003 come trasformazione giuridica e ideale continuazione dell’Ente Casa di Oriani. Quest’ultimo era stato istituito con regio decreto legge nell’aprile 1927 per ricordare la figura e l’opera dello scrittore Alfredo Oriani (Faenza 22 agosto 1852-Casola Valsenio 18 ottobre1909), gestire la sua casa a Casola Valsenio (il cosiddetto “Cardello”), poi trasformata in Casa-Museo, e patrocinare la creazione di una biblioteca di storia contemporanea. Sono soci fondatori della Fondazione il Comune di Ravenna, la Provincia di Ravenna, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e la Fondazione del Monte.

LA BIBLIOTECA: 200MILA VOLUMI E MOLTI FONDI SPECIALI TRA CUI QUELLO MUSSOLINI. La Biblioteca di Storia Contemporanea “Alfredo Oriani”, emanazione diretta della Fondazione Casa di Oriani, costituisce una eccellenza del panorama culturale ravennate. Nata nel 1927 come Biblioteca “Mussolini”, è oggi nel proprio ambito un istituto fra i più rinomati in Europa, specializzato in storia contemporanea e studi politici e sociali. Ad essa fanno capo, tra l’altro, la rivista di storia contemporanea «Memoria e Ricerca», giunta al ventiduesimo anno di vita, una delle maggiori testate italiane del settore, e l’annale di studi romagnoli «I Quaderni del Cardello». L’attuale patrimonio librario della Biblioteca consta di circa 200mila volumi più 1.200 periodici liberamente consultabili presso la vicina Emeroteca di Casa Farini gestita d’intesa con l’Istituzione Biblioteca Classense. Tra i molti fondi speciali, merita una menzione particolare quello della ex Biblioteca “Mussolini”, un patrimonio unico nel suo genere al quale hanno attinto tutti i principali storici del fascismo, che recentemente, dopo anni in cui era rimasto escluso dalla consultazione, è stato riordinato e messo di nuovo a disposizione della comunità scientifica italiana e internazionale.

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