giovedì
23 Aprile 2026

L’iconico e tragico Fantozzi «Ci è voluto quasi un decennio per portarlo in scena»

«Nello spettacolo ridiamo tutti insieme di questo sfigato che è Fantozzi, ma al giorno d’oggi sarebbe in realtà un privilegiato con il posto fisso e la pensione, invidiato da molti»

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Foto di Nicolo Rocco Creazzo

A volte, nella vita, la perseveranza, soprattutto se unita a un talento conclamato, paga. Ne sa qualcosa Gianni Fantoni, attore e showman a tutto tondo fin dagli anni ’90, che dopo aver prestato in carriera corpo e voce a tutte le declinazioni possibili della creatura di Paolo Villaggio, è diventato l’erede unico per vestire i panni di Fantozzi, il suo personaggio più iconico, designato dal mostro sacro genovese. Fantozzi, una tragedia, diretto da Davide Livermore, arriva (preceduto da un successo clamoroso) al Teatro Alighieri da giovedì 23 a domenica 26 gennaio (ore 21, domenica ore 15.30), ma nel frattempo lo stesso Fantoni ci racconta di come è riuscito a portare il ragioniere più famoso al mondo sul palcoscenico.
Gianni, so che portare Fantozzi in teatro non è stata esattamente una passeggiata di salute.
«Non farmici pensare. Ho anche fatto “testamento” in un libro che si intitola Operazione Fantozzi (Sagoma Editore), dove racconto tutte le peripezie che hanno portato allo spettacolo, così quando un giorno i miei nipoti mi chiederanno “nonno, ma quand’è che ti sei rovinato la vita?” ecco che lo potranno capire. Lì si racconta come mi sono avvicinato alla figura di Fantozzi e di Paolo Villaggio, e poi di come è nata questa malsanissima idea di fare uno spettacolo teatrale che all’inizio avevo pensato addirittura come musical. Quando andai da Villaggio per convincerlo a cedermi i diritti pensò che fossi pazzo, e aveva ragione. Poi ci è voluto quasi un decennio per arrivare finalmente a metterlo in piedi, c’è stata qualche trasformazione cammin facendo ed è diventato la prosa che è adesso, uno spettacolo a mio avviso molto bello, onirico, una di quelle cose che potresti vedere a Londra pensando “ah, peccato che non si faccia in Italia”, e invece no, questa volta l’abbiamo fatta in Italia e ne sono particolarmente contento».
Quali erano i pericoli maggiori nel portare in scena uno dei più grandi miti della comicità italiana?
«È stato come attraversare un campo minato. Primo pericolo: il confronto tra me e Villaggio. È la prima volta che si fa un Fantozzi non scimmiottato o imitato (pur avendolo io imitato negli anni parecchie volte), bensì facendo una reinterpretazione, dunque una cosa completamente diversa. L’imitazione ha bisogno del talento del merlo indiano, che riproduce un suono e dura pochi minuti, mentre la reinterpretazione ha bisogno di una serie di colori che sono dentro di te, innati, e la fanno diventare una cosa diversa, con una tridimensionalità che l’imitazione non può avere. Quindi il confronto tra il Fantozzi fatto dal suo creatore, Paolo Villaggio, e un Fantozzi fatto fuori da lui era pericolosissimo, io ero pronto a essere crocifisso in sala mensa, pensavo che non ci sarebbe stata speranza. E invece la critica è stata unanime nel promuovermi e certificarmi quale primo Fantozzi senza Fantozzi. Dopo di me lo potrà fare chiunque, l’ho liberato dal creatore. La seconda insidia enorme era confrontarsi con il Fantozzi primigenio. Io ho acquisito i diritti dei primi tre libri, perché il vero Fantozzi era quello, molto tragico, che poi è diventato altro, un cartone animato, perché Neri Parenti, chiaramente con la complicità vigiledi Villaggio, ne ha fatto una cosa diversa. A me e al regista Davide Livermore interessava fare un lavoro sulla tragedia che permeava la vicenda Fantozzi, e i primi due film ci hanno indicato la via, ma confrontarsi con quei film poteva portare a fare una figura pessima, a una “cagata pazzesca”, perché hai davanti personaggi mitici e un’ambientazione unica. Insomma, affrontare un’opera così grande può tranquillamente portare a rovinarla e a rovinare te stesso. Però la scelta che abbiamo fatto è stata di andare da un’altra parte, ossia sfidare la fortuna ricreando le sensazioni e l’ambientazione del Fantozzi originale senza farne un’imitazione. Beh, sai che c’è? Ce l’abbiamo fatta. Lo spettacolo è un altro mondo, è un Fantozzi nel metaverso, inimmaginabile».

Fantozzi Una Tragedia 8 Ph Nicolò Rocco Creazzo
Foto di Nicolò Rocco Creazzo

L’aspetto tragico è in effetti molto attinente alla saga di Fantozzi, io quando vidi il primo film da bambino piansi.
«Ci credo, d’altronde, dopo il primo, uscirono libro e film che si chiamavano Il secondo tragico Fantozzi. Il tragico è proprio nel suo dna, e lo è talmente tanto da fare il giro e diventare comico. Non a caso lo spettacolo riprende a tratti i canoni della tragedia greca. Ci sono istanze altissime, in cui mi muovo per la prima volta, perché la tragedia greca non è ciò che ho frequentato di più negli ultimi trent’anni della mia vita. Mi sono trovato anch’io in un ambiente completamente esterno, anch’io nel mio metaverso personale, alle prese con Edipo, Filottete, questioni sulle quali, francamente, non avendo una formazione classica, mi sono trovato un po’ sguarnito. Però mi è piaciuto affrontarle e con Livermore ci siamo trovati su un terreno comune. Alla fine ne è nata una creazione sorprendente per il pubblico ma anche per me, io stesso mi sono trovato a usare sfumature ed emozioni nella recitazione che non avevo mai frequentato. È una specie di evento unico nel continuum temporale».
Lo spettacolo è molto particolare, con una scenografia “uditiva” dovuta anche alla collaborazione di Fabio Frizzi, compositore delle musiche dei film, e con tante trovate.
«Sì, è un ambiente onirico e come tale vive anche di suoni fatti dal vivo con la voce, di ambientazioni sonore inaspettate; diciamo che è uno spettacolo molto molto al di fuori dei canoni abituali, un po’ come Livermore ci ha abituati, lui che è sempre alla ricerca di forme di rappresentazione al limite della crossmedialità. È un’opera molto particolare e sono lietissimo del risultato. Dopo tutta la fatica fatta per un decennio sarebbe stato un peccato fare una schifezza, e invece è saltato fuori uno spettacolo di cui sono molto orgoglioso».
Nel tuo lavoro hai sempre adottato un’ironia molto sottile e ricercata, e secondo me è un elemento fondamentale per uno spettacolo come questo.
«Grazie, purtroppo però questo tipo di umorismo sottile negli anni non ha pagato. Per formazione ho avuto la fortuna di guardare la tv in bianco e nero, con gente come Raimondo Vianello, dall’umorismo molto raffinato, pulito, elegante, e naturalmente se uno impara da quello cerca poi di riprodurlo, anche senza volere. Io scientemente ho scelto di non fare battute grevi, di non usare parolacce, se non proprio qualcuna sparsa negli anni. Di questa cosa qualcuno si è accorto ma in un momento culturale in cui tutti urlano, andare sottovoce e dire “scusi, ma io non sgomito” alla fine non paga molto. Però se tutta la fatica che ho fatto alla fine mi ha portato a fare questo Fantozzi, è andata bene».

Fantozzi Una Tragedia 2 Ph Nicolò Rocco Creazzo
Foto di Nicolò Rocco Creazzo

Il personaggio Fantozzi è circondato da comprimari incredibili, da Filini alla Pina, da Calboni alla signorina Silvani. Non dev’essere stato facile creare il cast per lo spettacolo.
«In effetti no, però sono stati fatti dei provini che ho seguito da vicino, finché pian piano non è emerso il cast giusto per affrontare questo tipo di operazione e devo dire che ora sono circondato da grandissimi attori e attrici senza i quali mi sentirei perso, perché, appunto, non c’è un personaggio sopra gli altri, è uno spettacolo corale, come lo erano i film originali. Se tu pensi ai primi due, la coralità è proprio il segreto del loro successo e soprattutto di quello di un certo cinema italiano degli anni ‘60 e ‘70. Non c’era mai un piccolo ruolo buttato via, vedevi dei personaggi minori ma con dei caratteristi fantastici, e questi arricchivano l’intrattenimento con vette mai più raggiunte. Quindi essere sul palco con altri otto professionisti continua per me a essere una grande fonte di gioia e di sicurezza, perché trovarmi vicino a questi bravissimi interpreti è una gioia, quando lavoro insieme a loro sono ammirato, c’è un bellissimo clima. È una di quelle rare occasioni che la vita ti può delle volte dare, ma ci è voluto tanto perché ci arrivassi».
Villaggio ti ha venduto i diritti, dandoti l’imprimatur per portare avanti la leggenda Fantozzi, una bella soddisfazione. Lui che tipo era?
«Per avere i diritti ho dovuto vendere un rene, però sì, si è fidato, e vuol dire molto, perché me lo diceva sempre che Fantozzi era la sua vita, e sapendo perfettamente che se affidi il personaggio della tua vita nelle mani sbagliate può succedere di tutto. Bene o male con Villaggio ci siamo frequentati a macchia di leopardo per un trentennio. La prima volta è stata nel 1991, da lì in poi ci siamo sfiorati spesso e ho fatto anche una piccola parte nell’ultimo episodio della serie cinematografica di Fantozzi. Lui era molto selettivo, non si accontentava, cercava sempre di smontare chi aveva davanti, ma essere presi in giro da uno come lui è un vanto».
Nello spettacolo c’è anche un momento in cui la tragedia di cui parlavamo assume un’altra connotazione.
«Sì, c’è un piccolo momento shock, dove si fa capire al pubblico che ok, ridiamo tutti quanti insieme di questo sfigato che è Fantozzi, ma questo sfigato al giorno d’oggi sarebbe un privilegiato, perché ha il posto fisso e la pensione garantita, va in vacanza, ha una moglie e una figlia che mantiene, mentre ora c’è gente che il posto fisso se lo sogna di notte e situazioni in cui non è più possibile guardare Fantozzi senza invidiarlo. Fantozzi è un ultimo baluardo, lo conoscono tutti in un modo o nell’altro, anche all’estero. Pensa che Max Bunker (autore, tra i tanti, di Alan Ford, ndr) mi ha raccontato che un pomeriggio si trovò con Steven Spielberg al Lucca Comics e parlarono per tutto il tempo di Fantozzi. Una cosa che forse non sapeva nemmeno lo stesso Villaggio. Anche in Russia è sempre stato molto conosciuto, tanto che se non ci fosse stata la guerra in Ucraina, questo spettacolo sarebbe stato co-prodotto dal teatro di San Pietroburgo».
Per chiudere ti devo proprio chiedere quali sono almeno un paio delle tue scene preferite di Fantozzi.
«Sicuramente la partita di tennis: quando, per la prima volta, sentii lo scambio di battute tra Filini/Gigi Reder e Fantozzi “Allora che fa ragioniere, batti?”, “Ma che fa mi dà del tu?”, “No dicevo, batti lei?”, “Ah, congiuntivo” a momenti ci lasciai le penne dal ridere. Un’altra scena memorabile, secondo me, è quando va al casinò col Duca Conte Semenzara. L’attore che interpretava Semenzara, Antonino Faà di Bruno, era incredibile, era veramente un conte, con quella voce e quella faccia poteva fare quello che voleva. Ma in Fantozzi i mega-direttori sono fondamentali, tengono su tutta la faccenda, e si ritorna al discorso dell’importanza di tutto il cast. Basti pensare appunto a Gigi Reder, un gigantesco Filini, a Milena Vukotic e prima di lei Liù Bosisio nell’interpretare la Pina. E lì bisogna ringraziare quel genio che era Luciano Salce, che è riuscito a immaginare un mondo di sfigati e più sfigati, per cui tutta l’umanità che già era nei libri di Villaggio è riuscito a tradurla in immagini e personaggi vivi».

A Ravenna il primo intervento di pacemaker senza fili di ultima generazione

Il piccolo dispositivo è stato impiantato nel cuore attraverso una puntura nella vena di una gamba

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Al Santa Maria delle Croci è stato eseguito per la prima volta un intervento di pacemaker senza fili di ultima generazione: il dispositivo misura solo pochi centimetri e viene impiantato direttamente all’interno del cuore attraverso una puntura nella vena di una gamba. L’intervento è stato eseguito su un paziente di 75 anni ricoverato nell’Unità Operativa di Cardiologia dell’ospedale di Ravenna, diretta dal dottore Andrea Rubboli.

«Quando il sistema elettrico cardiaco subisce dei danni, anche semplicemente a causa dell’invecchiamento, è necessario impiantare sottocute a livello della clavicola la batteria di un pacemaker alla quale sono collegati dei fili elettrici che, attraverso le vene del torace, raggiungono il cuore che così può essere stimolato attraverso impulsi elettrici regolari – spiega il dottor Rubboli -. Può accadere, però, che questi fili vadano incontro a gravi infezioni e per questo debbano essere rimossi, senza che ci sia più la possibilità di impiantarli nuovamente». Questo è stato il caso del 75enne ricoverato al Santa Maria delle Croci. «In situazioni come queste, – continua Rubboli – dopo un adeguato periodo di terapia antibiotica specifica, va preso in considerazione l’impianto di un pacemaker senza fili».

La tecnologia attuale del pacemaker senza fili non prevede tutte le funzioni di un pacemaker tradizionale ed è per questo che viene riservato a casi particolari. Tuttavia, il pacemaker che è stato impiantato è di ultimissima generazione e, rispetto alle versioni precedenti, si caratterizza per la maggiore durata della batteria e per la possibilità di rimuoverla quando esaurita, oltre che per funzioni “intelligenti” aggiuntive che permettono di stimolare il cuore con modalità più naturali.

All’intervento, riuscito efficacemente e senza complicanze, ha partecipato l’equipe di Elettrofisiologia dell’Unità Operativa di Cardiologia di Ravenna, composta dalle dottoresse Maria Selina Argnani e Federica Giannotti, e dai dottori Alessandro Dal Monte e Giuseppe Pio Piemontese, un’equipe di infermieri specializzati e un tecnico elettrofisiologo, tutti coordinati dalla dottoressa Daria Drudi, e supervisionati di un esperto riconosciuto, il professor Antonio Curnis dell’Università di Brescia.

Antonello Venditti a Cervia per festeggiare i 40 anni di “Notte prima degli esami”

Appuntamento in Piazza Garibaldi con il cantautore romano il 20 luglio

Antonello Venditti

Notte prima degli esamiCuore (l’album che la contiene) hanno compiuto 40 anni nel 2024: dopo il successo del tour della scorsa estate “Notte prima degli esami 40th anniversary”, Antonello Venditti continua a festeggiare l’anniversario di uno dei suoi lavori più iconici con tour di oltre 30 date in tutta Italia, tra cui una a Cervia.

Il cantautore romano sarà in Piazza Garibaldi il 20 luglio, con un viaggio emozionante attraverso le pagine più belle del suo repertorio, con i brani dell’album “Cuore”, pubblicato nel 1984 e che ha segnato la storia della musica italiana. I biglietti sono già disponibili su Ticketone.

Al via i lavori per il nuovo supermercato nell’area ex Amga: «Pronto entro l’anno»

Il progetto prevede anche il recupero dell’edificio con ciminiera, un’area verde e appartamenti

Examga Volo
Un rendering del progetto di recupero dell’area ex Amga

Sono iniziati i lavori per la realizzazione di un nuovo supermercato a Ravenna. Si tratta dell’Eurospar che nascerà nell’area dell’ex Amga, abbandonata da trent’anni, tra via di Roma e via Venezia, a pochi passi dalla Rocca Brancaleone. L’inaugurazione del punto vendita (da circa mille metri quadrati e che prevede l’assunzione di una quarantina di lavoratori) è prevista entro la fine del 2025 (un anno dopo le previsioni).

La notizia dell’avvio dei lavori (in particolare, degli scavi per la realizzazione del parcheggio sotterraneo, mentre il cantiere per il supermercato vero e proprio partirà in marzo) è pubblicata con ulteriori dettagli sul Carlino Ravenna in edicola oggi, 22 gennaio.

Nell’ambito dell’intervento di recupero, verrà realizzata anche un’area verde mentre verrà restaurato il fabbricato con ciminiera, risalente al 1863, che verrà destinato a uso terziario. All’interno dell’area, infine, è prevista la realizzazione di una palazzina con appartamenti (ne parlavamo più nel dettaglio a questo link).

Torna “Meme e Fèsta”: in arrivo la seconda parte del festival

Le compagnie Menoventi e Fanny e Alexander presentano le nuove date della rassegna di tra spettacoli, musica, incontri e laboratori diffusa tra Ravenna, Faenza e Castel Bolognese

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Torna da gennaio ad aprile il progetto MEME_e_Fèsta, organizzato da E Production e a cura delle compagnie Fanny & Alexander e Menoventi. Il festival na da gennaio ad aprile con la seconda parte del suo ampio programma diffuso sul territorio, tra Ravenna e Faenza e, per la prima volta, anche a Castel Bolognese.

Nella programmazione si spazia tra diversi generi e tematiche, tra teatro, musica, incontri e laboratori. Proseguirà il lavoro di indagine sulla “memoria” del Novecento, intorno al significativo appuntamento della Giornata della memoria e saranno presentati sul territorio alcuni dei lavori teatrali più recenti di E Production. Inoltre, i partecipanti del percorso di formazione laboratoriale Meme (iniziato a novembre 2024) presenteranno un elaborato finale al Teatro Masini di Faenza. A concludere la programmazione, l’appuntamento musicale delle Artificerie Almagià di Ravenna con le sonorità elettroniche di Club Adriatico.

Il primo appuntamento della seconda parte della rassegna vede protagonisti i Menoventi che il 23 gennaio allestiscono nella Sala Fellini Faenza “Volevo risarcirvi”, uno spettacolo proposto in occasione della Giornata della memoria a ingresso gratuito, che raccoglie la trascrizione di interviste registrate e le testimonianze audio di prigionieri politici sopravvissuti all’esperienza dei campi di concentramento.

Il tema della Memoria si ritrova anche nel secondo appuntamento, previsto per il 29 gennaio: i protagonisti saranno sempre i sempre con Menoventi, con il reading Lei conosce Arpad Weisz?, tratto dal libro di Matteo Marani Dallo scudetto ad Auschwitz. La figura del calciatore e allenatore di origini ebraiche Weiz, caduto vittima insieme alla famiglia delle leggi razziali, sarà ricordata alla Biblioteca Luigi Dal Pane di Castel Bolognese.

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MANSON, Fanny & Alexander, con Andrea Argentieri, Ph Dorin Mihai

I primi appuntamenti a Ravenna vedranno invece protagonista la compagnia Fanny & Alexander, premiata recentemente con il Premio Anct dell’Associazione dei critici nazionali di teatro e con cinque Premi Ubu per lo spettacolo Trilogia della città di K.
Si parte con Manson, allestito nel Ridotto del Teatro Rasi dal 30 gennaio all’1 febbraio, uno spettacolo che coinvolge direttamente il pubblico e vede Andrea Argentieri (vincitore del Premio Ubu under 35 per la sua interpretazione di Primo Levi) interpretare in modo mimetico il noto criminale statunitense Charles Manson, ricalcandone l’attitudine istrionica e manipolatrice. Utilizzando materiale d’archivio, in particolare interviste audio e video, l’attore incorpora i ritmi, la gestualità spezzata e gli sguardi mutevoli di Manson, trasformandolo in una presenza che torna dal passato per sfidare apertamente il giudizio del pubblico convocato in un tribunale postumo.

 

Dal 31 gennaio al 1 febbraio sul palco del Rasi andrà invece in scena Maternità: per l’occasione Chiara Lagani inviterà gli spettatori a riflettere e a prendere posizione sul grande tema della maternità e della difficile scelta per le donne tra avere o non avere figli, a partire dalle suggestioni tratte dall’omonimo romanzo di Sheila Heti (Sellerio 2019) in cui una donna alla soglia dei quarant’anni si interroga insistentemente sulla possibilità di avere o meno un figlio. Alle domande più difficili l’autrice risponde lanciando i dadi e interrogando l’I Ching. Questo procedimento innesca a poco a poco una serie di altri temi, che affiorano progressivamente nelle pagine del libro, così come nello spettacolo: il tabù, la scelta, il caso, il destino, l’atto creativo, la forza e la bellezza della vita. Entrambi gli spettacoli vedono la regia di Luigi Noah De Angelis e il lavoro drammaturgico di Chiara Lagani. Il 31 gennaio sarà organizzato anche un incontro pubblico di approfondimento, negli spazi della Sala Dantesca della Classense, dal titolo “Intorno a Maternità” (17.30).

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Fanny&Alexander Maternità Ph. Asia Ludovica Serpe

Il programma prosegue su Faenza con un secondo incontro pubblico al Museo Carlo Zauli, per la presentazione del video racconto de La Cerimonia del fango, il progetto speciale che E Production ha realizzato e che si è concluso  con il rito collettivo di piazza, molto partecipato da associazioni e cittadini faentini, lo scorso 16 maggio (primo anniversario dell’alluvione). La serata viene introdotta da Alex Giuzio, giornalista de Il Manifesto e collaboratore della nostra testata, specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Il 12 aprile si concluderà invece il percorso dei tre laboratori Meme curati da Gianni Farina e Consuelo Battiston: Storielle, Lo strano biglietto e I’m not a robot, con uno spettacolo al Teatro Masini.

Il festival si conclude con una grande festa alle Artificerie Almagià di Ravenna con le sonorità elettroniche di Club Adriatico, percorso che dal 2013 porta in Romagna gli artisti e le scene musicali più interessanti nel panorama della musica dance e sperimentale a livello nazionale e internazionale.

Si schianta nel guardrail, soccorso da un altro automobilista: grave un ragazzo

È successo a Conselice. Il 22enne trasportato d’urgenza in ospedale in elicottero

Incidente Conselice

Un ragazzo di 22 anni è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Maggiore di Bologna in seguito a un incidente stradale avvenuto attorno alle 15 di oggi, martedì 21 gennaio, a Conselice.

Per cause in corso di accertamento da parte degli agenti della polizia locale, intervenuti per i rilievi, il giovane (residente ad Argenta) avrebbe perso il controllo dell’auto (una Toyota Yaris) in via Gardizza, all’altezza dell’incrocio con via Predola, andando a schiantarsi prima in un guard rail e poi contro una seconda barriera stradale, che ha sfondato le vetrate dell’auto, entrando nell’abitacolo. Un impatto violentissimo, con il veicolo rimasto quasi in bilico tra un ponte e il fossato sottostante.

Stando alle prime testimonianze, a soccorrere il ragazzo è stato in primis un automobilista di passaggio, che lo avrebbe estratto dalle lamiere, praticando le prime manovre di rianimazione, in quanto inizialmente incosciente.

Grazie poi anche all’arrivo dei soccorritori del 118, il ragazzo avrebbe poi ripreso coscienza ed è stato trasferito d’urgenza in elicottero in ospedale a Bologna.

Si ribalta un camion che trasportava pollame: chiusa l’E45

Il veicolo pesante ha disperso anche parte degli animali

Incidente Polli E45

Nel primo pomeriggio di oggi (21 gennaio) un veicolo pesante che trasportava pollame si è ribaltato lungo l’E45, disperdendo anche parte del carico. La strada statale è stata temporaneamente chiusa al traffico per chi viaggia in direzione Roma, con uscita obbligatoria allo svincolo di Standiana-Mirabilandia e rientro a Casemurate.

La chiusura si è resa necessaria per consentire i rilievi volti ad accertare la dinamica dell’incidente. Sul posto sono presenti le squadre Anas e le Forze dell’Ordine per la gestione della viabilità e per consentire la riapertura del tratto nel più breve tempo possibile.

La foto è stata pubblicata su Facebook, in una pagina dedicata alla E45, dall’utente Egidio Eredana.

Il commissario Curcio: «Indennizzi? Ci sono più risorse che richieste…»

Sopralluogo a Faenza. «Avere i soldi non è sempre il primo problema, bisogna avere la capacità di spenderli»

Commissario Curcio e sindaco Isola

«Il tema delle risorse è un tema all’ordine del giorno. Però alcune volte il dibattito sulle risorse è quasi fuorviante, nel senso che si ragiona sulle risorse ma poi abbiamo delle cose urgenti che si possono fare anche con le risorse date. Come il tema degli indennizzi: non è un tema di risorse, abbiamo più risorse rispetto a quelle che noi oggi riusciamo a erogare. Quindi io credo che dobbiamo fare i passi giusti con le risorse che si hanno». Lo ha detto Fabrizio Curcio, neo commissario straordinario alla ricostruzione post alluvione in Emilia-Romagna in un punto stampa a Faenza rispondendo a una domanda sull’adeguatezza delle risorse stanziate.

«Abbiamo delle cose da fare che si possono fare con le risorse che ci sono – spiega Curcio – e ovviamente piani più ampi che hanno necessità di un ragionamento e di risorse più ampie. Ma oggi parliamo delle cose che possiamo fare subito sulle quali le risorse, credo, non manchino. Non è un tema di risorse se non riusciamo a partire con delle opere urgenti».

«Non è che avere i soldi è solamente il primo problema, poi dobbiamo avere anche la capacità operativa, tecnica e amministrativa di metterle a terra quelle risorse», conclude. (fonte Ansa.it)

Documentari, spettacoli, letture e incontri per l’80esimo Giorno della Memoria

La città si prepara a una serie di iniziative per commemorare la Shoah dal 26 gennaio al 3 febbraio

Shoah

Ricorrerà lunedì 27 gennaio l’8oesimo Giorno della Memoria, ricorrenza istituita per ricordare la Shoah, la deportazione e lo sterminio nei campi di concentramento di milioni di persone. Per l’occasione, il Comune di Ravenna ha collaborato con istituzioni e realtà del territorio per organizzare una serie di iniziative da domenica 26 gennaio a lunedì 3 febbraio.

Il primo appuntamento è per domenica 26 gennaio alle 18 nella sala Martini del Mar. Il museo ospiterà infatti un concerto gratuito del Conservatorio statale Giuseppe Verdi in collaborazione con l’Università europea di Roma. In programma interventi a cura di Gianluca Amatori, Justyna Pajak e Roberto Cantagalli. Theme from Schindler’s List (J. Williams), La vita è bella (Piovani), Six songs of the Holocaust (Epstein) sono solo alcuni dei brani proposti da Giulia Aurora Forlani, Emilia Fabbrica, Eleonora Zerbini, Marco Guidi, Beini Zou, Stefania Moramarco e il Tuba ensemble.

Per lunedì 27 gennaio, data ufficiale del Giorno della Memoria, sono tanti gli appuntamenti in programma: si parte alle 10, nell’atrio della stazione ferroviaria di Ravenna, dove si renderà omaggio alla lapide in memoria degli ebrei transitati per la stazione di Ravenna con destinazione Auschwitz, alla presenza del sindaco facente funzioni Fabio Sbaraglia e del presidente del Consiglio comunale Massimo Cameliani. La cerimonia sarà accompagnata da una lettura dedicata al tema della memoria a cura degli studenti del liceo classico Dante Alighieri. Alle 11 invece, al Cimitero di guerra a Piangipane, l’amministrazione comunale renderà omaggio ai Caduti della Brigata ebraica. Due gli incontri riservati alle scuole:  Alle 10, nella sala Corelli del teatro Alighieri (via Mariani 2), il coro “Giorgio Gaudenzi” della scuola primaria Mordani, accompagnato dal pianista Marco Pierfederici, presenta il progetto “Roberto Bachi, un compagno di scuola matricola n. 167973” fondato nel 2003 da Giorgio Gaudenzi, Danilo Naglia, Sergio Squarzina, Silvano Rosetti,  in collaborazione con Emilia Romagna Concerti. Alle 11.30 invece, alla scuola primaria Mordani- sono in programma letture, riflessioni, canti, attività di laboratori dal titolo “Memoria, memorie”, sul progetto Roberto Bachi.

Sempre il 27, alle 11, nella sala Nullo Baldini di via Guaccimanni 10 sarà la volta della proiezione per le scuole (su prenotazione a istorico@racine.ra.it) di “La strada per Dachau – proiezione del documentario “Kz Dachau”, prodotto in Germania nel dopoguerra con immagini storiche di repertorio inedite. L’introduzione e il commento saranno a cura di Alessandro Luparini, direttore Fondazione Oriani e di Giuseppe Masetti, direttore dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Ravenna. La proiezione verrà ripetuta alle 17, per tutta la cittadinanza, preceduta dal saluto dall’assessore del Comune di Ravenna Eugenio Fusignani. L’iniziativa è promossa dall’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Ravenna e dalla Fondazione Oriani.

Si prosegue il 29 gennaio (ore 21), con lo spettacolo di teatro “Impronte dell’anima”, della compagnia Teatro della ribalta, in scena al Rasi. Si tratta di uno spettacolo di teatro civile che racconta lo sterminio di persone disabili nel periodo nazista. L’evento rientra ne La Stagione dei Teatri, organizzata da Ravenna Teatro, ed è realizzato in collaborazione con Camst Group e Albergo del Cuore – Cooperativa San Vitale, il So.lco. Il 31 gennaio invece andrà in scena alle Artificerie Almagià lo spettacolo gratuito (prenotazione obbligatoria) “Quelle ragazze ribelli. Storie di coraggio” a cura del Teatro due mondi (ore 10.30). Verranno raccontate vicende di donne straordinarie, che hanno avuto la forza di far valere la propria personalità, le proprie idee, passioni e aspirazioni, lottando per difendere i diritti umani fondamentali.

Infine, Lunedì 3 febbraio, è in programma nella sala del Consiglio comunale la Consulta delle ragazze e dei ragazzi dedicata al Giorno della Memoria (0re 10.30). L’apertura dei lavori sarà affidata al sindaco facente funzioni Fabio Sbaraglia. Seguiranno riflessioni su odio, discriminazione, pregiudizio, bullismo con Nicoletta Bacco della Biblioteca Classense partendo dallo stimolo della lettura di brani dal libro “La stella nel pugno” di Robert Sharenow.

Oltre agli appuntamenti istituzionali, le biblioteche dell’Istituzione Classense propongono “Per non dimenticare”, un percorso bibliografico rivolto a ragazze e ragazzi scaricabile online oppure reperibile nelle biblioteche. La sezione Lettura della Biblioteca propone inoltre il percorso di lettura “Triangoli d’odio”, simbologia e semiologia dello sterminio.

Paolo Nori a teatro per raccontare l’idea di libertà attraverso la letteratura russa

Appuntamento giovedì 23 con una riflessione tra le vite e le opere di Daniil Charms e Iosif Brodskij

Paolo Nori La Libertà Primo Episodio

«Fare un discorso sulla libertà che, partendo da un principio e passando poi da uno svolgimento, sia in grado di giungere a una conclusione, che sia quindi in qualche modo finito o definitivo, non è possibile» così Paolo Nori introduce il suo ultimo spettacolo, in scena giovedì 23 gennaio (inizio ore 20.45), dal titolo La libertà. Primo episodio, un primo tentativo, la prima tappa di un percorso possibile.

Nori, laureato in letteratura russa, si racconta attraverso due figure straordinarie dell’ambito: Daniil Charms, tra i grandi autori russi del Novecento, e Iosif Brodskij, uno dei maggiori poeti russi del XX secolo, Premio Nobel per la letteratura nel 1987. Con le loro opere e la loro vita questi autori hanno cantato e incarnato, forse, quell’idea di libertà che l’avvocato anarchico Pietro Gori aveva espresso così: «Nostra patria è il mondo intero, nostra legge la libertà».

L’assunto da cui parte l’autore è che la teoria anarchica sia sostanzialmente basata sull’idea che l’essere umano sia buono, ed essendo un’idea difficilmente dimostrabile, l’unico modo per rivelare la sua forza è parlarne attraverso esempi, accompagnati dalle musiche originali composte da Alessandro Nidi che le esegue insieme a Alessandro Zezza, Andrea Coruzzi, Filippo Nidi.

I biglietti per lo spettacolo costeranno dai 15 ai 22 euro e possono essere prenotati telefonicamente allo 0544 4587690 durante gli orari di apertura della biglietteria (martedì-venerdì 9.30-12 mercoledì 17.30-19.30), su Vivaticket o via mail (teatrocomunalerussi@ater.emr.it).

Prende a calci un infermiere in ospedale ma il tribunale non convalida l’arresto

Il 21enne, appena dimesso da un ricovero a causa del consumo eccessivo di alcool, è stato fermato tempestivamente dai carabinieri. L’uomo però non è stato colto in flagranza e mancano video e immagini come testimonianza dell’aggressione

Carabinieri Auto Notte 1

Prende a calci un infermiere accusandolo di furto dopo essere stato dimesso da una notte di ricovero, i carabinieri lo arrestano ma il giudice decide di liberarlo, perché colto fuori flagranza e senza video e immagini a supporto delle accuse. La vicenda, riportata sulle pagine de Il Resto del Carlino in edicola oggi, si è svolta a Lugo, nella notte tra sabato 18 e domenica 19.

L’uomo, un 21enne di origine egiziana residente a Bagnacavallo ma senza fissa dimora, era stato ricoverato nella notte di sabato per esotossicosi causata dall’assunzione massiccia di alcolici. Il 21enne è stato dimesso nella prima mattinata di domenica, ma fin da subito è apparso irrequieto, lamentando la scomparsa di denaro dal suo portafoglio. L’allarme è poi scattato attorno alle 7.50, quando i sanitari dell’Umberto I hanno chiamato la centrale operativa dei Carabinieri perché il paziente si era scagliato contro uno degli infermieri, prendendolo a calci (per una prognosi iniziale di 5 giorni) e accusandolo del furto. L’uomo aveva poi iniziato a sbattere la testa contro il vetro dello sportello di accettazione, cercando di danneggiarlo. La pattuglia della Radiomobile è intervenuta tempestivamente sul posto, individuando subito il giovane, ancora in stato di agitazione e iracondo nei confronti del personale sanitario. Per lui è scattato immediatamente il fermo, e dai seguenti accertamenti è emersa una serie di precedenti (tra cui furto, ricettazione, porto d’armi e droga) che hanno portato a far scattare l’arresto per lesioni a personale esercente una professione sanitaria e la denuncia a piede libero per interruzione di pubblico servizio.

Ieri (lunedì 20 gennaio) l’udienza in tribunale, dove il fermo dell’uomo (difeso dall’avvocato Sara Scarpellini) non è stato convalidato. Secondo il giudice infatti l’arresto è stato eseguito fuori flagranza e mancavano le immagini dell’aggressione a supporto dell’accusa di una flagranza in differita (possibilità inserita lo scorso novembre con la legge salva-sanitari). La procura è intenzionata a fare ricorso in cassazione.

La Coppa Davis e la Billie Jean King Cup in mostra al Tennis Club Faenza

Si tratta dei due più importanti trofei per nazioni, entrambi vinti l’anno scorso dall’Italia

Davis Cup 2024

Sabato 8 febbraio la Federazione Italiana Tennis e Padel consegnerà al Tennis Club Faenza la Coppa Davis e la Billie Jean King Cup, i due più importanti trofei internazionali per nazioni, entrambi vinti alla fine dello scorso anno dalle nazionali azzurre maschile e femminile.

Il circolo di Via Medaglie d’Oro esporrà le due prestigiose coppe nei propri locali per tre giorni, fino alla mattina dell’11 febbraio. Tutti i cittadini potranno visitarle, ammirarle e casomai scattarsi una foto ricordo.

«Siamo estremamente emozionati per la possibilità di ospitare presso il nostro circolo due trofei tra i più importanti del mondo dello sport – dice l’avvocato Andrea Ciani, presidente del Tennis Club Faenza – È un onore che la Federazione Tennis e Padel ha riservato a pochissimi circoli sul territorio nazionale e permetterà a tutti i nostri ragazzi e agli appassionati di festeggiare dal vivo la vittoria delle squadre italiane in Coppa Davis e Billie Jean King Cup nel 2024. Coglieremo l’occasione per celebrare il tennis faentino, che ha trascorsi importanti in queste competizioni, in un evento che stiamo organizzando per sabato 8 febbraio al Circolo di Faenza».

Famosa al di fuori dagli ambienti del tennis anche per la sua straordinaria bellezza, la Coppa Davis è un trofeo che gira per il pianeta (assegnato alla nazione detentrice del titolo mondiale) dal lontano 1900, l’anno in cui venne istituito. Forse in pochi sanno che il torneo è intitolato al tennista statunitense Dwight Filley Davis, che nel 1899 ne progettò la formula iniziale. La Coppa e il suo piedistallo pesano complessivamente 105 chili, hanno un diametro di 107 centimetri e un’altezza di 110 centimetri. Nel 2024 la nazionale azzurra formata da Sinner, Berrettini, Musetti, Cobolli, Bolelli, Vavassori e capitanata da Volandri l’ha vinta per il secondo anno consecutivo, portando a tre i successi italiani nell’albo d’oro, dopo la storica vittoria ottenuta da Panatta e compagni nel 1976.

BJK Cup 2024

La Billie Jean King Cup è il trofeo istituito nel 1960 e assegnato alla nazionale femminile campione del mondo. Anch’essa è detenuta dall’Italia, che l’anno scorso l’ha conquistata con la squadra formata da Errani, Paolini, Cocciaretto, Bronzetti, Trevisan e capitanata da Garbin. Denominata in precedenza Federation Cup, è stata così ribattezzata nel 2020 in omaggio alla tennista statunitense Billie Jean King, oggi 81enne, in passato tra le fondatrici della Women’s Tennis Association e sostenitrice della lotta al sessismo nello sport. L’Italia ha vinto questa competizione cinque volte. E nel 2024, per la prima volta nella sua storia, il tennis italiano ha fatto la doppietta, trionfando a livello mondiale sia con la nazionale maschile che con quella femminile.

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