venerdì
24 Aprile 2026

Al Mar continuano a raddoppiare gli incassi da biglietteria

Via libera dal consiglio comunal ai bilanci del museo d’arte e della Classense

Mar Museo Ravenna

Il consiglio comunale di Ravenna ha approvato la “Sesta variazione al bilancio di previsione e al piano esecutivo di gestione 2024/2026”  dell’istituzione Museo d’Arte della città (Mar) e i Bilanci di previsione 2025-2027 delle Istituzioni del Mar e della biblioteca Classense con la stessa votazione: 19 voti favorevoli (gruppi di maggioranza), 4 voti contrari (Forza Italia Berlusconi per Ancarani PrimaveRa Ravenna, La Pigna città forese e lidi, Lega Salvini premier, Lista per Ravenna – Polo civico popolare).

Per quanto riguarda il Mar i trasferimenti comunali previsti per il triennio 2025/2027 ammontano a 400mila euro per il primo anno, a 420mila per il secondo e a 400mila per il terzo mentre gli stanziamenti in entrata e in uscita vengono sostanzialmente riproposti come per l’anno 2025.

L’assessore (e vicesindaco) Fabio Sbaraglia presentando l’ultima variazione di bilancio 2024 ha tracciato l’andamento degli incassi da biglietteria che sul triennio 22-24 ha segnato sostanzialmente ogni anno un raddoppio su quello precedente. Per l’esercizio in chiusura infatti sono state stimate entrate sul capitolo per 285mila euro, registrando una previsione in aumento di circa 55 mila euro rispetto alla variazione precedente. Si registrano anche entrate per 45 mila euro derivanti da art bonus. Previsti nel 2025 il restauro del Compianto su Cristo deposto dalla croce di Giorgio Vasari e il proseguimento della valorizzazione delle acquisizioni di mosaico contemporaneo attraverso il PAC 2024 con l’obiettivo di ampliarne ulteriormente il patrimonio musivo del Mar; in questo quadro si colloca anche la mostra di autunno che sarà dedicata a Marc Chagall, in occasione della IX Biennale di Mosaico Contemporaneo.

Per quanto riguarda la biblioteca Classense i trasferimenti comunali previsti ammontano a 700mila euro per il 2025, 730mila per il 2026, 680mila euro per il 2027. Le entrate proprie sono previste in linea con l’anno 2024 e derivano dagli incassi dalla vendita di pubblicazioni e servizi propri della biblioteca e dal servizio di biglietteria del Museo Dante e Casa Dante, queste ultime stimate intorno ai 90 mila euro, in linea con quanto incassato nel corso degli ultimi due esercizi.

L’assessore ha sottolineato gli interventi sull’accessibilità non solo fisica ma anche cognitiva e anche il grande impegno e la professionalità del personale delle Istituzioni che ha favorito l’accesso ai finanziamenti.

Nel corso del dibattito, il gruppo Lista per Ravenna – Polo civico popolare ha ribadito la sua contrarietà alla forma delle Istituzioni autonome ritenendo che Classense e Mar debbano rientrare nei servizi diretti del Comune; ha altresì auspicato un riordino complessivo di istituzioni, organismi, fondazioni che, a suo avviso, vanno ricondotte a unitarietà.

Il gruppo La Pigna città forese e lidi, pur avendo notato miglioramenti nella gestione del Mar, ha espresso il voto contrario sia non condividendo la forma dell’Istituzione, sia richiedendo maggiore coraggio negli investimenti nell’auspicio che il Museo possa porsi e raggiungere l’obiettivo di un forte richiamo di carattere nazionale.

Il gruppo Partito democratico ha evidenziato l’importanza del recente svolgimento delle commissioni consiliari dedicate proprio nel Museo in modo da averne una visione più concreta e pratica. Si è detto soddisfatto per le attività svolte e in particolare per gli strumenti di accessibilità alle opere rivolti alle fasce deboli di cui il Museo si sta dotando.

Il gruppo Misto ha formulato l’auspicio di proseguire sulla strada intrapresa, rilevando la validità delle iniziative avviate per giovani e bambini e ritenendo che il Museo debba essere uno spazio aperto ai cittadini e in grado di agevolare la socialità, oltre a realizzare eventi espositivi rivolti sia ai residenti che ai turisti.

Il gruppo Lista de Pascale sindaco si è detto soddisfatto delle attività di Classense e Mar, ha lodato la città e le eccellenze culturali del territorio. Ha rilevato l’importanza di una maggiore e più incisiva attività di comunicazione di quanto viene realizzato.

Folle inseguimento a Lugo: 58enne ubriaco dà anche una gomitata ai carabinieri

L’uomo aveva un tasso di alcol nel sangue di oltre quattro volte il consentito

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Nella serata di lunedì 23 dicembre i carabinieri di Lugo hanno arrestato un 58enne, italiano, ritenuto responsabile del reato di resistenza a un pubblico ufficiale.

Tutto è nato quando, attorno alle 18.30, i militari hanno notato un furgone effettuare manovre pericolose nei pressi della stazione di Lugo e si sono messi al suo inseguimento. Allontanandosi, il furgone ha anche urtato un’auto in sosta, dandosi poi alla fuga nonostante una ruota forata e nonostante i lampeggianti e le sirene dei carabinieri. L’inseguimento ad alta velocità è proseguito prima in piazzale Pascoli (pieno centro abitato, dove sono presenti numerose attività commerciali) e successivamente in viale Rossini (zona residenziale del centro con diversi attraversamenti pedonali), con il furgone che ha ignorato incroci e pedoni, rimasti letteralmente sconvolti.

La folle corsa del furgone è terminata in viale De Pinedo nei pressi della stazione ferroviaria quando il conducente, ormai seguito a breve distanza dalla Gazzella dei carabinieri, ha arrestato la marcia.

L’autista è stato identificato: un uomo italiano di 58 anni, evidentemente ubriaco, che ha poi minacciato i carabinieri, che lo hanno (non senza difficoltà) sottoposto all’alcoltest, riscontrando un tasso pari a 2,09 g/l, oltre il quadrplo del consentito. Dopo il test, realizzato che gli sarebbe stata ritirata la patente, il 58enne se l’è presa con i carabinieri, sferrando una gomitata al petto a uno dei militari, per poi cercare di allontanarsi. L’uomo è stato quindi bloccato e portato in casera, in stato di arresto.

Il nuovo assessore regionale alla Casa: «Un’emergenza, servono strumenti nuovi»

Il ravennate Giovanni Paglia (Avs): «Non bastano le agenzie con aiuti pubblici, servono nuovi immobili a disposizione, ma senza consumare suolo. Publico e privato lavorino insieme»

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Ex deputato, ai vertici di Sinistra Italiana, bancario di professione, il ravennate Giovanni Paglia è da pochi giorni il nuovo assessore regionale a Lavoro, Politiche giovanili, Diritto allo studio e Casa. Paglia è entrato nella giunta De Pascale in quota Avs, la lista più a sinistra della coalizione che in regione ha conquistato il 5,3 percento (tre consiglieri).

Lo contattiamo, al suo secondo giorno di lavoro in via Aldo Moro, per parlare proprio della delega alla Casa, nella cornice dell’approfondimento che la redazione ha dedicato al tema sull’ultimo numero dell’anno del settimanale.

Assessore, il tema casa è stato al centro della vostra campagna elettorale e ora è una sua delega. Soddisfatto?
«Abbiamo chiesto con forza di poter avere la delega perché è un tema centrale, si tratta di un’emergenza sociale già esistente e destinata ad aggravarsi e pensiamo quindi che si debba affrontare con idee e soluzioni innovative, quelle in atto non bastano più. Fino a cinque anni fa era un tema che riguardava quasi esclusivamente le città metropolitane, ma è già diventato o sta per diventare una questione di ogni singola comunità».

Perché è diventato o sta diventando un’emergenza sociale?
«Le cause sono diverse: da un lato ci sono salari sempre più bassi a fronte di affitti che invece non hanno smesso di crescere, ma è diventato anche più difficile l’acquisto della casa perché sono calati i risparmi e oggi è più difficile per le famiglie di origine aiutare i figli con l’acquisto, i mutui quindi diventano sempre più gravosi per i giovani. Poi c’è il tema degli affitti brevi, non solo turistici, rivolti a chi ha bisogno di trasferirsi per ragioni di studio o lavoro. Si tratta di case che sono state tolte dal mercato degli affitti a famiglie e utilizzati per altri scopi».

La questione della casa è intrecciata anche con la sempre più pressante questione della demografia?
«Sicuramente. Tanti giovani italiani in realtà fanno figli, ma all’estero, dove trovano condizioni per poter lavorare remunerati adeguatamente e, quindi, si possono permettere una casa. Un accesso più facile a un’abitazione potrebbe essere un fattore in grado di trattenere in Italia i nostri ragazzi al termine degli studi e metterli in condizioni, se lo vogliono, di creare una famiglia».

In Regione esiste già un Patto per la casa, grazie al quale per esempio il Comune di Faenza ha dato vita all’Agenzia per la casa, è questa la soluzione?
«Il Patto per la casa è certamente parte della risposta. Il tema è cosa si fa con le Agenzie per la casa: sono luoghi che incentivano l’incontro domanda-offerta e offrono garanzie pubbliche per chi decide di affittare la propria casa, a fronte di un canone concordato. Questo può funzionare con i locatari che oggi non affittano perché hanno paura di insolvenze e spese di ripristino. Si tratta quindi di uno strumento pubblico che va bene, ma potrebbe non essere sufficiente. È anche necessario aumentare la disponibilità di immobili per le fasce di reddito medio-basse».

Costruendo nuove case popolari? Ripristinando quelle vuote?
«Sì e sì, ma non solo e a patto che non vi sia ulteriore consumo di suolo. Da un lato quindi bisogna guardare al patrimonio residenziale pubblico non utilizzato per cui è necessario reperire capitali per i lavori di ristrutturazione. Immagino anche società miste pubblico-private raccogliendo ad esempio la disponibilità più volte espressa dalle associazioni degli imprenditori, perché loro stessi subiscono le conseguenze dell’emergenza casa. Come fa una persona a trasferirsi per lavoro se non ha la possibilità di trovare un alloggio?».

Quindi il pubblico potrebbe mettere gli spazi e il privato i soldi per poter assicurare un’abitazione ai lavoratori?
«È sicuramente una riflessione da fare, visto che nel pubblico i capitali non sono sufficienti. Ma ripeto, non si può pensare al vecchio schema per cui il pubblico metteva i terreni e il privato i capitali, perché l’ottica è quella del consumo zero di suolo. Ma penso anche a come si potrebbero valorizzare gli immobili di enti previdenziali e fondazione bancarie».

Ma mica si possono requisire né si possono obbligare i privati…
«Certo, infatti quello su cui dobbiamo ragionare, e davvero sono aperto a proposte e idee, è come garantire un’utilità anche per chi investe. Come pubblico possiamo usare leve che hanno a che fare con sgravi e destinazioni d’uso, per esempio. Inoltre possono essere coinvolti anche i futuri potenziali residenti».

Come con l’autocostruzione?
«Non pensavo a questa formula, piuttosto a una sorta di impegno finanziario del locatario a prezzo calmierato in cambio, per esempio, di un’occupazione dell’immobile per 99 anni. Possono esistere più formule».

Acer potrebbe trasformarsi in un ente misto?
«Mi sembra che Acer al momento vada bene così com’è».

E le esperienze di cohousing, condomini sociali e simili che si stanno pian piano diffondendo che ruolo debbono avere?
«Sono tutte ottime esperienze e molto diverse tra loro. Vanno incentivate e finanziate, ma rispondono a bisogni anche diversi da quelli di cui abbiamo parlato fino ad ora. Una casa è un diritto fondamentale, come l’alimentazione e la salute e va garantito. Vorrei aggiungere che se parlare di casa significasse solo occuparsi di dare una risposta alle situazioni di estrema fragilità, non avremmo l’enorme problema che abbiamo, potremmo quasi farcela. Ora tuttavia siamo in un momento simile a quello in cui fu concepito il piano Fanfani (anni ‘50, ndr). L’emergenza riguarda anche le persone che lavorano ma non possono permettersi i prezzi del libero mercato».

Come Avs, in campagna elettorale, avete parlato anche di salario minimo a 9 euro, in qualche modo potrebbe anche questo essere una risposta?
«Nel programma abbiamo messo il salario minimo a 9 euro lordi per tutti coloro che lavorano con l’ente regionale, penso alla catena di appalti e subappalti, nella speranza che anche altri enti locali seguano l’esempio. Tuttavia, devo dire, non credo che sarà questa la misura che permetterà a tante famiglie l’accesso alla casa; è una misura essenziale, ma non sufficiente. In questi primi giorni ho lavorato soprattutto come assessore al Lavoro, seguendo diversi tavoli di crisi. Ma da gennaio intendo convoncare gli assessori e le Acer di ogni provincia per capire su cosa bisogna intervenire. Qualche idea ce l’ho, ma è necessario ragionare senza pregiudizi e senza preconcetti con un orizzonte chiaro che è garantire a tutte e tutti il diritto alla casa in modo sostenibile».

Quando incontrerà l’assessore di Ravenna parlerete del progetto di via Cicognani che non potrà realizzarsi per l’aumento dei costi, nonostante fosse stato finanziato quasi totalmente dalla Regione?
«L’aumento dei costi per l’inflazione è un problema che ha riguardato tutti i cantieri pubblici. La speranza è che la tendenza si inverta e si possano quindi riprendere progetti che sono stati congelati. Il tutto, dobbiamo tenerlo ben presente, con un governo centrale che del tema casa non parla e non se ne occupa. Noi ovviamente chiederemo e proveremo a porre la questione per avere un adeguamento dei finanziamenti, ma di certo non possiamo farci molto affidamento».

Arriva a Ravenna il primo ristorante della catena di tigellerie “Dispensa Emilia”

Al centro commerciale Esp. Si tratta del 50esimo locale aperto in Italia

Dispensa Emilia

È in procinto di aprire il suo primo ristorante a Ravenna (il 50esimo in totale, tutti a gestione diretta) la catena “Dispensa Emilia“, azienda modenese partita come “tigelleria” e che quest’anno ha festeggiato i 20 anni di attività.

A oggi, il gruppo, è presente in sette regioni e ha già creato posti di lavoro per ben 900 persone. La società, che dal 2018 fa capo al fondo Investindustrial di Andrea Bonomi, continua dunque a crescere, sulla scia dello sviluppo che ha registrato negli ultimi anni, raggiungendo 49 milioni di euro di fatturato nel 2023, e prevedendo di sfiorare quota 60 milioni a fine 2024.

A Ravenna Dispensa Emilia aprirà al centro commerciale Esp (al posto della pizzeria Mozzarella e Basilico) puntando sul format del “fast casual”, che abbina la velocità e la convenienza della ristorazione veloce con ordine e pagamento in cassa, al comfort del servizio al tavolo. In menù, oltre alle tigelle, a farla da padrone sono il gnocco fritto e i primi piatti tipici emiliani.

Sul sito del gruppo è possibile candidarsi per lavorare nel nuovo locale ravennate.

Operazione Natale a Riolo: i bambini del reparto di Pediatria in vacanza alle Terme

I piccoli pazienti dell’ospedale di Forlì ospiti del Grand Hotel

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Il direttore Marketing delle Terme, Emanuele Salvatori (al centro), in visita a Pediatria a Forlì

Il Grand Hotel di Riolo Terme, in collaborazione con le Terme di Riolo, per Natale 2024 ha deciso di regalare ai piccoli pazienti del reparto pediatrico di Forlì un soggiorno rigenerante presso la storica struttura, all’insegna del relax e del benessere termale.

Un’occasione di svago pensata per i bambini e le loro famiglie, che permetterà loro di trascorrere del tempo insieme lontani dalle preoccupazioni quotidiane. «Crediamo che il benessere non sia solo fisico, ma anche emotivo – ha dichiarato Corrado Della Vista, amministratore del gruppo -. Con questa iniziativa vogliamo donare ai piccoli ospiti e alle loro famiglie un’esperienza speciale, in cui possano ritrovare un po’ di leggerezza e momenti di gioia».

A queste parole si aggiunge il commento del direttore Marketing delle Terme di Riolo, Emanuele Salvatori: «Le Terme sono da sempre vicine alle comunità locali e questa azione di beneficenza si aggiunge alle altre messe in campo durante la stagione 2024. Il benessere mentale è importante così come quello fisico, quindi la nostra missione vuole essere di supporto all’operato svolto egregiamente con passione e professionalità da tutti il personale del reparto pediatrico dell’ospedale Morgagni-Pierantoni».

Un soggiorno all’insegna del completo benessere, che prevede per i piccoli ospiti un pernottamento in camere di livello 4 stelle e dotate di ogni confort ed un accesso alle piscine termali.

Colapesce Dimartino al teatro di Cervia con l’orchestra La Corelli

Nell’ambito del tour di presentazione del disco dal vivo registrato la scorsa estate a Lugo

Colapesce Dimartino (ph.Zavvo Nicolosi)

Il 14 gennaio (ore 21) al teatro Walter Chiari di Cervia concerto “a sorpresa” di Colapesce Di Martino, sorta di prova aperta di quello in programma tre giorni dopo a Milano, nell’ambito del tour ufficiale di presentazione del primo album dal vivo del duo, uscito lo scorso 6 dicembre, “Archi, ottoni e preoccupazioni – Dal vivo, con orchestra”.

Si tratta del disco registrato lo scorso giugno a Lugo, nell’ambito del Ravenna Festival, in occasione del concerto realizzato con l’orchestra ravennate La Corelli, diretta da Davide Rossi, che a curato anche gli arrangiamenti.

Qui la nostra intervista realizzata la scorsa estate per l’occasione.

Anche a Cervia, Colapesce Dimartino saranno accompagnati dalla Corelli e da Davide Rossi, nell’ambito di quello che è l’ultimo tour insieme del duo, per festeggiare i cinque anni di sodalizio artistico dei due cantautori prima di «una naturale e fisiologica pausa».

A questo link i biglietti in prevendita

Schianto tra due auto: chiusa la Reale, traffico in tilt

I due mezzi finiscono fuori strada a Camerlona

Disagi per il traffico nella serata di oggi, 23 dicembre, a causa di un incidente sulla “Reale”, a Camerlona, all’altezza dell’incrocio con via Piangipane.

A scontrarsi due auto, una Jeep e una Peugeot, finite fuori strada, con due uomoni di 40 e 60 anni trasportati al Bufalini con ferite di media gravità.

La statale è stata chiusa per i rilievi. Stando alle prime testimonianze, a causare l’incidente sarebbe stata una mancata precedenza.

Altro mezzo milione di euro per i contributi agli alluvionati dal Comune di Faenza

Sarà presentare le domande dal 7 gennaio al 28 febbraio. Sono 111 quelle pervenute entro il 13 dicembre

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Dopo la chiusura dei termini per la presentazione delle domande di accesso al “Contributo straordinario (da 10mila euro) alla popolazione alluvionata” (fissata al 13 dicembre), misura inizialmente finanziata con 1,6 milioni di euro provenienti da fondi del Comune di Faenza e donazioni spontanee di privati e aziende, l’amministrazione comunale della città manfreda aveva preventivamente annunciato la possibilità di ampliare. Nell’ambito di una variazione di bilancio, il fondo è stato recentemente incrementato di ulteriori 550.000 euro, portando il totale complessivo a 2.150.000 euro.

Al 13 dicembre gli Uffici competenti hanno accolto 111 richieste. Inizialmente potevano accedere al contributo le famiglie che avevano subìto due alluvioni (maggio 2023 e settembre 2024) nella stessa unità immobiliare in cui il nucleo familiare risiedeva almeno dal 15 maggio 2023 al 18 settembre 2024. Il contributo veniva riconosciuto “esclusivamente per l’allagamento di locali ad uso residenziale al piano terra”. Non erano ammesse domande per allagamenti a locali di servizio, spazi comuni o ingressi esclusivi, anche al piano terra.

Dopo aver esaminato le domande pervenute nella prima fase e accertata la disponibilità di fondi residui, l’amministrazione comunale, anche accogliendo le richieste dei Comitati emerse durante il Tavolo di lavoro “Ristori alluvione”, ha deciso di riaprire i termini per la presentazione delle domande, avviando una seconda tranche di erogazione.

Da martedì 7 gennaio e fino al 28 febbraio sarà quindi possibile ripresentare domanda per accedere al contributo per chi non lo aveva fatto entro il termine del 13 dicembre. In questo caso, i criteri di accesso rimangono invariati, ma si estendono anche a chi ha subìto l’allagamento di locali di servizio posti al di sotto dell’unità abitativa, come depositi, cantine o tavernette. Per questi casi sarà possibile ottenere un contributo fino a 3.000 euro. Chi non rientrava nei criteri precedenti e ha già presentato domanda non dovrà riproporla: sarà automaticamente considerato nella nuova valutazione.

«Siamo consapevoli – spiega il sindaco Massimo Isola – delle difficoltà che molte famiglie hanno affrontato dopo le alluvioni e, proprio per questo, accogliendo anche le richieste dei Comitati, abbiamo deciso di ampliare i criteri del Contributo straordinario. Con questa misura, vogliamo offrire un sostegno concreto anche a chi, inizialmente, non rientrava tra i beneficiari. L’estensione include, per la prima volta, la possibilità di ottenere un aiuto economico per i locali di servizio danneggiati, come cantine, depositi e tavernette. È un ulteriore passo per garantire che nessuno venga lasciato indietro in questo momento di difficoltà».

Torna il presepe vivente di Classe, giunto alla ventesima edizione

Appuntamento per la sera della vigilia di Natale e nel pomeriggio dell’Epifania

Presepe Vivente Classe

Il presepe vivente di Classe festeggia vent’anni. L’appuntamento è come al solito la sera della Vigilia, nell’area alle spalle dell’abside di Sant’Apollinare in Classe, dove prende vita un vero e proprio villaggio dove passeggiare e osservare la vita quotidiana di duemila anni fa. Alle 23.30 la processione dei figuranti avanza verso la basilica, dove si terrà la messa di mezzanotte.

Il presepe vivente poi viene replicato il giorno dell’Epifania, nel pomeriggio, con l’arrivo dei Re Magi a cavallo, sempre molto apprezzato in particolare dalle famiglie.

Dal 2021 quasi 1,5 milioni di tonnellate di Co2 risparmiate grazie a Enegan

Il dato certificato dal trader di luce, gas e telecomunicazioni che fornisce 60 realtà imprenditoriali del territorio

Enegan Comune Ravenna

Quasi un milione e mezzo di tonnellate di Co2 risparmiata in tutto il comune di Ravenna. È il dato che emerge da un report condotto da Enegan, trader di luce, gas e telecomunicazioni operante su tutto il territorio nazionale, calcolato sulla fornitura di 60 realtà imprenditoriali del territorio che, dal 2021, sono state coinvolte in un progetto di decarbonizzazione. Enegan dichiara di fornire ai propri clienti «esclusivamente energia rinnovabile, energia verde, proveniente da fonti rinnovabili».

Il dato non è passato inosservato dall’amministrazione comunale che, attraverso l’assessore all’ambiente Gianandrea Baroncini, ha sottolineato il valore di questa iniziativa. Oggi, lunedì 23 dicembre, in piazza del Popolo, l’assessore ha ricevuto dalle mani dei responsabili Enegan il certificato che attesta il numero preciso di Co2 risparmiata (per l’esattezza 1.416.823,7 chili), documentando così il traguardo raggiunto.

Cittadini volontari ripuliscono Massa Lombarda

Il gruppo è ora composto da 27 persone. Davanti al municipio il raccoglitore di mozziconi

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Da inizio 2024 è attivo a Massa Lombarda un gruppo di cittadini volontari, che, spinti dal proprio senso civico, hanno deciso di contribuire al decoro urbano con interventi di raccolta rifiuti e pulizia di varie zone della città. Il gruppo, che ora conta 27 unità, è in costante crescita dato che meno di un anno fa era composto da solo 4 persone.

I rifiuti raccolti, in maniera quanto più possibile differenziata, vengono poi ritirati da Hera. Soltanto i mozziconi di sigaretta, altamente inquinanti, vengono accumulati per raggiungere il quantitativo minimo (100 kg) richiesto da un’azienda locale con l’obiettivo di ritirarli e riciclarli per produrre oggetti in cellulosa.

Attualmente di fronte al municipio di Piazza Matteotti è stato installato un raccoglitore contenente parte dei mozziconi di sigaretta raccolti in questi mesi con il tentativo di stimolare alla riflessione di tutti i cittadini sul corretto smaltimento dei rifiuti sull’ educazione ambientale.

La Croce di Ravenna torna in processione per il Giubileo, in versione in mosaico

Il laboratorio di Annafietta ha realizzato una copia dell’opera custodita al Museo Arcivescovile

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Foto CS Annafietta – Annafietta_Vescovo MonsLorenzo Ghizzoni _donLorenzoRossini

La croce detta del “Vescovo Agnello”, opera di incommensurabile valore custodita oggi nel Museo Arcivescovile di Ravenna, tornerà in processione per la città in occasione del Giubileo con una versione in mosaico realizzata nel laboratorio Annafietta.

Al secondo piano del Museo Arcivescovile, nella sala circolare ricavata all’interno della torre Salustra, è esposta oggi tra i tanti tesori della cattedrale, oggetti preziosi che appartengono a diversi periodi storici e la devozione nel tempo, la famosa croce riferita all’Arcivescovo Agnello, pastore della chiesa ravennate tra il 556 e il 569, sulla base di un accenno contenuto nel Liber pontificalis che riporta “Il beatissimo Agnello fece una grande croce d’argento nella chiesa Ursiana, sopra la cattedra alle spalle del vescovo”.

Domenica 29 dicembre, in occasione della solenne apertura diocesana dell’Anno Giubilare 2025, si svolgerà un pellegrinaggio verso la Cattedrale che partirà dalla Basilica di San Giovanni Evangelista in via Farini e, percorrendo via di Roma, via Marinai, via Gordini, via Gardini, via Guerrini e via Rasponi arriverà fino in piazza Duomo dove, all’interno della Cattedrale, verrà celebrata la messa.

Per questa solenne occasione, l’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia ha deciso di riprendere l’antica tradizione di portare in processione la Croce del Vescovo Agnello. Considerando il valore inestimabile della croce originale, risalente al VI secolo e realizzata con lamine d’argento sbalzate, fissate ad un supporto di legno d’abete di 128×122 cm, si è scelto di realizzare una riproduzione delle stesse dimensioni utilizzando l’arte del mosaico bizantino, così rappresentativa nella storia di Ravenna. Ad essere incaricato della realizzazione della copia in mosaico è stato il laboratorio Annafietta in via Argentario.

Per l’opera che attraverserà le strade di Ravenna il 29 dicembre e sarà poi posta a fianco dell’altare maggiore del Duomo per tutto l’Anno Giubilare, sono state utilizzate tessere di vetro specchiato, materiale vetroso contemporaneo, per riprendere fedelmente nelle sfumature argento, piombo e bronzo gli effetti, i riflessi e le suggestioni della croce originale. In particolare, è stato riprodotto in mosaico il volto della Madonna Orante presente sull’opera custodita nel Museo Arcivescovile. L’immagine della Madonna, ricalca un’iconografia antica che trova riscontro nell’immagine della Vergine dei mosaici medievali dell’Ursiana e nella Madonna Greca, bassorilievo del XII secolo venerato nella Basilica di Santa Maria in Porto. Dall’altro lato è raffigurata la Resurrezione, con le figure a mezzo busto che rappresentano i Santi della Chiesa di Ravenna, realizzate anche nella croce originale, in momenti, epoche diverse e da artigiani e artisti ovviamente differenti.

«La croce del Vescovo Agnello – spiega don Lorenzo Rossini per l’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia – è per la nostra comunità ravennate un collegamento con le generazioni dei fedeli che ci hanno preceduto. Il suo valore, oltre che artistico, sta nella trasmissione della fede che questo segno testimonia. Portata in processione lungo i secoli durante le celebrazioni più importanti, questa croce, tornando a percorrere le strade della nostra città, testimonia ancora una volta la fede di un popolo verso Gesù Cristo, unico Salvatore del Mondo».

«Per il nostro laboratorio – dice Annafietta – è un grande onore esser stati scelti dall’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia per questo incarico. Abbiamo cercato, in ogni singolo punto della croce, di unire la storia che rappresenta, sia nella fede che nella testimonianza di un percorso lungo i secoli, al racconto del mosaico. Crediamo si tratti di un’opera musiva iconica e che saprà rappresentare Ravenna negli anni con un approccio che coniugherà passato, presente e futuro».

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