lunedì
27 Aprile 2026

Un incontro pubblico per chiedersi “ma l’ecologia è un problema come un altro?”

Interveranno attivisti, esperti e docenti, per una riflessione sulla giustizia climatica e la costruzione di una società più vicina all’ambiente

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A Castel Bolognese un incontro pubblico promosso dall’Associazione delle amiche e degli amici della Biblioteca Libertaria Armando Borghi per chiedersi “Ma l’ecologia è un problema come un altro?”, tra movimenti per la giustizia climatica e u nuova prospettiva di lotta e di vita.
L’appuntamento (a ingresso gratuito) è sabato 9 novembre, dalle 15, nella Saletta Espositiva attigua alla Chiesa di Santa Maria della Misericordia, in via Emilia Interna n° 90.

Interverranno Margherita Venturi (docente universitaria di Unibo e Presidente dell’associazione Energia per l’Italia) che parlerà di scienza, società e politica, Linda Maggiori (giornalista, scrittrice e attivista) che suggerirà i primi passi per costruire giorno per giorno la società ecologista, Marina Mannucci (Attivista ecofemminista)esplorerà invece la prospettiva intersezionale, approcciando alla complessità sociale, Viola Clemente (studentessa universitaria attivista della Rete universitaria End Fossile) esporrà il punto di vista dei più giovani e la pesante eredità che spetta loro, infine Pippo Tadolini (campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile) con una riflessione sul concetto di giustizia climatica. Introduce e modera Nicola Farina (Associazione Amiche e Amici della Blab).

Al centro del dibattito, il disastro climatico e le sue conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, sotto forma di eventi estremi che fino pochi anni fa si consideravano fatti eccezionali (o problematiche relegate  ad altre parti del mondo) e che oggi si stanno presentando con violenza e frequenza.

«A questo punto, il pensiero critico e chi ne fa strumento per cercare di intervenire sulla realtà per modificarla in meglio non può esimersi dal porre l’ecologia al centro della riflessione culturale e politica – comunicano dall’associazione promotrice dell’evento -. Se fino al recente passato l’ecosistema e le sue dinamiche venivano viste come temi per addetti ai lavori, oggi rivestono il carattere di elementi che condizionano la stessa sopravvivenza di molte specie, in primis quella umana, e quindi diventano prepotentemente problema di tutte e tutti. Il pensiero libertario, così come tutte le elaborazioni che fanno della lotta sociale lo sbocco dei propri ragionamenti, come ha contrastato sempre e in vario modo il dominio degli esseri umani sugli altri esseri umani, si trova di fronte alla ineluttabilità di trovare gli strumenti per contrastare un dominio dell’essere umano sulla natura basato esclusivamente sul profitto. I termini “antropocene” e “capitalocene” rendono bene l’idea di questa evoluzione.

 

Va alla start up ravennate 2G Carbons il premio Start Cup Emilia-Romagna

Un progetto sul riutilizzo degli scarti agroindustriali che è valso al team di Unibo un riconoscimento 10mila euro e la partecipazione al prossimo contest nazionale

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2G Carbons, l’idea imprenditoriale nata dalla ricerca Unibo nel Tecnopolo di Ravenna ha vinto l’edizione 2024 della Start Cup Emilia-Romagna, in collaborazione con Ecosister, il progetto finanziato dal Pnrr per guidare la transizione ecologica e sostenibile dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo della startup è quello di dare nuova vita agli scarti agroindustriali, trasformandoli in materiali avanzati per la depurazione delle acque.

Il team, che lavora insieme da diversi anni nell’ambito del campus di Ravenna, sarà a breve una realtà nel settore della sostenibilità ambientale in grado di continuare a fare sviluppo industriale da un lato e muoversi sul mercato dall’altro. La startup, incubata nell’InnovationLab al Tecnopolo di Ravenna, si è posizionata prima fra altri dodici gruppi partecipanti, aggiudicandosi 10mila euro messi a disposizione dai partner di questa edizione, Iren spa, Bcc Emilbanca, Intesa Sanpaolo, Federazione Regionale Ordini Ingegneri Emilia-Romagna.

Al premio in denaro si aggiunge il contributo per la partecipazione al Premio Nazionale per l’Innovazione che quest’anno si terrà a Roma il 5 e il 6 dicembre 2024 all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

«Grazie alla sua mission fortemente innovativa, la costituenda startup 2G Carbons si è inoltre aggiudicata l’Ecosister International Mindset, un programma speciale da seguire all’estero pensato per lanciare la startup sul mercato globale in un’ottica di transizione ecologica, e il riconoscimento Green&Blue al miglior progetto di impresa a impatto sul Climate Change promosso dal Gruppo Gedi» comunicano dalla start up.

Una serata di solidarietà con dj set dal vivo per gli alluvionati di Traversara

L’idea nasce dai titolari del Chiribilli bistrot e coinvolge altre realtà del territorio

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Una serata di solidarietà tra cena, musica e dj in favore dei cittadini alluvionati. Global Dj for Traversara nasce dall’idea dei gestori del Chiribilli bistrot di Bagnacavallo, insieme ad alcuni dj locali.

L’appuntamento è per venerdì 15 novembre, al ristorante di Piazza della Libertà 40: si parte alle 19 con l’aperitivo, mentre la cena (su prenotazione) è alle 20.30. Dopo cena sarà possibile accedere gratuitamente all’evento. Tutti i proventi della serata saranno devoluti agli abitanti della frazione alluvionati.
In consolle si alterneranno i dj Miasko, Jerry & Matix, Alle B. e I Capi e nel deors del Chiribilli sarà allestita la “Terrazza Vitale” in collaborazione con Gin Vitale Romagna.

L’evento è realizzato in collaborazione con le attività di Bagnacavallo fa Centro e coinvolge diverse realtà, dal Rotary al Donna Rosa, passando per Club Divino, Gin Vitale, Ceciliaemme, Giorgi Bevanda e Osteria Piazza Nuova, con il patrocinio del Comune di Bagnacavallo.

È possibile prenotare  per cena chiamando il numero 0545.61149.

L’azienda agricola invasa da tronchi dimenticati da chi ha pulito gli argini

L’agriturismo La Vezzana a Faenza non ha i mezzi per rimuovere gli alberi trasportati dalla piena di settembre 2024 La titolare: «Negligenze delle ditte e ritardi nelle riparazioni dei rivali, e ora chiedono a me di pagare per i lavori»

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L’azienda agricola La Vezzana di Faenza non può coltivare i suoi campi perché dal 19 settembre scorso sono coperti da enormi tronchi di alberi che erano stati tagliati nell’alveo del fiume Lamone mesi prima ma non rimossi e la piena li ha spostati come fuscelli fino a lasciarli dove una volta c’erano orti e piantagioni. «I nostri mezzi meccanici non hanno la potenza per sollevare tronchi di quella dimensione – spiega Morena Carapia, titolare dell’azienda nelle campagne tra Errano e Sarna –. La protezione civile mi dice di pagare qualcuno che faccia il lavoro e poi chiedere il rimborso alla struttura commissariale. Quindi dovrei anticipare una cifra, per riaverla indietro chissà quando e solo con mille pratiche burocratiche, che non sarebbe mai servita se chi ha eseguito il disbosco dell’alveo avesse portato via i tronchi tagliati facendo bene il suo lavoro o se qualcuno avesse riparato l’argine danneggiato da un anno».

La Vezzana oggi ha un’estensione totale di circa cinque ettari in un’ansa del Lamone e fa agriturismo. «Il mio bisnonno prese questa terra nel 1893. Formalmente la mia proprietà comprende anche un tratto di argine del fiume, ma da sempre a noi è vietato intervenire perché se ne occupa il Demanio. La competenza è loro». Attualmente la superficie a disposizione di Carapia è ridotta a due ettari: «Altri due sono coperti da tronchi, ramaglie, radici, limo e detriti vari trasportati dalla piena e un ettaro è praticamente stato portato via dal fiume. Sarebbe da ricostruire con un costo che un geologo al momento non ha nemmeno quantificato».

I primi danni sui campi di Carapia arrivarono all’inizio di maggio 2023. «Quella volta fu poca roba, riuscimmo a sistemare in poco tempo ed eravamo pronti per la semina del mais». Ma ogni piano venne cancellato due settimane dopo: il 16 maggio le tracimazioni dell’acqua fecero cedere una parte dell’argine e i campi si allagarono di nuovo. «Per fortuna vista la posizione non abbiamo mai avuto l’acqua nell’abitazione, ma i campi sono una necessità per la nostra azienda».

Dal momento del parziale cedimento dell’argine è cominciata l’odissea dell’agricoltrice tra uffici e istituzioni per capire a quale porta bussare o quale telefono chiamare per risolvere il problema. «A primavera 2024 è venuto il sindaco Massimo Isola a fare un sopralluogo insieme ai tecnici del Comune e della protezione civile. Li abbiamo accompagnati lungo l’argine e ci dissero che entro l’estate avrebbero riparato il danno. Io e i miei vicini di casa eravamo ottimisti».

L’estate è passata, ma nessuna riparazione è stata fatta. Anzi: «Le ditte che hanno disboscato l’alveo hanno allargato di più il danno muovendosi con i mezzi, ma ci fidavamo delle promesse contando su una riparazione prima dell’autunno». Invece ha fatto prima il maltempo. Il 19 settembre scorso la piena ha trovato un argine che non arginava e si è riversata nei campi de La Vezzana e di altre aziende agricole confinanti portando con sé i tronchi lasciati dopo lo sfalcio.

«Gli ultimi due raccolti di mais sono andati perduti. La terra dove avremmo l’orto è coperta da limo e tronchi. Riusciamo a portare avanti l’attività di ristorazione all’agriturismo solo perché le autorità hanno allentato i vincoli di autoproduzione per chi è stato alluvionato. Alla protezione civile non chiedo che mi ricostruiscano i campi, a quello ci penserò io con le mie ore di lavoro, ma quei tronchi venga qualcuno a rimuoverli visto che sono arrivati lì per una serie di negligenze, ritardi e mancanze».

La Casa del Bianco chiude e vende la sede di 5 piani alla gioielleria Errani

Lavori di ristrutturazione fino all’estate 2025, con uno stile moderno, urbano e contemporaneo

Errani

Passaggio di testimone in via Matteotti a Ravenna. La storica attività “La Casa del Bianco” della famiglia Perdinzani lascerà spazio alla gioielleria Errani, altro consolidato marchio del territorio, nato a Faenza nel 1991 dal sogno di Carmen Amaduzzi e del marito Giovanbattista Errani, che attualmente ha già due punti vendita nella stessa via del centro.

Giovanni Perdinzani, titolare della Casa del Bianco, racconta così la cessione dell’immobile: «Chiudere il punto vendita del centro è stata una scelta difficile, che a suo modo impatterà molto sulla città e sulla clientela: negozi di quel tipo, multi marca e con merceologia selezionata, sono rari e se ne sentirà la mancanza. Il palazzo però necessitava di un notevole intervento di ristrutturazione, e noi stiamo iniziando ad invecchiare. È giunto il momento di passare il testimone e siamo felici di averlo fatto a un’altra impresa storica, locale e famigliare, piuttosto che a una catena internazionale anonima che avrebbe solo danneggiato il cuore della città».

Carmen Amaduzzi Errani
Carmen Amaduzzi

Errani quindi occuperà l’intero edificio del civico 7 cambiando completamente volto al palazzo storico. I lavori di ristrutturazione, iniziati negli scorsi mesi, dovrebbero terminare nell’estate del 2025. «Il nostro desiderio è quello di radicare l’attività nella nostra terra, a Ravenna», spiega Carmen Amaduzzi che oggi gestisce l’attività insieme ai figli Maria Giulia e Luigi.

La gioielleria è nata nel 1991 in corso Mazzini a Faenza: «Tutto è nato per amore, con il coraggio e l’incoscienza tipici della gioventù», ricorda Amaduzzi. Un coraggio che ha ripagato con il raddoppio nel 2006, grazie all’acquisizione della storica gioielleria faentina Melandri (rivenditore autorizzato Rolex), e l’inaugurazione nel 2018 della prima sede di Ravenna al 34 di via Matteotti che rimarrà attiva anche dopo l’inaugurazione della nuova sede. Nella stessa via, al civico 23, è stato aperto un altro negozio, sempre punto di rivendita autorizzata di Rolex, che verrà assorbito nella nuova sede.

L’idea è quella di una «gioielleria proiettata nel futuro», in grado di attrarre visitatori e clienti anche da fuori città: il progetto dell’architetto Giovanni La Mela (Spazio 52) vedrà i primi due piani dell’edificio dedicati all’esposizione e al laboratorio di orologeria, occupando un’area 250 metri quadrati e cinque vetrine su strada. Nei due piani superiori, si svilupperanno invece gli uffici e la direzione dell’attività. Il quinto e ultimo piano del palazzo sarà trasformato in un rooftop per eventi esclusivi e presentazioni.

«Lo stile scelto per la ristrutturazione è moderno, urbano e contemporaneo, contraddistinto però da alcuni dettagli che vogliono rendere omaggio alla città di Ravenna e alle sue tipicità, come mosaici e archi per ricordare le porte della città. Materiali e finiture saranno in pietra, legno e battuto veneziano, per assecondare e l’imponenza e il valore storico dell’immobile».

I giallorossi si preparano per la trasferta in Toscana contro lo Zenith Prato

Tra i convocati del Ravenna torna Nappello, rientrato dalla squalifica

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Il Ravenna FC si prepara per la trasferta contro lo Zenith Prato, una gara importante per entrambe le squadre che si disputerà domenica 3 novembre (ore 14.30) al Lungobisenzio, in Toscana. I giallorossi, guidati dal tecnico Marco Marchionni, puntano a dare continuità ai risultati e a mantenere alta la fiducia conquistata nelle ultime settimane. Lo Zenith Prato, attualmente in difficoltà e reduce da due sconfitte consecutive in trasferta, è invece determinato a ottenere punti per allontanarsi dalla zona playout, promettendo così un confronto intenso e combattuto.

Tra i convocati del Ravenna torna Nappello, rientrato dalla squalifica. In dubbio la presenza di Venturini, che sta gestendo un fastidio al polpaccio, mentre Agnelli sarà assente dopo l’espulsione per doppio giallo rimediata contro il Piacenza. Tra i padroni di casa, certa l’assenza dello squalificato Cellai, in rete nella scorsa giornata. I ragazzi del Ravenna anche in questa gara saranno sostenuti da un numeroso gruppo di tifosi giallorossi.

 

I convocati:

Portieri:Gabriele Fresia, Matteo Galassi

Difensori:Daniel Crosariol, Francesco D’Orsi, Leo Di Martino, Mattia Drapelli, Adriano Esposito, Enrico Mauthe, Matteo Milan, Matteo Onofri, Andrea Venturini

Centrocampisti:Simone Biagi, Giacomo Calandrini, David Lordkipanidze, Matteo Mandorlini, Matteo Rossetti, Paolo Rrapaj

Attaccanti:Luca Di Renzo, Umberto Nappello, Michele Guida, Loreto Lo Bosco, Francesco Manuzzi

A Lugo un confronto tra diversi candidati in vista delle prossime regionali

Al termine del dibattito sarà lasciato spazio alle domande dei cittadini

Elezioni

La lista civica “Per la buona politica” organizza a Lugo un confronto pubblico in vista delle elezioni regionali del 17 e 18 novembre.  L’appuntamento è martedì 5 novembre all’Hotel Ala D’Oro (via Matteotti 56) alle 20.30. Il dibattito vedrà protagonisti Riccardo Francone (Lista Civici con De Pascale presidente), Cristina Tassinari (Elena Ugolini presidente – Rete Civica), Giovanni Tavelli (Partito Comunista), Eleonora Proni (Partito Democratico) e Stefano Bertozzi (Fratelli d’Italia).

L’introduzione sarà a cura di Silvano Verlicchi (Per la buona politica)) e l’incontro sarà moderato da Grazia Massarenti (presidente della lista). L’ingresso alla serata è libero e al termine del confronto sarà lasciato spazio al pubblico per le proprie domande.

«Nessuno voleva nostro figlio, ora è felice di avere due papà»

Il presidente dei Arcigay Ravenna è riuscito, insieme al marito, a ottenere l’affido di un bambino di 8 anni, in attesa di adozione: «In Italia è vietato, ma il nostro è un caso speciale: il giudice ha deciso nell’interesse del minore»

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«L’affido di un bambino a una coppia omogenitoriale è un percorso molto difficile, ma non impossibile. Io e mio marito Alessandro abbiamo perseverato e ci siamo riusciti». Ciro Di Maio, presidente di Arcigay Ravenna, da sei mesi può considerarsi a tutti gli effetti un papà: risale infatti allo scorso aprile la decisione definitiva, da parte di un giudice, di affidare un bambino di 8 anni a lui e al suo compagno di vita da 17 anni. Ora, trascorso il tempo necessario, potrà partire la pratica di adozione. Di Maio e il marito hanno superato ostacoli burocratici, pregiudizi e diffidenze, ma sono infine arrivati a un traguardo che – tiene a sottolineare il presidente
locale di Arcigay – «non riguarda solo noi, bensì soprattutto gli interessi di nostro figlio». Ancora più significativo è che la pratica sia stata fatta interamente in Italia, nonostante sia opinione comune che nel nostro paese si tratti di un percorso impossibile.

Di Maio, la legge italiana non prevede l’adozione di bambini da parte di single e coppie omosessuali…
«È vero, l’adozione classica non è prevista dal nostro ordinamento; tuttavia l’articolo 44 della legge 184/1983 disciplina alcuni casi speciali. Si tratta di una pratica conosciuta soprattutto per la cosiddetta “stepchild adoption”, ovvero l’adozione del figlio del partner, sia esso il coniuge o il compagno unito civilmente. Ma
anche quando non è presente un genitore biologico, è legalmente possibile che un tribunale riconosca l’interesse superiore del minore ad avere un vincolo legale con uno o due adulti. È questa la casistica in cui siamo rientrati io e mio marito, con l’affido propedeutico alla futura adozione».

Quali motivi hanno portato il tribunale a effettuare tale scelta?
«Nel nostro caso, il minore era stato abbandonato dalla sua famiglia biologica (con tanto di decadimento della responsabilità genitoriale, ndr) e rifiutato da altre famiglie che lo avevano inizialmente preso in affido e poi restituito. Si tratta di un bambino di 8 anni che non era stato ancora scolarizzato e che aveva subito alcuni traumi, perciò si trovava in una situazione vulnerabile e svantaggiata. Nessuno lo voleva, mentre noi ci siamo dichiarati disponibili a prenderlo in affido e abbiamo iniziato il percorso legale».

È stato difficile?
«Non poco. Sul piano personale, nostro figlio era impaurito e segnato a causa dei precedenti abbandoni, perciò gli approcci delle prime settimane sono stati molto delicati. Sul piano burocratico, abbiamo dovuto superare un lungo percorso e affidarci a un tribunale con un giudice più aperto e illuminato rispetto a molti suoi colleghi».

In che senso?
«Molti tribunali dei minori, in maniera più o meno esplicita, negano la possibilità di affido ai single e alle coppie omogenitoriali. Anche quando ci sono persone disponibili ad accudire bambini che rientrano in casi speciali, si preferisce lasciarli negli istituti, solo perché le decisioni legali sono ancorate al modello di famiglia tradizionale. Nel capoluogo campano, invece, sapevamo che non avremmo incontrato questo tipo di chiusura. Anzi, nel nostro caso il giudice ha stabilito che
per nostro figlio, proprio per essere aiutato a superare il suo passato difficile, sarebbe stato preferibile avere una o due figure maschili che lo accudissero. Una cosa confermata anche dal bambino quando, pochi giorni fa mentre lo aiutavo a vestirsi, con spontaneità mi ha detto che era felice di non avere una madre e di avere due papà».

Come funziona il percorso prima di arrivare a ottenere l’affido?
«Innanzitutto occorre fare il percorso di formazione per diventare una famiglia affidataria. Io e Alessandro lo abbiamo svolto a Ravenna, insieme a molte altre persone. Poi bisogna superare la fase di istruttoria individuale, nella quale i servizi sociali valutano l’idoneità del nucleo familiare all’affido. Infine bisogna dichiarare la propria disponibilità ad accudire uno specifico bambino. Nel nostro caso, abbiamo conosciuto nostro figlio grazie all’associazione “M’aMa – Dalla parte
dei bambini”, che si occupa di casi speciali di minori non adottati; e ci siamo rivolti ad alcuni consulenti esperti in famiglie omogenitoriali».

Qual è la percezione pubblica di due genitori uomini?
«Siamo solo all’inizio del nostro percorso, ma abbiamo già visto qualche naso arricciato, per il solo fatto di vedere un bambino con due papà. Speriamo di non subire di peggio».

Cosa consiglierebbe a una coppia omosessuale che volesse intraprendere lo stesso percorso?
«La genitorialità non è mai un percorso facile, perciò è fondamentale perseverare e non abbattersi. In precedenza io e Alessandro ci eravamo dichiarati disponibili
per altri minori, ma il tribunale ha deciso di affidarli ad altre famiglie. Non ci siamo mai demoralizzati; anzi pensiamo che se quei tentativi non sono andati bene, forse è perché non erano quelli i bambini che eravamo destinati ad accudire. Allo stesso modo, ribaltando la prospettiva, le famiglie che in passato hanno rifiutato nostro figlio non erano le figure giuste per lui. Se il desiderio è forte, prima o poi arriva a esaudirsi. Comunque, chi ha bisogno di un consiglio sul percorso burocratico può venire a trovarmi nella sede di Arcigay a Ravenna».

L’attuale governo è molto chiuso su questi temi. Ha un messaggio da rivolgere alla premier Meloni?
«Questo esecutivo è molto impegnato a negare i diritti delle famiglie non tradizionali, come ha fatto per esempio stabilendo il reato universale della gestazione per altri. Eppure non muove un dito per facilitare l’adozione dei bambini svantaggiati. Affidarli a una famiglia che si prenda cura di loro è la soluzione migliore, a prescindere dall’orientamento sessuale dei genitori, eppure viene reso impossibile. Perciò penso che sarebbe ora di smettere di vedere mostri dove non ci sono.
Piuttosto, è meglio dedicare attenzione ed energie a fare una corretta informazione sulle possibilità previste dalla legge e, soprattutto, a costruire dei percorsi burocratici più snelli e privi di pregiudizi. Soprattutto per il bene dei bambini, che sono le prime vittime delle assurde battaglie ideologiche di chi vuole conservare il modello unico della famiglia tradizionale».

Elio De Capitani a San Lorenzo nei panni del “Minotauro” di Colasanti

L’ottava tappa del Rossini Open sarà dedicata al melalogo mitologico della compositrice romana. Insieme al noto attore, il soprano Laura Zacchini e l’ensemble della Cherubini

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L’ottavo appuntamento del festival itinerante “Rossini Open” si terrà lunedì 4 novembre alle 20.30 al Teatro di San Lorenzo (in via dei Bartolotti 9 a San Lorenzo) per una imperdibile serata interamente dedicata alla musica della nota compositrice Silvia Colasanti (autrice romana classe 1975, tra le più attive ed eseguite), che porterà nel ravennate il brano “Tre notti” per quartetto d’archi (tratto dallo spettacolo teatrale “Tre risvegli” di Patrizia Cavalli andato in scena al Festival dei Due Mondi di Spoleto) e poi una delle sue opere più apprezzate degli ultimi anni, “Arianna e il Minotauro” (2019), melologo per voce recitante, soprano e ensemble su libretto di Giorgio Ferrara e René de Ceccatty. In questa nuova produzione del Teatro Rossini di Lugo in trasferta al Teatro di San Lorenzo, il soprano sarà Laura Zecchini, la voce narrante quella straordinaria di Elio De Capitani – attore, regista e colonna del Teatro dell’Elfo di Milano – l’ensemble strumentale, di 12 elementi, è quello dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, con la direzione affidata a Paolo Marzocchi.

S.Colasanti Ph. Barbara Rigon 5 Novembre

Proseguendo un percorso di rilettura dei miti secondo un linguaggio e una sensibilità contemporanei, Silvia Colasanti sceglie la forma del melologo (tra dialettica e musica) per affrontare la storia del Minotauro. Il mito di un mostro terrificante si trasforma in un dramma “umano”: Minotauro, caratterizzato da forza bruta, non distingue il bene dal male, ma è un personaggio ingenuo, confuso e innocente, al quale si contrappone l’uomo come carnefice, capace di inganno e falsa amicizia, qui rappresentato da Arianna, sorellastra del Minotauro, poiché figlia della stessa madre Pasifae. Minotauro è un attore, mentre Arianna è un soprano. La partitura musicale di Colasanti è ricca di contrasti che raccontano la doppia anima del Minotauro e la sua confusione: spesso ad aggressivi ostinati ritmici si alternano momenti immobili e rarefatti, durante i quali il Minotauro si interroga, dialoga con sé stesso, sogna di essere un uomo. Un ensemble di 10 elementi incastona le linee vocali dei protagonisti e diventa protagonista esso stesso in alcuni snodi formali dell’azione. Alla solitudine del Minotauro si contrappone il ricordo delle giovani vittime a lui destinate, che lo accerchiano minacciosamente prima di essere uccise, una dopo l’altra, in una battaglia tutta percussiva e astratta. La tensione sfocia nel lirismo quando il mostro, vedendo una delle giovani vittime a lui destinate se ne innamora, senza però riconoscere davvero questo sentimento. Il lirismo si fa invece subdolo con l’ingresso di Arianna, sorellastra del Minotauro, entrata nel labirinto con Teseo per ingannarlo con un finto sentimento di amicizia e amore fraterno, per poi ucciderlo. Il finale è affidato alle ultime parole del Minotauro prima di morire: una lunga preghiera intima e sofferta su cupi rintocchi di campana.

I biglietti sono in vendita al costo di 10 euro online, nei punti vendita vivaticket e nella sede di spettacolo, 1 ora prima dell’inizio del concerto.

Vandalismo al parco: un gruppo di ragazzi incendia un cassonetto nella notte

I residenti della zona scrivono una lettera a “Lista per Ravenna” che interroga il sindaco durante un question time

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Nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre un gruppo di ragazzi ha dato fuoco ad uno dei cassonetti di carta e cartone del parco Bella Ciao di Carraie, situato tra il giardino Itala Valpiani a nord e via Castelladella a sud. Un video dell’accaduto è stato caricato su Instagram da un ragazzino che abita nella zona. Oltre ai carabinieri, sono dovuti intervenire i pompieri per spegnere le fiamme che lambivano gli alberi vicini e le auto posteggiate a bordo strada.

Un gruppo di residenti della zona è intervenuto denunciando l’accaduto con una lettera a Lista Per Ravenna: «La zona è oggetto di innumerevoli episodi di degrado e di oltraggio al bene pubblico, nonostante i nostri sforzi per cercare di preservare la bellezza e l’utilità del parco. Dato che le nostre segnalazioni alle forze dell’ordine non sono state sufficienti ad ottenere un cambiamento, chiediamo, se possibile, il vostro aiuto, per fare arrivare la nostra voce a chi di dovere. I carabinieri erano già stati chiamati più volte sul posto a seguito di risse tra adolescenti. Non è proprio possibile aumentare la sicurezza di questa zona?».

Il capogruppo Alvaro Ancisi ha quindi presentato gli interrogativi suggeriti dai cittadini al sindaco durante un question time, chiedendo l’installazione di fototrappole sull’isola ecologica vicino al parco e di rafforzare l’illuminazione pubblica nella zona «per contrastare – scritto dai residenti in zona – episodi di spaccio e offesa al bene pubblico».

Le richieste della lista coinvolgono anche il prefetto Castrese De Rosa, a cui viene suggerita una verifica sulla possibilità di  ampliare la fascia oraria di attività delle caserme più vicine a Carraie. I carabinieri intervenuti nella notta del 31 ottobre sono infatti giunti sul posto da Milano Marittima dopo almeno mezz’ora.

Circolazione sospesa lungo la Standiana a partire dal 4 novembre

Previste modifiche al traffico tra Mirabilandia e lo svincolo E55

Lavoti Strada

Partiranno lunedì 4 novembre i lavori di bonifica e di ripavimentazione del corpo stradale sulla strada provinciale 101 (Standiana via Lunga). Fino a venerdì 29 novembre è prevista quindi l’interruzione temporanea della circolazione lungo il tratto compreso tra Mirabilandia e lo svincolo E55 Orte Ravenna, nello specifico dal km 2+850 al km 3+300 (incrocio via Valloncello), nel comune di Ravenna.

Tutti i veicoli che percorrono la strada provinciale n. 101 “Standiana” provenienti dalla strada statale E 55 “Orte Ravenna”, dalla località di Osteria o dalla strada provinciale n. 118 “Dismano” e diretti verso la strada statale n. 16 “Adriatica” o a Mirabilandia, prima dell’interruzione, dovranno invertire la marcia e ritornare lungo la “Standiana“. Da qui potranno spostarsi sulla strada statale E 55 o sulla strada provinciale n. 118 “Dismano”, con svolta in direzione Ravenna e proseguire fino agli innesti con la strada statale 16 “Adriatica”, immettendosi su quest’ultima in direzione sud (Cervia). Percorreranno la strada statale 16 “Adriatica” fino a giungere all’innesto con la strada provinciale n. 101 “Standiana“, in località Mirabilandia.

I veicoli che percorrono la strada provinciale n. 101 “Standiana” provenienti dalla strada statale 16 “Adriatica” o da Mirabilandia e diretti verso la strada statale E 55 “Orte Ravenna” o verso la strada provinciale n. 118 “Dismano”, o verso la località di Osteria, seguiranno il percorso inverso. Sul posto sarà presente la segnaletica di preavviso indicante i percorsi di deviazione.

La nuova vita di Palazzo Guiccioli: dal 30 novembre musei, bar, negozi e ristorante

Si avvicina la data di un’inaugurazione attesa da dieci anni. In via Cavour l’omaggio a Byron e al Risorgimento

Palazzo Guiccioli

È slittata ancora la data di riapertura in pieno centro a Ravenna di palazzo Guiccioli, storico edificio che si affaccia su via Cavour (al civico 54) comprato nel 2011 dalla fondazione della Cassa di Risparmio di Ravenna, dopo anni in cui versava nel degrado. La date ufficiali da segnare in agenda sono ora quelle di sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre con l’apertura ai visitatori (su prenotazione) in occasione dell’inaugurazione.

Il cantiere a Palazzo Guiccioli era partito ormai dieci anni fa ed è stato molto più impegnativo del previsto, complice anche la pandemia. Ora però è tutto (quasi) pronto per il taglio del nastro di quello che sarà un nuovo complesso museale della città. Al piano superiore del palazzo troverà spazio infatti il museo Byron, dedicato alla vita ravennate del poeta simbolo del romanticismo, Lord George Byron: un museo prettamente letterario che sarà coinvolgente anche tramite un uso importante delle nuove tecnologie. Dalle stanze dedicate a Byron si passerà poi, in perfetto ordine cronologico, a quelle del rinnovato (aveva sede in Classense) museo del Risorgimento, con collezioni e cimeli garibaldini provenienti anche dalla Fondazione Spadolini Nuova Antologia di Firenze e dalla Fondazione Craxi. A completare il polo culturale (oltre al bookshop con articoli a tema Byron e Risorgimento, che sarà gestito dalla fondazione Ravennantica) ci sarà poi il museo delle bambole e altri balocchi di Graziella Gardini Pasini che trova posto (dopo il trasferimento da via Fantuzzi, vicino a piazza Kennedy) nel retro del palazzo, verso via Morigia.

Come già annunciato, inoltre, saranno presenti anche spazi dedicati all’enogastronomia. Apriranno sempre il 30 novembre e a gestirli sarà la neonata società “Lumaca” fondata da Massimo Serena Monghini (dell’Osteria del Tempo Perso, che proseguirà comunque regolarmente l’attività nella vicina via Gamba), Bianca Scudellari e Lucio Fossati. Il ristorante (gestito in particolare da Scudellari) si chiamerà Taverna Byron, avrà due ingressi (uno dei quali su via Cavour) e una settantina di posti a sedere (anche all’aperto, nella corte interna del palazzo). Il menù sarà romagnolo, con prodotti annunciati di «primissima qualità» e un’offerta di vini che spazierà tra tradizione italiana e francese.

E a questo proposito, in uno spazio adiacente al ristorante aprirà anche la Cantina Guiccioli, bottega che venderà vini e prodotti gastronomici.

A completare l’offerta proposta dalla nuova società anche un bar con affaccio sulla corte in via Cavour, di fianco all’uscita del complesso, che sarà aperto fin dal mattino e proporrà aperitivi e serate anche oltre l’orario di apertura del museo.

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