venerdì
15 Maggio 2026

Isabella Merendi tra le grandi d’Italia

La giovanissima atleta ravennate ha ottenuto il quarto posto nella finalissima di ginnastica artistica svoltasi domenica 3 dicembre a Cuneo

Merendi
Isabella Merendi

 

Isabella Merendi, ginnasta dell’Edera Ravenna, tesserata per quest’anno alla ginnastica Pavese, si classifica tra le top five nel campionato individuale Gold Senior 2 tra ginnaste di serie nella specialità trave. Merendi ha eseguito un esercizio con qualche sbilanciamento, ma senza cadute e ben eseguito, a un soffio (0.150)  dal podio.

Giustificati dunque la grande soddisfazione e l’orgoglio per l’allenatrice Simona Andrini e per tutta la società ravennate.

Burri e Ravenna, tra riflessi dorati, cellotex e slabbrature esistenziali

Un approfondimento sulla mostra in corso fino al 14 gennaio al Mar, nell’ambito della Biennale del mosaico

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Non sappiamo cosa passò per la testa di Alberto Burri nel campo di prigionia di Hereford in Texas, dove si trovava dal 1943 assieme a Giuseppe Berto e altri soldati catturati in Africa che dopo l’8 settembre avevano deciso di non cooperare. Irriducibili, in quei tre anni di detenzione sia Berto che Burri fecero la medesima scelta di rinunciare alla carriera di medico: il primo per scrivere, il secondo per dipingere. Nonostante il regime stretto di prigionia, Berto ricordava nei suoi scritti di aver potuto leggere Steinbeck ed Hemingway e di aver collaborato alla stesura di una rivista del campo in copia unica a cui collaboravano molti detenuti. Non si ha nessuna pista invece per capire le molle che spinsero Burri a intraprendere la strada della pittura nel contesto statunitense, segnato al tempo dalle potenti ricerche dell’espressionismo astratto e dall’Action Painting. Calcolando soprattutto l’urgenza informale dei primi lavori astratti di Burri – eseguiti dopo il suo ritorno in Italia – sarebbe interessante valutare il ventaglio di confronti e di sguardi scambiati con gli artisti americani – Motherwell, Rauschenberg ma anche Mark Tobey – e poi con i lavori – dei francesi e non – visti a Parigi nel 1948: Schwitters, Mirò di certo, ma anche Fautrier e di altri americani, probabilmente mediati in Francia e in Italia da Sebastian Matta.

La svolta che colloca l’arte di Burri nel panorama internazionale avviene nel 1949 quando – superato il primo figurativismo e la prima fase astratta – inizia a usare sacchi di juta stampati, cuciti, macchiati, slabbrati come materiale e sostanza del lavoro. Alla serie dei Sacchi seguiranno quelle dei Catrami e Muffe, poi i Legni e i Ferri, tutti contraddistinti da un’importante performatività del corpo dell’artista che dà fuoco e spegne, cuce e allenta, soffia e rompe, agendo fisicamente sui lavori con la stessa corporeità utilizzata ma in modo diverso da Pollock.

In mostra al Mar di Ravenna ci sono alcuni lavori di questa epoca – composizioni e sacchi dei primi anni ‘50 – in cui è già presente un accenno del colore oro che contraddistinguerà poi le serie dei lavori legati alla città bizantina.

Nelle prime sale in mostra spiccano un paio di esemplari delle copertine – che sembrano disegni di Arshile Gorky e Cy Twombly sottoposti a ordine classico – progettate fra il 1953-54 per i testi dell’amico poeta Emilio Villa che scrisse forse l’interpretazione più vicina al senso delle opere di Burri in questa fase: “un’interrogazione gessosa sulla vuota (piaga sangue) virtù e sul vuoto del mondo”. Una conferma di quell’esistenzialismo cinico e pessimista che accomunava quel paio di generazioni che – come osserva Torcellini in catalogo – aveva fatto la II guerra mondiale, assistito ai suoi orrori, all’Olocausto e allo sgancio di due bombe atomiche.

La fase successiva dei Cretti e delle Plastiche, opere in cui l’utilizzo del cellotex – un materiale industriale costituito da segatura, legno e colla pressati – da supporto inizia a prendere spazio fino a diventare uno dei materiali prediletti da Burri, è testimoniata a Ravenna con un bellissimo Cretto del 1973. Continua in questo decennio quella slabbratura esistenziale che è fatta di drammatica aridità: al posto della tensione emotiva ora l’opera d’arte si smaterializza in una sorta di silloge del proprio percorso posto in una cornice di rinnovata monumentalità. Quasi inutile citare il grande Cretto di Gibellina che è il vertice apicale di quel confronto che Burri apre col proprio lavoro e con la storia.

Occorre aspettare la fine degli anni ‘80 perchè inizi il rapporto con Ravenna con una mostra curata da Claudio Spadoni nella sala del refettorio del Museo Nazionale: Burri realizza per questa occasione la serie dei Neri a San Vitale – acrilico, cellotex e pietra pomice su tavola, in mostra al Mar – che continuano la linea intrapresa di monumentalità se pure in dimensioni contenute, enfatizzata dalle forme nette e dal collasso dei colori. In risposta ai cobalti dei cieli bizantini, Burri insegna a vedere la differenza dei neri in rapporto alla luce e alle variazioni quasi impercettibili delle texture in superficie che trasforma la pittura in una strada metafisica.

Il secondo appuntamento con Ravenna, vede Burri coinvolto in una serie di committenze programmate dalla Ferruzzi agli inizi degli anni ‘90, grazie alla mediazione di Francesco Moschini. Delle varie ipotesi programmate verrà eseguita solo la scultura monumentale del Grande Ferro R (1990), visibile al Pala De André ma presente in mostra con un modellino, che sviluppa l’idea di una scultura presentata alla Biennale di Venezia sei anni prima. Per Burri si tratta di un intervento su scala monumentale che teatralizza fortemente lo spazio in cui doveva collocarsi secondo il progetto iniziale.

La serie dei sei esemplari di Ravenna e Bisanzio – progettata nel 1991 e da collocarsi temporaneamente nelle vetrine dei portici urbani della Ferruzzi Finanziaria su via Diaz e vicolo degli Ariani per poi entrare a far parte di un progettato museo di arte contemporanea – non giungerà mai a Ravenna. In mostra sono solo i sei bozzetti preparatori che introducono la variante dell’inserimento dell’oro dato per frammentazione, come insieme di tessere musive.

L’eleganza dei neri e dell’oro viene ripreso da Burri in alcune serie fra il 1992-94: a Ravenna sono esposti alcuni esemplari del 1993 in cui la tessitura a mosaico viene sostituita da forme sinuose, finite, dettagliate, in una sintesi che evidenzia i valori di superficie e come in un mondo orientale ricompone vuoti e pieni in assenza di tensioni.

La natività tra tradizione e innovazione all’Ecomuseo

A Bagnacavallo torna l’esposizione di presepi creativi
I cittadini potranno contribuire alla mostra con le proprie opere

Presepe Di Patate Ecomuseo Villanova

Torna all’Ecomuseo delle Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo la tradizionale mostra di presepi creativi “La Capanna del Bambinello”.
L’esposizione, giunta all’undicesima edizione, inaugurerà l’8 dicembre. Il tema di quest’anno prende spunto dal ricordo dell’antica usanza locale che, in mancanza delle statuine, vedeva i bambini autori di un presepe realizzato con le patate e caratterizzato dalle figure armate delle carte da briscola, poste a guardia della capanna.
Come ogni anno, tutti possono contribuire all’arricchimento della mostra con nuove personali interpretazioni della natività, realizzabili con ogni sorta di tecnica e privilegiando materiali naturali o di recupero. Il percorso espositivo si snoda tra le sale al piano terra del museo e all’interno delle capanne in canna palustre dell’etnoparco, tra visioni personali, più in linea con la tradizione, alternate a opere più estrose e originali sempre affini allo spirito del presepe.

Sarà possibile inoltre ammirare arazzi d’autore che raffigurano la natività collegando la mangiatoia di Betlemme con le stalle contadine nostrane nelle quali il culto legato ai santi e agli animale è tuttora sentito e praticato.
La mostra sarà visitabile a ingresso libero fino al 28 gennaio durante gli orari di apertura dell’Ecomuseo (da martedì a venerdì 9-13, sabato 9-13 e 15-18 e domenica 10-13 e 15-18).

 

Tra le iniziative collaterali alla mostra, la Pedalata dei presepi di sabato 16 dicembre con partenza da Ravenna e Faenza e arrivo all’Ecomuseo; la Camminata dei presepi e la Notte dei presepi di venerdì 22 dicembre con la cena-concerto “Aspettando il Natale” e la Camminata dei presepi e dei murales, aperta a tutti, martedì 26 dicembre.

Domenica 3 circolazione interrotta tra Brisighella e Popolano di Marradi

Saranno in atto le operazioni di rimozione di residuati bellici rinvenuti nel comune di Casale di Brisighella

Attachment (7)Dalle ore 6:00 alle ore 11:00 di domenica 3 dicembre, su disposizione della Prefettura di Ravenna, la circolazione stradale tra Brisighella e Popolano di Marradi è sospesa. La sospensione dei servizi è necessaria per consentire le operazioni di rimozione di residuati bellici rinvenuti nel comune di Casale di Brisighella nelle vicinanze della sede ferroviaria.

L’orario previsto per il termine delle attività può essere anticipato o posticipato in base all’effettivo completamento delle operazioni programmate.

Le corse bus tra Marradi e Faenza avranno tempi di percorrenza superiori a 70 minuti e non saranno effettuate fermate intermedie, come da programma.

Chiude l’ex Essentra (oggi MM Packaging), 92 dipendenti licenziati

Sindacati, Comune di Cervia e Provincia di Ravenna sulle barricate. Slc Cgil e Uilcom Uil: «l’alluvione non c’entra, è sciacallaggio. 92 famiglie in mezzo a una strada»

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L’Essentra alluvionata

Alla fine è successo: dopo un lungo tira e molla con i sindacati, la multinazionale austriaca Mayr-Melnhof, proprietaria dell’ex Farmografica di Cervia, ha annunciato la chiusura definitiva del sito cervese e il conseguente licenziamento dei 92 dipendenti in organico. Il colosso del settore della carta e degli imballaggi era sbarcato in riviera circa un anno fa e ha acquisito lo storico stabilimento cervese di confezioni farmaceutiche, rilevando la divisione “packaging” della britannica Essentra. Da sei mesi l’attività produttiva del plant aziendale era ferma per via dei catastrofici eventi alluvionali che lo scorso maggio si sono abbattuti sulla Romagna.

«Una farsa inaccettabile, che deve essere fermata prima che dilaghi come modello di politica industriale» è il netto il commento dei segretari territoriali di Slc Cgil e Uilcom Uil sull’annunciata chiusura. E hanno pochi dubbi anche Massimo Medri, sindaco di Cervia, Michela Brunelli, assessora comunale alle Attività produttive, Michele de Pascale, presidente della Provincia di Ravenna, Saverio Monno, segretario generale Slc Cgil Ravenna e Ryan Paganelli, segretario generale Uilcom Ravenna: «È l’unico caso in Romagna di realtà produttiva industriale ad aver annunciato la chiusura a seguito dell’alluvione».

Al danno della chiusura e dell’imminente formalizzazione dei 92 licenziamenti, annunciati nei giorni scorsi durante l’ultimo confronto tra azienda e sindacati in Confindustria, si somma poi la beffa di due nuove provocazioni: da un lato la sostanziale indisponibilità che l’azienda ha opposto ai sindacati che chiedevano di fermare le lancette di un confronto mai realmente cominciato; dall’altro la sortita di un “questionario di gradimento aziendale” inviato ai dipendenti oramai prossimi all’esubero.

«Rappresentano l’ultima volgare conferma dell’indifferenza che persino sul piano umano sta orientando le scelte della multinazionale austriaca – affermano Monno e Paganelli –. Faremo di tutto per scardinare i propositi di macelleria sociale di questi signori. L’interessamento, recentemente emerso al tavolo di crisi, in prefettura, da parte di un imprenditore locale per l’acquisizione del plant cervese, lascia sperare che si possano trovare soluzioni alla vertenza impensabili solo alcune settimane fa. Nella giornata di ieri (venerdì 1 dicembre, ndr) abbiamo incontrato in assemblea le lavoratrici e i lavoratori per ogni opportuno aggiornamento. Hanno preso parte attiva all’incontro con le maestranze anche il presidente de Pascale e l’assessora Brunelli. Presenti tutte e tutti i dipendenti, il personale ha espresso all’unanimità la volontà di procedere alla proclamazione dello stato di agitazione e alla programmazione di ogni iniziativa di lotta a tutela dell’occupazione e dell’economia di un territorio, quello cervese, che non può e non vuol vivere di solo turismo».

In provincia 2.600 famiglie in attesa di una casa popolare, Legacoop lancia un piano

In tutta la Romagna servirebbero ottomila alloggi per soddisfare le domande inevase

Case Popolari

In provincia di Ravenna ci sono 4.657 famiglie che risiedono in alloggi di edilizia popolare, ma ci sono più di 2.600 domande inevase. Se si allarga lo sguardo alla Romagna intera risultano mancare almeno ottomila case popolari per soddisfare le richieste già presentate, a fronte di circa undicimila appartamenti già occupati. In Emilia-Romagna 25.624 richieste a fronte di 54.565 alloggi complessivi e già occupati. Sono i dati dell’emergenza casa citati da Legacoop Romagna in base alle graduatorie 2021.

Ad aggravare la situazione regionale c’è il numero delle abitazioni non occupate (fonte Osservatorio regionale sistema abitativo): il 16,4 percento, ovvero una su cinque a livello regionale (in Italia, oltre 10 milioni). «Insomma, le case a prezzi sostenibili e calmierati, non ci sono — dichiara il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi —. In un territorio, per altro, dove attirare lavoratori interessati al lavoro stagionale si conferma fondamentale per la tenuta del sistema economico».

Di fronte a questi dati, Legacoop ha deciso di rilanciare anche nel territorio romagnolo il piano che è stato presentato nei giorni scorsi a Roma che si basa su un mix di finanziamenti pubblici e privati, risorse cooperative, fondi europei e incentivi governativi. Nell’ambito del Piano nazionale, la cooperazione di abitanti si candida a realizzare cinquemila alloggi (il 10 percento del totale mancante), da assegnare in locazione a canoni ridotti del 30 percento rispetto a quelli di mercato, con un impegno complessivo di risorse pari a poco meno di 1,4 miliardi di euro, finanziato dal sistema cooperativo con una quota di risorse proprie del 60 percento pari a 831 milioni di euro e dal contributo pubblico con una quota del 40 percento pari a 553 milioni di euro.

«I risparmi complessivi per circa 277 milioni di euro consentirebbero allo Stato di destinare queste risorse per la realizzazione di circa 1.700 alloggi destinati a famiglie a basso reddito».

Martedì 5 dicembre la Sanità si ferma in tutta Italia

Ma saranno assicurati i servizi pubblici essenziali attraverso l’erogazione delle prestazioni indispensabili

Ospedale Di Ravenna

L’Azienda USL della Romagna informa tutta la cittadinanza dello sciopero nazionale proclamato dalle Associazioni sindacali AANAO ASSOMED e CIMO FESMED per l’intera giornata del 5 dicembre 2023 riguardante il personale appartenente alla dirigenza medica, veterinaria, sanitaria, professionale, tecnica e amministrativa del S.S.N. ivi compresi IRCCS (istituti di Ricovero e Cura a Carattere scientifico), IZS (istituti Zooprofilattici Sperimentali) ed ARPA, dipendenti delle Aziende ed Enti del SSN, compresi, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1 della legge n. 146/90, quelli delle Strutture anche di carattere privato e/o religioso che intrattengono un rapporto di convenzione e/o di accreditamento con il SSN, ed i medici specializzandi assunti ai sensi dell’art. 1, comma 547 della Legge 145/2018.

Nella stessa giornata del 5 dicembre 2023 l’Organizzazione Sindacale NURSING UP ha proclamato lo sciopero generale nazionale del personale appartenente alle professioni infermieristiche e tutto il personale sanitario non medico afferente alle qualifiche del comparto della sanità operante nelle aziende sanitarie, nelle aziende ospedaliere e negli enti della sanità pubblica, al quale ha aderito anche COINA.

Nella giornata dello sciopero saranno assicurati i servizi pubblici essenziali attraverso l’erogazione delle prestazioni indispensabili non dilazionabili nel rispetto della vigente normativa.

Un albero cade su un’auto a causa del forte vento, illese le due passeggere

Il fatto in via delle Industrie in direzione ponte mobile, la circolazione è stata per ora interdetta in entrambe le direzioni

VentoAttorno alle 12.15 di sabato 2 dicembre un albero, spezzato dal vento fortissimo di queste ore, è caduto in via delle Industrie (all’altezza del civico 90, in direzione ponte mobile) colpendo una Fiat Punto con a bordo due donne, madre e figlia, per fortuna rimaste illese.

Sul posto è giunta la Polizia con una volante e poi Azimut per rimuovere il tronco dell’albero.

I Vigili del Fuoco sono sommersi di chiamate a causa dei danni provocati dal vento in tutta la provincia.

Si ricorda che per la giornata del 2 dicembre è stata diramata un’allerta rossa per il forte vento, ora divenuta arancione.

Non una mensa per poveri, ma un progetto di cucina popolare aperto a tutti

L’iniziativa si unisce al circuito di attività solidali promosse dalla cooperativa Cervia Social Food, in un’ottica di inclusività, lotta agli sprechi e attenzione al riuso

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Una cucina popolare aperta a tutti, solidale e attenta al riciclo e al riuso. È da queste premesse che nasce “Cucina Sorriso”, il nuovo progetto della cooperativa Cervia Social Food che, insieme al Centro del Riuso (mercatino di oggettistica e arredo contro lo spreco), andrà ad aggiungersi ai progetti già attivi sul territorio, Libridine – piccola farmacia letteraria (libreria di seconda mano che vende a prezzi scontati libri e fumetti provenienti da donazioni, dando impiego a ragazzi con disabilità, aperta in centro città dal 2022), Risvolto – Sartoria Sociale (atelier che raccoglie abiti e stoffe da privati e attività e li rimette sul mercato a prezzi popolari, producendo anche pezzi unici, personalizzazioni dei capi e offrendo un servizio di sartoria a prezzo calmierato) e l’Emporio solidale (ne parliamo qui).

Il servizio di cucina popolare, già attivo a Cesena e Bologna, ha aperto nella zona artigianale di Cervia (via Levico 11) lunedì 20 novembre, con il servizio di asporto, mentre la sala ristorante sarà aperta al pubblico da lunedì 27 novembre. Il servizio è garantito tutti i giorni dal lunedì al sabato, con pranzo in loco e cena d’asporto. La cucina resterà aperta anche durante le festività (compreso Natale) e in qualche serata.

«Si tratta di un ristorante particolare, ma aperto a tutti – racconta Daniela Poggiali, coordinatrice del progetto – ci saranno posti riservati ai cittadini più fragili, ma chiunque potrà frequentare il ristorante pagando la cifra simbolica di 8 euro a pasto. Il pagamento avverrà tramite un’apposita tessera, in modo da rendere indistinguibili i clienti paganti e protetti».

L’idea è infatti quella di allontanarsi il più possibile dall’immaginario comune e ghettizzante di “mensa per poveri”, ma di creare un luogo inclusivo e accogliente dove condividere un pasto e intrecciare relazioni. I clienti paganti che partecipano all’iniziativa contribuiranno poi al sostenimento della stessa. 

L’apertura di Cucina Sorriso è stata possibile grazie alla collaborazione tra oltre venti realtà (Cooperativa San Vitale-Cervia Social Food, Mensa Amica, Comune, Caritas, parrocchie e associazioni di volontariato), la vincita di bandi regionali e privati, le donazioni ricevute (come nel caso delle due celle frigorifere, o delle carte da parati che rivestono la sala ristorante), e al sostegno del Comune di Cervia impegnato a sostenere l’avvio del progetto nei primi 3 anni. 

All’interno del ristorante vengono serviti esclusivamente cibi di recupero: ogni mattina i volontari raccolgono le eccedenze alimentari da forni, frutta e verdura, supermercati, botteghe e alimentari e, dopo un’attenta selezione, li smistano tra cucina, celle frigorifere e Emporio Solidale, un “supermercato” dove le famiglie in difficoltà possono reperire i beni di prima necessità gratuitamente. A cucinare i pasti caldi, gli chef dei ristoranti locali (tra gli altri, Darsena del Sale, Playa Caribe, Royal Beach, Saretina, Al Porto, Casa delle Aie, Ciurma) che si alterneranno dietro ai fornelli come volontari, ma anche persone estranee al settore, come suore, medici o poliziotti, mossi dal senso di comunità. 

Tra gli aspetti fondamentali dell’iniziativa, anche quello dell’inclusione sociale: a servire a tavola saranno infatti i ragazzi disabili del centro socio-ocupazionale Ikebana della cooperativa San Vitale di Ravenna. Gli stessi ragazzi si sono occupati della decorazione di tavoli e sedie all’interno del ristorante e lavorano come commessi nelle attività di Risvolto, Libridine (entrambe affacciate su Piazza Garibaldi) e Centro del Riuso (adiacente alla cucina popolare). «Abbiamo voluto portare la disabilità in piazza, letteralmente e metaforicamente – racconta Poggiali – vogliamo lanciare un segnale forte, e invitare la popolazione a usufruire di tutte le realtà solidali collegate al ristorante. Tutti i fondi provenienti dal Centro del Riuso, Libridine e Risvolto infatti confluiscono nel mantenimento degli stessi e a sostegno dell’attività di ristorazione».

Le attività infatti pagano canoni di mercato per l’affitto dei locali, oltre i trentamila euro annui dello stabile comprendente ristorante, emporio e Centro del Riuso a cui si aggiungono i quasi ventimila di libreria e sartoria. 

Tra i progetti futuri della cooperativa, l’installazione di un forno di comunità, dove le famiglie potranno trovarsi a cuocere le proprie preparazioni e l’apertura di un Emporio della Bellezza dedicato alle categorie più fragili, con farmacia, parrucchiere e barbiere, estetista e servizi dedicati alla cura della persona.

Tra alluvioni e siccità, in un anno il settore in provincia ha perso 170 aziende

Nei campi è occupato il 5,8 percento dei lavoratori ravennati
Le imprese femminili sono il 15 percento

Annata

Piogge eccessive con le disastrose alluvioni di maggio in pianura e frane in collina, gelate primaverili e siccità con temperature sopra le medie prolungate nel tempo. Il 2023 per l’agricoltura è stato un anno paradossale e la circostanza emerge bene dal rapporto dell’annata agricola illustrata da Cia Romagna che riunisce diverse cooperative del settore.

La flessione delle imprese agricole in Romagna risulta superiore a quella del 2022, in provincia di Ravenna in termini unitari sono -170, e pressoché tutti i settori e le produzioni risultano compromessi. L’economia romagnola vale il 2,2% del Pil nazionale in termini di produzione e di contribuzione. Rimettere in piedi il territorio romagnolo, con interventi sostanziosi e rapidi, è un investimento non un costo: prima ripartiranno tutte le attività produttive, come quelle legate al settore agricolo, meglio sarà per tutta l’economia italiana.

Al 30 settembre 2023 la Romagna rispetto a un anno prima riscontra un calo delle imprese attive complessive pari a -1,5%, maggiore della variazione negativa regionale (-1,1%) e nazionale (-0,7%); riguardo al settore agricolo, la flessione risulta superiore (-3,1%), con maggiori difficoltà per le relative imprese femminili e giovanili.

In provincia di Ravenna, l’Agricoltura conta 6.269 imprese attive (18,2% delle imprese totali provinciali e 12,1% delle imprese agricole regionali); rispetto al 30.09.22 si registra un calo delle stesse del 2,6% (Emilia-Romagna: -2,4%, Italia: -2,7%), che corrisponde, in termini unitari, a -170 imprese agricole.

Le imprese femminili agricole sono 934 (-42 unità rispetto ai 12 mesi precedenti), il 12,8% sul totale delle imprese femminili e il 14,9% delle imprese del settore. Le imprese giovanili agricole sono 224 (-4 unità rispetto ai 12 mesi precedenti), il 9,8% sul totale delle imprese giovanili e il 3,6% delle imprese del settore.

Nel 2022 gli occupati in agricoltura in provincia di Ravenna sono risultati complessivamente 10.064. Il settore impiega il 5,8% degli occupati totali provinciali (il 3,3% a livello regionale e il 3,8% a livello nazionale) mentre nel 2021 l’incidenza era pari al 6,3%; rispetto all’anno precedente si rileva un calo annuo degli occupati agricoli del 6,6%.

I detenuti di Ravenna in scena in carcere con uno spettacolo tra catarsi e mito

Terza edizione per il festival Trasparenze: da quest’anno, anche rappresentazioni di compagnie esterne dedicate esclusivamente al pubblico di carcerati

Thumbnail Foto Archivio Ravenna

La Casa Circondariale di Ravenna (via Port’Aurea, 57), si farà palcoscenico di Che Fatica, Ercole! di Lady Godiva Teatro Aps. Lo spettacolo andrà in scena nell’ambito del festival Trasparenze di Teatro, dal 4 al 7 dicembre (ore 14), e vedrà protagonisti i detenuti della casa circondariale ravennate insieme a un gruppo di attori e cantori.

Peculiarità del progetto è lo sviluppo di un tema comune tra le attività teatrali attive in 14 sezioni di 8 Istituti Penitenziari per adulti nelle città di Ravenna, Forlì, Bologna, Ferrara, Parma, Castelfranco Emilia, Modena e Reggio Emilia e con minori in carico ai Servizi di Giustizia Minorile dell’area penale esterna. Il programma prevede una “sfida” tra sette compagnie teatrali che, con poetiche ed esperienze pregresse, talvolta molto distanti tra loro, si danno un tema comune da sviluppare su tre anni: tema del triennio 2022-2024 è Miti e Utopie, che si sviluppa con un sottotitolo di tre parole: Errare/Perdono/Comunità.

Tre ambiti di ricerca particolarmente significativi per il luogo, il carcere, nel quale si svolgono le attività di produzione. Così nelle note di regia, a cura di Eugenio Sideri in collaborazione di Beatrice Cevolani: «Proseguiamo il cammino nel mito, incontrando Ercole, la sua nascita, il suo destino, le sue imprese. Siamo partiti dall’inizio, strizzando l’occhio a Zeus ed Era, un po’ come in una commedia all’italiana, per incontrare poi Tiresia, Euristeo e le 12 immancabili fatiche. Il percorso di una figura tra le principali della mitologia, sia greca che latina; un uomo che, ancor prima di essere divino, affronta le imprese che la vita ci pone, ogni giorno, davanti, e che sono da superare».

L’edizione 2023 del festival (partita il 13 novembre e attiva fino al 23 dicembre) si arricchisce inoltre di una nuova sezione: accanto alle piece di cui sono protagonisti i detenuti, andranno in scena anche quattro spettacoli teatrali di compagnie esterne, che entrano in carcere per presentare le opere a un pubblico esclusivamente di spettatori-detenuti.

«Si muove da una azione necessaria – precisa il Sideri  – È l’azione del fare teatro, necessaria e dirompente, a farci ritrovare il senso alle cose. Qui (in carcere), il senso del teatro si fa energia, tragedia e commedia, rito e catarsi; qui la comunità (perché è di lei, della Comunità, il soggetto di cui stiamo parlando!) della società civile si ritrova davanti a se stessa, davanti alle proprie vittorie e alle proprie sconfitte… e davanti a ciò che la scena racconta, vediamo un po’ di noi, come spettatori riflessi, gli uni sugli altri; e gli attori, che attraversano i nostri occhi, si fanno mediatori di un racconto che ognuno legge per sé. L’opera di un gruppo, seppur ristretto, si fa opera di tutti, di una comunità che è costretta a ritrovarsi e per quaranta minuti non può evadere».

L’iniziativa nasce grazie al Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna, formato delle compagnie che operano con progetti teatrali nelle carceri della regione Emilia-Romagna e organizzato dal Teatro del Pratello Cooperativa Sociale in collaborazione con il Coordinamento Teatro Carcere Emilia- Romagna ed è sostenuto dal Ministero della Cultura.

Torna al Cisim “Il Grande Teatro di Lido Adriano”

Da gennaio ripartono i laboratori al Cisim, il nuovo lavoro dell’estate 2024 sarà tratto da Panchatantra, o le mirabolanti avventure di Kalila e Dimna

Grande Teatro

Dopo il successo del primo anno dello spettacolo Mantiq At-Tayr – Il Verbo degli Uccelli, torna il progetto de Il Grande Teatro di Lido Adriano, realizzato in co-produzione Cisim|Lodc e Ravenna Festival, con la collaborazione con Ravenna Teatro/Albe e del Comune di Ravenna.

Il Grande Teatro di Lido Adriano è nato da riflessioni e scambi tra un gruppo di artisti e operatori di Ravenna, legati alla periferia della città, del lido più popoloso e cosmopolita della riviera.

«Il CISIM – spiega l’assessore alla Cultura e Politiche giovanili Fabio Sbaraglia – si conferma una delle esperienze di comunità più significative sul nostro territorio. Un esempio straordinario di costruzione di partecipazione attiva che, attraverso progettualità culturali importanti come questa del Grande Teatro di Lido Adriano, genera appartenenza e condivisione al grado più profondo. La grande metafora del mosaico trova qui massima espressione nell’intreccio di esperienze, portati culturali, provenienze ed età così diverse tra loro. Dopo il grande successo di Mantiq At-Tayr, il percorso prosegue con nuovi stimoli e nuove visioni che arricchiranno non solo i tanti partecipanti al progetto, ma l’intero territorio».

Franco Masotti, direttore artistico del Ravenna Festival, descrive il progetto come «una necessità, un progetto che rende il lavoro in campo culturale alleggerito dalla bellezza del fare, dalle comunità attive alle comunità produttive, e Il Grande Teatro di Lido Adriano racchiude tutto questo al suo interno».

Il progetto nasce dall’osservazione della comunità di artisti, frequentatori di laboratori, spettatori, operatori culturali che in questi anni si è consolidata attorno alle attività del Centro Culturale CISIM e alle proposte gestite dalla cooperativa Librazione in questo territorio. Il progetto, che prevede l’avvio di sette laboratori da gennaio 2024, vedrà due tappe di avvicinamento nel mese di dicembre, per raccontare alla comunità il lavoro che si andrà a costruire.

«Il CISIM ha una responsabilità di lavoro culturale per promuovere il modello di convivenza tra culture e diversità – afferma la madrina del progetto Ouidad Bakkali – e lo sta portando avanti con questo progetto».

I laboratori, da gennaio, saranno tutti gratuiti e così suddivisi:

lunedì rap, dagli 8 ai 12 anni dalle 16.45 alle 17.45 | dai 13 anni in su dalle 18 alle 20

martedì i laboratori di teatro:

teatro per bambini (5-12 anni) dalle 16.30 alle 18); teatro per adolescenti (13-17 anni) dalle 18 alle 19.30; teatro serale (dai 18 anni in su e famiglie) dalle 19.30 alle 21

mercoledì 18-20 musica d’insieme e voce e canto;

giovedì danza hip hop dai 6 ai 12 anni 16.45-18, dai 13 anni in su 18.15-19

Saranno poi avviati un laboratorio di cucito e sartoria, realizzato in collaborazione con Librazione e un percorso per volontari e volontarie che vorranno lavorare “dietro alle quinte” durante le repliche dello spettacolo.

Il 13 dicembre e il 19 dicembre, alle 18.30, al CISIM, sarà raccontato, dal gruppo organizzativo, il nuovo lavoro tratto da Panchatantra, o le mirabolanti avventure di Kalila e Dimna, in quell’occasione sarà possibile iscriversi ai laboratori che avranno inizio nel 2024.

Il testo, composto in sanscrito nel III secolo A.C., sotto il titolo Panchatantra e tradotto in seguito in arabo col titolo Kalila wa-Dimna (Kalila e Dimna), è una raccolta di favole orientali di origine indiana. Opera sapienziale destinata ad insegnare ai re e ai governanti i principi del buon governo. Kalila e Dimna sono due sciacalli che vivono alla corte del leone, re del paese. Se Kalila è soddisfatta della sua condizione, Dimna aspira invece agli onori, qualunque sia il mezzo per conseguirli. Ciascuno dei due giustifica la propria posizione collegando tra loro aneddoti, che hanno come protagonisti uomini e animali, e veicolano precetti etici e morali. Le storie mirano anche a regolare la buona condotta dell’individuo a livello personale, familiare e civile.

Come l’anno scorso, ad animare questa iniziativa, ci saranno: Luigi Dadina, Alessandra Carini, Francesco Giampaoli, Tahar Lamri, Lanfranco Vicari, Nicola Montalbini, Massimiliano Benini, Federica Savorelli. E da quest’anno il GTDLA sarà arricchito dalla collaborazione della giovane compagni ravennate Spazio A.  La direzione organizzativa del progetto è di Federica Francesca Vicari. Il Coro del Grande Teatro di Lido Adriano sarà composto da persone di tutte le età, attori, cantanti, musicisti e danzatori.

Il progetto vedrà la collaborazione di tanti soggetti, tra cui: il progetto artistico Equidistanze, le cooperative sociali Teranga e CIDAS, Festival delle Culture; Accademia di Belle Arti di Ravenna; creando una rete sempre più fitta di realtà operanti sul territorio della Provincia di Ravenna, collegando la città di Ravenna, il mare e il forese.

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