martedì
19 Maggio 2026

Bus e treni ancora gratis per gli studenti grazie a 25 milioni di euro dalla Regione

Confermata l’agevolazione per l’anno scolastico 2023-24, già attiva la piattaforma online per presentare la richiesta entro dicembre. L’anno scorso l’hanno utilizzato 213mila ragazzi con un risparmio medio per le famiglie di 300 euro a figlio

TrasportiBus e treni gratuiti per gli studenti di elementari, medie, superiori e istituti professionali residenti in Emilia-Romagna. Anche per l’anno scolastico 2023-24 si conferma l’iniziativa voluta dalla Regione che si impegna con oltre 25 milioni di euro, sei in più rispetto all’anno precedente.

Restano invariati i requisiti e le modalità per ottenere il titolo di viaggio per spostarsi a costo zero nel tragitto da casa a scuola e ritorno (e nel tempo libero lungo la stessa tratta).

Una misura che, lo scorso anno, ha fatto viaggiare gratuitamente 213mila ragazzi con un risparmio per le famiglie di oltre 47,5 milioni di euro, in media circa 300 euro a figlio.

L’iniziativa si chiama “Salta su”: oltre agli studenti delle scuole superiori con Isee familiare annuo fino a 30mila euro, accorpa anche la platea di “Grande”, la misura regionale avviata nel 2020 che garantisce il percorso casa-scuola gratuito agli studenti under 14 senza alcun limite di reddito.

Come fare richiesta
Con un mese di anticipo rispetto allo scorso anno, è già attiva la piattaforma unica Salta Su per presentare la richiesta di abbonamento consultando il sito https://regioneer.it/saltasu.

L’accesso online si potrà effettuare fino alle 14 del 15 dicembre con credenziali Spid e da quest’anno anche con la carta d’identità elettronica.

La piattaforma, selezionando l’indirizzo di partenza e quello di arrivo, permette di scegliere soluzioni di abbonamento personalizzate e integrate urbano, extraurbano su bus, ferroviario, integrato bus-treno. Il titolo di viaggio annuale e personale è valido dall’1 settembre 2023 al 31 agosto 2024.

Gli studenti iscritti ad istituti scolastici fuori regione possono invece richiedere il rimborso dell’abbonamento acquistato, dalle 10 dell’11 ottobre fino alle 14 del 15 dicembre.

È attivo anche il servizio di assistenza agli utenti, disponibile sia sulla piattaforma Salta su, al sito https://solweb.tper.it/web/communications/salta-su.aspx sia al numero verde Mi Muovo 800.388988.

Lo scorso anno sono state gestite oltre 14mila chiamate, con un picco di 9mila nel periodo settembre-ottobre. L’assistenza tramite piattaforma ha registrato più di 12mila contatti.

Tutte le informazioni si possono trovare sul sito https://mobilita.regione.emilia-romagna.it/saltasu.

I numeri della precedente edizione e tutti i dettagli dell’iniziativa per l’anno 2023-2024 sono stati presentati da Andrea Corsini, assessore regionale alla mobilità e trasporti e dalle aziende del trasporto pubblico dell’Emilia-Romagna.

«Lo scorso anno a beneficiare di Salta su – ha spiegato Andrea Corsini – è stato il 42% degli iscritti in Emilia-Romagna, con un risparmio per le famiglie compreso tra i 300 e i 600 euro a figlio in base all’abbonamento. Questo significa due cose: la prima è che si tratta di un’iniziativa che aiuta concretamente l’economia domestica. La seconda è che la piattaforma per ottenere i titoli di viaggio, che abbiamo predisposto assieme alle aziende dei trasporti regionali, è uno strumento che funziona molto bene».

«Per questo abbiamo deciso di confermare ancora per i prossimi due anni – ha concluso l’assessore -, l’impegno e gli investimenti economici a sostegno di questa importante misura che pensa agli studenti, alle loro famiglie e anche a uno sviluppo di una cultura di mobilità sostenibile che predilige il trasporto pubblico».

L’incredidile, ma vera, storia della donna che corresse Manzoni

Incontro con la scrittrice Emanuela Fontana. Nel suo romanzo la vicenda di Emilia Luti a cui l’autore de I promessi sposi chiese aiuto per la “risciacquatura in Arno”

Emanuela Fontana Scrittrice
La scrittrice Emanuela Fontana

Un romanzo che è insieme storico, letterario, femminista e affonda nelle radici stesse della lingua italiana e del Belpaese. Difficile definire La correttrice (Mondadori) seconda prova di Emanuela Fontana, che è stata ospite al Caffè Letterario di Ravenna di un incontro organizzato dalla libreria Dante. Nel libro, come dice il sottotitolo, l’autrice ha raccontato chi fu “l’editor di Alessandro Manzoni”. Una giovane donna fiorentina che lavorava per Massimo D’Azeglio come bambinaia (e che il pittore aveva conosciuto nel Gabinetto Viesseux) e a cui Manzoni chiese aiuto per la nota “risciacquatura in Arno” de I promessi sposi.

Lei racconta una figura fondamentale per la storia stessa della lingua e della letteratura italiana sconosciuta pressoché a tutti. Eppure tutti a scuola studiamo la storia delle varie versioni del romanzo ma nessuna antologia cita Emilia Luti. La prima domanda è quindi d’obbligo: come ha scoperto questo personaggio per molti versi incredibile?
«L’ho scoperto nel manuale del professor Marazzini che mi sono trovata a studiare quando ho deciso di cambiare vita. Tre anni fa infatti sono tornata all’Università per sostenere l’esame di Storia della lingua italiana che dovevo integrare al mio piano di studi per poter insegnare, come avevo deciso di fare durante il covid. Da giornalista quale ero e sono, quando mi sono imbattuta in questo personaggio mi sono chiesta: ma perché non la conoscevo? E ho scoperto che in effetti nessuno, a parte pochissimi studiosi, la conoscevano. E così ho cominciato a studiarla e ho pensato che la sua storia meritasse di diventare un romanzo ed essere conosciuta»,

La sensazione è che in effetti lei abbia studiato tantissimo, rispettando peraltro la lezione sul romanzo storico che ci è stata tramandata da Manzoni stesso.
«Ho studiato tanto, facendo ricerche per un anno. E in effetti ogni evento pubblico di cui parlo, comprese per esempio le presenze di Liszt a Firenze e di Verdi a Milano, è realmente accaduto e documentato. Per quanto riguarda I promessi sposi mi sono basata sugli scambi di bigliettini tra Manzoni ed Emilia (ne sono rimasti una ventina ndr.) dove si vede come lui le chieda le parole e lei si consulti spesso con la madre, a Firenze, prima di rispondere. Da quegli scambi si evince il loro rapporto molto ironico e scherzoso, soprattutto da parte del Manzoni. Ho cercato di ispirarmi a quel tono per ricostruire i dialoghi tra loro, anche perché il loro lavoro è stato molto orale. Un’altra fonte sono state le correzioni autografe dello stesso Manzoni sull’edizione ventisettana, tolte quelle d’autore e quelle consigliate da due “consulenti risciacquatori”».

In questo romanzo riscopriamo anche personaggi come Massimo D’Azeglio, che per molti ormai è soprattutto un toponimo, e scopriamo un lato di fragilità, timidezza del Manzoni.
«Anche in questo caso, per ricostruire entrambi i personaggi, mi sono basata soprattutto sulle loro corrispondenze. Erano mol- to diversi ma legati da profonda stima e in certo senso venati da una malinconia simile, D’Azeglio era un uomo che piaceva alle donne, amava la vita pubblica e mi ha permesso anche di introdurre l’elemento più politico di quel periodo storico che porterà poi ai moti del ‘48. Manzoni soffriva, possiamo oggi immaginare, di veri e propri attacchi di panico, che all’epoca venivano descritti come “convulsioni”, ed era più timido e schivo. Ma di fatto ha compiuto forse l’operazione politica più profonda, cercando di dare una lingua unica al popolo italiano».

Fontana La CorrettriceNell’aiuto che lo scrittore chiede a Emilia Luti emerge anche un uomo per certi versi umile e pronto ad accettare l’aiuto di una “fiorentina” che era sì istruita, ma non di nobile nascita, per esempio.
«Emilia Luti ha avuto una biografia che è un romanzo in sé, orfana del padre cancelliere, era la maggiore di quattro sorelle cresciuta da una madre, figlia di un impresario teatrale, che aveva chiaramente molte risorse intellettuali. Una situazione un po’ da Piccole donne che però non ho inventato io, è quanto ho ricostruito attraverso ricerche all’anagrafe storica di Firenze, condotte con il prezioso aiuto dei miei genitori. Ma di certo nel libro volevo anche dare luce proprio ad Alessandro Manzoni che, ormai ultracinquantenne, fu pronto a farsi aiutare da una giovane bambinaia, in un’epoca in cui tutto questo non era affatto scontato. Questa storia dimostra che era un uomo libero, senza pregiudizi. Anche perché ha sempre fatto tutto alla luce del sole: Emilia visse per un intero anno a casa Manzoni e tutti sapevano del lavoro che stavano facendo insieme e che sicuramente ha accelerato e dato impulso all’edizione definitiva del romanzo».

Ma allora perché la figura di Emilia è rimasta così nell’ombra nella storia ufficiale del romanzo più importante per la lingua italiana.
«La colpa non si può imputare ad Alessandro Manzoni, che solo in un’occasione può essere accusato di omissione: in una lettera due anni prima della morte parla di una persona colta che l’ha aiutato nella nuova stesura del romanzo e anche se sta chiaramente parlando di Emilia Liuti, non ne cita il nome. Credo sia stata più tutta l’agiografia che poi è seguita intorno a Manzoni a cancellarla, del resto era una donna, non era una letterata, non era nobile…»

Raccontava che è da poco diventata insegnante, ai suoi allievi oggi insegna questa storia? Il suo libro è anche una dichiarazione d’amore per il romanzo stesso di Manzoni, chiamato nel gergo familiare I Fidanzati. Che senso ha oggi farlo studiare ancora in ogni scuola della Repubblica?
«De I promessi sposi bisogna capire la fatica e la dedizione dello scrittore, bisogna conoscere le sofferenze che ne hanno accompagnato la stesura definitiva, la ricerca di una speranza e poi la ricerca di una lingua per tutti. Bisogna studiare Manzoni in questo modo: fu il grande influencer della lingua italiana dell’Ottocento, un visionario e un regista prima della nascita del cinema, perché decise di illustrare l’edizione definitiva con oltre 400 vignette, e fu un uomo che superò i suoi limiti per portare a termine questo lavoro. Balbettava, non sempre riusciva a scrivere, era afflitto dai dubbi. Bisogna mostrare i suoi scarabocchi, come lui stesso li chiamava, ossia le sue correzioni che mi fanno sorridere e mi riempiono di stima e ammirazione, per far comprendere come dalle insicurezze si può costruire un capolavoro».

Differenziata 2022: Ravenna al 70,5 percento, in regione solo Rimini ha fatto peggio

Il dato provinciale è quello che registra l’aumento più elevato rispetto all’anno precedente (negli altri territori il porta a porta era già arrivato da tempo). In Emilia-Romagna la percentuale più alta è a Ferrara, 123 comuni hanno raggiunto almeno l’80 percento

Rifiuti Differenziata

In provincia di Ravenna la raccolta differenziata nel 2022 ha raggiunto il 70,5 percento con un aumento dell’8,4 percento rispetto al 2021. Nonostante l’aumento sia il più elevato tra le nove province della regione, Ravenna resta in fondo alla graduatoria dell’Emilia-Romagna: solo Rimini fa peggio con il 66,5. Il dato si spiega con il ritardo con cui nel Ravennate, rispetto agli altri territori, è stato introdotto il metodo di raccolta porta a porta.

In Emilia-Romagna nel 2022, secondo secondo i dati dell’annuale resoconto curato della Regione in collaborazione con Arpae, ha raggiunto il 74 percento, con una crescita dell’1,8% rispetto all’anno 2021. Su un totale di 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, ammontano a oltre 2 milioni di tonnellate i rifiuti differenziati, la percentuale maggiore di differenziata riguarda l’organico (37,3%) e la carta (19,4%).

I dati provinciali e dei capoluoghi della raccolta differenziata in Emilia-Romagna nel 2022

A livello di territorio provinciale i dati medi registrati di raccolta differenziata sono i seguenti: Parma, stabile al 79,2%, Ferrara consegue il 77% (-0,5% rispetto al 2021), Rimini si posiziona al 68,3% (-1,1% rispetto al 2021), Piacenza raggiunge il 72,4% (+0,8%), Reggio Emilia l’82,3% (+0,2), Modena il 72,4% (+0,65), Bologna il 69,3% (+2,3%), Ravenna il 70,5% (+8,4%) e Forlì-Cesena il 76,7% (+5,1%).

Tra i capoluoghi di provincia il risultato migliore è stato raggiunto da Ferrara, con l’87,6% di rifiuti differenziati, seguita da Reggio Emilia (82,8%), Forlì (81,7%), Parma (80,9%), Piacenza (71,8%), Ravenna (67,4%), Rimini (66,5%), Bologna (63,2%) e Modena (61%).

Molto rilevante anche il risultato raggiunto da 123 comuni (il 37,3% del totale) che hanno toccato o sono andati oltre l’80% di raccolta differenziata mentre 29 municipalità (circa il 9%) hanno addirittura oltrepassato la soglia del 90%.

Gli indicatori mostrano un apprezzabile miglioramento rispetto agli anni precedenti: a fronte di una leggera diminuzione della produzione di rifiuti urbani, si registra un aumento della percentuale di raccolta differenziata; i rifiuti urbani indifferenziati risultano in linea con lo scenario pianificato per il 2022.

Da Bruxelles, nei giorni scorsi, è arrivata anche la piena approvazione da parte della Commissione europea piano rifiuti dell’Emilia-Romagna (Prrb 2022-2027).

Per quanto riguarda le diverse tipologie di rifiuto conferite in modo separato, si segnala che nel 2022 la percentuale maggiore di differenziata riguarda la frazione organica (37,3%), seguono la carta (19,4%), il vetro (9,7%), il legno (8,85%), la plastica (8,7%) e gli ingombranti (4,6%).

Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia e i territori costieri, 6 (su un totale di 23) Comuni hanno raggiunto l’obiettivo del 79% di raccolta differenziata fissato dal Prrb al 2025. Sono, invece, 70 (su un totale di 180) i Comuni di pianura che hanno superato il target dell’84% definito per quest’area territoriale e 33 (su un totale di 127) gli enti locali situati in zone di montagna che hanno centrato l’obiettivo del 67%.

«Un’approvazione – sottolinea la vicepresidente della Regione, Irene Priolo – che ci dice che stiamo andando nella giusta direzione. Il risultato 2022 è complessivamente molto buono, soprattutto perché riguarda il primo anno della nuova stagione di pianificazione. Un risultato sicuramente ottenuto grazie al prezioso contributo di tutti i cittadini che sempre più comprendono l’importanza di assumere un comportamento rispettoso dell’ambiente».

«Il periodo che stiamo vivendo in questi ultimi mesi è molto complesso, – aggiunge Priolo – anche per quel che riguarda i rifiuti. Stiamo gestendo oltre 150mila tonnellate di rifiuti da alluvione che si vanno ad aggiungere all’ordinario ma, nonostante questo, tutti i territori stanno rispondendo con il massimo impegno, anche dopo un periodo difficile da questo punto di vista, come è stato quello del Covid».

Grazia, levità, misura: anticipazioni sulla Biennale Mosaico 2023

A Palazzo Rasponi dalle Teste fino al 23 luglio la mostra, a cura di Paolo Trioschi, con le opere di Takako Hirai e Sergio Policicchio, pervase da un senso leggerezza

Takako Hirai Opere
Opere di Takako Hirai

Risuona una levità d’argento fra le stanze di Palazzo Rasponi ed è una sorpresa che da una all’altra contrasta e vince la pesante cappa estiva e sconfigge gli spazi vasti e altisonanti della grandeur nobiliare. La sensazione di leggerezza emana dalle opere di Takako Hirai e Sergio Policicchio, due artisti non ravennati e neanche nati in Italia, che condividono un destino stranamente comune: la vita e l’arte li hanno portati a Ravenna dove ormai da anni sono di casa o almeno qui hanno una parte di cuore e dimora.

Lei giapponese, lui argentino, sono nati a distanza di 10 anni l’una dall’altro arrivando a Ravenna quando avevano fra 25 e i 30 anni. E lo scopo del viaggio è diventato – o è stato fin dalla partenza – l’apprendimento della tecnica musiva che Takako adotta ma non in modo privilegiato: l’artista alterna infatti il mosaico al disegno, alla scultura, al microallestimento in un arco variegato di interventi. Sergio ha utilizzato in passato numerosi linguaggi – dalla performance alla fotografia, dal soundscaping all’installazione – per preferire in questi ultimi anni il rapporto fra disegno e tecnica a micromosaico che non esclude ritorni di fiamma quando l’azione artistica lo richieda. I due artisti, che operano frequentemente non solo in Italia, si conoscono e Paolo Trioschi, curatore della mostra, ha avuto gioco facile nella scelta di abbinamento: nonostante le differenze di poetica, materiali, esiti e preferenze stilistiche, le due visioni si abbracciano in modo armonico e unione di intenti. Grazia, levità, misura nell’approccio e dedizione sembrano le parole d’ordine con cui operano i due artisti in questo anticipo estivo della Biennale del Mosaico Contemporaneo del prossimo autunno.

Sergio Policicchio Opera
Un’opera di Sergio Policicchio

Takako Hirai appanna sapientemente nel lavoro definitivo il conflitto estenuante che precede e accompagna l’idea che vuole rendere. Nella leggerezza dell’esito finale dell’opera – dove ogni elemento appare al proprio posto – non c’è traccia di tensione e la lotta corpo a corpo con materiali e progetto rimane del tutto sottotraccia. Lo sguardo dell’artista è attento, si sofferma su margini e crepe, sulla vita minuta e invisibile che dilaga mediante interventi di colore in elementi naturali. Hirai indaga quella vitalità immensa della vita vegetativa e animale che pretende tempo e lentezza per essere colta. Ha un che di sciamanico questo lavoro fatto di orme, di foglie, steli, ricalchi e disegni talmente definiti da confondersi con fotografie o reperti tridimensionali. Piccole cornici estraggono atti di amore: Le cose che mi piacciono (2023) sono composte da radici, ramoscelli, una corteccia, un residuo di grassello di calce. Poco importa che gli oggetti vengano lasciati come come si trovano in natura oppure siano modificati con interventi minimali da parte dell’artista, magari con linfa di albicocca. Quello che si rileva è il profondo rapporto affettivo che sorge dal fedele legame col mondo naturale che la circonda. Un’altra traiettoria del lavoro conduce a uno spazio più mentale e sono “tracce di”, sono impronte, ricalchi di opere compiute e nascoste, oggetti trovati e riperduti: l’opera si sostanzia di ciò che resta del processo artistico e accetta con profonda pietas la perdita, l’assenza.

Il lavoro di Sergio Policicchio da tempo ci ha abituato a una forte concentrazione sul tempo e sul rapporto col mondo naturale. Basandosi su immagini fotografiche di persone e particolari naturali, l’artista ritaglia figure e momenti che estrae dalla continuità narrativa grazie a un disegno incisivo e delicato. Seleziona poi parziali interventi in micromosaico che impreziosiscono alcuni dettagli, rilevabili solo temporeggiando davanti al lavoro, spostandosi di lato per cogliere le interferenze della luce. I protagonisti sono figure in ascolto, gocce che cadono, cerchi sull’acqua, un sottile ramo fiorito: le immagini emergono come sospese in uno spazio silenzioso, abbagliante. In una serie recente, le sue figure maschili e femminili si inserivano in sospensione all’interno di folte foreste in attesa, in ascolto, in contrappunto calmo e simbiotico di gesti minimali. Quasi indenni alla disgregazione del tempo, queste immagini incarnano una bellezza ideale senza appartenere a una dimensione puramente estetica: l’intento è infatti la sottrazione alla perdita reale, quella di un tempo privo di profondità. L’artista invita gli spettatori a partecipare a una ricomposizione con le forze generatrici della natura, a sospendersi dal tempo come sommatoria di eventi, per percepire la bellezza della natura e dell’attimo. Il mosaico – che già nella sua consistenza frammentaria incarna scomposizione e ricomposizione del tempo costringendoci a una posizione di distanza – spinge a un atto di consapevolezza che stabilizza. E talvolta guarisce.

“Divenire mosaico” di Takako Hirai e Sergio Policicchio, fino al 23 luglio, Palazzo Rasponi dalle Teste, piazza Kennedy, Ravenna. Da martedì a domenica dalle 18 alle 21.30. Ingresso libero

Confcommercio: «Non mostrate più elicotteri sulle alluvioni, fate danni al turismo»

Il presidente provinciale Mambelli guarda ai dati di giugno che mostrano un calo di presenze e chiede l’inversione per luglio: «Serve un cambio di passo nella promozione, la costa è pronta e sana»

MAURO MAMBELLI1«Adesso basta con le immagini degli elicotteri che volano sopra le zone alluvionate, fanno danni al turismo perché la costa romagnola è sana come lo era gli anni passati». È l’appello ai media lanciato da Mauro Mambelli, presidente provinciale di Confcommercio a Ravenna, dopo i dati delle presenze turistiche di giugno.

«I dati confermano questo le sensazioni degli operatori così come i primi dieci giorni di luglio non sono stati entusiasmanti mentre per agosto le prenotazioni sembrano confermare una modesta risalita. Le immagini dell’alluvione di maggio in Romagna hanno contribuito a creare un senso di disagio e di allontanamento dal nostro territorio da parte dei turisti, soprattutto stranieri: le televisioni di tutto il mondo hanno trasmesso e ritrasmesso all’infinito immagini di devastazione del nostro territorio, addirittura sulla tv cinese si è parlato del territorio romagnolo colpito da un’immane sciagura».

Mambelli assicura che non vuole minimizzare quello che è accaduto: «Ma è vero che sulla costa ravennate i danni sono stati davvero minimi se non inesistenti in tante zone, che non hanno influito negativamente sulle strutture turistiche e sull’apertura della stagione. Va detto a chiare lettere: la costa romagnola è pronta ad accogliere i turisti in tutte le strutture, non ci sono problemi neppure sulle acque, certificate in buona salute. È questo il messaggio che deve passare, perché è quello vero, altri messaggi portano confusione e travisano la realtà. A luglio il turismo deve girare a pieno regime, non ci sono alternative: se così non sarà allora vuol dire che qualcosa non ha funzionato per il verso giusto».

Il presidente dell’associazione di categoria prendere l’esempio di Bologna: i dati turistici sono addirittura superiori ai numeri del 2019 pre Covid, con un quasi tutto esaurito nelle strutture alberghiere ed extra alberghiere, dagli alberghi a bed & breakfast alle case vacanza. «E questo non solo in città, ma anche nella prima cintura cittadina con migliaia di tedeschi, inglesi, francesi, spagnoli e nord europei. Anche l’aeroporto Marconi ha messo a segno nuovi record di passeggeri a giugno, mai così tanti nella storia dello scalo».

Mambelli invita a interrogarsi sulle nuove strategie turistiche da adottare: «Serve un cambio di passo, soprattutto sulla promozione nei mercati di riferimento, puntando decisamente sulle emozioni che la nostra terra può e sa trasmettere, sull’ospitalità e sui servizi che molti ci invidiano ma che evidentemente faticano a raggiungere potenziali turisti italiani e stranieri».

Aperta la strada tra le vie Di Vittorio e Martiri Fantini, costo 1,4 milioni di euro

Tra i lavori anche la sistemazione del parcheggio di piazzale Artusi con oltre cento posti auto

Strada Via Di Vittorio E Martiri Fantini CerviaA Cervia è aperta da sabato 8 luglio la strada del piazzale Artusi di collegamento fra via Di Vittorio e via Martiri Fantini che, costeggiando l’istituto Alberghiero, costituisce il completamento di via Attilia Angelini. L’investimento complessivo, comprensivo di altri lavori e a carico del privato, è di un milione e 400mila euro.

I lavori, eseguiti dai privati nell’ambito del piano urbanistico attuativo, hanno visto, oltre alla realizzazione della nuova arteria stradale, la sistemazione del parcheggio di piazzale Artusi con oltre cento posti auto, che si integrano con l’area di sosta da 80 stalli, adiacente al Comune e realizzata due anni fa.

Nelle prossime settimane verranno completati gli allacci alle reti Hera e verranno realizzati altri 30 posti auto nella zona sud-est del comparto. I lavori non sono ancora terminati, ma il parcheggio è già fruibile e la strada percorribile in piena sicurezza così da snellire il traffico.

L’area di circa 12mila mq, per l’immediata vicinanza al centro storico, oltre ad essere un’importante zona di parcheggio, costituisce un hub intermodale, ospitando anche aree di arrivo e sosta per gli autobus.

La realizzazione del progetto ha richiesto il coordinamento di diverse componenti tecniche per la compresenza di tante infrastrutture esistenti (la linea ferroviaria, la rete primaria dell’acquedotto, la scuola alberghiera), portando alla realizzazione di nuovi sottoservizi su tutta l’area, quali illuminazione pubblica, fognature, reti acqua e gas, piantumazione di alberi e arbusti.

«Questo intervento molto atteso ha avuto tempi lunghi di realizzazione – ha dichiarato l’assessore Enrico Mazzolani – perché particolarmente complesso e perché gli enti interessati erano diversi. Anche il blocco del cantiere nello scorso autunno per il ritrovamento di un ordigno bellico ha ulteriormente allungato la conclusione dei lavori. Finalmente oggi possiamo aprire quest’arteria che è una prima opera importante per la viabilità cervese».

«Infatti con la realizzazione della rotonda sull’intersezione via Milano-via G. Di Vittorio – ha continuato Mazzolani -, che sarà accantierata nel prossimo autunno, e l’intervento di modifica sul senso unico della Via XX Ottobre, completeremo il progetto, che permetterà di congiungere più velocemente il centro di Cervia alla zona Terme e a Milano Marittima, alleggerendo cosi anche il traffico sulla via Martiri Fantini all’incrocio ponte Cavour e Via G. Di Vittorio. Al termine di tutti i lavori a settembre avverrà l’inaugurazione ufficiale dell’opera».

A Casalborsetti e Marina Romea si ricostruisce la spiaggia: costo 726mila euro

Necessari 600mila euro per le difese a protezione degli abitati e 126mila euro per aumentare la pendenza della difesa radente

StormyApprovati interventi di ricostruzione e ripristino lungo la costa ravennate, a causa di due mareggiate verificatesi il 22 novembre e il 5 dicembre 2022. Il valore complessivo del progetto è di 726mila euro.

Le aree interessate sono la località di Casalborsetti (circa 900 metri a sud e circa 450 a nord della foce del canale Destra Reno), quella di Marina Romea Nord (circa 900 metri a sud e circa 300 a nord della foce del fiume Lamone) e la foce del fiume Lamone e zone limitrofe a nord e sud, poste nella porzione di territorio che si trova a nord del Porto Canale di Ravenna e a sud della foce del Fiume Reno.

Gli interventi sono stati approvati dalla giunta con due delibere: una per la ricostruzione delle difese a protezione degli abitati lungo il litorale del comune di Ravenna e la seconda per il ripristino delle erosioni spondali nei lati nord e sud della foce del fiume Lamone, nel tratto a valle del ponte di viale Italia.

L’importo totale è così suddiviso: 600 mila euro per il primo intervento con cui si andrà ad aumentare la quota della spiaggia emersa, a ripristinare una sua adeguata pendenza, oltre alla ricostruzione dei fronti erosi dei corpi dunosi esistenti.

Per la località di Casalborsetti i lavori riguardano: la ricostruzione della viminata di protezione del piede del corpo dunoso a sud del Canale Destra Reno; il dragaggio del materiale sabbioso presente a ridosso delle scogliere, per una profondità non superiore a 1,50 metri; e sua ridistribuzione sia a ricostruzione del profilo di spiaggia che a ripristino dei corpi dunosi presenti.

Per la località di Marina Romea, invece, i lavori riguarderanno il dragaggio di materiale sabbioso dall’alveo della foce del fiume Lamone, il refluimento e ridistribuzione del materiale dragato sia a ricostruzione del profilo di spiaggia che a ripristino dei corpi dunosi presenti.

Per quanto riguarda il secondo intervento, compreso nella seconda delibera e dal valore di 126 mila euro, si procederà ad aumentare la pendenza della difesa radente, dall’attuale 1/1 circa alla nuova pendenza di progetto pari all’1/2, attraverso la fornitura e posa in pera di masso calcareo di varie pezzature.

«Rimettere in sicurezza il litorale – ha dichiarato l’assessora ai lavori pubblici Federica Del Conte –  messo a dura prova dalle mareggiate di quest’inverno, è un intervento indispensabile. La difesa della costa è uno dei principali temi all’attenzione dell’amministrazione comunale e stiamo investendo molte risorse, grazie anche al supporto della Regione Emilia-Romagna, per contrastare i fenomeni erosivi generati da questi eventi eccezionali».

Maratona 2023, il percorso partirà dal Pala de André e non toccherà Punta Marina

L’evento si terrà domenica 12 novembre. Il tracciato passerà come sempre dai monumenti Unesco e le zone principali della città. Ci saranno sempre le tre distanze da 10, 21 e 42 km

Maratona Di RavennaLa maratona di Ravenna è in programma domenica 12 novembre e la novità di questa edizione sarà la partenza dal Pala de André per tutte e tre i percorsi di diversa lunghezza (10, 21 e 42 km), l’arrivo resterà sempre in via di Roma, dopo aver toccato tutti gli otto monumenti dichiarati patrimonio dell’Unesco.

Per quanto riguarda la maratona e la mezza maratona, i partecipanti, dopo la partenza, percorreranno tutta la zona della Darsena di città da entrambi i lati del Candiano, per poi proseguire verso il quartiere di San Giuseppe attraverso via Chiavica Romea (altra novità di questa edizione).

Successivamente entreranno dentro il parco di Teodorico, toccando così il primo monumento patrimonio dell’Unesco, il mausoleo di Teodorico, e attraverseranno poi le vie del centro di Ravenna.

In seguito, alla rotonda Gran Bretagna le due distanze si divideranno: i partecipanti alla mezza maratona non proseguiranno verso Classe, ma torneranno indietro correndo verso via di Roma, mantenendo un percorso cittadino, ma diverso rispetto agli anni precedenti. I maratoneti, invece, si dirigeranno verso l’Ape della casula di Sant’Apollinare passando per la basilica di Sant’Apollinare in Classe, monumento che ha ispirato la medaglia di questa edizione.

Successivamente, i partecipanti si dirigeranno verso Punta Marina, senza però arrivare a toccarla: infatti, il nuovo percorso farà ritorno verso il traguardo all’altezza di Punta Ravenna, tagliando di ben 8km il tradizionale rettilineo in un momento tecnicamente complicato per i maratoneti. Per concludere, si dirigeranno verso l’arrivo in via di Roma.

La Martini Good Morning, la corsa da 10 km, partirà con un’ora di ritardo rispetto alle due grandi distanze mantenendo quasi tutto il percorso invariato, che sarà caratterizzato dalle bellezze storiche del centro della città. Una novità sarà l’arrivo: i partecipanti della 10 km usciranno da via Mariani concludendo il loro percorso con un rettilineo di oltre 500 metri che permetterà di evitare assembramenti sul traguardo di via di Roma.

«Siamo contenti di aver dato alla Craft Maratona di Ravenna – ha affermato Stefano Righini, presidente di Ravenna runners club – un percorso totalmente rinnovato, che renderà il nostro evento ancora più attraente. Una prerogativa essenziale, però, dovrà essere la disciplina dei partecipanti che non dovranno fermarsi ad applaudire i maratoneti in arrivo perché questo creerebbe comunque un momento di assembramento al traguardo».

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche l’assessore allo sport e turismo del Comune di Ravenna Giacomo Costantini e il Comandante Maggiore della polizia locale Eralda Baravelli.

Nel corso dell’incontro è stato proiettato il video che permette di conoscere metro per metro il nuovo percorso  e che si può trovare direttamente a questo link https://www.youtube.com/watch?v=dtao2A27KXU oppure sul sito internet della Maratona di Ravenna.

Manutenzione al bacino Standiana per i campionati europei e mondiali di Dragon Boat

Lavori ai pontili del bacino di canottaggio di Ravenna per circa 120mila euro in vista degli appuntamenti internazionali con il Dragon Boat, la speciale disciplina sportiva che arriva dalla Cina: tra settembre 2023 e settembre 2024 sono attese 60-70mila presenze

I pontili del bacino di canottaggio della Standiana, a Fosso Ghiaia di Ravenna, saranno oggetto di interventi di manutenzione straordinaria approvati dalla giunta comunale. Il valore dei lavori ammonta a 88mila euro finanziato nel piano degli investimenti 2023. Grazie alla collaborazione della Canottieri Ravenna, l’Amministrazione sta inoltre portando avanti altri interventi di manutenzione sempre sui pontili e sul campo gara per un totale di circa 40mila euro.

I lavori previsti consisteranno nel montaggio a terra di un pontile composto da 4 pontili da canottaggio per una dimensione totale di 24 metri x 5 metri e di una passerella di collegamento tra il pontile e l’argine del bacino di dimensioni di 9 metri x 2,50 metri. Successivamente i nuovi corpi galleggianti saranno posizionati mediante traino con una imbarcazione idonea e fissati con apposite catene di ancoraggio ai corpi morti in calcestruzzo precedentemente posizionati da sommozzatori abilitati.

È stata verificata l’opportunità di sostituire un pontile galleggiante e una passerella anche in vista di due importanti manifestazioni che il bacino ospiterà nella disciplina sportiva del Dragon Boat: il campionato europeo nella prima settimana di settembre di quest’anno e il campionato mondiale nella prima settimana di settembre del 2024.

Nel prossimo mese di settembre è infatti previsto l’arrivo di almeno 2.500 atleti e tecnici provenienti da 20 nazioni, per un totale di circa 15mila presenze distribuite nei 5 giorni di gara più 2 di allenamento. Numeri destinati a moltiplicarsi in occasione del campionato mondiale del 2024 quando si stima l’arrivo di 6.500 tra atleti e tecnici provenienti da 35 nazioni, con una previsione di circa 50/60mila presenze nei 7 giorni di gara e nei 2 di allenamento.

«Grazie alle sinergie tra Comune, assessorato Regionale al Turismo e presidenza regionale con delega allo Sport – affermano l’assessore allo Sport Giacomo Costantini e l’assessora ai Lavori pubblici Federica Del Conte – Ravenna è sempre più méta di sport d’eccellenza e gli interventi migliorativi alla Standiana rientrano tra quelli a favore delle strutture sportive locali. Il bacino si prepara infatti ad ospitare due importanti eventi che porteranno nel nostro territorio numerosi atleti e pubblico. E’ quindi molto importante che il centro sportivo di canottaggio si presenti all’altezza dell’evento e soddisfi al meglio le aspettative».

Cos’è il Dragon Boat?

Il Dragon Boat è una disciplina sportiva originaria della Cina e diffusa in tutto il mondo, che prevede gare su lunghe canoe a 20 posti, caratterizzate da una chiglia lunga, leggermente incurvata, con la prua a forma di testa di drago e la poppa a forma di coda di drago. La Federazione Italiana Dragon Boat è presieduta da Antonio De Lucia.

Le caratteristiche del bacino di canottaggio Standiana a Ravenna

La Standiana è un ampio bacino d’acqua con un’estensione di 2.500 metri di lunghezza e 700 metri di larghezza con relativi pontili galleggianti, scivolo d’alaggio, torre di zona di arrivo, altre attrezzature e un campo olimpico di canottaggio a 8 corsie; si compone inoltre di un edificio a due piani comprendente hangar imbarcazioni, officina, spogliatoi, palestra, infermeria, sala riunioni da 90 posti, uffici, salone bar e terrazza, una tribuna coperta e una tribuna scoperta da 500 posti ciascuna, una tensostruttura; è considerato uno dei campi di gara da canottaggio più attrezzati d’Europa. Il suo parco è inserito in un prezioso contesto naturalistico che ospita numerose specie di fauna locale.

Il nuovo Pineta si ispira ai tempi d’oro: «Selezione all’ingresso e ospiti vip»

Il 26enne Mattia Rizzo è il nuovo direttore artistico della discoteca Pineta a Milano Marittima che ha cambiato gestione dopo alcune vicende giudiziarie, dal sequestro allo sfratto: «La storicità del locale attira ancora, ma dobbiamo ricostruire l’immagine»

64570052 10157358735272938 3944202054284607488 NLa ricetta della nuova gestione del Pineta a Milano Marittima, per il rilancio del locale, pesca dagli ingredienti dei tempi d’oro: rigida selezione all’ingresso per rimbalzare chi non è ritenuto abbastanza elegante e ospitate con vip che oggi si chiamano influencer anziché calciatori. Lo spiega il 26enne Mattia Rizzo, appena diventato direttore artistico del club in viale Romagna: «Non c’è una regola fissa per l’abbigliamento, ma rimbalziamo davvero tante persone. E oggi con i social crediamo che funzioni ancora di più la promozione tramite gli ospiti che si divertono nel locale. Infatti stiamo lavorando per invitare nomi importanti».

La nuova gestione, arrivata dopo vicende giudiziarie di diversi mesi, ha esordito con il party del 2 giugno e fa capo a un’impresa denominata Manta. La società è il punto di incontro fra due gruppi imprenditoriali: da una parte quello che vanta una ventennale esperienza al Just Cavalli di Milano, ora ribattezzato Just Me, e dall’altra quello che attualmente gestisce il ristorante Oceano e il bagno Mambo Beach a Milano Marittima. Alla guida del Mambo, da tre anni, c’è lo stesso Rizzo che cominciò a lavorare nel mondo dei locali notturni facendo il pr alle Indie quando aveva 15 anni.

65872669 10157414287122938 5101016628917698560 NRizzo, a che target di clientela si rivolge il nuovo Pineta e come sta andando?
«Finora siamo soddisfatti, anche oltre le aspettative. La storicità del locale non si discute e il nome continua ad avere il suo fascino. E poi forse ci sono anche i risultati delle nostre capacità. Il venerdì sera facciamo una serata per over 20 con music hip-hop e il sabato over 30 con musica house».

Quante persone servono per far funzionare la macchina Pineta?
«Ogni serata un centinaio di persone, contando dalla gestione fino ai buttafuori».

Quali piani avete per il futuro?
«Vogliamo un Pineta super sano e genuino, per dimenticare la cattiva fama della passata gestione. Per funzionare bene bisogna riuscire a capire le mode giuste magari un attimo prima degli altri».

Un tempo era il Pineta che dettava le mode…
«È stato così, adesso non siamo in quelle condizioni dopo il declino degli ultimi anni. Non basta schioccare le dita per riportare il Pineta all’apice, ma l’obiettivo è tornare a quei livelli».

286315114 10160162806907938 4223266979160875687 NAvete preso in mano il locale dopo un periodo di chiusura. È stato necessario intervenire con un ripristino?
«Abbiamo trovato un locale in cattive condizioni, per aprire prima possibile abbiamo avuto solo due settimane di tempo e abbiamo fatto il minimo indispensabile. Ma nei nostri piani c’è anche una riqualificazione più profonda».

Finora che investimento avete sostenuto?
«Preferisco non parlare di cifre».

Il settore delle discoteche è in crisi. Chi è la vostra concorrenza?
«È cambiato il divertimento. Il Covid ha fatto esplodere il fenomeno delle cene spettacolo con musica e intrattenimento. Per molti giovani è stata una novità che non avevano mai visto in passato ed è piaciuta».

Il Pineta ha contribuito anche a fare l’immagine di Milano Marittima. La località ora può dare una mano al locale?
«Il pubblico di Milano Marittima si è ringiovanito tantissimo e alcune vicende hanno rovinato l’immagine. Il nostro obiettivo è quello di riportare una certa clientela nel corso del paese e magari con la nostra politica attenta alla selezione possiamo anche rendere la località meno attraente per qualcuno che danneggia l’immagine».

Tecnopolo: si studia il carbone per ripulire aria, acqua e terra

Le ricerche condotte dal team guidato da Andrea Contin nei laboratori di Marina di Ravenna sfruttano pirolisi e materiale vegetale per il disinquinamento

Tecnopolo Ravenna Foto Gruppo
Foto Gruppo dei ricercatori del Tecnopolo di Marina di Ravenna diretto dal professore Andrea Contin

Da simbolo stesso d’inquinamento, il carbone sembra destinato a trasformarsi in uno strumento per la tutela dell’ambiente. Al Centro di Ricerca Energia Ambiente e Mare di Marina di Ravenna, una delle sedi del Tecnopolo di Ravenna, di cui Fondazione Flaminia è soggetto gestore, lavora il gruppo di ricerca guidato dal professor Andrea Contin che da un anno e mezzo ormai sta studiando e modificando prodotti carbonizzati di origine vegetale per ottenere diversi risultati, in massima parte legati al disinquinamento.

«Il nostro materiale carbonizzato – ci racconta Contin, a cui chiediamo di rendere accessibile anche ai profani il senso della ricerca – è ottenuto con apparecchi speciali che ci permettono di produrre il materiale velocemente e soprattutto di variarne i parametri per renderli adatti a scopi particolari». Il primo di questi scopi è quello di estrarre sostanze nocive o nutrienti, per esempio da acque inquinate, processo che ha anche l’effetto secondario, ma niente affatto trascurabile, di depurazione. Tra gli impieghi principali c’è quello in agricoltura. «Nell’ambito del Pnrr – prosegue Contin – stiamo cercando di produrre cristalli all’interno dei carboni, composti di magnesio, fosforo e azoto. Questi cristalli, composti da nutrienti per le piante, hanno il vantaggio di essere a lento rilascio e possono essere assorbiti dalle radici di qualsiasi pianta, evitando così l’effetto del dilavamento che in genere riguarda la metà del fertilizzante impiegato». Un’innovazione che ha già dato risultati importanti. «Stiamo facendo esperimenti al centro di ricerca vinicolo di Tebano e abbiamo al momento registrato una mag- giore produttività dei terreni del 20 percento», dice Contin.

Tecnopolo Ravenna Ricercatrice
Una ricercatrice al lavoro nei laboratori del Tecnopolo

Un effetto secondario non trascurabile, soprattutto se si pensa che il tutto è reso possibile da materiali prodotti con un procedimento, la pirolisi appunto, che può essere energicamente nullo. «Il materiale, che oggi normalmente viene bruciato a terra dagli agricoltori, viene riscaldato a 500 °C in assenza di ossigeno. In questo modo si decompone lasciando oltre al residuo solido di carbone un residuo gassoso che in parte diventa oleoso e che può in entrambe le forme essere utilizzato per produrre l’energia che serve al processo stesso». A questo si aggiunga un altro elemento fondamentale: «Tramite questi carboni di fatto operiamo un sequestro della CO2 dall’aria. Le piante catturano il gas direttamente dall’atmosfera per crescere. Il carbone vegetale contiene parte di questo carbonio che se immesso nel terreno, vi resta per decine o centinaia di anni. Stiamo anche lavorando a biocombustibili di nuova generazione prodotti da olio e gas da pirolisi. In questo caso, l’uso del carbone nel suolo rende i processi negativi rispetto alla CO2 e quindi potrebbero ambire ai “crediti verdi”».

Le potenzialità sono quindi evidenti e auspicabile è l’applicazione su ampia scala del lavoro del team di ricerca che oggi conta quattordici persone, molte provenienti da Scienze Ambientali di Ravenna ma non solo, data la necessità di molteplici e variegate competenze. Anche per- ché l’ambito di questi studi non si ferma all’agricoltura. «Con Eni Rewind stiamo usando quegli stessi carboni funzionalizzati in modo diverso perché siano in grado, per esempio, di assorbire la parte oleose o idrocarburi da falde acquifere o terreni inquinati. Inoltre, insieme al dipartimento di Biotecnologie stiamo studiando come inserire nei carboni batteri in grado di “mangiare” gli idrocarburi per poterli poi usare a fini energetici», ci dice ancora Contin. Impieghi di questo tipo sono già in corso a Rimini, Marghera e Priolo e chissà che in futuro non possano arrivare anche sul territorio ravennate. Terza “modifica” che si sta studiando è quella dei “carboni magnetici” che dovranno essere in grado, una volta sepolti nei terreni inquinati, di attirare metal- li pesanti e nocivi per poi immobilizzarli e renderli innocui.

Insomma, da sinonimo e simbolo di inquinamento, il carbone così ottenuto e modificato sembra destinato a diventare uno strumento che ci aiuterà a ripulire acque, terra e aria.

Regali a tre minorenni in cambio di atti sessuali: arrestato ex dirigente sportivo

L’uomo è un ultrasessantenne, per lui le accuse sono di prostituzione minorile e, in uno dei tre casi, anche violenza sessuale. Le presunte vittime hanno tra 15 e 17 anni: scarpe costose e un Iphone per convincerle

Bag Electronics Girl 359757Un ultrasessantenne ex dirigente di una società sportiva nel Faentino è accusato di aver avvicinato tre adolescenti tra 15 e 17 anni di età facendo loro dei regali in cambio di atti sessuali. L’uomo è agli arresti domiciliari, dopo aver ottenuto l’attenuazione dell’iniziale custodia cautelare in carcere che risale a poche settimane fa, ed è accusato di prostituzione minorile, di induzione a compiere atti sessuali e, per un caso, di violenza sessuale. La notizia è riportata da Il Resto del Carlino.

L’indagine era partita da una segnalazione al commissariato di polizia di Faenza (il quotidiano non specifica chi si sia rivolto per primo alle forze dell’ordine). Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, l’accusato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Tra i regali offerti ai giovani della società sportiva di cui era stato dirigente, oltre a ricariche telefoniche, compaiono scarpe sportive da varie centinaia di euro e un Iphone.

I minori coinvolti verranno presto sentiti dalla magistratura in un contesto protetto: solo il giudice per le indagini preliminare sarà titolato a fare domande per ricostruire i contorni della vicenda, magari con la presenza di uno psicologo. L’identità dell’accusato e i dettagli della vicenda sono stati omessi per tutelare le presunte vittime. La prostituzione minorile si configura quando qualcuno compie atti sessuali con un minorenne over 14 in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità (anche solo promessi).

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