Sei giorni nel deserto per correre 165 km, solo uno zaino da 8 kg per sopravvivere

Alberto Marchesani, unico ravennate all’ultramaratona in Oman. «Lo faccio per poterlo raccontare a mia figlia…»

Alberto Marchesani

Alberto Marchesani in un’ironica posa con una busta di cibo liofilizzato che porterà all’ultramaratona nel deserto dell’Oman. Foto di Juan Martin Baigorria

Da alcuni giorni, per abituarsi, dorme in un sacco a pelo sul pavimento di casa, indossando una tuta di carta. Tuta con cui si diverte anche a spaventare la figlia di 3 anni, che lo guarda con curiosità mentre fa e disfa in continuazione i bagagli. Anzi, lo zaino. Uno zaino, infatti, sarà l’unica cosa che potrà (e dovrà) portare con sé, uno zaino di al massimo otto chili con tutto quello che gli dovrà servire per sopravvivere per sei giorni e cinque notti nel deserto della penisola arabica. «C’è chi per i 40 anni si regala un viaggio a Ibiza, io mi sono iscritto a un’ultramaratona».

A parlare è Alberto Marchesani, 40 anni a dicembre, unico ravennate tra i 26 italiani (un centinaio i partecipanti totali) che sarà al via all’alba del 18 novembre dell’Oman Desert Marathon, un’ultramaratona tra le dune del deserto dell’Oman, in sei tappe per complessivi 165 chilometri, in totale autonomia alimentare. L’organizzazione internazionale fornirà solo l’acqua, tutto il resto i corridori dovranno averlo sulle proprie spalle. Almeno 12mila chilocalorie (quantitativo imposto dal regolamento, da consumare in media 2mila al giorno, a fronte di 4mila che andranno perse per la fatica), strette nello zaino sotto forma di cibo liofilizzato, che Marchesani almeno ha già potuto provare in questi giorni, scoprendo per esempio che è meglio non mettere nello zaino il porridge, per non finire a vomitarlo anche in Oman. «Al momento, fatta eccezione per l’alcol che non bevo da fine ottobre, non sto seguendo una particolare dieta: dicono che non sia importante perdere peso per essere più leggeri durante la corsa. D’altronde non è una performance sportiva. Questo non è sport. È invece più come uno che prende le sue cose e va a camminare in un bosco per una settimana». Marchesani, infatti, dice che si sta allenando al silenzio, più che alla corsa («Dal terzo giorno pare che possa arrivare un certo squilibrio mentale»), anche se è vero che sono mesi che si sta allenando per l’Oman, essendosi iscritto praticamente un anno fa. Sulla sabbia dei lidi ravennati, dove le dune non mancano, con lo zaino in spalla. Magari qualcuno lo avrà guardato male, mentre lui stava solo cercando di abituarsi.

In quello zaino, oltre alle chilocalorie, dovrà portare anche il sacco a pelo, il materassino e la tuta di carta per non aver troppo freddo la notte (sono previsti comunque in media 15 gradi, contro i 35 del giorno). Sperando non sia necessaria la pompa anti-veleno, tra gli “accessori” obbligatori per il regolamento della manifestazione. Ai bivacchi, di volta in volta, ci saranno comunque anche medici per i controlli di rito e una particolare attenzione ai piedi, spesso feriti a causa della sabbia e che a quanto pare alla fine dei sei giorni potrebbero pure essere di due taglie in più (tanto che Marchesani partirà con scarpe più grandi).

«Spero di tornare vivo e col sorriso», racconta a una web-tv prima della partenza (Marchesani si è comunque assicurato sulla vita, ci dice tra il serio e il faceto). Poi ci tranquillizza sulle comunicazioni, visto che sarà isolato dal mondo per sei giorni interi: gli organizzatori pubblicheranno giorno per giorno la lista dei partecipanti arrivati al traguardo di ogni tappa. La più suggestiva (e impegnativa) sarà quella in nottura (le altre partono alla mattina), lunga quanto una vera maratona (42,195 km), il penultimo giorno, con un faretto in testa a illuminare il percorso e lo zaino decisamente alleggerito.

Alle classiche domande sul “perché lo fai” o su “chi te lo fa fare” non c’è modo di avere risposta, o quasi. «Compio 40 anni e mi pare bello attraversare questa soglia in uno stato alterato di incoscienza dovuto alle endorfine. Poi voglio avere qualcosa da raccontare a mia figlia…». E il deserto si andrà così ad aggiungere alla Siberia di tre anni fa, quando proprio in occasione della nascita della sua Lisa festeggiò partecipando a quella che gli organizzatori definiscono come la corsa più fredda del mondo…

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