Insieme a Roma, separati a Ravenna: la difficile ricerca dell’unità a sinistra

Mdp, Si e Possibile insieme al Cube in vista delle politiche, ma nel comune restano divisi tra maggioranza e opposizione. Parlano Manzoli e Baroncini

Manzoli

Massimo Manzoli, consigliere comunale di Ravenna in Comune

Grande fermento a sinistra del Pd, a livello nazionale e anche, naturalmente, a livello locale. A Ravenna, in vista dell’appuntamento a Roma del 3 dicembre, si è organizzato un incontro all’hotel Cube per domenica 26 novembre alle 9 con un allettante messaggio: “Cambiamo musica”. Aggiungendo un promettente: “Assemblea aperta provinciale per la sinistra unita”. Sotto tre loghi: Possibile, Sinistra Italiana e Articolo 1-Mdp. Ma l’assemblea, assicurano, è davvero aperta a tutti e in particolare a quelli che anche a Ravenna avevano, non più di qualche settimana fa, dato l’avvio a un percorso sul solco tracciato da Anna Falcone e Tomaso Montanari al Brancaccio per una realtà civica e dal basso. Solo che, nel frattempo, il rapporto tra i partiti e i “civici del Brancaccio” si è assai raffreddato e addirittura interrotto e non è chiaro se e come possa riprendere. I “civici” hanno posto condizioni sulle modalità in cui dovrebbe svolgersi l’assemblea che al momento pare dovrebbe avere delegati che saranno appunto scelti alle assemblee provinciali.

Baroncini

Gianandrea Baroncini, assessore della giunta De Pascale, ex segretario comunale del Pd e ora esponente di Mdp

Non c’è quindi troppo da stupirsi se appare ancora incerto Massimo Manzoli, consigliere comunale di Ravenna in Comune (lista che alle ultime amministrative raccolse civici e partiti di sinistra tra cui Sinistra Italiana e Possibile, insieme però a forze che oggi invece sono escluse da questo progetto come i Comunisti Italiani, Prc o addirittura Radicali e Socialisti che potrebbero allearsi con Renzi) e che oggi si colloca all’opposizione rispetto alla guida Pd di Michele de Pascale in città. Manzoli fece il discorso di apertura del “brancaccio ravennate” e oggi condivide tutte le perplessità espresse a livello nazionale dai due “leader”, a cui se ne aggiunge una di tipo prettamente locale. «Sono in forte difficoltà in questa fase – ci spiega – perchè nonostante Art.1 a livello nazionale (e anche regionale) si sia smarcato dal Pd, a livello ravennate è ancora in maggioranza e, in questi mesi, ci siamo trovati a votare all’opposto su temi essenziali come scuole Fise, cultura, Poc… I margini per lavorare assieme, naturalmente, ci possono essere, ma non posso che aspettarmi atti concreti, magari celeri e veloci come celere e veloce è stata la convocazione di domenica mattina. Altrimenti questa differenza continua a risultarmi difficile come sarè sempre più difficile spiegarla agli elettori».

Già, perché una delle questioni aperte, almeno da questi parti, è proprio la collocazione di Mdp, nato da una scissione interna al Pd prima dell’ultimo congresso e che vede, a Ravenna, in prima fila l’ex presidente della Regione Vasco Errani e l’ex consigliere Miro Fiammenghi e, tra le nuove generazioni, l’assessore Gianandrea Baroncini, ex segretario comunale del Pd. Il gruppo di Mdp, ormai all’opposizione in Parlamento, è invece saldamente alleato al Pd in città. Per questo proprio a Baroncini abbiamo chiesto come concilia i due aspetti, visto che sta facendo un’alleanza con due forze che a Ravenna sono all’opposizione e anche come immagina nel futuro la sua posizione di amministratore in una maggioranza a guida Pd che durante la campagna elettorale nazionale sarà presumibilmente il loro principale avversario. «Intanto – ci risponde ­– dico che noi non stiamo construendo una proposta politica civica e di sinistra contro qualcuno, ma per il Paese, per chi è rimasto indietro, per chi ce l’ha fatta a superare la crisi ma non si rassegna alle disuguaglianze crescenti e ad una politica incentrata su una visione divisiva e arrogante. Inoltre, il popolo del Pd non sarà mai il mio avversario e Ravenna non è l’Italia. Abbiamo detto molte volte in questi mesi che,  per quel che riguarda Articolo 1, la maggioranza è solida e non è in discussione. Il programma che abbiamo scritto con De Pascale per la città è una visione in cui ci riconosciamo pienemente e che abbiamo contribuito a costruire. Come sempre non è una questione di sigle ma piuttosto di contenuti e di politiche che si mettono in campo: su questo non ci faremo certo tirare per la giacchetta». E in effetti Mdp sul territorio stava e sta lavorando soprattutto in sinergia con Sinistra per Ravenna, che fa invece riferimento a livello nazionale al movimento di Pisapia che, nel frattempo, pare del tutto intenzionato a trovare l’accordo con Renzi, a differenza dei leader di Mdp. Quindi, a livello locale cosa accadrà su questo fronte? «Come sopra. Abbiamo avviato un percorso di confronto e di approfondimento comune che ci ha permesso di stimolare e portare un punto di vista nel dibattito cittadino che ha una sua ragione di essere oggi più di ieri».

Dunque, in questa situazione non proprio chiarissima per il semplice elettore, domenica si svolge l’assemblea in cui dovranno essere eletti i delegati (una decina per Ravenna) che a Roma dovranno approvare simbolo e nome del nuovo soggetto. Con il lecito dubbio dei “civici” che molto sia già stato deciso dai tre partiti in ballo. Per questo c’è chi spera, negli stessi partiti, che già dalle assemblee provinciali si possa ricucire il rapporto con i civici. E di certo Manzoli potrebbe essere un bel nome da mandare come delegato, al di fuori appunto dei volti più o meno noti. Ma la disponibiltà del consigliere è al momento, si direbbe, molto condizionata. «Nei prossimi giorni – ci dice – sentirò tutti i referenti dei partiti ravennati che rappresento in Ravenna in Comune e deciderò se andare o meno, domenica». Il vero problema è che appunto tra i referenti ce ne sono due che domenica ci saranno (e che tra l’altro sono in parlamento come deputati, Giovanni Paglia per Sinistra Italiana e Andrea Maestri per Possibile, entrambi certamente ricandidati a marzo), ma anche alcuni, come i comunisti con falce e martello nel simbolo, che al momento non sembrano compresi nel progetto (ma potrebbero rientrarvi?) e altri che appunto sembrano diretti decisamente altrove. La sfida all’elettore di sinistra sembra farsi sempre più dura.

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