I renziani faentini non se ne vanno: Rontini e Collina intendono restare nel Pd

Travagliata la decisione della consigliera faentina, mentre il senatore è meno diplomatico: «Non capisco la scelta fatta da Matteo Renzi, mi aspetto chiarisca»

Matteo Renzi

Manuela Rontini con Matteo Renzi

«Una delle giornate più complicate e difficili del mio percorso umano e politico». Il telefono di Manuela Rontini, consigliera regionale faentina del Pd in quota Renzi, deve aver ricevuto diverse chiamate nella giornata di oggi, 17 settembre. Una giornata difficile – come scrive poi in un lungo post su Facebook – quella in cui in un’intervista su La Repubblica l’ex premier ufficializzava l’uscita dal partito. Seguito da diversi deputati (tra cui il forlivese Marco Di Maio, eletto nel collegio che comprendeva anche Faenza) e senatori. Renzi ha però detto che  il suo partito non parteciperà alle prossime elezioni regionali e locali, focalizzandosi sulle Politiche che dovrebbero cadere nel 2023. Non ci sarà quindi la nuova creatura renziana alle elezioni in Emilia-Romagna che si terranno  tra qualche mese.

Rontini non seguirà il suo leader: è quanto traspare dal lungo messaggio che scrive sul social network.  «Ho un’unica certezza: qualunque sarà la scelta, ci sarà qualcuno che, accusandomi, dirà che sto sbagliando. L’ho messo in conto».  A Matteo Renzi «mi legano profonda stima e amicizia: non solo ritengo sia stato il miglior Presidente del Consiglio che l’Italia abbia avuto negli ultimi anni, penso anche sia ingeneroso non riconoscergli che, pur dopo la pesante sconfitta del 2018, sia stata la sua leadership a determinare, nel bene e nel male (a seconda del legittimo giudizio di ciascuno), l’assetto del nostro Paese. Qualcuno continua a negarlo: sono gli stessi che, anche dopo la vittoria alle Primarie, lo hanno sempre ritenuto un corpo estraneo e oggi festeggiano la sua uscita dal Pd».

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Davanti, oltre alle Regionali, ci sono le elezioni faentine del 2020: «Sarà più difficile vincere le sfide che abbiamo davanti», scrive la consigliera. Soprattutto «con un Partito democratico più povero: valeva all’epoca della scissione di Bersani e compagni, valeva ieri per Calenda e Richetti, vale oggi per Renzi».

Tuttavia, riprende,  «in questi anni ho dedicato tante delle mie energie al Pd, girando quasi senza sosta nel territorio, cercando di fare in modo che, almeno a livello provinciale, restasse una comunità plurale, aperta al contributo di tutte le diverse sensibilità. E penso che, anche grazie al paziente lavoro di cucitura di Alessandro (Barattoni, segretario provinciale del Pd di Ravenna ndr.) –ma vale lo stesso per Paolo (Calvano, segretario regionale del partito ndr.)– , pur tra alcune difficoltà, ci siamo riusciti».

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Stefano Collina e Matteo Renzi

Perciò: «Aldilà di quello che sarà il mio impegno personale (perché i destini dei singoli vengono sempre dopo), riconfermare Stefano Bonaccini alla guida della Regione Emilia-Romagna e lavorare perché la coalizione di centrosinistra si affermi nella mia città sono, e restano, le mie priorità».

Meno diplomatico pare un altro renziano faentino, il senatore Stefano Collina: «L’addio di Renzi al Pd  è un passaggio difficile da comprendere. Almeno per me». Il nome di Collina non era tra i più quotati a seguire Renzi: «Si va incontro a una fase politica nuova, anche in virtù di una nuova probabile legge elettorale proporzionale e che quindi ci potrà essere una scomposizione e ricomposizione del quadro politico, tuttavia la scelta di Renzi non è chiara né pienamente comprensibile». In attesa che il leader «chiarisca meglio certi aspetti» Collina ritiene il Pd «il luogo che abbiamo contribuito a costruire: democratico, riformista, utile al Paese, all’Emilia-Romagna e ai nostri territori. Lo strumento in grado di dare le risposte migliori ai nostri cittadini. Questa è una pianta che ha messo radici e dato frutti e, per quanto mi riguarda, è ancora una pianta da coltivare. Io resto con l’augurio e la speranza, naturalmente, che il Pd resti un partito plurale,, in cui abbiano cittadinanza tutte le culture politiche che l’hanno costituito, senza torsioni che lo snaturino».

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