I nuovi orizzonti di Adele Nigro, tra indie-rock e ispirazioni jazz

La giovane cantautrice dopo il tour europeo arriva al Bronson con il suo progetto Any Other

Adele Nigro, classe 1994, rappresenta per molti una sorta di “next big thing” della scena alternativa italiana, capace con i suoi Any Other di pubblicare un secondo album acclamato dalla critica e in grado di conciliare il mondo dell’indie-rock con quello più adulto del folk di ricerca.

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Il 17 novembre lo presenterà in concerto al Bronson di Madonna dell’Albero, unica tappa in regione oltre a quella dell’8 dicembre al Covo di Bologna. Siamo riusciti a farci rispondere a qualche domanda.

Adele AnyotherAny Other è il nome della tua band ma di fatto sembra essere più un progetto solista. Come nascono i pezzi?
«Faccio in effetti tutto da sola, dalla scrittura alla composizione e all’arrangiamento».
E dal punto di vista strettamente musicale, cosa ti ha fatto fare in questi tre anni un salto così evidente come quello che si nota tra il tuo esordio del 2015 e questo “Two, Geography”? Ascolti particolari?
«Sicuramente c’è stata un’apertura rispetto ai miei orizzonti da ascoltatrice, più in termini di generi musicali che di artisti e basta. Banalmente, mi sono approcciata al jazz, al minimalismo, a musica non necessariamente “bianca” o con le chitarre. D’altronde, io stessa non suono solo la chitarra (sul disco in particolare suona anche il sassofono, ndr). Un’altra cosa che ha fatto una grande differenza è il modo in cui ho cominciato ad ascoltare la musica e cioè prestando attenzione ad aspetti specifici come l’arrangiamento, la produzione, il mix… Poi ovviamente mi sono messa a studiare musica, per i fatti miei, e questo ha sicuramente influito sul mio modo di comporre».
Quali sono gli artisti a cui ti senti più vicina?
«Artiste contemporanee come Mitski o Julia Holter, ma per motivi diversi – la prima per la vulnerabilità che emerge dai suoi lavori, la seconda per la sua capacità di mischiare generi diversi nella forma canzone».
Come è andato il tour europeo con cui hai iniziato la promozione del disco?
«Molto, molto bene, sono davvero contenta di come è stato recepito il live soprattutto nel Regno Unito. Anche il disco è stato accolto bene un po’ ovunque».
In Italia, in particolar modo, il tuo nuovo album è diventato un caso sulle riviste specializzate, tanto che sembreresti essere diventata famosa. Ti interessa la cosa?
«Non lo so, onestamente non mi pongo la questione dell’essere famosa, né quella del successo. Al momento faccio quello che ho voglia di fare e sono grata di avere intorno persone che mi aiutano a farlo. Ma tutto finisce qui».
Quanto c’è di autobiografico nei tuoi testi, così diretti e apparentemente sinceri? Sei influenzata da letture?
«Nei miei testi è tutto autobiografico, sia perché mi farebbe strano parlare di esperienze che non sono le mie, sia perché c’è una parte di urgenza e bisogno quando scrivo. Ammetto di leggere solo saggi o biografie, quindi in realtà quello che imparo, lo imparo soprattutto leggendo i testi di altri artisti».
Perché i testi in inglese? Stai pensando di passare all’italiano?
«Perché sì, mi viene naturale. E no, non credo passerò all’italiano…».

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