Dal festival underground al teatro, dal nuovo disco al lutto: il rap di Moder

Parla l’artista ravennate, anima del Cisim: «Pronto a rimettermi in gioco»

Moder

Lanfranco “Moder” Vicari

Lanfranco Vicari, meglio conosciuto come Moder, è uno dei personaggi cardine della scena hip hop romagnola degli ultimi dieci anni. Rapper, organizzatore di eventi, co-gestore del Cisim di Lido Adriano e molto altro, ha alle spalle una lunga attività sui palchi di tutta Italia: prima con Il Lato Oscuro della Costa, poi da solista. Da qualche mese è uscito il suo primo album ufficiale, 8 Dicembre, suo giorno di nascita nonché data del tragico incidente in cui ha perso la vita suo padre, quando lui aveva appena 11 anni. Un album che ha riscontrato un ottimo successo di pubblico e critica e l’ha riportato sulla scena dopo qualche anno di silenzio discografico.

Lo abbiamo incontrato in occasione della quarta edizione dell’Under Festival, rassegna di hip hop underground di cui è direttore artistico, e che porterà in città – vedi link per i dettagli – una folta schiera di artisti (e non solo) provenienti da ogni parte d’Italia.

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Siamo giunti ormai alla quarta edizione dell’Under Festival, cosa dobbiamo aspettarci quest’anno?
«Più o meno la formula è rimasta quella degli scorsi anni: ossia una serie di showcase molto veloci intervallati tra loro, con più persone sul palco al scambiarsi il microfono, per dare un po’ l’idea della jam vecchia maniera, stile anni Novanta. Il primo Under lo avevamo ideato io e Brain, quest’anno invece è stato Kenzie ad aiutarmi nella direzione artistica. Abbiamo chiamato molti artisti a partecipare, più o meno conosciuti. Nella serata finale poi ci sarà il live di Promoe dei Looptroop Rockers, storico gruppo rap svedese. Quest’anno inoltre abbiamo voluto organizzare anche una sorta di tavola rotonda con tutti i media che si occupano di hip hop in Italia, per dare ulteriore spessore al tutto. Chicca finale: la presentazione del documentario “Diggin’ in New York” diretto dal Danno dei Colle der Fomento, che subito dopo farà anche un dj-set esclusivo».
Tu sarai sul palco a presentare 8 Dicembre, sei soddisfatto di com’è stato recepito il disco in questi mesi?
«Sì, è andata molto bene. E non me l’aspettavo. Ero convinto di aver fatto un buon disco ma essendo un lavoro molto personale sinceramente non sapevo cosa sarebbe saltato fuori in termini di ricezione. Invece è piaciuto, a pubblico e critica. Mi ha permesso di suonare moltissimo dal vivo – sono addirittura finito a fare un live a Londra – e ancora oggi, a mesi di distanza, ci sono tante persone che mi scrivono per dirmi quali sono i loro pezzi preferiti o per farmi i complimenti. Inoltre per me è stato un album importante anche a livello di evoluzione perché è stato realizzato con una metodologia di lavoro che di sicuro impiegherò in futuro».
Cioè?
«A stretto contatto con Duna del Duna Studio. Io negli anni ho sempre preferito più la dimensione live rispetto alla fase di registrazione; e invece registrando 8 Dicembre mi sono molto concentrato sul lavoro in studio, me lo sono proprio goduto. A dire il vero “ci” siamo concentrati, perché Duna mi ha dato una grandissima mano e per questo ho deciso di mettere il suo nome in copertina come featuring. Nella pratica siamo partiti da alcuni beat forniti da diversi beatmaker e li abbiamo “aperti”. Abbiamo poi chiamato vari musicisti a suonarci sopra e siamo stati mesi a lavorare all’arrangiamento dei pezzi. Per me è stato davvero un piacere collaborare con persone della zona che conosco da tanti anni e con cui c’è un rapporto di stima. E anche a livello visuale – con la grafica di Nicola Varesco e le fotografie di Alessandra Dragoni – ho cercato questo tipo di collaborazione».
Quanto ha influenzato 8 dicembre la tua partecipazione allo spettacolo del Teatro delle Albe sui morti sul lavoro, “Il Volo – La ballata dei pichettini”?
«Il periodo in cui scrivevo i brani del disco è lo stesso in cui stavamo preparando lo spettacolo e quindi l’influenza è sicuramente presente. Ho dovuto limare alcuni miei tic da rapper. “Il Volo” è una sorta di conferenza-spettacolo (a questo link la nostra recensione, ndr) dove tutta l’introspezione è deputata alla musica e al mio rap. Tratta del disastro della Mecnavi, una vera e propria tragedia, e non è stato facile per me pesare le parole. È stata un’esperienza che mi ha arricchito molto sul piano artistico e ovviamente anche a livello personale, ad esempio una volta a fine spettacolo è venuto a salutarci in lacrime uno dei pompieri impiegati nelle operazioni di salvataggio. È stato molto commovente».
Hai intenzione di portare avanti il tuo rap anche a teatro?
«Non lo so, se mi chiamano sarò molto contento di partecipare. Da poco è uscito anche il disco dello spettacolo e son curioso di sapere come andrà. Adesso come adesso sono concentrato sul fare musica: mi sento come se avessi ri-iniziato. Con 8 Dicembre credo di aver elaborato il lutto dello scioglimento de Il Lato Oscuro della Costa, che io ho vissuto piuttosto male, perché sono stati anni molto intensi e ci avevo messo tutto me stesso. Ma ora ho proprio la consapevolezza che il lavoro fatto non è andato perduto, e sono pronto a mettermi di nuovo in gioco».

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