Fadi: «Sanremo, la musica, la Romagna e l’arte dello “spataccare”…»

Parla il cantautore romagnolo, a poche settimane dal debutto sul palco dell’Ariston

Fadi Sanremo

Fadi al Festival di Sanremo

È stato tra i primi a salire sul palco dell’Ariston all’ultimo Festival di Sanremo, eliminato nella gara canora riservata alle giovani promesse (da chi poi la gara l’ha vinta, Leo Gassmann). Ma da queste parti, e non solo, era già piuttosto noto, lui, 31enne cantautore orgogliosamente “italo-nigeriano della riviera romagnola”, come si legge nella cartella stampa che accompagna i suoi progetti.

Si chiama Thomas O. Fadimiluyi, in arte Fadi, e lo contattiamo a poche settimane da Sanremo e dalla pubblicazione del suo primo album, omonimo.

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Com’è stato partecipare al Festival?
«Un super onore. La gara era importante ma sinceramente io ho gareggiato soprattutto contro me stesso: ho cercato in primis di divertirmi e poi di fare il brano al meglio possibile, di sintetizzare le emozioni che volevo trasmettesse».

È cambiato qualcosa dopo la tua partecipazione?
«Un po’ di cose sì, lo capisci chiaramente. Ma è inevitabile dopo un passaggio del genere, così sotto i riflettori».

Hai fatto amicizie a Sanremo, conosciuto colleghi famosi?
«Ho guardato da vicino alcune prove, ho visto Levante, per esempio, che mi ha davvero stupito: è un drago da palcoscenico. E poi mi è sembrato molto bravo dal vivo Piero Pelù. Ho visto Zucchero, super. Sono rimasto in contatto invece con gli altri “Giovani” con cui ero in gara ed è stato più facile trovare empatia. Ora che ne parlo, a distanza di giorni, mi rendo conto di non essermi ancora del tutto ripreso…».

Sul palco dell’Ariston hai salutato il pubblico con un “viva la Romagna, viva il Sangiovese”. Quanto ti senti legato a questa terra?
«Sono nato a Rimini, la mia famiglia ha gestito alberghi e “motori” (il padre, nigeriano, è arrivato in Italia nei primissimi anni ‘80 per imparare l’arte del design di automobili, si legge sempre nelle varie cartelle stampa, ndr): diciamo che sì, sono cresciuto da vero romagnolo, con il culto dell’ospitalità e soprattutto dello “spataccare”».

La tua musica è però influenzata in particolare dal cantautorato italiano, giusto?
«A parte alcune eccezioni sì. E infatti finora mi sono presentato dal vivo come Fadi sempre chitarra e voce, in stile classico, mentre in aprile (il 10 al Covo di Bologna, l’11 a Roma, il 17 a Torino e il 18 a Milano, ndr) partirà il mio primo tour con la band. Nella mia musica ci sono varie influenze: da Rino Gaetano a Fela Kuti, da Lucio Dalla a Bob Marley, fino ad Adriano Celentano, che ascoltavo da bambino…».

Qualcuno ti considera anche un nuovo esponente del cosiddetto it-pop, quello di Calcutta & Co. Cosa ne pensi?
«Che io faccio le mie canzoni senza pensarci troppo, coltivando in particolare l’arte che ti dicevo prima, quella dello “spataccare”».

Riesci a vivere di musica?
«Al momento diciamo che ci sto lavorando…».

Cosa ne pensi della scena musicale romagnola?
«Il progetto Fadi nasce nella mia camera ma proprio con l’ambizione di poter coinvolgere musicisti e artisti della nostra zona, magari in qualcosa che vada anche oltre la musica, staremo a vedere…».

Una domanda extra-musicale: com’è stato crescere in Italia con la pelle scura? Siamo un paese razzista? Quanto conta la politica?
«Ognuno ha attraversato i propri momenti di difficoltà, credo, ma in generale penso che sia sempre questione di rispetto, di educazione. La politica viene dopo, prima c’è la famiglia. E sono le persone che fanno la differenza…».

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