Nell’ultimo mese il mare Adriatico ha fatto registrare dei livelli eccezionali di alta marea, che hanno provocato problemi di erosione lungo tutta la costa emiliano-romagnola. Dell’evento non si è parlato molto sui media, perché non sono avvenuti episodi di mareggiate intense e distruttive. Fanno eccezione alcuni servizi sull’importante arretramento delle spiagge di Lido di Volano, Lido di Pomposa e Lido di Spina (Ferrara) e, fuori regione, sul numero di sollevamenti del Mose a Venezia: la barriera mobile in funzione dal 2020 per proteggere l’isola è stata attivata per 23 volte dall’inizio di gennaio, avvicinandosi in un mese e mezzo al numero che finora si era raggiunto in un intero anno (nel 2024 e 2025 ci sono stati rispettivamente 28 e 27 sollevamenti). Sono avvenuti anche allagamenti più piccoli e circoscritti, come per esempio intorno al porto di Cervia. Ma il fenomeno è molto più complesso e preoccupante rispetto ai singoli eventi.
Il livello dell’Adriatico è stato molto più alto rispetto alla media e per un periodo di tempo più lungo del solito. Dall’1 al 14 febbraio, ogni giorno la marea astronomica ha raggiunto i +70 centimetri. Per quattro giorni si sono superati gli 80 centimetri, per due giorni i 90 centimetri. Non risulta che siano mai stati registrati in precedenza dei valori analoghi per un periodo così prolungato. L’Adriatico è stato più alto di 100 centimetri per un totale di 32 ore in due settimane; il record precedente era stato di 26 ore nel 2014. Anche la tempistica è insolita: le maree più alte avvengono di solito tra ottobre e dicembre, mentre gennaio e febbraio sono sempre stati due mesi di acqua tendenzialmente bassa. Secondo le previsioni meteo-marine la situazione dovrebbe iniziare a rientrare entro la metà di questa settimana.
Nello specifico, i valori fuori scala sono stati provocati da una perdurante bassa pressione e dalle correnti alimentate dal vento proveniente da sud, che hanno fatto aumentare il livello dell’Adriatico. Ma più in generale c’entra l’innalzamento del mare in corso su tutto il pianeta a causa dello scioglimento dei ghiacciai, a sua volta provocato dal riscaldamento globale dovuto all’inquinamento antropico. Un recente studio scientifico ha calcolato che l’Adriatico si è alzato di circa 30 cm nel trentennio 1993-2023, con una repentina accelerazione rispetto ai decenni precedenti. Di conseguenza, quando avvengono eventi atmosferici come quello in corso gli effetti sono più visibili; anche perché si sommano alla subsidenza del suolo (che in questo territorio si abbassa di circa 10 millimetri all’anno secondo Arpae) e alla mancanza di dune naturali costiere, che sono state abbattute tra gli anni ’50 e ’90 per fare spazio agli stabilimenti balneari e agli altri edifici turistici sulla spiaggia. Queste erano al contempo una barriera contro le mareggiate e un serbatoio di sabbia; in loro assenza l’acqua inonda più facilmente il litorale e gli edifici in prima linea sul mare.
In Emilia-Romagna la principale conseguenza di tutto ciò riguarda l’erosione della spiaggia. Il mare grosso porta via la sabbia e fa arretrare la linea di costa. Finora le amministrazioni locali hanno risposto soprattutto con i ripascimenti, ovvero il ripristino della sabbia perduta, che viene recuperata al largo e riportata a riva attraverso delle tubature oppure fatta giungere da cave o altri giacimenti nell’entroterra. L’ultima opera di questo genere, finanziata dalla Regione Emilia-Romagna, è stata completata nel 2023 con 1,5 milioni di metri cubi di sabbia distribuiti su 11 chilometri di litorale per un costo complessivo di 23 milioni di euro. Ma non è più sufficiente né sostenibile dal punto di vista economico. I costi dei ripascimenti sono sempre più alti e la sabbia portata a riva per riallungare la spiaggia viene divorata dal mare nel giro di pochi anni.
Un’altra tecnica per limitare l’erosione prevede la costruzione di scogliere frangiflutti al largo, che trattengono la sabbia impedendo al mare di portarla via. In Emilia-Romagna, secondo un calcolo di Arpae, queste opere rigide insistono su 69 km di litorale sui 110 complessivi. Ma anche in questo caso ci sono delle criticità: trattenendo la sabbia portata dalle correnti, le scogliere la “rubano” agli altri litorali non protetti, aggravando l’erosione dove prima era limitata. Più efficaci sono le tecniche di ingegneria naturale, come per esempio la barriera di ostriche e sabellarie in costruzione al largo della foce del Bevano nel ravennate, che tuttavia sono ancora poco diffuse.
La scienza è unanime nel prevedere che l’acqua si innalzerà sempre di più e la costa romagnola è uno dei luoghi più vulnerabili alle inondazioni, essendo in gran parte al di sotto del livello del mare. Come ha evidenziato il recente rapporto “Paesaggi sommersi” della Società geografica italiana incrociando diversi studi scientifici, gran parte di questo territorio potrebbe finire sott’acqua tra il 2050 e il 2100 se non si interverrà in modo radicale. Gli amministratori della costa romagnola sono al corrente di questo scenario, ma al momento non esistono ancora progetti strutturali di adattamento o mitigazione. Al contrario, sono nati di recente alcuni interventi controversi come la nuova lottizzazione di Lido di Dante e la costruzione dell’Ottavo Lido di Comacchio, che sembrano non tenere conto di questo rischio. L’unica località che fa parziale eccezione è Rimini, dove il nuovo lungomare è stato alzato di circa un metro e sono stati costruiti dei grandi bacini sotterranei di raccolta delle acque. Questo genere di operazioni dovrà essere affiancato, dove possibile, all’arretramento degli edifici situati nei luoghi a maggiore rischio di inondazione. L’alternativa è spendere sempre di più in opere di protezione, con costi sempre più ingenti: lo sanno bene gli abitanti di Venezia, dove ogni sollevamento del Mose richiede circa 200mila euro di soldi pubblici. L’opera era stata progettata per essere utilizzata in via eccezionale, invece viene attivata molto spesso. Di questo passo il carico economico dell’innalzamento del mare sarà sempre più pesante per i cittadini, sulla costa adriatica come nel resto dei litorali.
La spiaggia di Riccione sabato durante l'alta marea



