Investigatori fai da te su Facebook

Auto e movimenti sospetti segnalati sul gruppo “Ravenna Sicura” con 5mila iscritti. Il fondatore: «Idea nata per esasperazione»

La media è di due o tre segnalazioni al giorno: tentativi di scasso in abitazioni e negozi, auto sospette per le vie del paese, ignoti nei cortili a cercare un varco, venditori porta a porta poco affidabili, tentativi di truffe e raggiri. Ci si passa la parola con la speranza di non farsi trovare impreparati e lo si fa con le nuove tecnologie: sono più di cinquemila le persone iscritte al gruppo Facebook “Ravenna Sicura”, amministrato dal 31enne Andrea Barboni. Che lo creò di sua iniziativa nell’agosto del 2014: «Una sera in cui ero particolarmente stanco delle continue notizie di furti e truffe e reati simili ho pensato alle possibilità di comunicazione offerte dai social network per il passaparola».

Barboni conosce bene il fenomeno vivendo a Sant’Alberto, nel cosiddetto forese che alletta i ladri. Con tutte le scaramanzie del caso può dirsi fortunato: «Nelle case vicine sono già passati diverse volte ma da noi ancora no. Anche se una notte mi sono svegliato con i carabinieri attorno a casa perché il mio vicino tornando dal turno di notte ha visto delle persone attorno alla mia abitazione e ha chiamato il 112. Non è stato un bel risveglio ma sempre migliore di quello con i ladri».

Una piccola community di cinquemila persone – tra loro anche l’assessore comunale alla Sicurezza Martina Monti che ogni tanto interviene dialogando con i cittadini e raccogliendo segnalazioni – ha bisogno di qualche regola di convivenza civile che Barboni ha messo in chiaro e cerca di far rispettare. Vengono accettati nel gruppo solo profili personali credibili e residenti in provincia di Ravenna: niente pubblicità per antifurti ma sono ben accetti tutti i consigli per la prevenzione, sono banditi ogni tipo di incitazione alla violenza o insulti a sfondo razziale e soprattutto il costante invito a pensare bene prima di postare qualcosa. «Ogni tanto arriva qualcuno che mette la foto di un’arma e propone di farsi giustizia da solo. Rimuovo la foto, spiego il motivo a chi l’ha messa e se ricapita cancello la persona dal gruppo».

Questione più delicata quando viene diffusa la targa di un veicolo perché ritenuto potenzialmente sospetto e magari utilizzato da malviventi: «Ricordo a tutti che sono responsabili di quello che scrivono su Fb». In qualche caso il gruppo ha ottenuto risultati dando una mano al ritrovamento di veicoli rubati. Ma anche un aiuto dietro le quinte: «So per certo che anche le forze dell’ordine leggono perché ho avuto conferma da un carabiniere che conosco. Se il servizio è utile mi fa piacere».

Ora il passo successivo potrebbe essere l’utilizzo di un’applicazione. Ci sono già contatti con una società del Trentino: «È un’idea che avevo già avuto e pare esista quacosa del genere. Ognuno scarica l’applicazione sul cellulare e pubblica la sua segnalazione che arriva sul telefonini di chi vive entro un raggio di un tot di chilometri. Vedremo se ne verrà fuori qualcosa».

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