Tra cozze e seppie c’è una nuova generazione di pescatori a Marina

Il 33enne che ora getta le reti dopo aver lasciato il lavoro al bar e il 32enne in mare da 14 anni. Per una barca servono almeno 150mila euro e 4 membri di equipaggio

Tutti i giorni in mare, con un unico limite: il clima. Per il resto le nuove generazioni di pescatori a Marina di Ravenna hanno portato una ventata di freschezza al mestiere.

Christian Morini, 33enne, da cinque anni si dedica alla pesca in Adriatico. Prima aveva un bar, in via delle Industrie, chiuso per seguire una passione che lo accompagna sin da quando – giovanissimo – abitava in Sicilia. «Anche lì uscivo in mare, ero un ragazzino. Poi con la mia famiglia ci siamo trasferiti qua e ho aperto un locale», racconta mentre si pulisce le mani dal nero di seppia, il pesce di questa stagione. L’anno scorso andò benissimo, quest’anno non troppo. «Colpa delle mareggiate, le seppie si muovono col mare calmo». È così che si infilano nelle nasse, le reti da posta che i pescatori piazzano e tutti i giorni vanno a controllare. Christian ne ha circa trecento, un buon numero. In estate è tempo di canocchie anche se il periodo più pescoso è quello autunnale, tra ottobre e dicembre. Meglio il mare della Sicilia? «Sono due luoghi differenti, con caratteristiche che non si possono paragonare». Prima di questa attività, il 33enne si era dedicato alla pesca nelle acque interne, con la raccolta di vongole.

Mercato Del Pescejpg05Sul “Pagoda” c’è Michele Luciani, appena tornato dal giro in mare per controllare lo stato delle reti dopo le ultime mareggiate. Ha 47 anni e fa questo mestiere da una ventina d’anni. Anche lui era partito dalle vongole, poi ha acquistato la barca per uscire in mare. Va a cozze fino all’autunno, poi si dedica al pesce: «Una stagione non è mai uguale all’altra: lo scorso anno ad esempio c’erano tante sogliole e niente orate, con molte seppie. Quest’anno le seppie non si vedono». In media si pesca una trentina di chili di pesce al giorno ma sono capitate anche pescate da quattro a cinque quintali: «Quando succede non è buon segno. Significa che arriva l’“acqua cattiva” e dopo non si prende niente per settimane». Diversa la situazione per le cozze: «Servono due licenze diverse. Le quantità vanno in base alla richiesta di mercato ma se si vuole fare una stima del pescato vanno considerati dieci quintali a barca, per un totale di otto barche».

Le cozze sono quello che può essere definito il core business del bacino pescherecci ravvennate. «Ma la concessione per quelle raccolte sulle piattaforme è una prerogativa di Marina di Ravenna». A parlare è Alan Barberini, 32 anni di cui gli ultimi quattordici trascorsi in mare. «Ho cominciato con mio padre – racconta -. All’inizio era un ripiego, poi è diventata una passione. Quando ti accorgi quanto si sta bene in mare è difficile cambiare…». Alan va in mare con la “Moby Dick”, l’ultima nave del bacino ad usare lo strascico, poi la scelta di dedicarsi solo alle cozze. Negli ex magazzini del mercato del pesce Alan e i suoi soci hanno realizzato un centro di depurazione di cozze e vongole, l’Ulisse. Da lì i mitili vengono inviati ai ristoranti. «I nostri clienti principali – spiega Barberini – sono gli stabilimenti balneari. Certo, è stata dura: abbiamo investito nel 2013 e solo ora cominciamo a vedere i frutti del nostro lavoro». Si tratta di un investimento da decine di migliaia di euro.

Mercato Del Pescejpg02Per un giovane iniziare un’attività in proprio, partendo da zero, non è semplice: il costo di una barca usata parte da 150mila euro, a cui si aggiunge la burocrazia che impone, ad esempio di avere almeno quattro persone a bordo quando si pescano cozze. In mare poi si divide la quota di pescato: due parti alla barca, uno a testa all’equipaggio. I finanziamenti sono pochi e insufficienti, anche quello regionale per i giovani pescatori non convince il 32enne: «Penso che questi soldi finiranno a poche realtà e difficilmente a Marina di Ravenna. Siamo troppo piccoli rispetto a Cesenatico e non abbiamo figure che curano proprio la ricerca di questo tipo di finanziamenti. Però il fatto che ci siano giovani interessati alla pesca è positivo, anche se non vedo ancora la prossima generazione».

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