“Riempiamo le scuole di letteratura”. Tutto esaurito per Umberto Galimberti al Rasi

Teatro pieno e tanta gente rimasta fuori per la prima volta del filosofo a Ravenna, invitato per la rassegna “Forti della fragilità”

Galimberti 2 La prima volta di Umberto Galimberti a Ravenna è stato un tutto esaurito al Rasi con tante persone rimaste fuori. Il noto filosofo, collaboratore di “Repubblica”, era a in città per aprire la rassegna “Forti della fragilità” organizzata da Liberamente ed Engim e rivolta in particolare al benessere psicologico dei ragazzi all’indomani della pubblicazione di un volume dal titolo La parola ai giovani in cui raccoglie una settantina di lettere ricevute dai ragazzi per la sua rubrica sul settimanale “D di Repubblica”.

Sono lettere, ha spiegato,  dove i ragazzi mostrano un atteggiamento di “nichilismo attivo”, ovvero di consapevolezza dei tempi del nichilismo in cui viviamo e di capacità di reazione, esempi insomma in questi tempi bui. Perché se questa nota finale positiva c’è stata, va comunque detto che per gran parte del suo intervento Galimberti ha invece spiegato a una platea, fatta anche di giovani e giovanissimi, come e perché questo è il tempo del nichilismo. Senza risparmiare saggi consigli educativi mescolati a strali a madri, padri, insegnanti e pedagogisti, battute brillante e citazioni che sono andate da Nietzsche a Kant, Platone e Freud.

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Il futuro non è più promessa di miglioramento e non è più una spinta verso uno scopo, ecco cosa ci permette di parlare di nichilismo. Un elemento che non può che mettere in crisi una cultura basata su una concezione temporale tripartita lineare e non ciclica del Cristianesimo da cui dipende quella della scienza e in generale della cultura occidentale, la più ottimista.

Dal modello “peccato, redenzione, salvezza” (che nella medicina è per esempio “malattia, cura, guarigione”, o nella scienza “ignoranza, ricerca, sapere”) spiega Galimberti, e di questo, dice, bisogna prenderne atto, non fingere che non sia così. E qui, se vogliamo, è la parte del filosofo che ha il sopravvento, mentre il pensiero e l’approccio psicologico vengono fuori con più nitidezza quando parla del ruolo dei genitori e dei frequenti errori. Roba da far passare la voglia di avere figli per evitare il rischio di crescere schizofrenici o psicopatici.

No a troppi stimoli per i bambini che devono poter annoiarsi, sempre rispondere alle domande sul perché per aiutarli nel comprendere il nesso causale, trascorrere tempo con loro dai 0 ai 6 anni perché in quell’età sviluppano le mappe cognitive ed emotive, essere consapevoli che, una volta che saranno arrivati ai 12 o 13 anni le parole dei genitori diventeranno vane, allora conteranno solo l’esempio e quanto detto prima, mai entrare in contrasto con le insegnanti della scuola primaria per evitare una scissione dell’affettività.

Ma ce n’è anche per gli insegnanti, ormai incapaci di leggere le persone che hanno davanti in classe, che non possono sperare di insegnare senza suscitare interesse nei ragazzi, che dovrebbero educare e non istruire, che dovrebbero superare una sorta di test attitudinale per poter salire in cattedra e studiare qualche nozione di psicologia, lo psicologo a scuola non basta.

Il tutto tenendo a mente che i sentimenti sono tutti appresi culturalmente, in natura ci sono solo gli impulsi. E quando crescendo si resta all’impulso si diventa bulli, incapaci di costruire relazioni. E se un tempo c’era il mito ad aiutare gli umani a districarsi e orientarsi, oggi ci può aiutare la letteratura. «Invece di riempire le scuole di tecnologie a volte inutili, perché si insegna benissimo anche con il gessetto e la lavagna tradizionale, bisogna riempirle di letteratura» dice il filosofo.

Insomma, ce n’è per tutti in un paese dove, dice sempre Galimberti, stiamo rinunciando a dare spazio a chi vive nel punto massimo di potenza biologica, riproduttiva e creativa, ovvero a chi è tra i 15 e i 30 anni.

Applausi scroscianti, fila per l’autografo.

Quello di cui, pare di capire in questo teatro Rasi pieno, c’è sicuramente bisogno è il confronto e un pensiero capace di ridare senso a tante parole, forse perché, come del resto ha detto lo stesso Galimberti, il pensiero si nutre delle parole e non può esistere senza.

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