Il sindaco: «Le ossa di Dante restano a Ravenna, troppe divisioni e difficoltà»

De Pascale chiude all’idea lanciata da Cristina Muti e recentemente ripresa da un articolo di La Repubblica che aveva dato origine anche a una raccolta firme

Dante Chioschi RavennaEra già iniziata una raccolta firme, dopo un articolo de La Repubblica, per evitare che le spoglie di Dante lasciassero Ravenna. Ora l’intervento del sindaco Michele de Pascale sembra mettere fino all’idea originariamente lanciata da Cristina Muti in occasione del 2021: riportare per un periodo le spoglie del Sommo Poeta nella sua amata Firenze che però lo aveva ingiustamente accusato ed esiliato.

“L’esilio di Dante dalla patria, la privazione dei beni, degli affetti, della incolumità e della dignità di intellettuale a servizio della città, è un fatto storico, una vergogna grandissima, ma non è compito nostro revocare il bando, perché l’esilio è già finito da tempo. Finito da quasi 160 anni, nel momento in cui nel 1860, sotto la bandiera tricolore del costituendo Regno d’Italia, la patria non fu più Firenze, ma divenne l’Italia e quindi anche Ravenna” scrive de Pascale. “Quell’Italia che trova la sua prima unità nella straordinaria lingua creata da Dante e donata a noi tutti che ancora oggi la parliamo, portando nella nostra quotidianità tantissima parte dell’elaborazione dantesca. L’esilio è finito nella straordinaria fortuna della sua opera e nel tributo delle edizioni, delle traduzioni e dei commenti e soprattutto nell’immenso patrimonio di arte e di pensiero che è stato generato nei secoli. Il bel paese ha l’onore e il dovere di fare memoria di Dante, ancor più in questi anni vicini all’anniversario del settimo centenario della morte nel 2021 e chi ha responsabilità politiche ha il dovere di ascoltare con rispetto il dibattito della società civile e i contributi degli studiosi e degli artisti, cogliendo da ogni proposta ciò che di positivo possa esserci. La suggestione della signora Cristina Mazzavillani Muti, che reca in sé la potenza di un forte gesto d’amore simbolico, l’emozione della creazione artistica, e un forte invito alla generosità, incontra peró problematiche etiche e giuridiche molto complesse e mi sembra crei forti divisioni. Con il triste e povero dibattito scaturito in questi giorni, rischiano infatti di apparire strumentali sia l’assunzione di una missione riparatrice, che le vicende storiche hanno già reso vana, sia, ancora peggio, la costruzione di spettacolarizzazioni mediatiche. Credo tuttavia che se ne possa e debba comunque ascoltare il senso profondo mettendosi in dialogo e cercando insieme altre occasioni di progettazione comune con una città meravigliosa come Firenze, per mettere in valore il patrimonio di ciascuno e farne bene comune per Dante”.

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Insomma, le ossa di Dante, anche per questa volta, non lasceranno Ravenna e con Firenze si cercheranno altre sinergie e strategia per cerebrare il settecentenario della morte nel 2021.

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