La Chiesa boicotta Halloween: «Il 31 ottobre meglio mascherarsi da santi»

Un parroco della Diocesi di Ravenna-Cervia: «Gli esorcisti dicono di stare attenti». Il vescovo: «Diseducativo»

BAMBINI OSCURATI

I bambini mascherati da santi, l’anno scorso all’Holy-Ween della parrocchia ravennate di Santa Maria in Porto

Anche a Ravenna, come in questi anni si sta sviluppando un po’ in tutta Italia, si festeggia Holy-Ween, iniziativa nata in ambienti cattolici alcuni anni fa al fine di tentare di riportare l’attenzione sulla vigilia della festa di Ognissanti, cercando in questo modo di boicottare l’ormai sempre più celebre festa di Halloween.

In particolare l’appuntamento è a Santa Maria in Porto, dove al teatrino parrocchiale, dopo un momento di preghiera, il 31 ottobre sono in programma animazioni e giochi per i più piccoli, che per l’occasione si travestono dai santi della Chiesa. «Anche alcuni genitori lo fanno – ci rivela padre Luca Lukanowski, della parrocchia di via di Roma – e la richiesta è arrivata proprio da alcune famiglie che cercavano un’alternativa ad Halloween, che ha un richiamo sempre più forte, a cui noi nel nostro piccolo cerchiamo di reagire. Si tratta di una moda che non appartiene alla nostra cultura, attraverso la quale si perde il valore della festa di Ognissanti, che è la festa della vita, dei nostri santi appunto che sono in Paradiso e che vivono nella gloria di Dio, felici, belli. E non certo scheletri spaventosi che i bambini si ritrovano ovunque il 31 ottobre, rischiando anche di restare traumatizzati. Non capisco perché i genitori e la scuola permettano ai più piccoli di festeggiare in questo modo. Anche diversi sacerdoti esorcisti dicono di stare attenti, di non celebrare il maligno».

Anche in altre parrocchie il 31 ottobre lo si trascorre celebrando i santi, come al Torrione (dalle 20.30), il cui parroco, don Paolo Pasini, avverte: «Halloween rischia di creare grandi confusioni, soprattutto alle giovani generazioni. La gente pensa di festeggiare una cosa e invece è un’altra, si tratta di una festa che ha origine nel nord Europa e che richiama lo spiritismo, forme occulte, invocazione dei morti, che non ha niente a che vedere con la festa dei santi. Si tratta di un fenomeno di neopaganesimo del tutto commerciale: noi cerchiamo di parlarne ma la pressione della cultura dominante è talmente forte che la stragrande maggioranza non capisce e anche le scuole lo promuovono, con grande incoscienza».

A sintetizzare il pensiero della Chiesa ravennate ci pensa poi il vescovo, Lorenzo Ghizzoni: «Alcune nostre parrocchie fanno iniziative per ridare a questo momento un valore un po’ più umano e cristiano. La festa nelle sue origini è legata al ricordo dei morti, ma è stata trasformata in una specie di festa pagana, molto molto commerciale, consumistica, che i nostri ragazzi vivono appunto così. Non credo rappresenti però un danno per la Chiesa, nel senso che noi continuiamo ancora a celebrare i giorni dell’1 e del 2 novembre con un importante giro di persone nei cimiteri, sempre notevolissimo. Per quanto riguarda i giovani, però, Halloween è diseducativo. Forse qualcuno riesce davvero a divertirsi, ma è un evento superficiale, che non lascia niente, che tratta una materia in modo superficiale e pressapochistico. E tirare in ballo gli spiriti, gli scheletri, per celebrare i defunti… Quello che possiamo fare come Chiesa – termina il vescovo – è non partecipare in alcun modo a questi eventi».

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