Alla Caritas il 50% di famiglie in più rispetto al 2019: «1 su 3 non era mai venuto»

Dall’inizio dell’epidemia consegnati 5.400 pacchi alimentari. «E la situazione peggiorerà…»

Pacchi Alimentari 1024x576Più che dati e statistiche a cura delle istituzioni ufficiali –che arrivano spesso inevitabilmente con mesi di ritardo – è l’attività della Caritas a rendere bene l’idea dello stato di salute di una popolazione. E come ampiamente prevedibile, dai dati della Caritas di Ravenna emerge un improvviso impoverimento della cittadinanza a causa dell’epidemia.

L’organismo pastorale interviene come noto per aiutare chiunque bussi alla propria porta, offrendo aiuti primari come i pacchi alimentari, ma anche sostegno nel pagamento delle bollette e nell’acquisto di farmaci.

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Nel periodo Covid, da fine febbraio a ottobre, le persone (in rappresentanza di altrettanti nuclei famigliari) che si sono rivolte al centro di ascolto diocesano di piazza Duomo sono state il 50 percento in più rispetto a quelle dello stesso periodo del 2019. In valori assoluti si tratta di 1.746 nuclei registrati a fine ottobre, contro i 1.100 circa dell’anno scorso. E quasi 2mila pacchi alimentari consegnati in più: 5.400 contro i 3.500 del 2019.

Dati ancora più preoccupanti se si considera che sono riferiti solo alla popolazione della città di Ravenna (quindi circa100mila abitanti) e non a quella più numerosa dell’intero comune, il cui bilancio Caritas è in grado di pubblicare solo nei primi mesi dell’anno nuovo.

«E una persona su tre che si è presentata in questo 2020 non era mai venuta alla Caritas – commenta Daniela Biondi, responsabile del centro di ascolto di Ravenna –, anzi, in alcuni casi era venuta, ma solo per darci una mano: mai si sarebbe immaginata di passare dall’altra parte».

«Si tratta – continua Biondi, rispondendo alla nostra domanda su quale sia l’identikit di questi “nuovi poveri” – di persone tendenzialmente giovani, sotto i 50 anni, quasi sempre con figli, la maggior parte italiani. Che avevano un lavoro legato in particolare al turismo o all’agricoltura e che con il Covid lo hanno perso praticamente da un giorno all’altro. Sono persone che ci dicono che fino a poco tempo prima stavano bene e che si presentano quindi con grande imbarazzo, si sentono umiliate».

Dopo il boom di richieste della scorsa primavera e il rallentamento in estate, solo nell’ultimo mese alla Caritas si sono presentati 20 nuclei famigliari nuovi. Un fenomeno che, secondo Biondi, non potrà che peggiorare con il passare dei mesi. «Credo sia inevitabile un effetto domino in tutta una fetta della popolazione che contava molto anche sulla cosiddetta “disoccupazione”, ma che, senza lavoro ormai da tempo, nei prossimi mesi non ci sarà più. E il problema sarà anche abitativo, perché molti sfratti al momento rimandati potrebbero diventare esecutivi il prossimo anno».

Caritas al momento è comunque in grado di fronteggiare le richieste. «Le donazioni non sono mai andate in lockdown –conclude Biondi –tante famiglie e aziende ci danno una mano, con gli alimenti; ricordo che li preferiamo in scatola e a lunga conservazione. Abbiamo avuto qualche difficoltà con i volontari, visto che molti erano anziani e non era il caso di esporli al rischio di contagi, ma abbiamo ricevuto in compenso una grande mano dai giovani scout e da tanti universitari».

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