Lutto nel mondo dell’arte per la morte di Sebastião Salgado:il fotografo è scomparso ieri, 23 maggio, a Parigi, all’età di 81 anni. L’annuncio è stato diffuso dall’Accademia di belle arti francese di cui era membro.
Nato l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, in Brasile, si formò inizialmente come economista, scegliendo poi la strada della fotografia e distinguendosi come reporter delle realtà più crude, tra guerre, migrazioni e natura selvaggia
Il suo lavoro si distingue per un uso ripetuto e studiato del bianco e nero: più volte candidato al World Press Photo (l’”Oscar” della fotografia) solo nel 2024 il Mar gli aveva dedicato un’importante esposizione temporanea (qui la recensione di Serena Simoni).
Exodus – Umanità in cammino, è stata allestita nell’ambito del Festival delle Culture e curata dalla moglie dell’artista, di Lélia Wanick Salgado. Le immagini di Exodus, realizzate fra il 1993 e il 1999 documentano la storia delle migrazioni umane attraverso 35 paesi nel corso di sei anni, affrontando i temi della povertà, della violenza e della speranza.
Oggi, il Museo della città ricorda il fotografo con un post su Facebook: «Grazie Sebastiao Salgado. Con i suoi scatti ci ha aperto gli occhi al mondo raccontando con intensità e poesia le migrazioni, il lavoro, la bellezza della natura e la distruzione del pianeta ad opera dell’uomo, il coraggio e la sofferenza – scrivono dal museo -. Il Mar […] ha avuto la fortuna di ospitare la mostra Exodus, una raccolta incredibile delle sue fotografie in bianco e nero attraverso continenti e popoli lontani. Migliaia di visitatori hanno così potuto emozionarsi, stupirsi, commuoversi, davanti alla sua arte. Un’emozione che porteremo sempre con noi».






