venerdì
02 Ottobre 2026
Animali

Una tartaruga verde in cura a Marina: «È raro trovarle nell’Alto Adriatico, sarà utile per gli studi»

Il giovane esemplare, ribattezzata Spirulina, è finito nella rete di un peschereccio e subito portato al Cestha

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Il centro recupero tartarughe marine di Marina di Ravenna, all’interno del Centro sperimentale per la tutela degli habitat (Cestha), ha accolto una giovane tartaruga verde (Chelonia mydas) catturata accidentalmente da un peschereccio di Cesenatico. L’equipaggio ha subito attivato le procedure per il soccorso e l’affidamento alla squadra di biologi che si occupa di curare e studiare animali marini.

Spirulina, così è stata battezzata utilizzando il nome di una biomassa essiccata che si ricava da un cianobatterio in mare, rappresenta un ritrovamento particolarmente significativo perché la tartaruga verde è una specie molto meno frequente in Adriatico rispetto alla tartaruga comune (Caretta caretta) e gli incontri con esemplari vivi nell’area settentrionale del bacino sono eventi eccezionali. L’areale principale per la tartaruga verde in Mediterraneo, infatti, corrisponde al bacino sud orientale, con le aree di svernamento concentrate principalmente nelle coste del Nord Africa dall’Egitto alla Tunisia.

A rendere ancora più particolare questo nuovo ricovero sono le dimensioni dell’animale. La tartaruga pesa appena due chilogrammi ed è un esemplare giovanile, con un’età stimabile indicativamente in non più di due o tre anni. Una presenza così giovane in Alto Adriatico rappresenta un’osservazione di grande interesse anche dal punto di vista scientifico e contribuirà a raccogliere nuove informazioni sulla presenza e sugli spostamenti di questa specie nelle nostre acque e se e come questi siano legati al cambiamento climatico in atto. La giovane tartaruga sarà sottoposta agli accertamenti e al percorso di riabilitazione necessari in vista, quando le sue condizioni lo consentiranno, del ritorno in mare.

Nella storia del Cestha è soltanto il secondo esemplare vivo di tartaruga verde recuperato. Il precedente era Wakame, arrivata nel 2025 e divenuta uno degli animali simbolo dell’attività di recupero dell’associazione. Rilasciata in mare nell’estate appena trascorsa, Wakame è stata dotata di un dispositivo satellitare che sta permettendo di seguirne gli spostamenti e in questi giorni trasmette la sua posizione nelle acque a sud del Delta del Po. L’eccezionalità del suo recupero aveva suscitato anche l’interesse di alcune imprese private, la società Benefit Marinium Gin e il gestore del terminal crociere di Porto Corsini che avevano scelto di contribuire alle terapie dell’animale e all’acquisto del dispositivo di tracciamento satellitare.

Il recupero conferma il ruolo fondamentale della collaborazione con il mondo della pesca. La tempestiva segnalazione e il corretto comportamento dell’equipaggio del peschereccio Martin Pescatore hanno permesso di trasferire rapidamente l’animale al Cestha perl’assistenza necessaria.

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