Parlano gli organizzatori del torneo annullato per Covid: «Regole cambiate in corso»

«Solo il 28 agosto abbiamo saputo del test sierologico obbligatorio. La Juve però ha apprezzato e si è già iscritta per i prossimi eventi»

Juventus

La Juventus vincitrice in una delle passate edizioni del torneo

Ha destato un certo clamore tra addetti ai lavori e genitori la notizia dell’annullamento del torneo di calcio giovanile Ravenna Top Cup, che si sarebbe dovuto disputare a partire dal 9 settembre con squadre in arrivo da tutta Italia, anche prestigiose come Juventus e Atalanta.

L’ostacolo più grande è stato l’obbligo del test sierologico per i giovani atleti (bambini e ragazzi da 11 a 13 anni).

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A cercare di fare chiarezza è Maurizio Pizzini responsabile della organizzazione e sviluppo del torneo.

«Il 12 agosto esce un protocollo della Figc sulla ripresa dell’attività di ben 41 pagine. A pagina 5 in basso si legge che il giocatore che pratica attività sportiva a livello nazionale deve fare il test sierologico prima dell’inizio dell’attività, quindi prima di cominciare gli allenamenti. La Figc chiude per ferie, i valori dei positivi aumentano e il 28 agosto ha esteso l’obbligo a tutti coloro che partecipano a tornei nazionali. Noi ci mettiamo passione, professionalità e impegno ma hanno cambiato le regole del gioco a pochi giorni dall’inizio della manifestazione».

Perché è stato necessario a quel punto annullare il torneo?
«Perché la stragrande maggioranza delle società partecipanti (professionistiche e dilettanti) non era d’accordo nel sottoporre i propri ragazzi all’esame sierologico e quindi mancando tante squadre e considerando che la Ravenna Top Cup si distingue dalle altre manifestazioni per il numero e la qualità delle squadre partecipanti, è stata fatta questa scelta, anche nel rispetto delle famiglie che in questo momento di difficoltà avrebbero dovuto sostenere un ulteriore costo».

Ma nessuno in Figc vi aveva ricordato, prima del 28 agosto, che il protocollo precedente prevedeva comunque la previsione di test sierologici?
«Il protocollo federale è abbastanza complesso, parliamo di 41 pagine. Dal 12 agosto, data di pubblicazione, lo abbiamo studiato e riletto più volte, ma sia noi che le società partecipanti non avevamo percepito l’obbligo del test, obbligo poi apparso vincolante solo dal 28 agosto, quando ci siamo quindi immediatamente adoperarti nel comunicare l’informazione, ricordando alle società che il responsabile dell’eventuale mancato rispetto del protocollo sarebbe stato il loro presidente».

Come vi comporterete in futuro?
«Continueremo ad organizzare eventi nel rispetto di quelle che saranno le regole attuali, anche se molto volte significa gettare mesi e mesi di lavoro. La nostra organizzazione e la correttezza nel comunicare tempestivamente le informazioni, ripagano sempre: la Juventus ha apprezzato e ha dato già adesione con tre squadre ai nostri eventi primaverili».

Ma sarà possibile quest’anno organizzare anche certi tornei?
«Gran bella domanda, vogliamo continuare a credere che presto si possa tornare alla normalità, stiamo già programmando la stagione primaverile dove abbiamo già l’adesione di tantissimi club prof e dilettanti che apprezzano la qualità delle nostre manifestazioni».

Come avreste gestito l’arrivo comunque di migliaia di persone a Ravenna, in questi giorni prima dell’avvio della scuola?
«Il protocollo sanitario era stato studiato nei minimi particolari, anche se la Regione avrebbe concesso il pubblico, era stato scelto , per la tutela degli atleti e degli accompagnatori, di svolgerlo a porte chiuse. Sarebbe stato concesso l’ingresso solo ai genitori accompagnatori e addetti ai lavori con la registrazione della data, ora d’ingresso e nominativo dell’hotel prenotato. Sarebbe stata rilevata la temperatura con l’obbligo dell’uso delle mascherine e del distanziamento. Ingressi ed uscite differenziate sia per le squadre che per gli accompagnatori, stand per il cambio delle squadre e successivamente utilizzo degli spogliatoi con sanificazione degli ambienti e dei palloni. Uno staff numeroso e tanta voglia di dimostrare che si sarebbe potuto ripartire in sicurezza e nel rispetto delle regole».

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