A Ravenna apre la prima “Fraschetta”: in tavola la cucina tipica dei Castelli Romani

In vicolo degli Ariani una delle osterie dei colli vicino alla capitale, nate dalle cantine delle case dove si serviva vino accompagnato da qualche alimento. Alla gestione una coppia di Ariccia: «Tutti prodotti originari di quelle zone»

Porchetta Ariccia IgpLa cucina dei Castelli Romani arriva a Ravenna. In vicolo degli Ariani il 37enne Roberto Casale di Ariccia apre la sua “Fraschetta”, il nome con cui sono conosciute le tipiche osterie delle località sui colli a sud-est della capitale. Partenza soft: «Cominciamo dall’1 agosto per sfruttare il periodo più calmo e fare un po’ di rodaggio per prenderci le misure, poi a settembre faremo l’inaugurazione ufficiale».

A fianco a Roberto ci sarà la moglie Francesca Silvestri: «Lei è originaria di Torino ma ha vissuto molti anni nel Lazio. Abbiamo già avuto una nostra attività di ristorazione e abbiamo lavorato insieme in altri ristoranti. Ora ci provia a Ravenna». Una località scelta grazie a una coppia di amici: «I nostri testimoni di nozze sono di Ravenna, da qualche anno frequentiamo la città e sono stati loro a farci sapere che c’era uno spazio disponibile per un ristorante in una zona dove c’è ancora la cultura del mangiare bene».

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La “Fraschetta” prenderà il posto dell’osteria Piattoforte, uno dei cinque locali coinvolti nel clamoroso flop dell’imprenditore albanese Lokrez Mehmeti. Ma Casale ci tiene a precisare che con quella realtà non ha nulla a che fare: «Non so chi fosse e non ho mai avuto contatti con lui. Ho fatto il contratto con la società proprietaria dell’immobile (la Assisium, ndr) che aveva liberato il locale dal precedente inquilino. Io e mia moglie siamo indipendenti, mi fa piacere che si sappia anche per qualche fornitore con cui ci sono state incomprensioni».

I prodotti in tavola arriveranno da fornitori delle zone originarie: «Tutte le cose tipiche, che si differenziano dalla cucina romana classica. La porchetta di Ariccia, i salumi, i formaggi, la mozzarelle di bufala Dop, i sottoli di Cori, le “Coppiette di Ariccia”, ovvero filetti di maiale messi ad essiccare su un filo da cui scendono a coppia aromatizzate al peperoncino. Originariamente si facevano con carne di cavallo e poi il cavallo sta più simpatico del maiale e quindi si è passati al maiale». Il punto forte del menù, come da tradizione dei Castelli, è l’antipasto: «Un piatto con tutti i diversi sapori. Poi c’è tutto il resto con primi e secondi. Il menù completo di una cena si assesta sui 30-35 euro, bevande incluse».

Una curiosità sul nome: La fraschetta era un piccolo ramo d’albero, una frasca, che indicava la presenza del vino nei tinelli sotto alle case dove si conservava e si consumava: se il rametto si seccava voleva dire che il vino non andava via e cioè non piaceva. Poi accanto al vino si cominciarono a consumare anche i formaggi e da cantine diventarono osterie.

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