Quel moderno bestiario di esseri reali ma a malapena immaginabili

Henderson Esseri ImmaginabiliIn un antico e misterioso manoscritto cinese in cui si tentava di catalogare il mondo c’era scritto che «gli animali si dividono in (a) appartenenti all’Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche».

Il manoscritto ovviamente è un’invenzione letteraria di Jorge Luis Borges che lo inserì nel racconto L’idioma analitico di John Wilkins. L’interesse per gli animali di Borges lo portò a scrivere nel 1967 Il libro degli esseri immaginari, una raccolta di creature fantastiche a partire dal Humbaba, il primo essere inventato dall’uomo di cui abbiamo traccia scritta (nel poema di Gilgamesh): un essere col corpo di leone e rivestito da squame di bronzo, artigli di avvoltoio e corna di toro selvaggio. Lo scrittore argentino si rifaceva a una antica tradizione medievale, quella dei bestiari, magnifici manoscritti finemente illustrati, che raccontavano esseri viventi e inventati con significati mistici.

Secondo i frati che componevano i bestiari gli animali erano esseri attraverso cui Dio voleva dare lezioni agli uomini. Comprendere e catalogare il mondo animale è sempre stato complesso per l’uomo. Plinio il vecchio nel suo Storia naturale divideva i pesci in «pesci che hanno un sassolino nella testa, pesci che si nascondono d’inverno, pesci che sentono l’influenza degli astri e pesci per cui vengono pagati prezzi straordinari», una classificazione reale che però oggi non pare meno bizzarra di quella dei cinesi di Borges. Il problema è che il reale è più complesso ancora del fantastico.

«Ci sono più cose tra cielo e terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia» scriveva Shakespeare nell’Amleto, e in effetti la realtà è meno addomesticabile della fantasia. «La nostra immaginazione deve sforzarsi al massimo per non immaginare cose che non esistono, come nei romanzi, ma semplicemente per comprendere le cose che effettivamente esistono» diceva il fisico Richard Feynman, e pare proprio questo lo sforzo del giornalista scientifico e scrittore Caspar Henderson nel suo Il libro degli esseri a malapena immaginabili (Adelphi, traduzione Massimo Bocchiola illustrazioni Roberto Abbiati).

Si tratta di un moderno bestiario in cui sono raccolti esemplari incredibili di animali reali. Tra questi l’axolotl, una minuscola salamandra il cui muso pare sorridere, la cui pelle è simile a quella umana e i cui arti se amputati ricrescono. Gli scienziati lo studiano per capire se è replicabile questa rigenerazione miracolosa anche agli umani; i messicani, anticamente lo mangiavano in una specie di frittata. Ci sono le spugne, gli animali meno considerati dall’uomo, perché non hanno occhi, ne organi, ma che sono animali a tutti gli effetti, e anzi sono una delle forme più straordinarie e misteriose di vita. C’è mystaceus, il ragno saltatore con quattro occhi e molte altre bizzarrie del reale.

Tra gli altri animali però ce n’è uno più strano e difficile da classificare: l’uomo. Cosa distingue l’uomo dagli altri animali? Leonardo lo disegnò iscrivendolo in un cerchio, con le gambe lunghe la metà dell’altezza, che corrispondeva due passi esatti. Molti tentarono di catalogarlo. Aristotele disse che era «l’animale politico». Per Thomas Willis era «l’animale che ride», per Benjamin Franklin «l’animale che fabbrica strumenti», per Edmund Burke «l’animale religioso», per James Boswell «l’animale che cucina». Quando Platone definì l’uomo «il bipede implume», Diogene gli rispose portandogli un pollo spennato: «ecco il tuo uomo»!
Non a tutti i misteri esiste una soluzione, nemmeno se sei Platone.

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