“Il possesso magico” della settima arte secondo Ejzenstejn

Sergej Ejzenstejn

Sergej Ejzenstejn

Quando il cinema cominciò a trasformarsi da prodigio della tecnologia a linguaggio artistico, negli anni ’10 e ’20, una serie di maestri gettarono le basi pratiche e teoriche della settima arte.
Se i fratelli Lumiere subito dopo averlo inventato dichiararono che «il cinema è un’invenzione senza futuro», le cose cambiarono quando, al posto di fotografi che vedevano nella pellicola solo immagini in movimento, nacquero i registi, che compresero che era una cosa molto diversa: non era fotografia e nemmeno teatro, era una nuova forma. Uno dei principali maestri di quest’arte fu il russo Sergej Ejzenstejn, tra i suoi capolavori c’è anche La corazzata Potemkin a cui andò l’ironico omaggio di Paolo Villaggio in Fantozzi.

Esce ora in Italia per la prima volta, edito da Marsilio e curato da Alessia Cervini e tradotto da Marella Meringolo, Il metodo, la sua summa poetica.
Il regista, che fu uno dei più grandi teorici del cinema, ragiona su cosa è il cinema e quanto questo nuovo tipo di comunicazione stava cambiando il pubblico, che si sentiva improvvisamente vicino ad avvenimenti che prima erano solo immaginabili. Pochi anni dopo a sfruttare questo potentissimo mezzo di comunicazione saranno i regimi fascisti e comunisti. Gli stessi film di Ejzenstejn furono un’arma propagandistica per creare un mito attorno alla Rivoluzione d’ottobre e alla nuova società socialista.

«Il cinema – scrive – grazie alla sua possibilità di emozionare le folle, ha la capacità di assoggettare a una ideologia, alla mia concezione, alla mia visione delle cose», senza che il pubblico si accorga di essere davanti a un mezzo che non racconta semplicemente una storia, ma crea una visione del mondo. Ejzenstejn chiama questo fenomeno «il possesso magico», il cinema possiede il suo spettatore come uno spettro che gli entra nella mente e lo conduce a trarre delle conclusioni da una storia, pensando che quelle conclusioni siano sue.

Lo stesso metodo sarà poi usato negli Usa per creare le fondamenta ideologiche della società capitalista tramite i film di Hollywood (Ejzenstejn scriverà un saggio anche su Walt Disney, con cui trovava molte affinità).
Oggi le conclusioni di Ejzenstejn possono essere estese ai nuovi mezzi di comunicazione di massa: la televisione, le serie tv, i social network, la formula di emozione/seduzione non è cambiata molto.
Il cinema fu il primo vero mezzo di comunicazione di massa e diede il via alla preponderanza delle immagini nella comunicazione. Quando Ejzenstejn scriveva il grande schermo era ancora ai primi vagiti, eppure già era chiarissima la sua potenza persuasiva.

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