115 – Il segno di Giona

Avorio Giona Museo NazionaleSin dall’epoca paleocristiana il Libro di Giona ha ispirato numerose raffigurazioni e la sua vicenda è stata oggetto di sapienti interpretazioni patristiche.
I padri della Chiesa vedevano nel profeta rimasto per tre giorni nel ventre del pesce marino la prefigurazione di Cristo, risorto dopo tre giorni dal sepolcro.
Nelle pitture delle catacombe la sua storia è stata rappresentata secondo uno schema ciclico organizzato in particolare su tre scene: il profeta gettato in mare dai marinai e inghiottito dal pistrice, Giona rigettato sulla spiaggia e, da ultimo, dormiente sotto un pergolato.
Nel bellissimo avorio del Museo Nazionale di Ravenna, conosciuto come Dittico di Murano – opera datata alla prima metà del VI secolo e proveniente dalle preziose collezioni dei monaci camaldolesi – si ha una raffinata quanto originale iconografia di questo passo scritturistico.
Nella parte anteriore di questa copertina di evangeliario – la parte postica è suddivisa in più parti, custodite in diversi musei del mondo – sono presenti scene di Antico e Nuovo Testamento. Tra queste storie di salvezza emerge per ampiezza proprio quella di Giona che occupa tutta la fascia inferiore: sulla destra è raffigurato il passo in cui il profeta, afferrato dai marinai, è gettato in mare dove una figura mostruosa dalle fauci spalancate è pronta a inghiottirlo, mentre sulla sinistra Giona appare nudo sotto un pergolato di zucche, stranamente disteso sul pistrice; un angelo dalle ampie ali si dirige verso di lui.

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