La Sicilia da leggere e riscoprire nei gialli di Gaetano Savatteri

SavatteriEcco un libro spassosissimo in grado di solleticare curiosità storico-archeologiche, rispolverare conoscenze più o meno classiche, ripercorrere con garbo e leggerezza la grandiosità letteraria della Sicilia. Gaetano Savatteri in questo Il delitto di Kolymbetra (Sellerio) compie un’operazione intellettuale godibilissima, raffinata e lieve, a tratti vagamente surreale. Tra citazioni colte e pop che infarcisono una lingua pensata per strappare continuamente un sorriso (e anche qualche risata), Savatteri fa tornare in scena il suo protagonista, Saverio Lamanna, autore (che scrive come Savatteri) di qualche romanzo dove mette in scena se stesso e giornalista per caso, insieme alla sua bella fidanzata Suleima e al deuteroprotagonista (così viene definito) Peppe.

Una sorta di giocosa “mise en abyme” del ruolo dello scrittore, un fantastico cortocircuito rispetto al tema dell’autofiction (dove qui è davvero fiction) nella cornice di un giallo che, questo va detto, non spicca per suspense o originalità della trama.
Anzi delle due trame parallele. «Vi ho fatto diventare personaggi quasi famosi in buona parte del territorio nazionale – citiamo dal testo –, le vostre avventure sono seguite da migliaia di persone. Tutti sanno che scrivo libri sulle cose che mi succedono. Gialli post-moderni venati di ironia e di iperrealismo, un po’ alla maniera di Lucian Freud, dice un critico. E voi mi chiedete perché mi scervello sull’omicidio di Alù. Ma allora cosa ci scrivo nel prossimo libro? Le ricette della nonna?».

Ecco, in realtà scrive appunto dell’omicidio di questo luminare dell’archeologia nella valle dei templi e (dove si trova quell’eden che è il giardino della Kolymbethra, appunto) dove sta per essere portato alla luce l’anfiteatro. Ma è chiaro che il giallo serve più per dare un inizio e una fine a una storia che si gioca invece tutta sui personaggi, le atmosfere, il continuo rimando alla Sicilianitudine senza risparmiare un solo cliché sia positivo sia negativo.
Perché in fondo è ovviamente lei, la Threenakraia (come appare in una delle magliette marketing di Peppe, tutte piuttosto imperdibili) e la sua storia, la sua letteratura, la sua intrinseca tragicità. Pagine che sono un piacere da leggere anche se non aggiungono forse troppo di nuovo. Del resto, non è facile aggiungere qualcosa di nuovo alla terra di Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa e anche Camilleri, più volte evocato (ma ci sono un paio di camei esilaranti anche con i nordici Alessandro Robecchi e Donato Carrisi). Ma per chiunque un poco conosca o ami la letteratura e la Sicilia questo è un libro da godersi con gusto. Del resto cosa sarebbe la Sicilia senza la letteratura? E la letteratura senza la Sicilia?La Sicilia da leggere e riscoprire nei gialli di Gaetano Savatteri

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