Sta avendo un certo successo il romanzo della scrittrice australiana tradotto in italiano con Nero come il mare di Charlotte McConaghy, pubblicato da Fazi nella traduzione di Stefano Tummolini (in originale il titolo è Wild Dark Shore). Un libro molto denso, con una trama che gioca sugli stilemi del mistero e della suspense, ma che è anche sicuramente una profonda riflessione sulle dinamiche familiari, sul senso della perdita e della rinascita. Ma soprattutto è un libro in cui entra con prepotenza il tema del cambiamento climatico sotto diversi aspetti e in primis sull’impatto che questo può e potrà avere sulle vite dei singoli, sulle loro storie. Incendi e inondazioni non sono solo fenomeni globali di cui occuparci o notizie sempre più frequenti sui nostri feed, qui diventano elementi di snodo delle trame delle vite dei personaggi. E se la trama diventa a un certo punto fin troppo rocambolesca e fitta di eventi, la descrizione dell’ambiente estremo in cui il romanzo si svolge (un’isola lontana da tutto, nell’oceano) vale da sola la lettura del libro. Così come, del resto, la natura in tutte le sue implicazioni anche etiche per l’essere umano era al centro del romanzo d’esordio dell’autrice dal titolo Migrations, infelicemente tradotto con il titolo La ragazza che seguiva gli stormi da Piemme nel 2021 (la traduzione del libro, non necessariamente del titolo, è di Laura Prandino), raccontava un mondo dove uccelli e pesci sembrano ormai scomparsi per sempre.
Anche qui c’era un mare foriero di vita e distruzione, un mistero, personaggi sfaccettati che si rivelano al lettore poco a poco in un crescendo sapientemente dosato. Un esempio di come finalmente il tema del disastro ambientale in corso diventa materia letteraria senza sfociare nella testimonianza militante. Se Amitav Ghosh, di recente a Ravenna per “Invel” in un incontro illuminante tra scienza, antropologia e letteratura, è precursore e maestro in questo approccio al racconto di ciò che sta acca- dendo, McConaghy si sta ritagliando un suo spazio mescolando generi, tradizioni e continenti con storie che attraversano gli spazi geografici con personaggi dalla grande forza. Non sarà un caso che la scrittrice venga dall’Australia, uno dei luoghi che più di altri sta sentendo gli effetti dell’innalzamento delle temperature, ma le storie che ci racconta, pur non avendo nulla della cronaca, appaiono oggi comunque come grida di allarme e ci aiutano a prefigurare sfide che tra non molto potrebbero riguardare sempre più individui nel mondo, esplorandone reazioni, comportamenti, sentimenti. E, comunque sia, sono una testimonianza della cecità e dell’immobilismo di troppi davanti alla catastrofe imminente.


