domenica
19 Luglio 2026

Un “idiota di famiglia” che si fa amare

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“Scrittore 3 ha scritto il libro di gran lunga più bello tra quelli dei finalisti, ci ha messo cinque anni, ed è un romanzo di un’intelligenza e di una tenerezza rare, scritto con cura e senza buttare lì nemmeno una virgola, dosando con sensibilità ogni emozione, un libro di quelli che ti verrebbe da abbracciare chi li ha scritti e ringraziarli”. Così Dario Ferrari descrive uno dei concorrenti a un premio letterario viareggino nel suo L’idiota di famiglia (Sellerio) ed è impossibile non rubargli questa breve recensione di un misterioso libro per descrivere esattamente cosa si prova leggendo proprio il nuovo romanzo di Ferrari. Nemmeno una virgola buttata lì, intelligenza, sensibilità e un’ampia gamma di emozioni dosate con cura. Come si suol dire, si ride, si sorride (amaro), ci si commuove, ci si guarda intorno con la sensazione di essere un po’ meno soli. Chi aveva letto e amato La ricreazione è finita (Sellerio), può gioire nel sapere che questo nuovo romanzo è perfino più bello del precedente. Se lì ridevamo (sempre molto amaramente) dell’ambiente accademico e delle sue logiche e perverse dinamiche, qui altrettanto amaramente ridiamo invece del mondo editoriale per ciò che è e per ciò che rischia di diventare a breve.

Il protagonista, Igor, è un traduttore a cui viene ripetutamente chiesto quale sia il piano B, dato l’imminente scomparsa del suo mestiere. Non solo, si dice traduttore perché non abbastanza bravo per fare lo scrittore. C’è un autore contestato che vende poco, una pessima scrittrice che vende moltissimo. E poi c’è la fidanzata del traduttore che raggiunge il successo grazie a un libro sulla scelta di non fare figli. Perché nella commedia umana della Roma intellettuale del Pigneto, si innestano però temi molto personali, a cominciare dalla progressiva demenza del Professore, ovvero il padre di Igor, la ragione per la quale il nostro traduttore lascia Roma per tornare nella natia Viareggio. Il Professore è un uomo del Novecento, insegnante di filosofia, nato nel dopoguerra nei ricordi del quale ripercorriamo anche un pezzo di storia sociale e soprattutto politica dell’epoca. In Toscana conosciamo Ester, sorella di Igor, la madre ormai scomparsa, l’amico Botero, il nipote Cosmo. Un mondo di affetti e relazioni, ma anche di dinamiche attraverso cui ci passa davanti un mondo in costante mutamento che tutto sommato resiste alla parcellizzazione, un tessuto di rapporti che intrecciano temi immensi come la mancata maternità, la trasmissione generazionale di ricordi e idee, la precarietà lavorativa ed esistenziale, l’amicizia senza cerimonie. Il tutto venato da un’ironia mai gratuita, da un’eleganza nella scrittura che è di per sé motivo di godimento. Anche qui troviamo il romanzo nel romanzo, come nel precedente, che ci diverte e ci appassiona portandoci nella Viareggio di un secolo fa dove per tre giorni tutto sembrò possibile. Più compiuto di La ricreazione è finita, L’idiota di famiglia, con le sue citazioni colte da non prendere mai troppo sul serio, è davvero un gioiello raro e Igor una voce narrante che si vorrebbe non abbandonare mai.

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