Evitare fischi e urla belluine a teatro è segno di rispetto verso l’individuo

Pernacchia SnoopyIl teatro è un luogo strano dove su un palco si esibiscono artigiani di sé stessi, persone che hanno speso (tanto) tempo a piallare il proprio fisico e a cesellare le proprie idee per dar forma a una interpretazione efficace dal punto di vista tecnico e coinvolgente dal lato emotivo.
Molto spesso questi due aspetti non vengono, però, percepiti dal pubblico – spesso lontano anche dall’immaginare la quantità di tempo e fatica impiegati dagli interpreti per giungere a certi risultati – il quale di frequente decreta il successo o il fiasco di uno spettacolo quasi per inerzia.

Ciò che in primis occorre affermare è che, attualmente, si è molto annacquato il senso critico generale del pubblico e ciò che diversi anni fa non sarebbe stato tollerato, oggi è ampiamente sdoganato. Le cause di questo disinteresse sono molteplici e coinvolgono anche il divario, che nel Novecento si è ampliato notevolmente, tra palcoscenico e platea, ergendo il primo a vate per la seconda e giustificando, così, una sospensione del giudizio estetico da parte dell’uditorio.

Questa deresponsabilizzazione di chi assiste agli spettacoli ha come diretta conseguenza l’appiattimento delle reazioni che il pubblico ha al termine di uno spettacolo: si innesca, quindi, una dinamica di gregge.
Ciò comporta che, molto più facilmente ci saranno reazioni positive che negative, proprio per non entrare in conflitto con la massa. Va da sé che, quindi, le opportunità di sentire fischi e bu è molto calata. Rimangono alcune sacche di resistenza (per esempio alla Scala di Milano e al Regio di Parma) che sono legate però perlopiù a dinamiche di tifo che a veri e propri moti di disapprovazione.

Non è, tuttavia, così malsana l’idea di non fischiare più certe interpretazioni poiché, molto spesso, ci si dimentica che dietro una qualsiasi esibizione non vi sono altro che ore e ore di impegno e fatica: se il panettiere fa un pessimo pane, assai difficilmente si ritorna in quel forno per fischiarlo, ma è più probabile che si cambi panificio.
Evitare i fischi e gli urli belluini si trasforma, quindi, un atto di rispetto verso l’individuo prima che verso l’artista.
Sospendere la messa in pratica di questi atteggiamenti svilenti è sintomo di civiltà e rispetto, tuttavia questo gesto non implica il decadimento del senso critico, del quale il mondo moderno è sempre più privo. E per decretare un fallimento è necessaria un’argomentazione un po’ più complessa di una pernacchia.

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