sabato
25 Aprile 2026
Rubrica L'opinione

Discutere di Costituzione mentre il tribunale è senza luci

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Prima di andare ai seggi elettorali il 22-23 marzo per il referendum sulla riforma della giustizia proposta dal governo Meloni, siamo andati avanti per settimane a discettare amabilmente su Consiglio superiore della magistratura e sullo 0,5 percento di magistrati che ogni anno cambia funzione da giudicante a requirente. Roba da finissimi costituzionalisti, tutti pronti per una colazione con Sabino Cassese. Abbiamo assistito a scene turpi, non nei bar ma nei salotti della tv abitati da gente che governa o ha governato o ambisce a governare. Chi tifava per il Sì è arrivato a dire che era l’unica via per evitare stupratori a piede libero per le strade. Chi tifava per il No è arrivato a dire che era l’unica via per evitare il ritorno dei rastrellamenti.

E poi a un mese da quel referendum prendono la parola il presidente del tribunale e il procuratore capo di Ravenna per dire che la pianta organica del personale prevista per il palazzo di giustizia di via Falcone ha una carenza che sfiora il 50 percento, che il personale aggiuntivo arrivato grazie ai fondi Pnrr è stato utile ma non sa ancora se sarà assunto stabilmente, che altri settori della pubblica amministrazione hanno fatto assunzioni in massa e hanno scippato personale alla giustizia perché la gente si stanca di aspettare anche se ambisce a lavorare nella giustizia.

Allora forse aveva un po’ di ragione chi diceva che la separazione delle carriere può anche essere un tema da affrontare, ma non proprio l’urgenza primaria del sistema. Chi remava pro riforma ha spesso usato un argomento per la propria legittima propaganda: la giustizia riguarda tutti e avere giudici e magistrati capaci ed efficienti è nell’interesse di tutti. Che è verissimo. Ma mentre misuravamo con il bilancino il peso di membri laici e membri togati nel Csm, ci siamo dimenticati che non ci sono lavoratori nelle cancellerie e nelle segreterie dei tribunali.

E non è solo questione di personale. La conferenza stampa di procuratore e presidente si è svolta nell’aula di corte d’assise a luci soffuse. Ma mica per fare della flanella da romantici: c’è un guasto all’impianto e mancano i soldi per la riparazione. I lavori di manutenzione in corso adesso al palazzo sono stati finanziati nel 2016.

Non si capisce bene perché queste informazioni siano state date solo ora e non durante la campagna elettorale. Se si può ipotizzare che i magistrati avessero preferito tenersi fuori dalla contesa (forse gli unici due in Italia su questa posizione), dov’erano i politici sostenitori del No quando avrebbero potuto snocciolare questi numeri?

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