lunedì
28 Settembre 2026
Rubrica Sbicchierate

Il dolcetto che non fa il dolce

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Se abitassi in Piemonte, oltre che felice, sarei ro-vi-na-to, perché, lì, i vini sono tutti, ma proprio tutti, miracolosi. Prendiamo, per dire, il dolcetto Dogliani docg 2024 di Tommaso Cappa, che ti arriva nel bicchiere con quel bel rubino vivace e un profilo fragrante di ciliegia, mora, viola e spezie leggere. Cosa vuoi fare, lasciarlo perdere? Le uve provengono da vigne tra i trenta e i sessant’anni sulla collina di Valdibà (Cuneo), lavorate manualmente e senza erbicidi o fertilizzanti chimici, ovvio. Il sorso è asciutto, fresco e succoso, di medio corpo, attraversato da un tannino energico e da quel finale lievemente amarognolo che nel dolcetto non è un difetto, ma praticamente la firma in calce.

E con appena il 12 per cento di volume alcolometrico, possiede una bevibilità piuttosto pericolosa. È un vino schietto ma tutt’altro che semplice, capace di mostrare il lato più immediato di Dogliani senza trasformarsi nel solito rosso rustico da merenda sinoira. Servito sui 15-16 gradi, è compagnia affidabile e poco cerimoniosa, sa stare a tavola senza monopolizzare la conversazione, ma difficilmente passa inosservato.

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