Restano in carcere i 4 giovani accusati di omicidio per la morte di Ballardini

Per il gip permangono i pericoli di inquinamento probatorio e reiterazione del reato: respinta la richiesta di arresti domiciliari presentata dai ventenni che abbandonarono in auto da solo il 19enne in overdose

I rilievi nel parcheggio di via San Giorgio a Lugo: sullo sfondo la Polo di Ballardini, uno degli inquirenti preleva il flacone di metadone

Permangono i rischi di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato e per questo devono restare in carcere in custodia cautelare i quattro giovani di età tra 22 e 28 anni accusati di omicidio volontario aggravato per la morte dell’amico 19enne Matteo Ballardini, lasciato solo in auto in overdose il 12 aprile 2017. Così ha deciso il giudice per le indagini preliminari che ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dagli avvocati che tutelano i quattro ventenni. I legali annunciano il ricorso al tribunale del Riesame: le istanze saranno depositate già domani, 22 giugno.

Gli indagati sono Beatrice Marani (22 anni) di Lavezzola difesa dall’avvocato Fabrizio Capucci, Leonardo Morara (28) difeso dall’avvocato Pierluigi Barone e Simone Giovanni Palombo (22) di Lugo difeso dall’avvocato Raffaele Coletta, Ayoub Kobabi (24) senza fissa dimora difeso dall’avvocato Nicola Laghi. La ragazza è detenuta nel carcere femminile di Forlì mentre gli altri tre si trovano a Ravenna. Tra alcuni legali serpeggia una certa perplessità ritenendo piuttosto deboli le esigenze di custodia cautelare a distanza di 14 mesi dai fatti.

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La toxic sister
Secondo gli investigatori quella notte tutto il gruppo fu tenuto in pugno da Beatrice Marani: per garantirsi la sua impunità a proposito della cessione di metadone convinse gli altri a non chiedere l’intervento di soccorsi o carabinieri. Il gip va giù duro nelle carte: «Personalità disturbante e menzognera la cui pericolosità è seconda solo alla sua pervasiva attitudine manipolatrice». Molte delle persone ascoltate ricordano come la ragazza avesse sempre metadone a disposizione in borsa oltre che psicofarmaci (sul traffico di metadone gli inquirenti hanno aperto un fascicolo parallelo che vuole chiarire i canali attraverso cui viaggiava). I conoscenti la incorniciano così: «È una dura, una capa, carismatica, carattere forte, non accetta di essere contraddetta, arrogante, trattava male tutti ma tutti la ascoltavano e la seguivano perché aveva soldi per procurarsi la droga». Quando riceve la telefonata da Morara nel pomeriggio del 12 in cui le dice che l’amico “Balla” se n’è andato, la ragazza infila tre staffilate: prima dice che deve ancora farsi il primo bong della giornata, poi si lamenta che nessuno abbia la sua resistenza con lo sballo e infine ordina di far sparire il flacone di metadone dal tappetino dell’auto. Nella rubrica sul telefonino di un’amica è memorizzata come “Toxic sister”. Di famiglia benestante, genitori separati, appassionata di equitazione, un paio di anni prima dei fatti oggetto di indagine aveva abbandonato gli studi allo Stoppa di Lugo. La sintesi finale dell’amica è tranchant: «Quando non va a cavallo, sta in casa a dormire oppure fuma o guarda film». L’avvocato che la tutela, Fabrizio Capucci, dice che tutto quello che ha fatto e detto quella notte va contestualizzato tenendo conto che all’epoca aveva una forte tossicodipendenza. Il 4 luglio del 2017 è entrata in una comunità di recupero nel Forlivese da dove non si è più allontanata e dove vive senza cellulare. La direzione della struttura dice che staa seguendo un percorso con grande meticolosità: il giorno dell’arresto, il 13 giugno, era l’ultimo di assunzione del metadone dopo aver scalato progressivamente per disintossicarsi.

RAVENNA 12/03/2017.RAGAZZO DI 19 ANNI TROVATO MORTO IN UNA AUTO PARCHEGGIATA IN VIA SAN GIORGIO A LUGO.Quello che non vuole sapere niente
Il primo dei quattro che abbandona la comitiva è Simone Palombo. Ha portato del fumo a Marani a inizio serata e rimane con gli altri fino alle 2 del mattino: dopo la colazione al bar tutti insieme, con “Balla” agonizzante chiuso a chiave in auto, se ne va. Riceve la telefonata di Morara nel pomeriggio del 12 che lo invita a seguirlo dall’avvocato. Gli risponde che lui non ha tempo perché deve incontrarsi con un marocchino per cedergli del fumo. I suoi piccoli precedenti per spaccio sono noti alle forze dell’ordine. Quella notte è stato il primo a essere chiamato da Marani verso le 23.30, mezzora dopo i primi segni di malore di Ballardini. Palombo poi chiama Morara e si fa caricare in bici per raggiungere il McDonald’s di Lugo dove si trova l’auto del 19enne.

Il barista che si vedeva sui giornali
Un ruolo importante in questa storiaccia lo riveste Leonardo “Leo” Morara. Succube di Marani fino alle 8 del mattino quando lei è stata presente. Ma alle 11, dopo un paio di ore di sonno a casa, torna da solo a controllare le condizioni di “Balla” in un parcheggio vicino a casa: è lì che hanno lasciato la Polo. Matteo respira ma ancora non si muove e Morara sceglie di lasciarlo lì per andare al lavoro per il turno al bar dei genitori dopo aver chiamato sul posto un amico che gli consiglia di chiamare il 118, consiglio che non segue. Troverà Matteo morto alle 15: «Ho chiamato la Bea e non sapevo come dirglielo, io già mi vedevo sul giornale…».

Il quarto che si unito con una canna
Kobabi si aggrega al gruppo perché era in compagnia di Palombo a fumarsi una canna quando al bar Self24 arriva Morara in bicicletta. Decide di seguirli e resterà con loro fino al mattino per poi andare per la sua strada. Nelle carte dell’inchiesta la sua figura appare di secondo piano, circostanza espressa anche dagli investigatori.

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