Licenziato per aver prestato il pass mensa al collega, Marcegaglia dovrà riassumerlo

L’azienda lamentava un danno di 127 euro, il giudice ha calcolato che a conti fatti il colosso dell’acciaio ci ha rimesso 6 euro. La vicenda riguarda un 28enne assunto da 9 anni in via Baiona: aveva dato il tesserino a un facchino che lavora in appalto

Un danno economico di 6,08 euro per un gruppo industriale che fattura più di 5 miliardi all’anno non può essere sufficiente per minare il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e lavoratore al punto da arrivare al licenziamento. Questa è la sintesi della sentenza del tribunale del Lavoro di Ravenna che ha stabilito, come si legge sulle pagine di Corriere Romagna e Resto del Carlino che riportano la notizia, il reintegro di un 28enne assunto da Marcegaglia nello stabilimento di via Baiona nel 2011 e licenziato lo scorso settembre per aver prestato il badge della mensa aziendale a un collega di una ditta esterna in appalto che non aveva diritto al benefit. Il giudice Dario Bernardi ha inoltre disposto che il colosso dell’acciaio rimborsi anche gli stipendi non goduti dall’interruzione del rapporto di lavoro con interessi e spese legali.

In poche parole il 28enne aveva prestato al collega il suo badge per 32 pranzi. Secondo Marcegaglia il danno subito era di 127 euro ma la linea difensiva, accolta dal giudice, ha mostrato che nella busta paga del dipendente viene accreditato un buono del valore di 3 euro per ogni pasto non usufruito e detratti 80 centesimi per ogni consumato. Tenendo conto che l’azienda paga 3,96 euro a pasto al fornitore, se si tira una riga in fondo e si calcola tutto emerge la differenza di 6,08 euro.

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