In piazza tra la rabbia delle palestre e quelli che “non siamo negazionisti ma…”

Manifestazione ordinata in piazza del Popolo a Ravenna contro il nuovo Dpcm: poco distanziamento ma tante mascherine. Prima parlano le attività sportive e i ristoratori, frustrati dalle limitazioni improvvise dopo aver modificato strutture e procedure. Poi al megafono prende parola chiunque

4Nel giorno in cui la provincia di Ravenna ha registrato l’aumento di contagi da Covid più alto in assoluto in otto mesi di pandemia (87 che equivalgono al 3,5 percento del totale), qualche centinaio di persone è sceso in piazza nel capoluogo per protestare contro l’ultimo Dpcm del Governo Conte che chiude palestre, piscine e teatri e limita l’apertura di bar e ristoranti non oltre le 18. Proprio all’orario in cui le serrande si sono abbassate è cominciata la manifestazione nata meno di 24 ore prima dalla proposta spontanea dei gestori di una palestra della città che hanno poi ottenuto l’autorizzazione dalla questura.

2Nessun disordine. Il coro “Libertà” è stato l’unico punto in comune con quanto visto a Napoli o Roma nei giorni scorsi. A Ravenna qualche striscione e cartelli delle società sportive, poco distanziamento tra i partecipanti – portati ad assembrarsi anche per la difficoltà a sentire chi parlava visto l’uso di un semplice megafono – ma mascherine sul volto di tutti e modi civili, al netto di qualche coro di “vaffa” all’indirizzo del premier.

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Ma anche tanta improvvisazione. Che dopo la prima mezz’ora ha finito per dare parola, di fatto, a chiunque passasse dalla piazza e avesse voglia di dire la sua. E non necessariamente solo sul Dpcm: “perché siamo in democrazia”, anche se poi negli interventi in molti hanno parlato di dittatura già presente. Per un’ora buona le divagazioni fuori tema sono state numerose: l’inutilità dell’app Immuni, la merda che mettono nei vaccini, il “non possono obbligarci a usare la mascherina”, i soldi buttati nei monopattini invece che nelle terapie intensive, gli inutili banchi con le rotelle, il reddito di cittadinanza che diventerà strumento per controllare le persone, basta acquisti online, abbiamo in corpo una quantità di virus pari a 10 alla quattordicesima. Di tutto, di più. Spesso con una premessa chiara ad aprire ogni intervento: “Non sono negazionista e/o complottista ma”.

6Per la prima mezz’ora invece le voci amplificate erano state solo quelle delle palestre. Imprenditori che dicono di essersi adeguati a tre diversi protocolli per poi ritrovarsi chiusi con un preavviso di un giorno. Imprenditori che dicono di aver ridotto le capienze delle sale per favorire il distanziamento. Che dicono di aver avuto controlli dai Nas ed esserne usciti con i complimenti dei carabinieri. Imprenditori che vogliono essere considerati attività indispensabile «perché gli ospedali non li riempiamo ma li svuotiamo». Ma anche perché «muoiono più persone per sedentarietà che per Covid». Imprenditori che sostengono di non essere untori, di non essere focolai: e in effetti dalle autorità nazionali che hanno deciso la chiusura non sono arrivate statistiche a motivare le scelte di chi chiudere e chi no. Mezz’ora era il tempo che la questura aveva concesso. E i promotori l’hanno usata anche limitando gli interventi di chi stava uscendo dal seminato.

Poco dopo le 18.20 il gruppo delle associazioni organizzate ha annunciato la conclusione dell’iniziativa e l’invito a lasciare la piazza. E infatti striscioni e cartelli con i nomi delle realtà locali sono spariti. Ma il megafono è rimasto lì e lo stesso hanno fatto molte persone, per lo più semplici cittadini come l’autista di uno scuolabus che non andavano in piazza dai tempi della guerra in Kosovo. Ma anche altri imprenditori come il titolare di un pub con un manichino trafitto pugnalato da bollette, mutuo, tasse: “Perché se ti fai autorizzare allora che protesta è?”. E, come detto, è stato il liberi tutti. Con qualche tentativo (andato a vuoto) di invitare il sindaco a uscire dal municipio, con le critiche ai giornalisti che nelle cronache “ci chiameranno negazionisti”. Con la rabbia accumulata da mesi di sofferenza da parte di chi fatica a capire i criteri con cui le decisioni piombano dall’alto e vengono spiegate poco.

Il sindaco Michele de Pascale non è sceso in piazza ma, insieme al vicesindaco Eugenio Fusignani e agli assessori Giacomo Costantini e Roberto Fagnani, ha accolto in municipio una delegazione degli organizzatori e dei rappresentanti delle quattro associazioni di categoria dell’artigianato e del commercio. Il primo cittadino ha espresso piena vicinanza alle imprese colpite dai provvedimenti entrati in vigore, «assicurando che l’amministrazione metterà in campo tutte le misure di sostegno possibili e che non verranno lasciate sole». Il sindaco ha anche sottolineato l’importanza di impegnarsi a tutti i livelli nei confronti del Governo nella direzione di definire norme diverse, che differenzino tra chi rispetta le regole e si è adattato ai protocolli e chi invece non l’ha fatto.

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