Il 24enne che lanciò tegole in strada per ore dai tetti di alcune abitazioni di via Fiume Montone abbandonato a Ravenna, dove era salito nudo nella notte tra l’11 e il 12 aprile scorso, ha patteggiato una pena di due anni e sei mesi di reclusione in tribunale. Il giovane di origini tunisine, difeso dall’avvocata Giorgia Montanari, si trova attualmente agli arresti domiciliari, con il permesso di uscire di casa per recarsi al lavoro. La difesa aveva chiesto di sostituire gli arresti domiciliari con l’obbligo di firma, richiesta che il giudice per l’udienza preliminare non ha accolto. La notizia è riportata dalle edizioni locali di oggi, 9 ottobre, dei quotidiani Il Resto del Carlino e Il Corriere Romagna.
Il cosiddetto patteggiamento (più correttamente chiamato applicazione della pena su richiesta delle parti) è uno dei cinque procedimenti penali speciali alternativi al rito ordinario: un accordo tra l’imputato e il pubblico ministero definisce la pena al di fuori del dibattimento, in cambio di uno sconto fino a un terzo. Al giudice spetta la decisione.
I reati ipotizzati inizialmente dalla procura erano getto pericoloso di cose, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Dopo l’arresto il 24enne aveva spiegato di avere agito sotto l’effetto di droga (tracce di cocaina e cannabinoidi nel sangue) e aveva espresso l’intenzione di intraprendere un percorso sanitario per affrontare il problema della dipendenza. Si era parlato anche di un possibile disagio di natura psichica, ma dagli atti non erano emerse patologie.
Nella tarda serata dell’11 aprile il 24enne era riuscito a salire sui tetti di alcune abitazioni, nessuna delle quali in cui risiedeva, e aveva iniziato con un lancio casuale di coppi sulla pubblica via sottostante e contro gli agenti di polizia che avevano tentato di raggiungerlo sul tetto per portarlo a terra. In strada si radunò una folla di qualche centinaia di persone, alcune delle quali apertamente avevano invitato le forze dell’ordine a ricorrere alle armi. L’intervento decisivo per bloccare il 24enne era stato compiuto da quattro poliziotti rimasti feriti (venti giorni ciascuno, nessuno di loro si è costituito parte civile).
Il proprietario dell’abitazione danneggiata, raggiunto dai giornali in quei giorni di aprile, disse di aver avuto un preventivo per la riparazione da 29mila euro più Iva. L’assicurazione copriva l’evento come atto vandalico e fino a 10mila euro.
Un mese prima di quell’episodio, la polizia era intervenuta per un episodio analogo compiuto dallo stesso giovane: dalla finestra della sua abitazione in via Ferretti, anche quella volta sotto l’effetto di stupefacenti, aveva lanciato in strada oggetti vari e arredi, tra cui piatti, bicchieri e persino un forno a microonde.
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