Dalla cronaca al teatro, la storia del vigile antimafia scomodo per tutti

Lo spettacolo Va Pensiero del Teatro delle Albe è ispirato alla vicenda di Donato Ungaro, membro della polizia municipale a Brescello: non si è piegato alle infiltrazioni della criminalità e ha pagato con l’emarginazione. La giustizia dice che deve essere reintegrato ma ancora attende…

Donato UngaroI tanti ravennati che sono stati all’Alighieri nei giorni scorsi per il Va Pensiero del Teatro delle Albe hanno visto Alessandro Argnani impersonarlo sul palco. Lui, Donato Ungaro, sarà a Ravenna giovedì 14 dicembre all’incontro dal titolo “Istituzioni e cittadini: riflessioni sulla legalità” alle 18 al ridotto dell’Alighieri (ingresso gratuito) con Michele de Pascale, sindaco di Ravenna, Andrea Giacomini, comandante della polizia municipale di Ravenna, Marco Martinelli, drammaturgo e regista del Teatro delle Albe, Massimo Mezzetti, assessore regionale alla Cultura e alle Politiche per la legalità, Ermanna Montanari, attrice, autrice e scenografa del Teatro delle Albe. Un incontro che si svolge prima dell’ultima replica ravennate dello spettacolo nel teatro cittadino.

La sua storia, grazie prima al Gruppo dello Zuccherificio e ora alle Albe, è nota ai più: vigile urbano incorruttibile e inflessibile a Brescello che si ostina a multare anche colui che sembra si stia “comprando” la città, nonché collaboratore di testate giornalistiche su cui denunciava fatti da cui si poteva evincere come la ‘ndrangheta stesse penetrando in quel territorio. Dopo essere stato licenziato dal sindaco con un pretesto, ha vinto i tre gradi di giudizio che sono seguiti al suo ricorso. Nel frattempo, Brescello ha avuto il triste primato di essere il primo comune sciolto per mafia e commissariato dell’Emilia Romagna.

Albe1E così, dopo che per dieci anni la sua storia è stata più o meno rimossa, lui è tornato sotto le luci dei riflettori. «Sono stato invitato in tante scuole, e anche in trasmissioni televisive – ci racconta – ma vedere lo spettacolo di Marco a Modena (dove ha debuttato a fine novembre, ndr) è stata una “botta” spaventosa. Come ho avuto modo di dire, quella narrazione è quasi più vera del vero». E di vero c’è in effetti tanto, come ci conferma Ungaro, a cominciare dal verbale stracciato o dal suo rifiuto di chiudere gli occhi di fronte alla scoperta di unità abitative abusive in lotti di nuova costruzione fino, appunto al licenziamento. Il tutto in una totale solitudine, elemento questo che emerge con grande chiarezza dalle sue parole. «Non ho mai ricevuto solidarietà né dai colleghi della Municipale, né, tantomento, dai colleghi dei giornali», ci racconta. Perché oltre ad aver perso il lavoro Ungaro piano piano ha perso anche le collaborazioni con i quotidiani del territorio: «Successe quando mi misi a scrivere di escavazioni nel Po e dell’uso di scarti di fonderia come sottofondo per le strade. Arrivarono querele a me e al giornale e dopo un po’ il direttore decise che meglio sarebbe stato avere come collaboratore una persona che era molto vicina a quella famiglia al posto mio. E infatti è ancora là. Intanto la querela è stata archiviata e il giudice ha stabilito che era stato esercitato il diritto di cronaca».

Albe2Ma nonostante la giustizia gli abbia di fatto dato ragione su tutti i fronti, non si può dire che abbia ancora davvero ottenuto ciò che gli spetta. In Comune a Brescello, infatti, non sembrano entusiasti di riaverlo (per usare un eufemismo) e di nuovo è dovuto ricorrere alle vie legali per il reintegro. «Credo sia giusto che io torni a vestire quella divisa, ma ancora non mi hanno messo in condizioni di farlo». Quindi per ora continua a guidare gli autobus per Tper a Bologna, dove però non sono mancati problemi. «Dirigevo il giornale del dopolavoro, ma dopo un paio di articoli sgraditi, a seguito del caso Aemilia, sono stato sollevato dall’incarico…». Scomodo, è il minimo che si possa dire di quest’uomo che ribadisce «vorrei mettere le mie doti e le mie esperienze, diciamo investigative, al servizio della comunità, ma nessuno me ne dà l’occasione».

Eppure che il problema dell’infiltrazione mafiosa ci sia e sia enorme è ormai palese a tutti. «C’è eccome, ed è attuale. Il rischio ora è che si consideri mito ciò che è stato, ma in questo momento in aula a Reggio Emilia c’è un pentito che sta raccontando di come ancora nel 2014 la ’ndrangheta cercava di piazzare propri uomini nei consigli comunali. Ecco perché il lavoro che le Albe hanno fatto con questo spettacolo è importantissimo, perché lascia attoniti». E a proposito di Aemilia, infine, Ungaro ci dice: «Mi aspetto che sia solo l’inizio, perché dopo gli imprenditori, si dovrà arrivare anche a chi ha permesso che le infiltrazioni ci fossero, a cominciare dai politici».

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