Marescotti al teatro Socjale con un recital per raccontare il suo primo libro

Appuntamento lunedì 29 aprile alle 20.30. “Fatti veri” è una raccolta di racconti autobiografici tra aneddoti e momenti difficili

Ivano Marescotti RitrattoDopo una decina di giorni dall’uscita nelle librerie, il libro Fatti Veri (Vague Edizioni, Torino), scritto dall’attore Ivano Marescotti è già alla sua prima ristampa. Ma il battesimo ufficiale dell’opera avverrà lunedì 29 aprile, alle 20.30 al Teatro Socjale di Piangipane con il recital “Rìdar par no piénzar”, a ingresso gratuito, dove Marescotti offrirà al pubblico brani del suo vasto repertorio dialettale e non, assime all’attrice Elena Bucci che ne ha anche curato la prefazione. Saranno presenti Nicola Feo e Gabriella Montanari di Vague Edizioni, e Carla Fabbri, presidente dell’istituto Friedrich Schürr per la valorizzazione del patrimonio del dialetto romagnolo.

«Per iniziativa di Gabriella Montanari, delle edizioni Vague Edizioni di Torino – spiega Marescotti – le mie storie sono oggi racchiuse nelle 112 pagine del libro. Sono davvero fatti veri quelli narrati, o “fèt evéra” per dirla in vernacolo, dove, come accade spesso nei miei recital sul palcoscenico, è la mia vita quella che racconto. Ma in questo caso sono “fatti veri” sconosciuti ai più, che ripercorrono episodi a volte umoristici a volte drammatici della mia vita avventurosa».

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L’opera prima di Marescotti scrittore è un viaggio nel passato che vede come protagonisti la terra d’origine (la Bassa Romagna), i suoi abitanti e il suo dialetto. Si apre con la nascita dell’autore e si chiude con la morte prematura del figlio. Passa dai banchi della scuola elementare e fa tappa sul palco del Teatro Alighieri di Ravenna dove avviene la consacrazione ad attore professionista.
Nel mezzo, un susseguirsi di aneddoti esilaranti, ricordi sofferti, momenti teneri e ambientazioni surreali. Marescotti, con naturalezza, senza maschere e senza falsi pudori, orchestrando i dialoghi e le narrazioni con la maestria di chi sa muoversi sulla scena, svela la miseria familiare negli anni del dopoguerra, l’insofferenza per il lavoro impiegatizio, gli esordi teatrali dettati dal caso, le passioni politiche, i viaggi rocamboleschi, i drammi personali. Una narrazione che affonda le radici nella cultura della terra romagnola, ma che comunica nella lingua universale dell’arte e della creazione.

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