Il Ravenna Festival apre con le cento percussioni in biblioteca e in Darsena

La XXX edizione del Festival si apre con gli appuntamenti dedicati ai percussionisti. Franco Manzecchi alla Classense, Alejandro Oliva dirige i percussionisti improvvisati al Pop Up

Alejandro Oliva

Alejandro Oliva

Ravenna capitale del ritmo: tamburi, metallofoni, xilofoni, djembe, m’bire, kalimbe, dagli strumenti più classici a quelli più esotici, stringono la città in un assedio musicale per dieci giorni di concerti, scoperte e incontri organizzati in collaborazione con Accademia Musicale Chigiana. Con la rassegna Le 100 percussioni la navigazione “per l’alto mare aperto” della XXX edizione di Ravenna Festival esplora e celebra il vasto arcipelago di questi strumenti – onnipresenti in ogni cultura, genere, stile – che disegnano i nostri universi sonori sin dall’alba dei tempi. L’avventura culminerà nel concerto finale al Pala De André – protagonista una grande formazione di sole percussioni – dopo appuntamenti in teatri e chiese, archeologie industriali e capanni sugli argini.

Giovedì 6 giugno il porto di partenza è, fisicamente e idealmente, Ravenna: nel Chiostro della Biblioteca Classense con la conversazione, a cura di Francesco Martinelli, dedicata al “ravennate a Parigi” Franco Manzecchi, pioniere della batteria jazz moderna, e alla Darsena PopUp con All You Can Play, un’occasione per tutti di fare parte di un’insolita orchestra di insoliti strumenti, tra pentole, mestoli e bidoni. Entrambi gli eventi sono alle 18 e a ingresso libero.

Inizi precoci accanto al fratello Gino, anche lui batterista; nel secondo dopoguerra Bologna e il nascente movimento jazzistico italiano; poi fino a Parigi, culla del jazz europeo, dove accompagna musicisti americani trasferitisi o di passaggio nel vecchio continente. È questa la storia di Franco Manzecchi, ravennate classe 1931; quel che accade dopo ha il sapore della leggenda: attraversa swing, bebop, dixieland e altri stili jazzistici e suona e incide con musicisti del calibro di Bud Powell, Chet Baker, Eric Dolphy, Stephane Grappelli e l’organista americano Larry Young, ispirandosi prima a Kenny Clarke, poi a Max Roach, Roy Haynes, Elvin Jones e infine Tony Williams. Giovedì 6 giugno alle 18 nel Chiostro della Biblioteca Classense, Francesco Martinelli, direttore del Centro Studi sul Jazz “Arrigo Polillo” di Siena Jazz e docente di storia del jazz, ripercorrerà la biografia di Manzecchi – scomparso prematuramente nel 1979 e figura poco conosciuta oggi, anche perché molti suoi dischi non sono mai stati ripubblicati in digitale – anche attraverso l’ascolto di rari dischi in vinile.

All You Can Play è invece l’occasione per suonare oggetti di uso comune: armati di mestolo di legno, scegli un oggetto di uso quotidiano (pentolino, padella o contenitore di plastica per alimenti) e portali alla Darsena PopUp giovedì 6 giugno, alle 18, per unirti al ritmo di una grande improvvisazione musicale, con la guida di Alejandro Oliva della Bomba de Tiempo di Buenos Aires e Diego Occhiali. Un appuntamento sotto il segno del coinvolgimento che trova collocazione, significativamente, alla Darsena PopUp, contesto legato all’identità portuale di Ravenna quindi anche alla vocazione della città alla contaminazione di culture, idee e ritmi. Così il rito del fare musica insieme può essere celebrato in quello che è, a tutti gli effetti, un tempio del riuso, spazio creativo e camaleontico dove tutto è possibile… anche un’orchestra di pentole e bidoni. In collaborazione con Officina del Ritmo, All You Can Play è un’anteprima del Festival delle Culture e saranno messi a disposizione una serie di oggetti di riuso, decorati dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna con la supervisione di Paola Babini e Andrea Chiesi. L’età minima per partecipare a All You Can Play è 12 anni.

La rassegna continua con gli omaggi a Igor Stravinskij, Egisto Macchi e Giusto Pio nei tre concerti Harmograph di Matteo Scaioli al Refettorio del Museo Nazionale (7-9 giugno) e con il percorso musicale e gastronomico del concerto trekking (domenica 9 giugno), fra gli artisti ospiti anche la regina della m’bira Stella Chiweshe. Lunedì 10 giugno percussioni e maratona con il video-romanzo di Mauro Covacich L’umiliazione delle stelle a Palazzo dei Congressi alle 21, mentre la techno incontra le percussioni ugandesi con Nihiloxica alle Artificerie Almagià alle 23. Martedì 11 giugno protagoniste le composizioni Occam Ocean – Occam XXVI di Eliane Radigue (al Refettorio alle 18), Ostinato di Giorgio Battistelli e Drumming di Steve Reich (al Rasi alle 21), mentre il 12 giugno alle 21 la Darsena PopUp accoglie Officina del Ritmo, per un’esperienza guidata dai codici gestuali de “La Bomba de Tiempo. Giovedì 13 a S. Giacomo a Forlì per Kathinkas Gesang di Karlheinz Stockhausen alle 21; dopo gli appuntamenti con Terra di Nicola Sani (Teatro Alighieri alle 18), il Chigiana Percussion Ensemble mutato in Marching Band (centro storico alle 19) e Glen Velez all’Almagià alle 21, venerdì 14 si conclude alla Darsena PopUp alle 23 con Percussion Voyager di Matteo Scaioli e Maurizio Rizzuto. Inseguendo i timbri di strumenti da ogni latitudine, sommando battito su battito per un’unica, vibrante pulsazione, la rassegna è coronata sabato 15 dal concerto Tamburi nella notte, la nuovissima composizione di Michele Tadini che sarà eseguita in prima da una grande formazione di sole percussioni senza precedenti nella storia della musica.

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