La nobiltà del mestiere dell’attore nella “lezione” di Toni Servillo

In scena al Rasi di Ravenna Elvira (Elvire Jouvet 40) 

Servillo

Toni Servillo e Petra Valentina in una scena di “Elvira”

Dal 26 novembre al 2 dicembre al teatro Rasi di Ravenna va in scena Elvira (Elvire Jouvet 40) di Brigitte Jaques con Toni Servillo nel ruolo del grande attore, regista e teorico del teatro Louis Jouvet durante le lezioni sul monologo di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière realmente svoltesi al Conservatoire National d’Art Dramatique di Parigi nei mesi dell’occupazione nazista.

La pièce conduce lo spettatore alla ricerca del sentimento alla base dell’interpretazione e lo porta a toccare quella passione che fa del teatro il luogo in cui ci si perde per ritrovarsi.

«Elvira porta il pubblico all’interno di un teatro chiuso – spiega Servillo – quasi a spiare tra platea e proscenio, con un maestro e un’allieva davanti a un sipario tagliafuoco che non si alzerà mai, un particolare momento di una vera e propria fenomenologia della creazione del personaggio. Louis Jouvet formula a proposito dell’attore la famosa distinzione comédien/acteur e dice precisamente: “Il comédien è per così dire il mandatario del personaggio, mentre l’acteur delega se stesso personalmente. Il comédien esiste grazie allo sforzo, alla disciplina interiore, a una regola di vita dei suoi pensieri, del suo corpo. Il suo lavoro si basa su una modestia particolare, un annullarsi di cui l’acteur non ha bisogno”. Trovo il complesso delle riflessioni di Jouvet particolarmente valido oggi per significare soprattutto ai giovani la nobiltà del mestiere di recitare, che rischia di essere svilito in questi tempi confusi».

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