«Un delitto fermare i concerti così a lungo. I musicisti sono considerati inutili»

Lo sfogo di Alessandro Tampieri, maestro di Accademia Bizantina: «Come le funzioni religiose
perché non fare spettacoli con mascherine e pubblico distanziato?»

Accademia Bizantina

Alcuni componenti dell’orchestra Accademia Bizantina (il maestro Tampieri è il primo a sinistra)

Il periodo storico nel quale stiamo vivendo, unico nel suo genere, pone tanti interrogativi sia ontologici sia metafisici, tuttavia non è nel campo filosofico che questa pandemia sta facendo emergere le domande più importanti. Una di esse, sebbene stia passando sotto un fastidioso silenzio, riguarda il destino della musica al tempo del Coronavirus.
Alessandro Tampieri, voce tra le più autorevoli in materia musicale, maestro di concerto della ravennate Accademia Bizantina, ha dato la sua lettura di questa “sconcertante” situazione.

Come stanno vivendo i musicisti questo periodo?
«Come tutti… Come una pausa forzata. Lo stiamo vivendo come un giusto atto di civiltà, tuttavia abbiamo la percezione di non essere presi in considerazione: siamo sempre più in difficoltà e c’è la paura che la causa non sia soltanto la situazione di emergenza, ma anche una volontà più o meno celata, o addirittura inconsapevole, di frenare il nostro comparto. C’è il sentore che il nostro mestiere sia considerato inutile e che sarebbe meglio che nella nuova partenza fossimo meno presenti o non ci fossimo proprio».

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Si pensa ai ristori, ai sussidi, a tutelare molte categorie. E la musica?
«Tutte le attività paragonate alla nostra, una per tutte le funzioni religiose, non sono state toccate se non marginalmente, mentre a noi, che potremmo lavorare in sicurezza, tutto è stato annullato, anche la più piccola attività, che sarebbe di sussistenza non solo economica, ma soprattutto mentale, è vietata. Il concerto è un rito che c’è sempre stato ed è un delitto farlo mancare per così tanto tempo. Accendere il computer è un palliativo, e non basta agli esseri umani».

Dopo il concerto di Natale su YouTube Accademia Bizantina è in pausa forzata?
«In Accademia stiamo cercando di tirare fino all’estate sperando che si apra qualcosa, ma la situazione è difficile e senza prospettive. Avevamo prove e concerti a febbraio, ma nel giro di una settimana è stato tutto annullato».

Quindi siete fermi?
«Stiamo lavorando al di là della contingenza, cerchiamo di avere un pensiero pianificato su più anni. Abbiamo spostato a novembre la ripresa dell’Orfeo fatto a Spoleto con la regia di Pierluigi Pizzi. Nel 2021-2022 recupereremo molte cose, ci saranno, inevitabilmente, molte sovrapposizioni di impegni. Ai primi di marzo andremo virtualmente a Budapest e Oslo, in aprile forse faremo un concerto a Bagnacavallo, ma vedremo il 5 marzo come sarà la situazione. A maggio dovremmo essere a Grenoble, poi a Reggio Emilia e Torino. L’attività prosegue consapevoli che tutto potrebbe essere annullato. Noi speriamo che con l’estate, i vaccini e, soprattutto, con una diversa sensibilità nei confronti della situazione, tutto cambi».

L’anno scorso l’estate fu un ritorno alla vita musicale. Sarà così anche quest’anno?
«Vista l’esperienza dell’anno scorso si pensa e si spera che nell’estate le cose cambino in maniera significativa. Stiamo lavorando a distanza con Ottavio (Dantone, ndr) per mettere a punto alcuni programmi anche per il prossimo Ravenna Festival. Stiamo combattendo con gli eventi anche se ci sono buone prospettive: abbiamo fiducia nel nostro lavoro, ma manca tantissimo il poter suonare davanti al pubblico».

C’è quindi la volontà di frenare la musica?
«A pensar male… Sinceramente non saprei, tuttavia è gravissima la mancanza di sensibilità nei confronti di un bisogno fondamentale. Una parte del “nuovo” governo è famoso per esternazioni quantomeno discutibili. Va detto che non è solo una questione italiana, in tutta Europa siamo messi così. Francia, Germania, solo in Spagna le cose stanno continuando, non senza fatica. È castrante il comprensibile blocco dei viaggi internazionali. Non è comprensibile, invece, non fare concerti con le ffp2 e un pubblico distanziato. Speriamo davvero che le istituzioni ascoltino la nostra voce e non ci costringano a Cent’anni di solitudine».

 

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