Il debutto di “The Garden” (Fanny & Alexander) all’Almagià per Ravenna Festival

Il 5-6 luglio un’installazione video/concerto: la sofferenza nell’arte in una performance tra canto barocco, elettronica e pittura fiorentina

“The Garden” è un’installazione video/concerto ideata dal regista Luigi De Angelis e dalla compagnia teatrale ravennate Fanny & Alexander su impulso di Muziektheater Transparant, a metà tra una natura morta barocca e un rituale contemporaneo, che andrà in scena il 5 e il 6 luglio all’Almagià di Ravenna nell’ambito del Ravenna Festival.

De Angelis insieme a Claron McFadden e Emanuele Wiltsch Barberio allestisce una galleria di lamentazioni e memorie musicali del passato che evocano il tema della sofferenza nell’arte: da Monteverdi a J. C. Bach, da Nina Simone a Giovanni Legrenzi, passando per Barbara Strozzi e John Downland. Lo scopo è provare a rispondere a queste domande: «Perché nell’arte ricorre così spesso un soggetto come quello della sofferenza? Non siamo forse nient’altro che consumatori del dolore altrui o esiste in noi veramente uno spazio per la compassione? C’è una bellezza sublime nella sofferenza? Un’ambiguità? Quali sono le storie del nostro tempo che riverberano questa sofferenza? Deve l’arte assorbire questa istanza? Farsene portavoce? Non rischia di essere consolatoria? Che responsabilità abbiamo nel guardare la sofferenza altrui?».

La voce di Claron McFadden, avvolta in una dimensione musicale elettronica contemporanea, è la testimone emozionale di un polittico video di fronte al quale gli spettatori vedono manifestarsi gli echi di una Passione contemporanea: sette figure cristologiche, ispirate a altrettanti casi della cronaca recente, assieme a altri probabili personaggi di ispirazione evangelica del nostro tempo, affiorano su sette schermi verticali, in una progressiva via dolorosa dello sguardo e della percezione.

A metà tra lo still life, un video in slowmotion e un film documentario, le immagini si ispirano alla pittura fiorentina e alla fotografia di Andres Serrano. Interrogano lo sguardo dello spettatore, cercando di stabilire con esso un rapporto emozionale immediato, semplice, diretto, quasi tattile, come nella tradizione iconologica del rituale ortodosso, parlando attraverso i corpi, i volti delle donne e degli uomini che hanno recentemente vissuto una storia di passione lacerante, emblematica e che risentono l’esigenza di una testimonianza attiva.

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