Dante pop, l’amore per Beatrice: una mostra che parla anche ai più giovani

Illustrazioni digitali, fumetti, sculture, realtà aumentata, al chiostro della biblioteca Oriani fino al 25 settembre

Dante Plus 22 Giordano Bezzi

Il volto di Dante di Giordano Bezzi

Un gigantesco “Bea ti amo” dipinto a gessetto a caratteri cubitali e decorazioni goticheggianti sul piazzale antistante alla chiesa di San Francesco: progettato da Davide Pagliardini (1989), si tratta di una sintesi molto pop del messaggio contenuto nelle opere di Dante, o almeno di quanto viene percepito tramite l’immaginario più popolare, che ha inaugurato (oggi non è più visibile) e fa da titolo alla mostra inserita nel progetto Dante Plus. Uno, nessuno e centomila volti a cura di Marco Miccoli.

La libertà assoluta concessa agli artisti invitati a presentare opere nel chiostro e nel giardino della Biblioteca Oriani che si ispirassero al ritratto di Dante e di Beatrice e alla loro relazione ha portato ad esiti vari che vanno dalla dichiarazione d’amore pavimentale ad opera dell’artista sammarinese – in sintonia stilistica con alcune sperimentazioni di lettering comparse nei quartieri universatari di Roma3 – fino a tavole, illustrazioni digitali, fumetti, dipinti, sculture, performance e immagini che pemettono di accedere a contenuti di realtà aumentata. Il comune denominatore a tutte le opere è un linguaggio Pop declinato attraverso media tecnici contemporanei assolutamente in grado di parlare so- prattutto alle generazioni più recenti.

Fra questi vanno immediatamente ricordati i lavori con accesso a realtà aumentata – disponibili sul proprio smartphone scaricando l’app gratuita ARIA all’ingresso della mostra – come le tavole di Roberto Beragnoli (1990), artista fiorentino già più volte invitato in terra di Romagna per la presentazione del suo lavoro eseguito in collaborazione con AI (Artificial Intelligence). Per questa edizione di Dante Plus, Beragnoli ha istruito l’AI con centinaia di immagini del ritratto del sommo poeta richiedendo al sistema la rielaborazione creativa e chiedendo di spiegarla attraverso una domanda “Dove hai trovato la citazione di cui parlano i poeti?”. La risultante è una serie di immagini ricreate dalla AI e una risposta plausibile, quasi umana, descritta a voce nella realtà aumentata, che insiste sui tempi della ricerca, sui limiti della Ram e sulla procedura necessaria al lavoro, sulla individuazione di un elemento soggettivo unico – definito “unicità storica del pixel singolo” – che è stato selezionato come una sorta di imprinting per le immagini successive.

Nello spazio del chiostro numerose sono le illustrazioni digitali: fra queste ricordiamo il Dante re di cuori di Chiara Morra, un’illustratrice torinese che ha al suo attivo numerose pubblicazioni e lavori e che qui sperimenta un linguaggio sintetico, ben strutturato e con una giusta dose di ironia. Hanging Around (Dante’s Lost Ghost) dell’illustratrice romagnola Giuditta Matteucci (1979) è un’immagine riprodotta su foto digitale che utilizza di nuovo un registro ironico associato ad un immaginario fumettistico contemporaneo per dare corpo al fantasma del poeta nei luoghi del suo eterno riposo ravennate. Anche il lavoro di Ambra Garlaschelli (1987), già da vari anni docente allo Ied di Milano, presenta un’inquadratura grafica potente, un’eccellente attenzione alla sintesi e al colore che inserisce nella sua realizzazione di un profilo dantesco potenzialmente adatto all’immagine guida di una mostra. Sempre su questo raggruppamento grafico si attesta da ultimo il Dante Flat di Raffaele Sabella (1986), illu- stratore e designer napoletano dal segno comunicativo chiaro, frutto di una ricerca che armonizza in un linguaggio contemporaneo una lunga e colta tradizione grafica.

Fra gli altri media utilizzati, interessante è la sperimentazione fotografica in bianco/nero intitolata Il lago del cuore di RetroBigini (Marco Citro), un artista appassionato di fotografia digitale e insieme uno specialista nella creazione di contenuti multimediali indirizzati al campo dell’istruzione. Il suo ritratto fotografico di Dante riprende un particolare del monumento eseguito da Enrico Pazzi a Firenze nel 1865, fotografato non dal vero ma su un’immagine riprodotta da un televisore a tubo catodico: l’effetto è doppiamente straniante a causa delle righe del televisore e dei pixel della fotografia.

Oltre a immagini digitali, le tecniche impiegate nei lavori in mostra comprendono lo stencil – applicato in modo ironico ad un cartello stradale da ACHE77, stencil e urban artist classe 1991 – e la performance, eseguita con un approccio fortemente ludico e scanzonato dal gruppo milanese Jaspers, o la tecnica più tradizionale dell’acrilico su tela utilizzato da SeaCreative (alter ego di Fabrizio Sarti, 1977), writer e urban artist, graphic designer e illustratore di Varese: realizzata come live painting nell’edizione Dante Plus 2017, l’immagine in mostra appartenente alla serie Ballons inscrive Dante e Beatrice in una coppia di effimeri palloncini.

Fra le numerose sculture installate fra giardino e ali del chiostro si evidenziano le teste di Dante e Beatrice in cartapesta realizzate dall’artista catanese Filippo La Vaccara (1972), reimpiegate in un cortometraggio girato nei luoghi danteschi a Ravenna, visibile in mostra. Più classiche invece la reinterpretazione del volto di Dante eseguita dallo scultore ravennate Giordano Bezzi (1953) in lamiere e filo di ferro e la melanconica figura del Minotauro incatenato di un altro ravennate, Lorenzo Scarpellini (1994), ottimamente allestita in capo al chiostro quasi a suggerire il desiderio di una libertà impossibile nel mondo che scorre al di là dal vetro.

Dante Plus 2022, fino al 25 settembre, orari: tutti i giorni 10-13 e i pomeriggi: gio 15-18, ven-sab 16-23, dom 16-20.

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